Martalasanguinaria's Reviews7

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la banalità non occupa spazio?
un libro inconsistente, direi. si tratta di una congerie di piccoli fatti e curiosità, richiami alla cultura generale cinematografica et al. del secolo scorso, che suggeriscono il gusto per il copiare più che il citare. il testo, tanto leggero da pretendere d'essere guida per la vita, è un macigno di pedanteria da quattro soldi, il ritmo costante fino al sonno: un solo concetto, nemmeno originale o controintuitivo viene riproposto corredato da esempi a tratti contraddittori e in salsa 'giornalistica' (?), periodi brevi e culmini argomentativi in punto di domanda. Snervante. No?
Solo bagaglio a mano
by Gabriele Romagnoli
(*)(*)(*)(*)( )(105)
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breve giro per lettori sviliti
Molto rappresentativo delle scarse aspettative degli editori sui lettori. Pause ripetizioni e 'cadenze' - a volere concedere un nome al vuoto che si ripete quanto certe frasi nei paragrafetti di sfoghi melensi che allungano un'attesa destinata alla delusione - arrancano per una buona metà, poi si realizza un ritmo tollerabile, ma il libro pende dalla nota finale per giustificarsi, per offrire senso. Si potrebbe pensare a un tentativo di suspence talmente mal riuscito da essere solo noioso, ma non propendo per l'innocenza. Informerei Einaudi che l'amore dell'autore per Vivaldi o la sua ricerca di stampo accademico (dato che si è tenuto lontano dal rischio di 'contaminazioni' di narrative con intenti troppo simili) non impressionano. Tutt'al più, poichè si scoprono in nota, accompagnano il sollievo di aver concluso un percorso offensivo e non solo e non tanto per banalità, ma per la pompa che l'accompagna. Si dà per scontato che la mediocrità vestita da retorica a breve circuito, il ritornare così spesso della stessa solfa ingigantita dalle aspirazioni dell'autore, sia ormai così diffusa da essere apprezzata. O dovrei dire citata? Eh sì, perché il libro di Scarpa si offre in frammenti pronti per la becera copia on line; ciascun paragrafetto contiene sentimentalismo, leggera ambiguità di pensieri coraggiosi e una spolveratina di oniriche paure... perfetto per i social (a misura, direi, se ne avessi contato i caratteri). Sconsigliato ai lettori per rispetto di sè.
Stabat mater
by Tiziano Scarpa
(*)(*)(*)(*)( )(2,380)
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Da un'angolazione singolare, acuta e divertente, il fisico Mark Buchanan affronta il tema della crisi finanziaria globale e della responsabilità della ricerca rispetto alla stessa. Il testo è d'impronta divulgativa, ricco di puntuali osservazioni scientifiche e rivolto a tutti coloro che hanno la sensazione di aver capito del proprio tempo e della situazione economica attuale più di quanto sia concesso verificare attraverso la comune stampa di informazione e persino saggistica. L'incursione dei modi e modelli analitici propri della fisica nell'ambito economico dà più che ragionevoli speranze di cambiamento e si pone come atto concreto nella costruzione di una nuova e più diffusa coscienza. L'autore mette in luce alcune delle più importanti direttrici concettuali emerse dal connubio e ne indica i potenziali sviluppi.
Previsioni
by Mark Buchanan
(*)(*)(*)(*)( )(5)
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Compagne
Divulgativo. La prima impressione, la prima nota, con la sgradevole sfumatura d'approssimazione propria dell'aggettivo - rafforzata dalla pretesa di una specialista in letteratura di trattare un momento storico e filosofico di tale pregnanza - è che il linguaggio del testo sia divulgativo. Indispettisce nelle pagine dedicate alla Weil e alla Bespaloff, e si risolve però fluido quando si passa alla Arendt. Perché più studiata? Semplificata dalla ricerca altrui? Dall'ordine che ha imposto alla sua opera? Più amata? E' da escludere, visti i riferimenti appassionati al lavoro delle 'altre;' e dalla maestria con cui, in virtù della propria vocazione, la Fusini indica ferma la poetica - eleganti gli accenni a Némirovsky, e soprattutto ad Auden - delle due. Il punto di forza del libro è proprio il garbo con cui il filo rosso della coscienza femminile, troppo spesso scambiato per stoppa, è associato all'espressione di una cultura non distruttiva, in cui modelli e opera creativa si fondono, e la cui alterità non viene propinata (cosa alquanto preziosa e rara!) con iniezioni di mirabolanti espressioni post-strutturaliste; ma raccontata discretamente, facendo uso del contagocce nel distribuire i riferimenti teorici attuali, e lasciando spazio per mettere in questione-la questione-del genere.
Hannah e le altre
by Nadia Fusini
(*)(*)(*)(*)( )(52)
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l'amore degli anarchici
Della Vita agra è facile amare il tintinnio del rigore intellettuale, il pensiero politico ricco e pulito, non ingombrante, partorito dalla riflessione puntuale, dalla logica impertinente alle circostanze. E scandito dalla vita: ironicamente tutti i temi tracciati si riflettono nell'andamento del testo, l'annullamento dello spazio tra il pensiero e l'azione nell'aggressivo manifesto dello scrittore in grado di far risuonare gli aoristi con cui il leone Bianciardi arride nelle prime pagine, lo schiaccianoci del tempo che (erroneamente in quarta di copertina) il curatore per Feltrinelli - poi chi? chi, per Feltrinelli? - riduce a dubbio 'fra voglia di far esplodere il sistema e desiderio di esserne riconosciuto' e in cui invece la logica della produttività si sdoppia senza contraddizione. Bianciardi oppone resistenza al consumo e racconta la necessità instancabile dell'utilità, persino dell'intelletto nello scambio umano. In un percorso pendente che nelle ultimissime pagine probabilmente precipita per esigenza di chiusura, attraverso la sintesi (qualità filosofica e pubblicistica non escludono alcun lettore, ma ne indicano tese la responsabilità) egli frusta l'inerzia dei giudizi universali, e come pretende il suo Fernaspe, realizza il passaggio dal neorealismo alla storia.
La vita agra
by Luciano Bianciardi
(*)(*)(*)(*)(*)(2,142)
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regnhlíf
Come uno zampillo nutrito, un'altra prova 'da donna a donna' in cui il tema del genere (nella forma indiretta della descrizione di una peculiare, brillante, autonoma e ingenua donna, casualmente androgina) si mescola a quello geografico-culturale, parte di un'operazione omologante ben più pericolosa di quella che l'autrice, direttrice del museo dell'Università d'Islanda, sembra percepire. Non risparmia nemmeno il suo nome, in un diario di stra-vita ordinaria, seppure relegato ad altro minore carattere femminile: la migliore amica della protagonista. Ed è un peccato, perché, merito del traduttore, Stefano Rosatti, e senza dubbio dell'autrice, siamo davanti a uno stile consapevole, per quanto non si possa parlare di ricchezza linguistica espressa, se non in brevi passaggi. Il libro smette di promettere tardi, dunque, ma il vuoto è forma e... il forno è vuoto. Condito da un finale di ricette, il testo 'gradevole' potrebbe poggiare più fermamente sull'Islanda nuda e pura, i suoi animali e paesaggi, ma gli accenni descrittivi si fondono troppo bene con la didattica dell'educazione nordica all'indipendenza di una Biancaneve da modernariato, la cui eccentricità si esprime nell'indipendenza di giudizio espressa con piglio da shopping aeroportuale. Dispiace dirlo, ma è un libro da ombrellone impegnato. Rigorosamente per donne (o peggio per chiunque non sappia che regalo fare a una donna che langue al sole d'estate) che rifiutano di leggere storielle scritte male, una storia banale da una penna sprecata.
La donna è un'isola
by Audur Ava Olafsdottir
(*)(*)(*)(*)( )(312)
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lingua originale
Ben bilanciato allo stile narrativo dello scrittore, Corazon tan blanco mi riporta (felicemente) a Marìas, dal quale Domani nella battaglia pensa a me mi aveva allontanato. Purtroppo, da traduttrice dispiace sempre un po'fare critiche del genere, devo ipotizzare che Felici non abbia reso giustizia all'autore. Il titolo tratto dal Riccardo III completa un'opera che in italiano risulta irregolare, per quanto se ne apprezzi - non a caso al culmine del libro e sempre più verso il finale - la gestione di temi e personaggi che stando in piedi da sé (come avrebbe voluto Kipling nell'inferno de L'ultima storia) coagulano elementi autonomi e li integrano non sempre consequenzialmente. A soffrirne è soprattutto il ritmo. In Corazon tan blanco la 'complessità' di Marìas è risolta in uno stile ricco che, se può comunque travolgere per densità, rivela in ogni parte - e non necessariamente in crescendo progressivo - un controllo perfetto delle storie nella storia e tiene il polso del lettore tendendo e rilassando lingua e tempi. L'ampio ventaglio sonoro che ne deriva fa apprezzare la consapevolezza dell'autore rispetto all'utenza; egli sagacemente stimola e accompagna coloro i quali siano attratti dalla sovrapposizione della struttura del libro a una sorta di scheletro di responsabilità del divenire. Grazie a questo elemento il lettore è a contatto con il mestiere, sente l'autore presente e a tratti incalzante, insieme alla sua predilezione per la morte e la freschezza shakesperiana del dramma, elementi che associati, connotano la sua firma.
Corazón tan blanco
by Javier Marías
(*)(*)(*)(*)( )(1,915)