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Il totem del lupo
by Rong Jiang
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La ragazza sull'albero
by Julia Butterfly Hill
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Le atmosfere del romanzo
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Le atmosfere del romanzo
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Pelle di foca
by Melania D'Alessandro
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L'arco di trasformazione del personaggio
by Dara Marks
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Dershing
by Davide Cencini, Rita Micozzi
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La bussola d'oro
by Philip Pullman
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Diario di una scrittrice
by Virginia Woolf
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La vita segreta delle api
by Sue Monk Kidd
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Il vagabondo delle stelle
by Jack London
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Il lupo della steppa
by Hermann Hesse
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Delitto e castigo
by Fëdor Dostoevskij
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Non avevo ancora letto un romanzo distopico, e ora capisco il motivo del successo di questo genere. La distopia risponde alle domande della nostra modernità, a quelle più cupe, alle quali, forse, non siamo sicuri di voler conoscere la risposta. Perché, in fondo, sappiamo che potrebbe non piacerci affatto quello che ci riserva il futuro, ma è la realtà, dura, cruda, amara. E solo la distopia, con le sue caricature – neanche troppo esagerate – delle conseguenze alle azioni di noi esseri evoluti, può metterci in guardia e permetterci di cambiare, di desiderare con forza e decisione un futuro migliore di quello che ci si prospetta. Dove finisce la nostra libertà? E dove inizia quella degli altri? Qual è il confine tra uguaglianza e diversità? Quanto si è disposti a sacrificare per la salvezza di una razza, e quanto dolore ci si deve seminare alle spalle? I danni ambientali che stiamo infliggendo al pianeta quali conseguenze potrebbero avere in futuro, lontano o vicino che sia? La Terra diventerà un luogo inospitale? Sarà impossibile viverci? La razza umana verrà trasferita su un altro pianeta, per continuare a vivere? Esiste la vita, fuori dal nostro sistema solare? Siamo sicuri di avere davanti ai nostri occhi la vera realtà? O, forse, quello che vediamo fuori dalla finestra di casa, negli schermi della tv o dello smartphone, o che leggiamo nei libri di storia, non è tutta la verità? Forse vediamo quello che altri vogliono farci vedere. Forse ciò che abbiamo intorno è un ologramma, costruito sulla menzogna. Marta Duò ha provato a offrire una risposta a tutte queste domande e, ammettiamolo, tutti ce le siamo poste nella nostra esistenza. La scrittrice ci ha permesso di sbirciare nel futuro dei terrestri, riportando alla nostra attenzione molte tematiche attuali. “I superstiti di Ridian” è un invito alla riflessione. I pensieri di Nerissa e di Daar, i protagonisti della storia, diventano i nostri, generano emozioni che non possono essere ignorate, una volta vissute. “Se tu fossi in grado di conoscere il futuro… fermeresti tutte le persone che incontri, dicendo loro cosa dovrebbero fare per vivere più a lungo e senza dolore?” La storia dell’umanità dovrebbe insegnarci a porre rimedio agli errori del passato, ma troppo spesso tendiamo a ripeterli. Anche su Ridian, a secoli di distanza dal nostro oggi, l’essere umano non è cambiato. Si sente superiore, colonizza, distrugge, incurante della vita, della libertà e dell’esistenza altrui. Nerissa, umana per nascita e destinata a tornare sulla Terra, dovrà fare i conti con la dura realtà dei fatti e riflettere sul confine sottile che separa giusto e sbagliato, vittoria e sconfitta, verità e menzogna, vita e morte, sopravvivenza ed estinzione. “A ogni pagina sentiva il cuore tremare come le sue certezze, crollando pezzo dopo pezzo” Le certezze di Nerissa – e le nostre, insieme alle sue – si sgretolano, diventano macerie di un mondo che non esiste più e si scontrano con quelle di Daar, nato su Ridian, ma considerato alieno su un pianeta che è il suo. Daar, combattente per la libertà del suo popolo, idealista e fedele alla sua causa, diventa il carceriere di Nerissa, la vera aliena, e dentro noi lettori inizia una battaglia, una tempesta confusa per capire chi sia il vincitore e chi il vinto e chi abbia ragione e chi torto. Daar e Nerissa sono facce di una stessa medaglia, diverse nell’aspetto, ma non negli ideali e nei sentimenti. Le vicende che l’autrice ci presenta sono intessute con una lucidità disarmante per un romanzo d’esordio. Spiazzano il lettore, che finisce per perdersi nelle sue riflessioni, incapace di decidere per chi fare il tifo in questa battaglia che si combatte su Ridian, anni luce lontano da noi, ma paradossalmente anche qui, sulla Terra, nelle nostre città e, forse, addirittura sotto la casa in cui viviamo. Nella storia dell’umanità sono stati – e sono ancora – molti i massacri per la vittoria di un popolo a discapito di un altro. L’uomo uccide i suoi simili da tempo immemore, sterminando tutte le “razze” diverse da quella dominante. Si pensi, per esempio, agli anni del nazismo, o, più indietro nel tempo, alla colonizzazione delle Americhe con la conseguente distruzione delle civiltà indigene, all’estinzione di specie animali preziose per il pianeta. Si pensi anche, senza andare tanto lontano, al fenomeno odierno dell’immigrazione e ai meccanismi sociali e politici che essa sta mettendo in moto negli ultimi anni. La storia scritta da Marta Duò non fa che ricordarci i nostri errori, rendendoli finalmente evidenti, perché non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere e peggior sordo di chi non vuol sentire. Sicuramente si tratta di un romanzo di fantascienza sui generis, un distopico che prende le distanze dalle mode del momento, distogliendo l’attenzione da vicende d’amore adolescenziali. “I superstiti di Ridian” si colloca in un panorama letterario di più ampio respiro e ci rimanda un affresco dalle forme essenziali, senza belletti e futili contorni. L’intento è quello di farci concentrare sulle tematiche più importanti, quelle che stanno a cuore all’autrice e che dovrebbero importare anche a noi. Un grande esordio, senza ombra di dubbio, per un’autrice nostrana che promette bene per i suoi lavori futuri.
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Notre-Dame de Paris
by Victor Hugo
(*)(*)(*)(*)(*)(5,223)

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