Walden
by Henry D. Thoreau
(*)(*)(*)(*)( )(1,845)
"Walden" è il resoconto di un anno di vita solitaria nella campagna delMassachusetts che l'autore trascorse fra il marzo del 1845 e il settembre del1847. Un semplice diario, che all'esperienza intima unisce la descrizionedella vita quotidiana, materiale, fatta di suoni, silenzi, paesaggi reali eimmaginari, e che è per contrasto una riflessione sull'economia, sullapolitica, sulla democrazia, sugli Stati Uniti, che in quegli anni sivanno formando come potenza. Con un'introduzione di Wu Ming 2.

All Reviews

200 + 52 in other languages
RobsRobs wrote a review
02
(*)(*)( )( )( )

Ho fatto una gran fatica ad arrivare alla fine di questo libro. Mi aspettavo una sorta di resoconto della vita nei boschi più dal punto di vista psicologico che da quello materiale e fisico, e invece mi sono spesso bloccata ai passaggi più meramente pratici e descrittivi della vita solitaria a contatto con la natura che mi sono risultati piuttosto noiosi. Nonostante comprenda l'importanza di un testo del genere al giorno d'oggi, con la Terra che ormai si ribella all'azione umana, la semplicità auspicata da Thoreau si rivela, purtroppo, inevitabilmente quasi impossibile da realizzare. 

Oltre al messaggio ecologista per il quale l'opera è diventata famosa, però, c'è un altro pensiero che credo vada sottolineato. Nella conclusione, infatti, Thoreau si distacca finalmente dall'aspetto puramente pratico della vita nei boschi e si dedica alla questione spinosa della solitudine. Noi che siamo immersi fino al collo nella frenetica vita del ventunesimo secolo ormai la fuggiamo, cerchiamo di evitarla a tutti i costi, ne siamo spaventati a morte, eppure, si chiede Thoreau, cosa ha di così spaventoso? Per questo esorta il lettore ad affrontarla in modo produttivo, come un'esplorazione di se stessi che avviene senza bisogno di muoversi davvero, e difatti scrive: 

"Dirigete la vostra vista all'interno, e scoprirete 

Mille regioni nella vostra mente

Ancora inesplorate. Viaggiate lì, e siate

Esperti di cosmografia casalinga.

[...]

Siate il Colombo di interi nuovi continenti e mondi dentro di voi, aprendo nuovi canali, non di commercio ma di pensiero. Ogni uomo è il signore di un territorio accanto al quale il terrestre impero dello zar non è che uno staterello [...]. E' più facile navigare per migliaia di miglia attraverso il freddo, la tempesta e i cannibali in una nave governativa, che esplorare il mare privato, l'Oceano Atlantico e Pacifico del proprio essere da soli."

DarioDario wrote a review
02
(*)(*)(*)( )( )
elettraelettra wrote a review
18
(*)(*)(*)( )( )
james_bondjames_bond wrote a review
01
Pulce100Pulce100 wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
GiovanniGiovanni wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)(*)
EliaspallanzaniEliaspallanzani wrote a review
13
(*)(*)(*)( )( )
Alfredo Animale UmanoAlfredo Animale Umano wrote a review
14
(*)(*)(*)( )( )
contraddittorio
Ho provato a sentirlo come audiolibro, ma era troppo complesso da seguire e quindi l'ho letto.
Esprime dei concetti arguiti e condivisibili, come la semplicità della vita, il recupero delle cose essenziali e l'inutilità di molti costrutti sociali.
Trovo bizzarro che l'autore voglia recuperare il rapporto con la natura, e l'animalità, attraverso una comunione spirituale ma rimarchi la differenza tra l'uomo e gli "altri animali" (anche cacciandoli) scrivendo che l'uomo debba, per raggiungere questo stato migliore, innalzarsi spiritualmente.
Per me è esattamente il contrario: bisogna abbassare il proprio spirito e accettare la propria animalità (che l'autore vede come una caratteristica selvaggia e quindi negativa), recuperando anche il rapporto con il nostro corpo che l'autore considera pochissimo.
Non mi è ben chiaro nemmeno di come si possa fare questo in seno al cattolicesimo, che è di quanto più distante dai discorsi di questo genere, mentre invece la Bibbia è citata tantissimo.
In alcuni punti è troppo particolareggiato rispetto alle descrizioni della natura e delle esperienze, che posso immaginare siano state bellissime da vivere, ma che rese attraverso le parole risultano noiose, perchè la natura è inafferrabile e bisogna solamente viverla, come afferma anche lo scrittore.
Un libro molto contraddittorio, come la stessa vita dell'autore, e come tutti noi del resto. Sicuramente da leggere.
Alla fine c'è il breve tratto "Disobbedienza civile" che è interessante perchè dice delle cose che possono sembrare banali oggi, ma all'epoca non lo erano.