Anonymous
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Anonymous

Sep 6, 1993

Torino, Italy

Anobian since Jan 8, 2016

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Una donna
by Annie Ernaux
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La lotta agli sprechi di un romantico frigorifero.
Frigorifero Mon Amour è un romanzo umoristico scritto da Andrea Serra ed edito lo scorso febbraio dalla case editrice torinese Miraggi, nota per aver lanciato, tra gli altri, il poeta Guido Catalano. Il romanzo, sostenuto dal Banco Alimentare del Piemonte, racconta, in forma di diario, un anno della vita di Felice (che tanto felice non è), uno Zeno postmoderno che, costretto a vivere un'esistenza i cui ritmi sono scanditi dal tempo del lavoro, della famiglia e soprattutto dal consumismo, si convince ad iniziare un percorso terapeutico dallo psicologo che, come da copione, gli consiglia di tenere un diario. Il romanzo è ambientato in un'epoca post-Futurama in cui la società oltre ad essere completamente digitalizzata ed informatizzata è abitata da non più uomini che vivono in stretta simbiosi con i supporti tecnologici. Questi ultimi, diversamente dai primi, godono di una vita autonoma: leggono, passeggiano, mangiano, partecipano a conversazioni "intellettualoidi" e, in qualche caso, come quello del frigorifero, mostano di avere una coscienza civica e morale capace di detterne scelte di vita importanti. Ed è proprio il frigorifero che, dopo l'ennesimo acquisto di carote destinate ad ammuffirsi nell'ultimo cassetto, compie un atto di ribellione e "visto che buttiamo tutto nella spazzatura anche lui se va in discarica". Il frigorifero fa tutto quello che i non-uomini, che abitano una società che più che "liquida" è ormai completamente liquefatta, non riescono più a fare perché vittime dell'iper-globalizzazione e del consumismo più sfrenato, perché costretti ad assumere psicofarmaci e integratori per stare dietro, con vacuo dinamismo, ai mille finanziamenti aperti per l'acquisto di beni di non necessità. Quando il frigorifero torna a casa per ritirare alcuni volumi dalla libreria, Felice lo supplica di restare promettendogli di cambiare ed il frigorifero lo mette subito alla prova. Gli chiede se è andato a votare alle ultime elezioni. Alla risposta negativa di Felice, incalza il tiro e gli chiede se ha almeno letto il libro che gli aveva prestato. Un libro sullo spreco alimentare. Felice questa volta asserisce e il frigorifero lo mette davanti alla prova del nove. "- Allora dimmi, quante sono le persone denutrite nel nostro pianeta? - 800 milioni, me lo ricordo! - E quanto cibo viene sprecato nel mondo? - 800... milioni? - No, sono 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che viene sprecato nel mondo ogni anno senza arrivare neanche a tavola. Si perde, diventa immangiabile durante la distribuzione o viene gettato via nei negozi alimentari al dettaglio, ristoranti e cucine. E SI TRATTA DI CIRCA QUATTRO VOLTE LA QUANTITA' NECESSARIA A SFAMARE LE 800 MILIONI DI PERSONE CHE SOFFRONO DI FAME. E con una sportellata mi butta per terra e se ne va lasciandomi per terra a piangere." Il volume, come si diceva in apertura, è un testo umoristico; non mancano pertanto pagine esilaranti in cui il lettore può abbandonarsi alle risate. Su tutte la parodia della celeberrima conferenza stampa sugli "Zero Tituli" di Mourinho, o la riscrittura dell'Inferno dantesco in cui sulla porta del suo Inferno personale, il nostro Felice legge "Agenzia delle Entrate. Lasciate ogni speranza voi ch'entrate tanto comunque non ne uscite". Un libro che fa sorridere e riflettere.
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Frigorifero mon amour
by Andrea Serra
(*)(*)(*)(*)( )(3)

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Fascismo
by Emilio Gentile
(*)(*)(*)(*)( )(96)

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Resto qui
by Marco Balzano
(*)(*)(*)(*)(*)(1,620)

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Bella mia
by Donatella Di Pietrantonio
(*)(*)(*)(*)( )(448)

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(*)(*)(*)(*)(*)
Un libro bellissimo, forte e al tempo stesso delicato. Pagine autobiografiche che raccontano la depressione a chi la depressione non la conosce (e la sottovaluta), l'ha conosciuta di sfuggita o, al contrario, la conosce benissimo, l'ha vissuta o ha avuto modo di osservarla da molto vicino, ma ha ancora molto da imparare. Simona Vinci racconta, in 119 pagine, il suo cammino in compagnia della Ragna: la sua personalissima personificazione del male. Ci sono le paure iniziali, il tentativo di suicidio fatalmente sfumato, la gravidanza, il difficile rapporto con il suo corpo e il ricorso alla chirurgia, il lutto, il dolore, ma anche la voglia di riemergere, di non lasciarsi inghiottire da quel tremendo vortice nero che sembra risucchiare tutto quello che è attorno. C’è l’iter di accettazione del male, la rassegnazione alla convivenza con la paura, la capacità di domarla e, quando richiesto, di farsi dominare consapevole di dover vivere nel presente. E c’è la parola, una parola che è assieme universale e particolare, una parola salvifica che plasma il mondo interiore e quello esteriore. I toni non sono mai patetici, la lingua non scade mai nel compassionevole. "Raccontare la forma di quella gabbia e i tormenti che ci procura, descriverla a qualcuno con le parole migliori e più accurate che riusciamo a trovare, ma anche soltanto quelle che ci vengono o che arrivano per prime, può essere un modo per cominciare a smontarla". La narrazione racconta le luci e le ombre che attraversano le esistenze di chi, a un certo punto della vita, quasi dal nulla, deve confrontarsi con qualcosa che è Altro da sé pur risiedendo nel suo organismo. Ma oltre alla vicenda strettamente personale ci sono anche pagine letterarie e saggistiche che raccontano meglio una realtà sociale che è collettiva e assieme invisibile. Parla, mia paura è un libro che sensibilizza sul male oscuro di una società che tende all'alienazione e al quasi conseguente incremento del numero di vittime di attacchi di ansia o panico; una società in cui ancora vige l'associazione depressione - malattia mentale - camicia di forza - manicomio e chi ne soffre troppo spesso si vergogna a chiedere aiuto impantanandosi in una trappola doppia: il male e il silenzio. Questo è un libro da leggere per metterci tutti un po' più al riparo da certi stereotipi e perché, come dice l'autrice, è "l'attenzione degli altri che può salvarci, a volte. A volte no, e non è colpa di nessuno". E' un libro che insegna a chi sta vivendo un periodo particolare a non vergognarsi di chiedere aiuto, a non vergognarsi delle propria fragilità, insegna la necessità di uscire dalla solitudine, dall'individualismo che ci domina e logora. Ed è un libro che insegna molto anche a chi, per sua fortuna, con la depressione non ha nulla a che farci. Alla schiera dei "sani" insegna la solidarietà perché spesso dentro i nostri occhi qualcuno può trovarci "un appiglio. [...] La società dovrebbe essere, idealmente, quel posto dove tutti si prendono cura di tutti, tutti dovremmo essere psichiatri di tutti".
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Parla, mia paura
by Simona Vinci
(*)(*)(*)(*)( )(196)

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