Uomo nel buio
by Paul Auster
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August Brill ha 72 anni, ora vive nel Vermont a casa della figlia per rimettersi da un grave incidente d'auto. Nelle notti d'insonnia tiene occupata la mente immaginando storie che lo conducano lontano dalla sua vita, da ciò che vorrebbe dimenticare: la recente morte della moglie e l'orribile assass... More

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eddy64eddy64 wrote a review
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“Il folle mondo viene avanti rotolando”.
Un altro romanzo di Paul Auster con una storia dentro la storia.
Un critico letterario ormai settantenne e vedovo, dopo un incidente d'auto vive, bloccato per alcuni mesi a letto, in casa con la figlia, divorziata da cinque anni e ancora in lacrime, e la nipote il cui fidanzato è mancato di recente (e in che maniera poi...) insomma un bel concentrato da “CastelDisperazione”, citando testualmente la più giovane della famiglia.
E il critico per combattere l'insonnia crea una storia in un mondo parallelo, dove gli USA si sono divisi in confederazioni che si fanno la guerra (quindi niente 11 settembre, niente Afghanistan, niente Iraq..) e a un povero prestigiatore piovuto dal mondo attuale il compito di fermare il conflitto uccidendo... il creatore della storia posto che tutta la situazione è frutto di una mente pericolosa; una trama proprio da blockbuster, di quelli tanto spettacolari quanto confusi, e fortunatamente il critico a un certo punto la stoppa con un finale un po' così (secondo me non sapeva come uscirne)
Nella seconda parte affronta i propri ricordi spronato dalla nipote e in una sorta di “notte della verità” si raccontano esperienze, traumi, errori, gioie e dolori per riappacificarsi con la vita perché, anche se succedono cose orribili, “il folle mondo viene avanti rotolando” e non lo possiamo fermare.
Che dire? Il solito romanzo di Auster, un buon meccanismo narrativo, anche se con qualche scricchiolio di troppo, uno stile molto preciso ed essenziale, una buona tensione nella trama ma niente di più, niente di eclatante pur mantenendo un buon livello. Una citazione a parte per le riflessioni sull'uso e il significato degli oggetti nel linguaggio cinematografico (il critico e la nipote passano le serate guardando e analizzando film): interessanti, veramente interessanti e mezza stella in più sul giudizio complessivo.
CosimoColbiCosimoColbi wrote a review
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Altra scelta
“Non c'è un'unica realtà, caporale. Ce ne sono molte. Non c'è un unico mondo. Ci sono molti mondi, e tutti continuano in parallelo l'uno all'altro, mondi e antimondi e mondi-ombra, e ciascun mondo è sognato o immaginato o scritto da qualcuno in un altro mondo. Ciascun mondo è la creazione di una mente”.

È tutto nella relazione del protagonista August Brill con le donne il senso di questa breve storia di Paul Auster; scrittore abitualmente solido e complesso, in questa prova l'autore newyorchese appare ispirato ma inconcludente. August è un critico letterario ormai anziano e in sedia a rotelle a causa di un incidente stradale: vive con la figlia Miriam, che si prende cura di lui, ora che Sonia, la moglie, una cantante di successo di origine francese, non c'è più, e con la nipote Katya, con la quale guarda film in tv, e lei ha perso il compagno, impiegato per un'azienda di trasporti in Iraq, dove è stato ucciso, decapitato dai jihadisti. Nei film il nonno e la nipote trovano oggetti inanimati simbolo di emozioni umane: De Sica, Renoir, Man Ray, Ozu, i registi considerati. Miriam invece sta scrivendo una biografia di Rose Hawthorne, figlia del celebre scrittore, attivista religiosa e sociale che ha fondato un ordine di suore domenicane. August soffre di insonnia e nel vuoto occupa il tempo inventando storie nella propria testa: la vicenda di un prestigiatore soldato, in un'altra America, un mondo possibile e alternativo secondo le teorie di Giordano Bruno, dove l'11 settembre non è avvenuto e la guerra in Iraq nemmeno, mentre è in corso una seconda guerra civile americana, tra indipendentisti e federalisti, in seguito alle contestate elezioni del 2000. Alcune riflessioni hanno un rilievo morale, come la volontà di vedere felici le persone che si amano; altri aneddoti disegnano il sentire di quegli anni, ricordando la guerra, la prigionia, gli orrori. Leggere e scrivere di libri letti, così ha vissuto August, per comprendere che le azioni umane, le più abiette, nel pubblico e nel privato, non sono solo aberrazioni, ma una parte essenziale di quello che siamo, e che invece che avere pietà di noi stessi, per ciò che decidiamo, possiamo convincerci di avere il potere di cambiare le cose.

“La storia parla di un uomo che deve uccidere la persona che lo ha creato, e perché fingere che non sia io, quella persona? Introducendomi nella storia, la storia diventa reale. Oppure io divento irreale, un'altra finzione nella mia fantasia. In un modo o nell'altro, l'effetto è più soddisfacente, più in sintonia col mio umore – che è nero, mie care, nero come la notte d'ossidiana che mi circonda”.
1733
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E tu, in quanti mondi sei vissuto?
Un critico letterario in pensione, vedovo, zoppo a seguito di un incidente, padre di una donna lasciata dal marito e non ancora ripresasi e nonno di una ragazza straziata dalla morte del fidanzato in Iraq, dalla sua stanza da letto, nel corso di una notte, ci parla di sé, della sua vita e dei suoi famigliari, oltre che una delle storie che suole inventarsi e raccontarsi durante le notti insonni proprio per non pensare a sé, ai suoi sbagli, a sua moglie portata via dal cancro e alle sofferenze che la vita ha inflitto a sua figlia e a sua nipote.

Scritto benissimo, il romanzo è così ben congeniato da, letteralmente, trascinare il lettore in un altro mondo. Ed è proprio questo, l’esistenza di altri mondi o di mondi paralleli, il cuore del libro, il messaggio di Paul Auster.

«Non c’è un’unica realtà, caporale. Ce ne sono molte. Non c’è un unico mondo. Ci sono molti mondi, e tutti continuano in parallelo l’uno all’altro, mondi e antimondi e mondi-ombra, e ciascun mondo è sognato o immaginato o scritto da qualcuno in un altro mondo. Ciascun mondo è la creazione di una mente.»

Il caporale della citazione è il protagonista della storia che l’uomo si/ci sta raccontando questa notte; una storia avvincente e stimolante (nel senso che fa pensare) e sempre più intrecciata con la vita reale del suo creatore. Vita reale? Che cos’è veramente reale? Sì, perché i mondi cui si fa riferimento non devono essere intesi come altri pianeti abitati da qualche forma di vita; insomma, non si sta parlando di marziani ma di noi esseri umani e dei tanti e pressoché infiniti mondi che ci costruiamo, scientemente o meno, all’interno di quel luogo ancora quasi del tutto inesplorato che è il nostro cervello.

“Uomo nel buio” è uno di quei libri che sai non ti lascerà tanto facilmente; d’accordo, l’ho appena terminato, ma già so - e lo so con una certezza senza senso, oserei dire assurda - che mi rimarrà dentro per sempre e che ci ritornerò più volte nel corso della mia vita, e assentirò con la testa, e sogghignerò sarcastico, e mormorerò qualcosa del tipo: “Uhm, aveva proprio ragione quell’Auster lì…”