ikkoku
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ikkoku

Feb 25, 1982

Maldives

Anobian since Feb 10, 2008

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Affreschi di vita e letteratura
È sempre un gran piacere leggere Hemingway e, che l’argomento trattato sia la guerra, qualche safari africano, delle afose corride tra Spagna e Sud America o, come in questo caso, la stessa vita di questo monumento letterario, la sensazione di essere al cospetto di un capolavoro senza tempo appare sempre limpida e palpabile. È come gustare un cibo prelibato, centellinarne l’assaggio per assaporarne ogni più piccola sfumatura, nel vano tentativo di allontanare quell’irrimediabile epilogo che, anche senza volervo, prima o poi ci si ritroverà costretti a fronteggiare. Festa mobile ripercorre gli anni parigini di Hemingway e ci mette di fronte ad uno scenario vivo, chiassoso, costellato di ristrettezze economiche ma, al contempo, arricchito dell’apparizione di importanti artisti e scrittori dell’epoca. È una Parigi e, ancora di più, un’Europa viva e pulsante quella che percorriamo assieme allo scrittore. Sono scatti di vita vissuta, in un continuo barcamenarsi tra scommesse ippiche e gite sulla neve, scaramucce letterarie ed amore per la lettura, ascese e cadute, morsi dalla fame od inebriati dall’alcool. Un’opera ricca e vibrante alla quale riconosco, come ad altri scritti similari, la grande capacità di instillare la voglia di scoprire i veri volti e le vite più intime di quegli uomini che si celano dietro la maschera di scrittore.
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Festa mobile
by Ernest Hemingway
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by Ernest Hemingway
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La guerra dei mondi
by Herbert George Wells
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La lunga vallata
by John Steinbeck
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La guerra dei mondi
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L'uomo prima dell'eroe
Devo ammettere che, prima ancora di iniziare la lettura, ero particolarmente scettico su questo testo. Dubbioso dell’idea di rivisitare, in un’ottica est remamente personale, le gesta epiche di Achille ed il suo rapport con Patroclo. Mi sento pero’ di affermare, fin da ora, che la lettura e’ piacevole, scorre rapida ed a tratti sa essere estremamente coinvolgente. La storia e’ quella conosciuta, ma arricchita dalla visione umana che prende forma dagli occhi di Patroclo. L’infanzia, il tempo trascorso assieme, l’incontro e lo scontro tra Achille e Patroclo ma, al contempo con il mondo che li circonda. Un’amicizia che diventa amore, un rapporto che diventa via via piu’ solido e che riesce a supera di slancio tutti gli ostacoli che il destino interpone sul suo cammino. Poi c’e’ la figura di Achille, all’apparenza inscalfibile e quasi divina, fulgida e destinata alla gloria eterna, che mostra un volto nuovo, umano e delicato, una figura gentile e premurosa. Un Achille intimo, legato indissolubilmente alla figura di Patroclo e che, grazie ed a causa di quest’ultimo, va incontro al suo irreparabile destino. Una lettura coinvolgente nella sua semplicita’; un’opera capace di restituire un respire nuovo a vicende note. Di certo non un libro capace di trasformarsi in qualcosa di indimenticabile ma, personalmente, un approccio spensierato ed accattivante che permette di osservare, in un modo diverso, la vita e l’operato di personaggi che appartengono alla memoria di qualsiasi lettore.
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La canzone di Achille
by Madeline Miller
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La canzone di Achille
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Al cospetto dei contrasti
Sepulveda, con questo piccolo libro, da gustare tutto d’un fiato, mi ha fatto rivivere le identiche nette emozioni che forse il solo Simenon riesce a darmi. Parlo della splendida, dal mio punto di vista, capacità di trascinare il lettore nella storia fin dalle prime righe. Ecco quindi come ci si ritrovi, fin da subito, immersi nella narrazione, costretti (ma ben felici) di inseguire un freddo killer in quello che appare come l’ennesimo incarico da sbrigare nel modo più pulito e rapido possibile. Non posso non affermare che per me si è trattata di una lettura di grandi contrasti, sia dal punto di vista narrativo che per quanto riguarda la fruizione dell’opera. Se, da un punto di vista contenutistico, la freddezza glaciale del protagonista viene incrinata dalla passione e dal bruciante amore, nell’ottica della fruizione dell’opera mi sono ritrovato costretto ad equilibrismi su di un filo davvero sottile. Un continuo scontro tra il voler divorare ancora più velocemente il testo così da giungere alle tanto attese conclusioni e, al stesso tempo, il percepire forte la necessità di rallentare la lettura così da poter gustare ancora più a fondo ogni minuscola sfumatura di questa splendida piccola gemma. Una penna ispiratissima, un ritmo incalzante che non lascia scampo, intrecci avvincenti anche se un po’ troppo superficiali ed appena abbozzati, per quella che è stata una lettura davvero coinvolgente ed appassionante.
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Diario di un killer sentimentale
by Luis Sepúlveda
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Un uomo senza patria
by Kurt Vonnegut
(*)(*)(*)(*)(*)(419)

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Un uomo senza patria
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Sangue e sudore sulla sabbia dell’arena
Era da un bel po’ di tempo che non avevo il piacere di leggere Hemingway e, come al solito, le sensazioni regalatemi da questo magico scrittore resteranno indelebili nella mia mente di lettore. Che il tema trattato sia la guerra, la corrida, la rivoluzione, lo scontro tra uomo e natura, lo stile e la passione trasmessi dalle opere di questo eterno scrittore sanno regalare, semplicemente, solide e continue emozioni. Questa volta è la corrida, il colorato e palpitante sfondo sul quale si stagliano le eleganti figure di due matadores, Dominguin ed Ordonez, che in uno storico 1959 si vedono alternarsi al cospetto di pericolosi tori ma, prima ancora, impegnarsi in una sfida tra loro stessi e, volendo scavare ancora di più nel profondo, con loro stessi. Ci sono tensione, trasporto, passione ed amore, gioia e dolore tra le bollenti giornate spagnole di quest’estate pericolosa. Pochi i momenti di quiete, sovrastati da una quotidianità trascorsa accarezzando il limite, giocando con il rischio, flirtando con la morte. Una lettura splendida, profonda, tesa, capace di trascinare il lettore nell’arena, introdurlo alla tauromachia ma, allo stesso tempo, fargli assaporare le gesta e la fatica vissuta da due uomini impegnanti in uno spietato scontro all’ultima, mortale, stoccata.
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Un'estate pericolosa
by Ernest Hemingway
(*)(*)(*)(*)( )(160)

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Un’isola sperimentale
Su consiglio di un amico ho deciso di imbarcarmi per una visita all’isola del dr Moreau. Destinazione che, vista da lontano, potrebbe apparire un’idilliaca oasi di pace, angolo incantato lontano dalla civiltà ma che, al contrario, già dall’avvicinamento assume le sembianze di un luogo tetro, custode di macabri ed oscuri segreti. Tra tentativi di fuga ed avvicinamenti, incredulità ed ostiche prese di coscienza, scienza e magia, ci si ritrova circondati da strane creature, incroci tra razze differenti, innesti fisici ed indottrinamenti, in quello che appare essere l’ibrido tra uno zoo umano ed un laboratorio eugenetico. La creazione di una nuova razza, un percorso evolutivo, la sperimentazione biologica, il tentativo di stabilire un ordine che, lentamente, scivola nel caos più completo fino a sfociare nuovamente nella bestialità originaria, rendono l’isola del dr Moreau uno dei fondatori di quel filone fantascientifico che si svilupperà nei decenni successivi e, ancora oggi, continua ad evolvere e proliferare senza aver dimenticato le sue origini. Un classico del genere, da affiancare agli scritti di Jules Verne, capace di stupire ed affascinare come molte delle opere fantascientifiche di quegli anni, siano esse letterarie o cinematografiche, per la visionaria inventiva dei propri autori.
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L'isola del Dottor Moreau
by Herbert George Wells
(*)(*)(*)(*)( )(921)

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Un'estate pericolosa
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L'isola del Dottor Moreau
by Herbert George Wells
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Il dipanarsi degli intrecci
Eccomi giunto alla conclusione del viaggio in tre parti costituito dalla trilogia dei Moschettieri di Alexandre Dumas. E’ stata una lunga ed avvincente passeggiata attraverso il diciassettesimo secolo e, ancora più importante, costellata di splendide viste sul periodo storico, i fatti ed i personaggi, più o meno romanzati, che l’hanno movimentato. Un’avventura epica, densa, che attraversa le epoche e riesce ad instillare nel lettore, grazie alla sua mastodonticità, una mescolanza di agorafobia e vertigine. Un’opera infinita nella sua totalità, ma capace di esserlo anche prendendo, singolarmente, le parti che la compongono. Risulta vano, sconfinando quasi nello sminuirlo, il tentativo di descrivere un simile testo; una narrazione che agli infiniti scorci storici affianca avventura, azione, intrigo e tradimento, amore, odio ed amicizia, giovinezza e vecchiaia, vita, morte e qualsiasi altro intreccio un lettore possa desiderare di trovare in quel magico veicolo che si genera dall’abbraccio tra carta ed inchiostro. I più di duecentosessanta capitoli che costituiscono l’opera sono terreno di accelerazioni e soste, apparizioni e scomparse, sogni che si infrangono fragorosamente, resurrezioni, imprese al limite dell’assurdo, scaltrezze, schermaglie tanto fisiche quante verbali e confronto con l’umanità, i moti e le pulsioni che, in qualsiasi epoca, muovono l’essere umano ed i popoli. Un’opera splendida, perfetta chiusura di una trilogia che ha l’enorme pregio di far innamorare della lettura così come dei personaggi e delle vicende narrate. Nel Visconte di Bragelonne c’è davvero tutto e questo “tutto” lo porta tra il gruppo dei libri indimenticabili. Non lo elevo a capolavoro assoluto, lasciandolo alle porte del mio personale Olimpo letterario, ma lo considero un libro da leggere assolutamente, così come l’intera produzione di Dumas, senza farsi intimorire dalle dimensioni fisiche dell’opera ma animati solamente dalla voglia di farsi trascinare in un tanto lungo quanto meraviglioso viaggio indietro nel tempo.