Via delle Botteghe Oscure
by Patrick Modiano
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Francesco EgidiFrancesco Egidi wrote a review
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MariaLuisaMariaLuisa wrote a review
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L'opacità della memoria

Alla chiusura dell’agenzia investigativa per cui lavora, un uomo che ha perduto la memoria molti anni prima inizia una peregrinazione per le vie di Parigi per ritrovare tracce del suo passato.

Tramite numeri di telefono e fotografie di vent’anni prima, l'uomo viene a contatto con diverse persone che gli restituiscono frammenti di memoria: emergono dal passato aristocratici russi, diplomatici sudamericani, ballerine, pianisti di locali notturni, giocatori d’azzardo, a evocare un mondo di splendori perduti: il mondo di Lucky Luciano e Porfirio Rubirosa, citati più volte.

Annuari, schedari, agende, lettere, guide telefoniche forniscono all’uomo altri frammenti, così come le conversazioni con sconosciuti in bistrots fumosi, salottini decadenti, boulevards avvolti dalla nebbia, che sembrano restituirgli prima un’identità, poi un’altra, che finalmente - forse - sembra quella corretta.

Emerge la figura di una donna, Denise. Il ricordo di lei appare legato ai terribili giorni dell’occupazione nazista di Parigi, e a un disperato tentativo di fuga.

Ma nemmeno un’incursione oltreoceano, in Polinesia, metterà a posto tutti i tasselli. Forse la ricerca è da concludersi a Roma, in via delle Botteghe Oscure, indirizzo ove lo stesso Modiano ha abitato.

Modiano è considerato il Proust del nostro tempo: ovvero un Proust inaffidabile. I suoi personaggi tentano di ritrovare la memoria che hanno perduto (come il protagonista di questo libro) o che appare loro come un luogo opaco, indecifrabile, nebbioso come le strade di Parigi, e da cui estrapolare frammenti che, come una manciata di pezzi di un puzzle, non potranno mai combaciare fino in fondo, per via dei tasselli mancanti che non verranno mai trovati.

Il ricordo dell’occupazione nazista di Parigi aleggia, inquietante, sullo sfondo, come una grossa e minacciosa nube, e conferisce la disturbante sensazione che dietro morti accidentali, suicidi e misteriose sparizioni ci sia altro.

A far da contraltare a questo senso di vaghezza, di opacità, c’è la precisione quasi maniacale dei dettagli: in questo romanzo straordinario intere pagine, riempite per metà, appaiono come stralci di pagine di schedari, di elenchi che restituiscono la precisione dei luoghi, nomi, ristoranti, indirizzi di strade di città francesi, ove al lettore sembra di vagare insieme al protagonista. Per amare Modiano bisogna amare la Francia.

hcheunghcheung wrote a review
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VdGVdG wrote a review
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daviddavid wrote a review
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Patrick Modiano - Via delle botteghe oscure
Mi ha lasciato pochissimo questo romanzo. Nella postfazione lo si paragona un po' ad 8 e 1/2 film di Fellini che personalmente reputo forse il mio film preferito, ma ad essere onesti non ho colto minimamente questo collegamento, o meglio solo similitudini nella ricerca d'identità del protagonista, da una parte un Mastroianni in "crisi" dall'altra l'uomo su cui è incentrato questo romanzo alla ricerca della propria reale identità.

Via delle botteghe oscure è il primo libro di Patrick Modiano che leggo e l'impatto è abbastanza traumatico nel senso che si ricevono durante la lettura solo delle istantanee, degli scatti improvvisi, degli squarci nel buio che avvolge questo romanzo ma soprattutto il suo protagonista alla ricerca del proprio passato. Si vaga di luogo in luogo in una Parigi densa, oscura, a tratti quasi irriconoscibile. Ho faticato tanto a capire, ho faticato tanto a raccapezzarmi pagina dopo pagina. Questo libro è scorbutico, non è facile, oserei dire di difficile interpretazione.

Solo nel finale le cose migliorano un pochino nel senso che si riescono a mettere un pochino insieme alcune tessere del mosaico fino ad arrivare ad un quadro globale abbastanza chiaro e preciso, ma con molta, molta fatica. Ne sono uscito disorientato proprio come colui che vaga per tutto il libro alla ricerca del proprio io. Se questo era l'intento di Modiano ci è riuscito direi molto bene.

Forse non avrei dovuto dare un voto, ma è innegabile che ciò che ho letto non mi ha entusiasmato molto. Proverò in futuro qualche altro libro di Modiano. Ma purtroppo l'impatto non è stato dei migliori. Non lo consiglio, però ci può stare che la colpa sia mia che ci ho capito una mazza di quanto letto.
Evi *Evi * wrote a review
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Modiano è un premio Nobel ed è corroborante leggere un Nobel, comunque lo si valuti è sempre il premio letterario più internazionale, che non dovrebbe avere colore e la cui eco arriva pressochè ovunque.

Prima del Nobel Modiano mi era perfetto sconosciuto, se gli altri suoi scritti assomigliano a Rue Des Boutiques Obscures credo che il riconoscimento sia decisamente meritato perché questo libro ha una sua grazia, una sua eleganza nello stile, un sapore nostalgico, un senso di enigma che lo fa, seppur molto lontanamente, avvicinare ad un giallo, restituisce una atmosfera che svapora in una foschia leggera che avvolge la storia e che è molto calamitante.

La motivazione al premio gli viene dal suo essere cantore della memoria e decisamente è un libro sulla memoria.
Il protagonsta è Guy Roland, dieci anni prima è incorso in una amnesia patologica che non gli permette di ricordare il suo passato più remoto, vive come immerso in una nebbia esistenziale e vuole riprendere le fila delle sua vita passata.
Per poter continuare a esistere nel consorzio civile deve disporre di una identità angrafica che gli viene assegnata, ma fittizia.
Paradossalmente comincia a lavorare in un’agenzia di investigazioni private dove impara l’arte dell’indagine e ha l’opportunità di avere a disposizione strumenti preziosi per poter fare ricerche di e su persone, portare alla luce situazioni delicate, dispone di archivi, di elenchi numerici, di nomi, schede anagrafiche dettagliate, annuari e sa muoversi con grande dimestichezza tra consolati e ambasciate.
Finisce per applicare a se stesso il procedimento di lavoro che applica ai suoi clienti: fa un viaggio a ritroso nella sua memoria muta e silenziosa cercando di mettere insieme indizi sparsi, labili intuizioni, immagini vaghe come una insegna di un locale, la facciata di un palazzo, l’atmosfera di un quartiere di Parigi l’angolo di una via, odori profumi suoni, voci.
Guarda foto, vecchie di decenni, e vede un uomo alto che vagamente gli somiglia, fruga nella memoria, la strapazza cercando collegamenti e associazioni che non vengono, gli pare di riconoscersi ma non ne è affatto sicuro e la certezza (ma quale certezza!) gli può venire solo da testimonianze altrui.

A volte sembra essere sulla buona pista, la sua identità quasi svelarglisi ma, proprio quando il mosaico comincia a ricomporsi e lui ad affezionarsi alla nuova esistenza, ecco che una prova, una testimonianza, un dato nuovo, demolisce il fragile castello di carte.
Ma andare a rimuovere le acque del passato è cosa buona e giusta? Perché risvegliare cose che l’amnesia ha confinato nel proprio torpore e che potrebbero rivelarsi dolorose, ritrovare le bon temps e se non fosse un bon temps?
Non guardate al passato ma solo all’avvenire à partir de maintenant ne regardez plus in arrière et pensez au present et a l’avenir, un monito per Guy Roland ma anche per noi, non preda di amnesie patologiche.

Perché anche noi talvolta abbiamo bisogno di essere rassicurati su chi siamo, e che qualcuno ci dica che non siamo ciò che in quel momento crediamo di essere, che siamo invece meglio o peggio dell’immagine (non fisica) che lo specchio dell’umore ci riflette, l’idea che abbiamo di noi stessi vacilla tremolante, si demolisce e ricostruisce ogni giorno e finiamo per guardare noi stessi introspettivamente, senza riconoscerci, come guardassimo un altro, una forma di amnesia non patologica ma che è drammaticamente e dannatamente esistenziale.