Valeria Colombo
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Valeria Colombo

Feb 19, 1984

Italy

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Di notte sotto il ponte di pietra
by Leo Perutz
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L'orgia di Praga
by Philip Roth
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I pilastri della terra
by Ken Follett
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Eccomi
by Jonathan Safran Foer
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La figlia oscura
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La zona cieca
by Chiara Gamberale
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Un percorso personale di ricerca, esplorazione e ritrovamento del rapporto madre-figlia, del sottile legame che nasce da desideri infantili, adulti, subconsci o vagamente razionali, di trovare la propria identità, la propria natura, in quella della propria madre defunta (Amalia, forse morta suicida), attraverso il ricordo esplorativo di virtù, difetti perdonabili, debolezze umane, mancanze, disattenzioni, passioni e violenze subite. Lidia durante questo percorso obbligato e liberatorio, deve prendere atto dei contrasti, delle brutture ma anche di malintesi della vita degli adulti di cui è diretta protagonista ( emerge infatti che il racconto di Lidia bambina, che svela al padre e allo zio che mamma Amalia ha una simpatia particolare per Catania, sedicente uomo ammaliatore, scatenando odi e tensioni, nonché la separazione dei suoi genitori, altro non è che una trasposizione infantile degli abusi che forse la stessa Lidia ha subito da bambina da un vecchio commerciante, padre di Catania. Probabilmente per l’inconscio desiderio preterdeterminato di essere lei stessa Amalia). Questo percorso onirico si conclude con una fusione simbolica di Lidia con Amalia, attraverso un disegno a pennarello che avvicina l’immagine e la fisicità di Lidia adulta su una foto tessera a quella dell’Amalia che non c’è più ( il finale: Amalia c’era stata. Io ero Amalia).
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L'amore molesto
by Elena Ferrante
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Filosofia della casa
by Emanuele Coccia
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RESISTENZA DEI MELI AI PARASSITI In natura una pianta e i suoi parassiti sono in continua coevoluzione, partecipano a una danza di resistenza e conquista che non può avere un vincitore definitivo. Ma in un frutteto di alberi innestati la coevoluzione non esiste più, perché dal punto di vista genetico le piante rimangono identiche di generazione in generazione. In parole povere, i meli non si riproducono più per via sessuale, come avviene quando nascono dal seme, mentre la sessualità è l’espediente della natura per creare nuove combinazioni genetiche. Al contempo, virus, batteri, funghi e insetti non si arrendono: si riproducono sessualmente e continuano a evolversi finché non azzeccano l’esatta combinazioni genetiche che permette loro di sopraffare qualsiasi forma di resistenza posseduta dalle mele. A questo punto i parassiti si avvicinano alla vittoria totale, a meno che gli esseri umani non intervengano in soccorso della pianta brandendo gli strumenti della chimica moderna. In altri termini, l’addomesticamento della mela si è spinto troppo in là, al punto che l’idoneità della specie alla sopravvivenza in natura (dove, dopo tutto, deve ancora vivere) è stata gravemente compromessa. Ridotta a un pugno di cloni geneticamente identici Che si adattano al nostro gusto e ai nostri metodi di coltivazione, la mela ha perso la variabilità fondamentale conferitale, allo stato naturale, dalla riproduzione sessuale.
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L'amore molesto
by Elena Ferrante
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Gli antropologi hanno scoperto che le culture differiscono molto nella preferenza per il gusto amaro, aspro o salato, ma la predilezione per il dolce sembra essere universale. Questo vale anche per molti animali, e non c’è da stupirsi, perché la natura immagazzina l’energia negli zuccheri. Come per molti mammiferi, la nostra prima esperienza del sapore dolce avviene con il latte materno. È possibile che acquisiamo tale predilezione attraverso l’allattamento, o forse nasciamo con un istinto per le cose dolci che ci fa desiderare il latte materno. In ogni caso la dolcezza ha dimostrato in vario modo di essere una forza dell’evoluzione. Rivestendo i semi di polpa zuccherina e nutriente, le piante da frutto come il melo hanno escogitato un sistema ingegnoso per sfruttare la predilezione per il dolce dei mammiferi: in cambio del fruttosio, gli animali trasportano i semi, permettendo alla pianta di ampliare il proprio raggio d’azione. Come parti di questo grandioso accordo coevolutivo, gli animali più attratti dalla dolcezza e le piante che offrono i frutti più grossi e più dolci hanno prosperato insieme e si sono moltiplicati, trasformandosi nelle specie che oggi vediamo, e siamo. In via precauzionale le piante hanno poi preso alcuni provvedimenti per proteggere i semi dall’avidità dei partner: hanno ritardato lo sviluppo della dolcezza e del colore sino a quando i semi non sono del tutto maturi (prima i frutti sono di un verde poco appariscente e di gusto sgradevole) e, in alcuni casi (come nelle mele), hanno avvelenato i semi per assicurarsi che venga consumata solo la polpa. Dunque il desiderio è un tutt’uno con l’autentica natura e finalità della frutta, e spesso origina il tabù. L’assenza di fascino del regno della verdura (si è mai sentito parlare di un ortaggio proibito?) E invece riconducibile al fatto che la strategia riproduttiva degli ortaggi non prevede di attrarre gli animali.
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L’evoluzione non dipende dalla volontà o dall’intenzione di ottenere un risultato; è, quasi per definizione, un processo inconsapevole e involontario. Richiede solo esseri viventi costretti, come ogni pianta o animale, a sfruttare al massimo ogni occasione. Talvolta un carattere adattivo È così intelligente da sembrare intenzionale: la formica che “coltiva“ funghi commestibili nel proprio giardino, per esempio, o la nepente Che “convince“ la mosca a considerarla un pezzo di carne marcia. Ma tali caratteri sono intelligenti solo a posteriori. Un progetto, in natura, non è altro che una concatenazione di casualità, scelte dalla selezione naturale finché il risultato è così bello o efficace da sembrare un prodigio intenzionale. Allo stesso modo, siamo inclini a sopravvalutare il nostro ruolo nella natura. Molte delle attività che gli uomini sono convinti di intraprendere per i propri fini (inventare l’agricoltura, dichiarare illegali determinate piante, scrivere libri di lode su altre) dal punto di vista della natura sono pure contingenze. I nostri desideri sono solo acqua per il mulino dell’evoluzione, né più nemmeno di un cambiamento climatico: una minaccia per alcune specie, un’opportunità per altre. La grammatica può anche insegnarci a dividere il mondo tra soggetti attivi e oggetti passivi, ma in una relazione coevolutiva ogni soggetto è anche oggetto, e ogni oggetto soggetto. Ecco perché assenso pensare all’invenzione dell’agricoltura come a un processo in cui le graminacee usarono gli esseri umani per conquistare le foreste.