Vecchie conoscenze
by Antonio Manzini
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Rocco Schiavone indaga sull'omicidio di una professoressa in pensione. E intanto l'ombra del passato si fa pressante: la pena per Sebastiano, l'amico fraterno che non ha mai smesso di dare la caccia a Enzo Baiocchi, che gli ha assassinato la moglie, lo rende inquieto e gli ruba il sonno. Antonio Manzini continua il suo romanzo sul vicequestore scontroso, malinconico, ruvido e pieno di contraddizioni che i lettori ormai conoscono e apprezzano; lo fa con una capacità di invenzione e con una passione per il personaggio, per tutti i personaggi, che difficilmente possiamo riscontrare in altri scrittori di oggi.

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DarioGallettiDarioGalletti wrote a review
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Simona RomanoSimona Romano wrote a review
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GiocondaGioconda wrote a review
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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Selleriana - 26 dic 21
Mi era sfuggito, e ringrazio le “mattine” di Radio Capital che ne hanno parlato (insieme ad un’intervista a Luca Crovi che sicuramente riprenderemo in altra sede per parlare del “giallo italiano”). Allora, saputo, comprato, letto.
Come dottamente rileva Corrado Augias, può essere letto in parallelo con “Flora” di Antonio Robecchi, entrambi con due storie in parallelo da seguire. Ma, ed io sono d’accordo con lui, c’è almeno un libro di gradimento tra i due. Ed a vantaggio di Manzini. Siccome poi di Robecchi ne ho già parlato in altra trama, rimango su Manzini, e soprattutto, su Rocco e i suoi fratelli (citazione da Visconti, forse non tanto peregrina).
Sempre riprendendo l’intervista di cui sopra, concordo con Manzini nel descrivere il libro come una ricerca di mettere alcuni punti finali alle tante storie iniziate nel corso delle puntate precedenti della serie. Che ormai, e questo bisogna dirlo a chiare lettere, non sono più romanzi legati dalla presenza degli stessi protagonisti, ma sono una serie a modello delle “serial fiction” televisive. Anche perché, ed è ovvio, a breve inizieranno proprio le riprese al fine di riproporre in tv Marco Giallini ed i suoi credo a cavallo della fine dell’anno.
Ma torniamo al romanzo.
Abbiamo quindi la storia “gialla”, quella che in tutti i libri di genere dovrebbe fare da filo conduttore della trama, e la storia “personale”, che in questo caso, tra alti e bassi, parte dal primo libro ed ancora è presente. Anche se ci sono alcuni elementi che ne fanno presagire una possibile conclusione.
La storia “gialla” ruota intorno alla morte della professoressa Sofia Martinet, esperta d’arte ed in particolare di Leonardo da Vinci. Colpo alla testa, nessun segno d’effrazione. Come risalire la china delle possibilità? Ben presto i responsabili possibili si riducono a tre: l’amico inglese, gay ed editore delle sue pubblicazioni, spesso visto a casa di Sofia, in particolare a valle dell’ultimo colpo accademico (la pubblicazione di un articolo che ribalta la prospettiva sui libri di ottica di Leonardo); l’amico tedesco, un tempo amante di Sofia, che vede la sua carriera distrutta dall’articolo in questione ma che risulta essere in Germania ai tempi della morte; il figlio, quarantenne e scapestrato, senz’arte né parte, che chiede ancora soldi alla madre per una sua strampalata iniziativa, soldi che la madre ha poca voglia di regalarglieli.
Il mistero sembra insolubile, se non ci fossero due “aiutini”: il figlio dell’amante dell’agente Casella, che navigando tra cloud ed altre informaticherie, riesce a ritrovare mail che sbugiardano qualche sospettato, e l’amante dell’agente Deruta, che riesce ad interpretare i farfugliamenti apparentemente senza senso dell’unico testimone al delitto, il figlio di una vicina della morta, ritardato mentale e cieco.
Messo in cantiere il giallo e la sua soluzione, apro un piccolo inciso: gran parte del romanzo non di prima battuta, quello che esplora vie laterali, è dedicato al coming out di Deruta, che finalmente confessa di essere gay e va a vivere con il suo amore, Federico. Ci può stare, anche se l’agente non è uno dei personaggi principali, e l’inciso è un po’ lungo e forzato.
La parte “personale” invece ruota ancora e comunque intorno alle vicende romane di Rocco, alla morte della moglie, alla morte dell’assassino della moglie, alla morte dell’amica di Rocco, alle vendette del fratello dell’assassino e di Sebastiano, compagno della seconda morta.
Manzini ha incasinato la storia, romanzo dopo romanzo, seguendo un po’ le onde del gradimento del pubblico. Caterina, la vice di Rocco, che stava per prendere il posto di Marina nel cuore del nostro, era stata allontanata in quanto ritenuta responsabile di delazione, secondo Rocco. Rocco stesso sembra proteggere Seba, che lo aiutò nella vendetta di Rocco. Qui, prima ricompare Seba, che pare aver trovato le tracce dell’assassino dell’amata. Poi, compare quest’ultimo che pare debba fare rivelazioni forti sul malaffare capitolino.
Rocco in aiuto al procuratore, si trova in difficoltà: aiuta Seba a fuggire (o almeno così crede), poi con il procuratore scopre il delatore morto. Ma tutti gli indizi, che poi saranno prove, portano ai cattivi di Roma come mandanti ed esecutori di tuti questi assassini e depistaggi. Non vi dico come, ma ovvio che Rocco trova una serie di bandoli, ed ha anche un colloquio chiaritore con un’altra vecchia conoscenza: Caterina (avete capito il perché del titolo).
A parte i rapporti tra Rocco e Caterina, che credo non abbiano tanti sbocchi alla luce attuali, quest’ultima rivela che anche Sebastiano era implicato nei traffici che portarono alla morte di Marina. Sarà vero? Sarà un nuovo depistaggio? Penso che lo scopriremo alla prossima puntata, dove penso vedremo anche se potrà andare avanti in qualche modo il faticoso rapporto di incontro e scontro tra Rocco e Sandra la giornalista.
“In questa vita non è difficile morire, vivere è di gran lunga più difficile.” (388) [citazione della poesia ‘Ai vecchi giorni’ di Vladimir Vladimirovic Majakovskij]