Venere sulla conchiglia
by Philip José Farmer
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C'è un cinema americano "underground" ("cioè "sotterraneo", "clandestino") di cui ormai rigurgitano i cine-clubs e persino le sale parrocchiali. Ci sono fumetti nati anch'essi clandestinamente che sono ormai ugualmente diffusi anche da noi, come quelli del geniale e scandaloso Crumbs. Con questa sca... More

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M3ntalF1ossM3ntalF1oss wrote a review
02
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Son figo, si vede?
La storia la sapete: Vonnegut, Kilgore Trout, autore in incognito, casini vari, mi nonna.
Si dice che non si debba leggere la prefazione dello stesso Farmer (che spiega la storia di cui sopra) prima del romanzo. Niente di più giusto perché, una volta masticata la prefa, hai masticato tutto il resto: piacioneria a livelli Goldrake, umorismo da tre soldi e paraculismo che neanche i politici italiani.
Ok, alla fine il racconto è simpatico, almeno tanto quanto è sgangherato. Ci sta, insomma, ma da qui a passarlo per capolavoro ci scorre l’acqua del Mississippi.
Si è detto tanto della scabrosa tematica del sesso, ma qui più che sesso ci sono lampi di linguaggio sguaiato (“pene” compare tipo 10-15 volte nelle prime 50 pagine), come a dire “vedete quanto me ne frega della società, io parlo di cazzi e vagine quando voglio”, oltre a una quantità dì cliché hippie-Woodstock che sono tutti una strizzata d’occhio riflessa in uno specchietto per le allodole.
Perché ci debba stare simpatico un protagonista solo per il fatto che si veste di merda e si accompagna a una chitarra, un cane e una civetta, non si sa. A me più che altro ha messo tristezza.
Poi tutto il resto teniamolo buono. Ci sono intuizioni carine che anticipano Douglas Adams e che, forse, scopiazzano quel geniale cartone ungherese che fu “La famiglia Mezil” (solo le prime due serie eh, la terza fa schifìo). Che poi Farmer abbia visto quel cartone non credo, ma poco importa: a furia di voler essere sovversivo è caduto nella banalità più ordinaria.
Di satira sociale, che qualcuno ha voluto vedere per forza, manco l’ombra. Resta un divertissement venuto malino e, in fondo, una noia misurata e neanche troppo eccessiva. A meno che non lo si stia leggendo in spiaggia nel 1975. E se il libro si riempie di sabbia pazienza.