In un paese vicino a Genova, nell'immediato dopoguerra, il bambino Ju, cresciuto in un ambiente squallido materialmente e moralmente (un padre frustrato e autoritario, una madre umiliata) vive una esperienza destinata a segnare, in modo indelebile, la sua maturazione: il rapporto amoroso con la cugina dodicenne, che lo coinvolge, turbato e attratto, in precoci giochi erotici. Ma quella che all'inizio appariva una evasione finisce per ricalcare le regole, tormentose e crudeli, del mondo degli adulti: la gelosia di Ju per un mulatto diciassettenne, del quale la ragazza diventa una sorta di amante-schiava, si trasforma presto in un senso di rivalità e di impotenza, lo stesso che il padre violento suscita in lui (non a caso entrambi lo addestrano ai giochi, il padre agli scacchi, il mulatto al poker). La posta in palio è questa volta il contatto, traumatico e lacerante, con la realtà. E l'iniziazione sessuale diventa così iniziazione a un mondo di sopraffazioni e di angosce. Scoprendo nel microcosmo dell'infanzia gli impulsi, le passioni e le perversioni degli adulti, Lanza ha non solo messo in luce quanto questi ultimi condizionino in maniera irreversibile la visione del bambino (altrettanto significative sono, in questo senso, sia le violenze del padre dispotico sia gli atti di esibizionismo della maestra); ma nello stesso tempo ha mostrato, con una precisa, aderente ricostruzione di un ambiente sociale e di una condizione storica, quanto l'innocenza dell'infanzia sia il terreno fertile che alimenta l'aggressività futura degli adulti.