Uomo in bilico
by saul bellow
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Chicago, 1942. In attesa di essere chiamato alle armi, Joseph, giovane intellettuale canadese, lascia il lavoro e inizia a condurre una vita isolata, sempre più estraneo alla moglie, agli amici, al resto dell'umanità.

Protagonista del romanzo d'esordio (1944) di Saul Bellow, Joseph è il testimone del senso di smarrimento e alienazione dell'uomo moderno e il simbolo di una generazione cresciuta tra la Depressione e la guerra. Ma soprattutto è il primo di quei personaggi fondamentalmente autobiografici mediante i quali lo scrittore inizia a misurarsi con la tradizione letteraria americana, e con quella ebraica in particolare: un'identità sempre "in bilico" che Bellow sa descrivere con amarezza e ironia insieme.

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AK-47AK-47 wrote a review
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Fuga dalla libertà
Primo romanzo che leggo di questo autore, premio Nobel nel 1976: non sarà di certo l’ultimo.
Protagonista è Joseph, ventisettenne impiegato, sposato non troppo felicemente con Iva, donna ordinaria e superficiale.
Joseph, siamo in piena Seconda Guerra Mondiale, si trascina in una vita monotona, grigia, costellata di una serie continua di disillusioni e mezzi fallimenti. E’ stato dapprima comunista, poi si è reso conto che i “compagni” hanno tutti badato a costruirsi una carriera: a differenza del fratello, diventato un brillante imprenditore, e con gran delusione della famiglia, dopo la laurea si è accontentato di un modesto posto da impiegato in un’azienda, lavoro per il quale non è evidentemente tagliato. Soprattutto, Joseph riflette, continuamente e dolorosamente, ma quasi con un compiacimento nel ritornare sullo stesso pensiero, che non sa che cosa ricavare dalla sua vita, non è capace di darsi un senso, né uno scopo: così, un bel giorno, si licenzia dal suo impiego e si presenta per l’arruolamento volontario nell’esercito, nel quale anela a trovare un inquadramento e uno scopo che ora gli mancano. Il libro è la narrazione, sotto forma di diario, dei mesi che passano tra la decisione di arruolarsi nell’esercito e l’effettiva partenza (rinviata più volte a causa di problemi fisici che emergono dalle visite mediche). Mi ha affascinato il continuo, tormentoso riflettere su se stesso, di questo personaggio, così “bislacco”, così poco incasellabile nelle persone tipiche che si incontrano nella società. Joseph è un nevrotico, ha problemi di controllo della rabbia (nel libro fa delle sfuriate contro, nell’ordine: un suo amico, un suo ex compagno di partito, suo fratello), cerca sfogo in una relazione extraconiugale, per rinunciarvi subito, disprezza gli altri, ma in fondo anche se stesso.
Ho trovato in questo libro molta onestà, sincerità e un modo di problematizzare il proprio disagio nella società verso il quale mi è venuto spontaneo provare sim-patia. Ho scoperto un autore la cui lettura, credo, mi darà parecchie soddisfazioni. Quattro stelle piene.
Mario InisiMario Inisi wrote a review
04
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Le ali della libertà (quando non le hai)
L'uomo in bilico è il diario di un uomo mediocre. Non mediocre come intelligenza o come capacità di relazionarsi con gli altri, ma con la mediocrità di chi non ha grandi slanci, e allo stesso tempo ha abbastanza intelletto da subire la vita nella sua gretta materialità: soldi, lavoro, discorsi scontati tra amici, problemi con i vicini. Il guaio di Joseph è avere una enorme libertà e un animo incapace di farne uso. La più bella pag del libro è la 167 in cui viene fuori il senso del romanzo che sta nella cura della mente secondo Spinoza. La mente rappresenta quell'io che dobbiamo governare e l'umanità di cui siamo responsabili (legata alla libertà e alla dignità propria). La responsabilità è grande, la libertà è solo un germe debole, mancando della comprensione per essere completa.
La paura fa nascere il desiderio che qualcuno decida per noi. Il desiderio di arruolarsi in un esercito, per esempio. Nel romanzo è la paura a decidere alla fine dei conti. Il romanzo non è bellissimo da pdv letterario ma è interessante. Sembra che l'autore l'abbia scritto per sè tenendo poco conto del lettore. Forse non era ancora abituato ad avere il lettore al suo fianco. Il discorso sulla mente si collega a quello di Doctorow della coscienza di Andrew ( bellissimo). Anche lui parla della trasformazione del cervello in mente e della coscienza nello stesso modo laico ma con una maggiore positività. Andrew fa l'atto da matto di fronte al Potere, mentre Joseph si arruola rinunciando a esercitare la sua libertà con un atto di profonda sfiducia nell'uomo.
ziabiceziabice wrote a review
03
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Discreto
Il ventisettenne Joseph ha deciso di arruolarsi per combattere la Seconda Guerra Mondiale. Lascia il lavoro, dal quale sarebbe comunque stato licenziato, e attende la chiamata alle armi che purtroppo tarda ad arrivare, lasciandogli tanto tempo libero e una libertà d'azione a lui sconosciuta.
Questo stop forzato produce sul protagonista una profonda crisi che lo porta a riflettere su sé stesso e la società americana, trovandosi in totale disarmonia coi valori imperanti dell'uomo forte. Passa perciò le giornate guardando il soffitto o girando a vuoto, non ritrovandosi più in nessun luogo. Sposato con Iva, la coppia vive in una pensione i cui coinquilini sono alquanto odiosi; tra questi c'è l'ubriacone Vanaker, che avrà un ruolo importante nel finale.
Mentre Iva lavora e porta a casa la pagnotta, Joseph passeggia o si ferma in un bar, riflettendo insistentemente. Nemmeno le poche feste a cui vanno riescono a confortarlo o distrarlo: i loro amici sono intellettuali che si rivelano vacui e pieni di tic, spesso frustrati che non si rendono conto della loro pietosa situazione. Alla fine, preso dall'esasperazione, sceglie la leva forzata e felice rinuncia alla sua libertà, all'autodeterminazione e alla moglie.

Il romanzo è scritto in forma di diario, in modo da dare ampio spazio alle riflessioni escatologiche del protagonista, che spesso sfociano nell'aforisma. Indubbiamente l'autore è colto e non si tira indietro di fronte a citazioni filosofiche o ardite elaborazioni intellettuali, ma onestamente alla fine io non ho capito dove volesse andare a parare.
Resta comunque il fatto che il romanzo è ben scritto (e ben tradotto) e la lettura è molto scorrevole. Mi sembrava mentre leggevo di aver già superato quella fase della mia vita in cui riflettevo su me stesso ed il mio posto nel mondo e in relazione al mondo e che quindi il libro, sostanzialmente, non avesse nulla da dirmi. Può però risultare molto intrigante per chi è in quella fase della costruzione del sé che necessita di un confronto profondo con la natura delle cose.