Wolf Hall
by Hilary Mantel
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Luca MazzeiLuca Mazzei wrote a review
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ChiccaChicca wrote a review
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E' la scrittura il tratto saliente di questo libro. Un ritratto letterario, ancor prima che storico, di Thomas Cromwell e, in particolare, della sua ascesa da figlio maltrattato di un fabbro ubriacone a primo consigliere del re Enrico VIII. Sono gli anni ribollenti della riforma e appena precedenti allo scisma inglese, gli anni di Anna Bolena che deve essere regina a tutti i costi, gli anni di Tomaso Moro e del suo fanatico rigore religioso. Ma di questi anni l'autrice traccia anche una storia intima, fatta di perdite, di affetti, di passioni. Cromwell emerge dal fondo scuro dell'epoca con i tratti popolari e marcati del ritratto di Hans Holbein, massiccio e solido, fedele ai propri ideali prima ancora che agli uomini - il vescovo Wolsey, il re Enrico. Della sua vita prima del 1527 Mantel non ci dice nulla di preciso: lascia emergere come colpiti da una lama di luce momenti che lo vedono nell'esercito francese, o in Italia, ad Anversa vicino ai luterani, nei vicoli oscuri di Europa. Ma a definirlo è la sua maturità, la determinazione che non è mai intransigenza, velata da una sottile malinconia. E' questa atmosfera intima che l'autrice riesce a far circolare nel libro che, pure, è certamente frutto di ricerche approfondite. Ma la narrazione ci getta nel presente della storia: non descrive - come fosse un fondale di teatro - i luoghi o gli oggetti, li fa apparire in uno scorcio, li vela con la pioggia, li mescola con i discorsi. Così la storia si fa attualità non solo per i suoi protagonisti, ma anche - soprattutto - per il lettore.
Μαʀιαƞƞα
Μαʀιαƞƞα wrote a review
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Grandioso
Ho letto questo libro grazie all’iniziativa Solidarietà digitale sul sito della Fazi, colpita della nuova copertina e dal prestigio che pare circondi questo romanzo storico vincitore nel 2009 del Booker Prize e del National Book Critics Circle Award. L’iniziativa non poteva sfuggire, era segnalata da ogni testata giornalistica tra fine marzo e inizio aprile, nel bel mezzo lockdown. Documentandomi, ho scoperto che Walf Hall è il primo di una trilogia, di cui il secondo volume, “Anna Bolena, una questione di famiglia” si è già accaparrato nel 2012 un Booker Prize. Questo autunno dovrebbe uscire il terzo ed ultimo volume.
Walf Hall è comunque già concluso, potrebbe essere letto da solo senza continuarne la trilogia e dico subito che è un libro grandioso, mastodontico e meritevole dei più prestigiosi premi.
Non avevo mai letto finora un romanzo storico così rigoroso, così ben documentato e scritto così bene che il lettore si sente praticamente immerso nella storia, avvolto dalla finzione (che è realtà storica) narrativa e si dimentica della realtà che lo circonda. Questa è vera lettura immersiva e totalizzante e ce n’è per molto tempo, io ho impiegato quasi tre settimane per leggerlo, sono quasi 700 pagine di storia inglese.
Il Focus: gli intrighi, i marchingegni legal-religiosi affinché Enrico VIII ottenga l’annullamento del matrimonio con Caterina d’Aragona, che non gli ha dato eredi maschi, ma solo la sottile e delicata Maria, per sposare l’intraprendente Anna Bolena.
Ma il protagonista non è Enrico VIII, bensì Thomas Cromwell, l’uomo che campeggia della nuova copertina, ritratto da Hans Holbein, presente anch’egli nella storia. I personaggi sono tantissimi e sono tutti rigorosamente esistiti, in quest’opera la finzione è ridotta al minimo.
Questo è uno dei motivi per i quali non mi sento di consigliare a tutti questi libro.
Se cercate il romanzo storico distensivo, non pensate a Wolf Hall; se non vi piace la storia, neppure a parlarne, cercate altri interessanti romanzi di costume, ambientati nel passato. È necessario avere un minimo di conoscenza della storia dei Tudor, altrimenti sarete costretti a ricorrere all’albero genealogico e all’elenco dei personaggi all’inizio della storia ad ogni piè sospinto e non sempre è cosa gradita al lettore.
Un libro abbastanza proibitivo non per la mole, ma per il numero dei personaggi (ci sono tanti Tom, Thomas, Tomaso, facile confondersi quando si usano i diminutivi) e per il contenuto.
Thomas Cromwell, figlio di un fabbro, è un uomo che ha curato prima gli affari del cardinale Wolsey, poi, alla sua morte per avvelenamento, quelli del re. Pur rimanendo sempre affezionato e legato alla memoria del cardinale che non ha voluto riconoscere la nullità del matrimonio del re con la spagnola Caterina, Cromwell si farà comunque strada a corte, diventando il fidato consigliere di Enrico VIII.
“Si dice che conosca a memoria tutto il Nuovo Testamento in latino, e dunque è il servitore giusto (...) pronto con un versetto non appena gli abati si impappinano. (...) Sa redigere un contratto, addestrare un falco, disegnare una mappa, fermare una rissa per strada, arredare una casa, corrompere una giuria. Sa citare un bel passo dai classici, a cominciare da Platone per finire a Plauto e viceversa. Conosce la nuova poesia e sa recitarla in italiano”.
E infatti ci sono molte citazioni in italiano nel testo inglese, l’edizione ne è corredata da un buon apparato. Leggerete dei Frescobaldi, dei Medici, citazioni di Petrarca e Dante, perché Cromwell è cresciuto in Italia e deve molte delle sue arti a questa opportunità che ha avuto, oltre ad un’indole pronta e scaltra che gli permette di eseguire, anche se malvolentieri, gli ordini del re, godere finanche della fiducia della spregiudicata Anna Bolena.
Una parola va spesa per Enrico VIII: dalla storia noi sappiamo che divorziò da Caterina per sposare Anna Bolena e che da lì partì lo scisma della Chiesa anglicana da quella di Roma. Nel libro viene ricostruita questa difficile e travagliata storia durata circa sette anni, tra pruriti e dubbi religiosi da parte di Enrico VIII per avere la possibilità di risposarsi uscendone “pulito”, dimostrando grazie a medici e cardinali condiscendenti, la nullità del precedente matrimonio. Il sovrano che viene fuori dalla storia è magnanimo, simpatico e , strano a dirsi, molto attento alla religione. La stessa Caterina, pur con il rancore di essere scaduta a “principessa vedova del Galles” lo ammetterà :
“Io però so che lui ha bisogno di essere dalla parte della luce. (...)Enrico può sbagliare, ma ha bisogno del perdono”.
Walf Hall, località dell’Inghilterra, dà il titolo all’opera, ma in realtà la troviamo solo alla fine della storia: lì risiede la famiglia Seymour, che, chi conosce i Tudor, sa già che ruolo avrà nei successivi sviluppi della storia inglese.
Edmond IsbackEdmond Isback wrote a review
01
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Molto bello ma con un retrogusto d'incompiuto
Un altro affresco storico straordinario. Questa volta dell’Inghilterra di Thomas Cromwell. Un libro affascinante e coinvolgente nonostante la mole (quasi 800 pagine).

Un appagante viaggio nel tempo, catapultati nel mezzo del regno di Enrico VIII, con una bravissima e preparatissima guida: Hilary Mantel.

Il machiavellico Cromwell della Mantel è un self-made man, un uomo che, dai livelli sociali più bassi, basandosi solo sulle proprie indiscusse capacità, riesce a forgiare il destino di una grande nazione, oltre che il proprio e quello dei suoi protettori.

L’autrice ne fa il campione dell’uomo nuovo del Rinascimento, al centro del mondo, nonostante il suo essere diafano, a tratti criptico, sfuggente.

La Mantel lo descrive con grande maestria, non tradendo mai i sacri canoni del format storico e mantenendo quasi sempre costante il giusto livello di pathos che in un romanzo storico non può mancare. In questo la Mantel è estremamente rispettosa dei propri lettori e lettrici.

Sullo sfondo giganteggia lui: il Rinascimento inglese, bello quasi quanto quello italiano, con tutto il suo fascino, con le sue glorie, con le insite e inevitabili contraddizioni.

Un romanzo dalle mille sfumature, un arazzo di pregevole fattura, ancor più impreziosito da una straordinaria caratterizzazione dei personaggi. Hilary Mantel riesce a delineare con pochi sostantivi ed aggettivi i caratteri e le peculiarità di ogni personaggio, dandogli la giusta distanza emotiva dal protagonista.

L’autrice, con uno stile prosaico unico, entra ed esce con naturale destrezza dalla testa di Thomas; passa con sorprendente disinvoltura dal pensato al detto, dall’immaginato allo scritto, dal ricordato all’urlato, dal discorso diretto a quello indiretto.

Nulla è lasciato al caso: dall’attenta scelta dei vocaboli alla sensibilità che traspare nei viraggi e risvolti psicologici che il lettore è chiamato a riscontrare nell’esistenza del protagonista.

Più della descrizione sapiente dello sfarzo assoluto dei palazzi, dei vestiti, della corte, degli oggetti, quello che rimane ancor più immortalato nella memoria del lettore è l’indissolubile legame di amicizia che si instaura tra Cromwell e il suo mentore, il potentissimo cardinale Wolsey.

La trama è efficace anche se nel finale lascia una sensazione di incompiutezza: Thomas More muore e Anna Bolena è all’apice del suo potere, lasciando quasi presagire l’esistenza di un sequel già in cantiere che possa svelarne l’epilogo.