Verrai a trovarmi d'inverno
by Cristiana Alicata
(*)(*)(*)(*)( )(129)
Dell’ordinaria gestione del dolore di cui ciascuno di voi sa, per quanto lo si occulti e non si nomini, la famiglia di cui racconta Cristiana Alicata in questa storia, è una specie di almanacco virtuoso. Una sorta di apologo esemplare su come, dalle assenze e dalle perdite, sempre fioriscano la forza, la sorpresa, l’incontro, la conoscenza di sé e del mondo. Per quanto tardi accada, faticosamente, inaspettatamente, seguendo vie tortuose e non proprio desiderate, non esattamente quelle che potendo scegliere avreste scelto, va così: vince la paura chi la attraversa, sconfigge il dolore chi sa guardarci dentro. Si illumina chi ha imparato a vivere al buio e ha pensato, persino, che fosse quella la regola. Una luce fioca alla quale abituare lo sguardo come nelle case di Pantelleria, così scure che accecano. È poi una storia di sentimenti delicatissimi e fragili, di normalità di confine tutta da conquistare, di nomi da restituire alle cose e agli eventi, da nominare per la prima volta o rinominare da capo. Una famiglia esemplare cresciuta sulle rovine di due famiglie impossibili, famiglie mai nate, abortite prima di esistere. Due uomini, i loro figli bambini. Due fratelli che non sono fratelli, due amici che non sono amici, due donne che hanno partorito i figli e non possono essere madri, un bisogno di amore che il ragazzo Mattia chiama amore, un amore che non si può dire perché la ragazza Elena non sa, la ragazza Viola che non vuole e non può. Nella tranquilla scansione dei giorni, in un ristorante che apparecchia ogni sera, crescono come se il mondo fosse cominciato in quella cucina e lì finisse i due bimbi come fratelli, figli di soli padri e di un tempo vicino ma remoto, rovente e devastante. (Concita De Gregorio)

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"Verrai a trovarmi d'inverno?" le aveva chiesto, le labbra ancora vicine, la fretta ingenua della giovinezza. Ed era quella la prova d'amore dell'isola. Venire d'inverno. Quello l'abisso, la prova da superare, la dimostrazione infinita.
Lei aveva scosso la testa.
"Forse qualche volta, in estate, con Rocco". Così aveva risposto. Tombale e definitiva.
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"Verrai a trovarmi d'inverno?" le aveva chiesto, le labbra ancora vicine, la fretta ingenua della giovinezza. Ed era quella la prova d'amore dell'isola. Venire d'inverno. Quello l'abisso, la prova da superare, la dimostrazione infinita.
Lei aveva scosso la testa.
"Forse qualche volta, in estate, con
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"E' dai tempi di Ulisse che la gente viene qui a ristabilirsi e poi se ne va".
Ulisse è stato qui. Dicono che naufragò a Pantelleria reduce della furia di Cariddi e qui la ninfa Calipso lo trattenne per otto lunghi anni, prima di lasciarlo andare. Pare che gli offrì l'immortalità, l'ultimo tentativo di trattenerlo, e infine, vinta, gli consentì di partire. Tornava ad Itaca, Ulisse, finalmente.
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"E' dai tempi di Ulisse che la gente viene qui a ristabilirsi e poi se ne va".
Ulisse è stato qui. Dicono che naufragò a Pantelleria reduce della furia di Cariddi e qui la ninfa Calipso lo trattenne per otto lunghi anni, prima di lasciarlo andare. Pare che gli offrì l'immortalità, l'ultimo tentativo
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Arrivi e partenze erano continue correzioni di solitudini.
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Lo stesso rumore di un cuore non amato. Di un morso ad un cioccolatino pieno di praline alla nocciola.

Quando andai a sbattere contro le Mura aureliane, quella notte, il mio corpo fece esattamente quel rumore.
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Lo stesso rumore di un cuore non amato. Di un morso ad un cioccolatino pieno di praline alla nocciola.

Quando andai a sbattere contro le Mura aureliane, quella notte, il mio corpo fece esattamente quel rumore.
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La cosa più difficile fu ammettere che per Viola ero stata un'isola da visitare d'estate.Non sarebbe mai venuta a trovarmi d'inverno.
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La cosa più difficile fu ammettere che per Viola ero stata un'isola da visitare d'estate.Non sarebbe mai venuta a trovarmi d'inverno.
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Non puoi guarire gli inquieti.E gli inquieti non sono mai completi.Devi accontentarti delle parti oppure arrenderti.
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Non puoi guarire gli inquieti.E gli inquieti non sono mai completi.Devi accontentarti delle parti oppure arrenderti.
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Non stetti a pensare ai nostri corpi intrecciati nella notte.Non pensai più alla sua mano sulla mia faccia quando mi baciava.Non pensai.Non pensai.Conclusi che tutto quanto era accaduto tra noi, doveva abitare in uno strano limbo che così come si era creato si era anche dissolto.Punto e basta
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Non stetti a pensare ai nostri corpi intrecciati nella notte.Non pensai più alla sua mano sulla mia faccia quando mi baciava.Non pensai.Non pensai.Conclusi che tutto quanto era accaduto tra noi, doveva abitare in uno strano limbo che così come si era creato si era anche dissolto.Punto e basta
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E' così che comincia l'amore?Con una curiosità?Con una frase o una canzone che ti colpisce un pò più a fondo rispetto alla superficie a cui arrivano solitamente i sensori di cui siamo dotati?E' nell'avere voglia di abbracciare la tristezza dell'altro, di accoglierla,compenetrarla?Forse cancellarla?O il tutto era semplicemente la chimica delle sue labbra a forma di corna di bufalo e il modo di occuparmi lo spazio accanto?O niente di tutto questo?
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E' così che comincia l'amore?Con una curiosità?Con una frase o una canzone che ti colpisce un pò più a fondo rispetto alla superficie a cui arrivano solitamente i sensori di cui siamo dotati?E' nell'avere voglia di abbracciare la tristezza dell'altro, di accoglierla,compenetrarla?Forse cancellarla?O More
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Volevo dire qualcosa, ma non riuscivo a farlo, aspettavo che parlasse lei, come sempre.
Invece mi guardava e basta.
Poi mi mise una mano sulla faccia, tutta intera, come una culla che l contenesse.
"Cosa ne sai tu"
Mi coprì gli occhi.
"Ti...
























































































...scrivo"
"No"
Non era quello che volevo che lei dicesse in quel momento, volevo pronunciasse solo una parola, quella rimasta intrappolata nello spazio bianco di un tempo infinito.
"Non farlo" aggiunsi.
E me ne andai.
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Volevo dire qualcosa, ma non riuscivo a farlo, aspettavo che parlasse lei, come sempre.
Invece mi guardava e basta.
Poi mi mise una mano sulla faccia, tutta intera, come una culla che l contenesse.
"Cosa ne sai tu"
Mi coprì gli occhi.
"Ti...
























































































...scrivo"
"No"
Non
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