Blue Tango
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Blue Tango

Mar 8, 2018

Milano, Italy

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La condanna dei viventi
by Marco De Franchi
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FINCHE' MORTE NON VI SEPARI
Diretto, essenziale, affilato, spietato e realista. Questi sono i primi aggettivi che mi si prospettano dopo la lettura di questo ultimo, bellissimo romanzo di Tahar Ben Jelloun. Non reggo più la retorica, il buonismo e la melassa imperante e qui “il miele e l’amarezza” restituisce la cifra più profonda della realtà. Amore e morte, razzismo, corruzione, stupro, vergogna, dignità, e … pietà. Nell’ultimo tratto di vita, verso la morte, in poco più di 200 pagine l’autore riesce a toccare temi fondamentali quali: ·       la sofferenza per una convivenza forzata all’interno di un vincolo matrimoniale che si intende rispettare per cultura e tradizione, per inerzia e convenzione sociale, anche se fonte della più disperata solitudine; ·      la vergogna di dover accettare e praticare la corruzione in una società ed in un paese che non lascia alternative, una corruzione ed una genuflessione al dio denaro che corrode l’anima, senza possibilità di salvezza e redenzione; ·      lo stupro da cui non ci si salva, perpetrato su una giovane donna che crede in un mondo in cui la poesia abbia un ruolo salvifico e che anela ad essere letta da altri, anche nel ristretto contesto di un modesto giornale locale; ·      il razzismo e l’intolleranza non solo verso gli immigrati di colore, ma persino verso le possibili variazioni di “nero” (mori e neri nella Mauritania); ·      la vecchiaia, l’umiliazione del decadimento fisico, del progressivo disfacimento del corpo, e l’attesa della morte intesa come fine delle sofferenze. Il tutto si svolge in Marocco, ma ha una portata ed attualità universale. Le vicende della “vecchia” coppia costituita da Maroud e Malika, dei loro figli Adam, Macef e Samia, del loro “badante” Viad (acronimo inventato dal medesimo a significare “Vita Impossibile senza Amore e Dignità) si dipanano in un racconto corale, polifonico di straordinaria forza, con uno stile semplice, lineare, sintetico e, al contempo, profondo, essenziale, affilato. Tracciando un percorso individuale e collettivo incentrato sulla difficoltà di amare, sul ruolo fondamentale del perdono e della pietà salvifica (giusto al termine del percorso narrativo ed umano), come scrive Samia in una delle sue poesie (pag. 169): “I figli del vento/Attraversano la notte/Sulle palpebre delle giovani ragazze/Il cui segreto è sepolto in un frutto estivo/Ne è il nocciolo/Il miele e l’amarezza”. Ogni personaggio ci propone le sue riflessioni e la sua visione dei fatti: ·      Maroud, che si rifugia nei libri e non sa opporsi alla trappola delle convenzioni, alla scelta obbligata della corruzione, che non sa difendersi né difendere il suo nucleo familiare e che, alla fine, ne sente la mancanza. ·      Malika, che è succube della sua religione e al tempo stesso violenta verso chi le sta accanto, recuperando dolcezza e compassione solo nel momento del trapasso. ·      Samia, che pensa di prendere le distanze dal fallimento di coppia dei genitori scrivendo poesie e cedendo a una prevedibile violenza fisica e morale nel momento in cui accetta di frequentare un losco individuo che la stuprerà solo per vedere pubblicate le sue poesie (la chimera della visibilità ad ogni costo), non reggendo poi alla vergogna. ·      Viad, che da guardiano del cimitero si trasformerà in badante per la “coppia malata”, lui che dotato di cultura è stato costretto a lasciare il proprio paese, migrante e nero, e che alla fine farà del Marocco la sua nuova terra rifiutando la migrazione verso l’Europa che potrebbe pagare con il lascito di chi ha aiutato a morire con rinnovata dignità. in uno dei romanzi più belli, toccanti, profondi letti in questi ultimi tempi. Blue Tango
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Il miele e l'amarezza
by Tahar Ben Jelloum
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TRADIMENTO
Il tema del tradimento è alla base di questo ultimo romanzo di Ronald H. Balson. Ma c’è anche un tradimento nei confronti dei lettori e per questo il mio giudizio è severo (solo 2 stelle). Infatti “Volevo solo averti accanto” (del 2014) mi aveva entusiasmato e profondamento coinvolto emotivamente, in una condanna senza appello della Shoah narrata all’interno delle dinamiche parentali e affettive, con ritmo incalzante e con approccio innovativo: una sorta di storytelling della Storia. Avevo quindi assegnato il punteggio massimo (5 stelle). Ho acquistato, a scatola chiusa, questo romanzo, presentato come un nuovo caso letterario e mi sono sentito tradito, deluso e arrabbiato. L’autore infatti ripropone il format narrativo alla palese ricerca del successo commerciale, senza nessuna emozione vera, con uno stile narrativo asfittico, decisamente costruito, tutto di testa, che tenta di risollevarsi con un finale d’azione (peraltro prevedibile). Nei ringraziamenti (da pag. 389) l’autore afferma che trattasi di romanzo “storico” dichiarando peraltro, dopo poche righe, che quasi tutti i personaggi (tutti quelli che sono al centro della trama) sono frutto di fantasia. La trama vede il protagonista – Eli Rosen – prima a Lublino (nel 1939), poi liberato dal campo di concentramento di Buchenwald (nel 1945) e trasferito nel campo per sfollati allestito dagli americani per gli sfollati in atteso di visto per l’espatrio (1946-47), ed infine a Chicago nel quartiere di Alban Park (1965-66). Dall’invasione della Polonia, alla persecuzione nazista degli ebrei, alla ricerca dei criminali militari ma anche dei collaborazionisti e degli speculatori, si contrappongono il “buono” (Eli) e il “cattivo” (Maximillian Poleski – Stanley), personaggi tagliati con l’accetta, stereotipati, a tinte forti e melodrammatiche, ben lontani dalla compassione del romanzo del 2014. Il “brutto” (per continuare con il titolo western) è il risultato letterario: questo brutto romanzo con una seconda parte (quella che si svolge a Chicago) del tutto irrilevante, direi “posticcia” fino agli ultimi capitoli, e con l’aggravante di una denuncia alla corruzione, alla speculazione economica, agli arricchimenti indebiti (con beneplacito del governo U.S.A.) legati alla guerra del Vietnam. Inquietanti analogie con la tragedia che stiamo vivendo in Ucraina. Balson si spinge fino a dare il nome di Zielinski a un suo personaggio chiave (assonanza agghiacciante anche se il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 2020, ma…) e di pura fantasia. Le tre scansioni temporali reggono finché sono disgiunte (prima e seconda parte) ma naufragano nel caos quando, nell’ultima parte, si susseguono con scansione ad ogni tre (brevi) capitoli. La lettura diventa faticosa e dispersiva. Le vicende di Eli, della moglie, del figlio e di tutta la famiglia si dissolvono senza nulla aggiungere alla denuncia del male supremo costituito sia dal nazismo che dalla corruzione. Il personaggio di Adinah rappresenta la speranza, femminile, del futuro, ma è davvero troppo poco. Blue Tango
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Ti cercherò ovunque tu sia
by Ronald H. Balson
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Ti cercherò ovunque tu sia
by Ronald H. Balson
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Il miele e l'amarezza
by Tahar Ben Jelloum
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SAGGIO AL FEMMINILE PLURALE
Decisamente interessante questa nuova collana di Marsilio – Passa Parola – così presentata in apertura: “Da una lettura a una vita: gli scrittori italiani raccontano del mondo e di sé partendo da un libro”. In questo caso Carlotta Vagnoli ripropone alcuni temi trattati da Gabriel Garcìa Màrquez (Cent’anni di solitudine, Dell’amore e di altri demoni e Memoria delle mie puttane tristi) confrontandoli con la realtà di Castagneto Carducci e dintorni. Si tratta di una sorte di saggio in cui viene rivalutato il ruolo gioioso e vitale della “donna”, vittima, da sempre, di preconcetti e di ghettizzazione. In un mood di “femminismo intersezionale” e con l’interpretazione più corretta delle suggestioni di Màrquez, l’autrice traccia un paragone spazio temporale tra le eroine di Macondo e di Castagneto, di ieri e di oggi, passando attraverso i tempi bui della stregoneria e del bigottismo. Pagine intelligenti e spunti divertenti (la prostituta itinerante in camper per sfuggire ai diktat di un sindaco ottuso), con una spiccata vena anti religiosa. La lettura scorre veloce, e la mente ritorna alle letture che hanno illuminato la nostra formazione. Non a caso il titolo è stato tra gli elementi che mi hanno spinto all’acquisto. Non ho mai considerato tristi le donne presentate da Màrquez e sono stato lieto di trovarne una così accorata ed articolata analisi a conferma. Un modo innovativo ed apprezzabile di promuovere la lettura dei “classici” e di ribadire la necessità di prendere posizione contro il perbenismo dei soliti benpensanti. Blue Tango
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Memoria delle mie puttane allegre
by Carlotta Vagnoli
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Memoria delle mie puttane allegre
by Carlotta Vagnoli
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BLA-BLA-BLANDO
Ho letto molti commenti relativi a Sally Rooney e al suo grande successo editoriale e televisivo (nel 2020 ha scritto e coprodotto la serie TV tratta dal suo bestseller “Persone normali”, portata sugli schermi di tutto il mondo dalla BbC) e quindi ho pensato fosse importante documentarsi e comprendere meglio i “millennials” dal punto di vista letterario. Ho compreso che siamo proprio di un altro evo! Non sono riuscito assolutamente ad apprezzare il romanzo, lo stile e i contenuti. Trecento pagine di un lungo, solipsistico chiacchiericcio, senza emozione alcuna. Tra Tinder, e-mail, sesso (per nulla erotico), escursioni presuntuose e superficiali nell’ambito della politica economica, della religione, del senso profondo dell’amicizia. Alice (scrittrice di romanzi) racconta la sua quotidianità all’amica Eileen. I rispettivi partners sono Felix e Simon. Tutti trentenni. Alla fine si ritrovano tutti insieme a discutere di maternità. Non c’è ironia, non c’è emozione, non c’è pathos, non c’è proprio nulla. Fare un riferimento al minimalismo rappresenterebbe una eresia. Ma pagina dopo pagina scorre la vita di questi quattro individui spero non così rappresentativi della propria generazione. Forse sono ingeneroso e forse non ho capito il tutto, ma mi sono terribilmente annoiato. Compiuto il mio dovere di documentarmi non darò certamente seguito e concludo affermando che due stelle sono generose. Blue Tango
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Dove sei, mondo bello
by Sally Rooney
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GRIDO DI DOLORE
Trovo davvero difficile recensire questo ultimo romanzo di Loriano Macchiavelli. L’omaggio a Gianni Cavina, recentemente scomparso, che ha interpretato Sarti Antonio; le belle pagine su Bologna; i riferimenti letterari e, soprattutto, il grido di dolore per il futuro che, inesorabile (temo) ci attende, guardando con tanto accalorato disincanto ai sogni del passato, meriterebbero cinque stelle. Ma la trama del romanzo, che si rivela un pretesto, è piuttosto debole e contorta. La lettura non è scorrevole con i troppi rimandi e con la lunghezza eccessiva. Mi chiedo quale lettore lo possa apprezzare, al di fuori di un ristretto numero di “nostalgici”. Soprattutto sono perplesso sull’impatto sulle coscienze, certamente intenzione dell’autore. E quindi, il romanzo in sé, meriterebbe un numero molto basso di stelle. Il tutto si svolge in un futuro distopico, non lontano, marchiato a fondo da un nuovo virus e dall’onda nera del neo fascismo dilagante. Una prostituta – la Biondina – amica di Sarti viene ritrovata in una discarica, massacrata di botte e con un tatuaggio (fresco) sulla natica, raffigurante simbologia nazista. Si salverà a fatica e si scoprirà che si era infiltrata per smascherare i loschi affari (protetti dalla polizia) di una industria farmaceutica tedesca e neo nazi – fascista. Sarti e tutto il suo variopinto gruppo di amici si adoprerà per risolvere il caso. Il problema del romanzo consiste nella difficile convivenza tra il pretesto della trama e il vero e proprio grido di dolore e di angoscia dell’autore guardando al futuro. Citazioni dotte di Brecht, Borges e Calvino e finale poetico e struggente. Purtroppo la realtà supera la fantasia narrativa e il diffondersi dell’onda nera nel mondo è un dato di fatto. Nel nostro Paese poi sappiamo che, in base ai sondaggi, il prossimo primo ministro potrebbe essere una persona che ha cinicamente sfruttato una comoda posizione di opposizione senza mai fare una proposta concreta e speculando sul disorientamento e le sofferenze oggettive della popolazione, ribadendo la propria profonda radice fascista. Allora, carissimo Loriano, a che serve questo grido di dolore che verrà raccolto, probabilmente solo da chi già si angoscia e condivide l’ansia per l’autunno che verrà? Uno dei paladini del buonismo nazional popolare, Maurizio de Giovanni, si è, infatti, immediatamente schierato contro la tua intervista in cui affermi che il noir italiano ha rinunciato alla denuncia sociale. Non si devono turbare i sonni dei “patrioti” e degli obnubilati da serie televisive pseudo noir! Certo Carlo Lucarelli, Gianrico Carofiglio, Antonio Manzini e Alessandro Robecchi continuano a portare il testimone di Andrea Camilleri e godono di una certa notorietà, ma temo che non resti che la “montagna”.
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DILETTO LETTERARIO
Ho accolto la bella recensione su “La Repubblica” ed i commenti di Andrea Camilleri e Corrado Augias ed ho assaporato questo romanzo scritto nel 1955 da Marco Denevi (che non conoscevo affatto). Si tratta, in fondo, di una piacevolissima sperimentazione letteraria che pone un fatto al centro delle descrizioni e delle percezioni di diversi personaggi, in una Buenos Aires che si percepisce al di fuori della pensione “La Madrilena” teatro principale della narrazione. Denevi propone i diversi punti di vista, persino le diverse realtà, basandosi sulla teoria di Adler della rappresentazione del sé (come io mi sento, come vorrei essere percepito, come mi percepiscono, di fatto, gli altri) che è poi alla base degli approfondimenti di Freud su io - es – superio. Le prime due parti, ovvero il racconto della proprietaria della pensione – Milagros – e di un pensionante – David – sono davvero molto interessanti. Cambio sostanziale nel linguaggio: popolare nel primo caso, dotto nel secondo con frequenti citazioni in latino (il personaggio diventerà avvocato). Poi con la conversazione con uno dei personaggi principali – Camilo – assassino di Rosaura subito dopo le nozze, la narrazione diventa più involuta e l’autore percorre la strada del sogno, del surreale. Negli ultimi capitoli, infine, con le testimonianze della pensionante Eufrasia e della vittima (ma certo piuttosto discutibile) Rosaura – Marta, la narrazione diventa ancora più debole. Atmosfera pirandelliana alla ricerca della verità. Interessante dal punto di vista letterario. Blue Tango
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Rosaura alle dieci
by Marco Denevi
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Senza sangue
by Douglas Preston, Lincoln Child
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Come polvere nel vento
by Leonardo Padura Fuentes
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Così per sempre
by Chiara Valerio
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IN ITINERE
A fine gennaio dello scorso anno scrissi una recensione per il debutto del personaggio di Penelope creato da Gianrico Carofiglio (La disciplina di Penelope). definendolo “leggero”: “Il suo stile narrativo è gradevole e mai banale. Accade anche per questo contributo che definirei "leggero". Nel senso che si legge, piacevolmente, in poco tempo… Ma anche leggero perché manca del contributo di riflessione che Carofiglio ci ha donato nei suoi romanzi.”. Ora con “Rancore” Carofiglio dà più spessore al personaggio; ci racconta (forse con troppe divagazioni) il motivo per cui Penelope ha dato le dimissioni (inevitabili) ed ha iniziato ad operare come battitore libero. Qui si occupa di un caso di eredità contesa tra la figlia, la prima e la giovane, seconda, moglie di un famoso chirurgo in odore di massoneria. L’indagine segue due piani paralleli che però non si armonizzano al meglio. Interessante la nascita di un potenziale rapporto sentimentale tra Penelope ed il maestro delle elementari Alessandro. I personaggi si vanno delineando per un futuro che potrebbe essere promettente. Anche il finale è interessante e sostanzia il titolo, proponendo la lettura profonda del “rancore” e le sue nefaste conseguenze. Ancora leggero, ma con più spessore. Nella “scuderia” Mondadori passaggio dai gialli ad Einaudi Stile libero. Mantengo il giudizio in sospeso apprezzando comunque stile e narrazione. Blue Tango
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Rancore
by Gianrico Carofiglio
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Ti cercherò ovunque tu sia
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Rosaura alle dieci
by Marco Denevi
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VERNICHTUNGLAGER - VERSO IL NULLA
Si percepisce, in tutto il libro, la radice drammaturgica di Yasmina Reza. E' messa in scena la famiglia Popper, con l'Io narrante - Jean - fratello di mezzo, tra quello maggiore -Serge - e la sorella minore - Nana, e tutta la famiglia con le più complesse dinamiche e vicende. Straordinario humor, cinico e squisitamente ebraico, e, al contempo, critica acuta alle convenzioni, alla famiglia, alla sofferenza, alla malattia e alla morte. La descrizione della visita ad Auschwitz - Birkenau e alla relative "attrazioni per turisti cui è richiesta espressione triste di circostanza" coglie tutto l'orrore dell'Olocausto, del viaggio verso il nulla verso il campo di annientamento che mai potrà essere dimenticato. L'intelligenza (da giocatore di scacchi) e l'umorismo disincantato sono le chiavi di accesso ad una dimensione approfondita della memoria e del rifiuto del male assoluto che tuttora persiste Il viaggio verso il nulla riguarda anche la sofferenza e la morte di alcuni protagonisti della famiglia Popper (e di tutti noi), senza pietismo e senza l'insopportabile melassa di buonismo. Una lettura imperdibile. P.S.) La mia recensione è datata 31/03 ed oggi 3/04 leggo su "L'Espresso" l'interessantissima nota di Sabina Minardi dal titolo "Noi, senza retorica". Non solo mi ritrovo nel contenuto, ma sono portato a rivalutare l'utilizzo dell'aggettivo "cinico". Afferma Sabina Minardi "Ecco il punto: l'intima relazione fra sé e il mondo. Chi crede che l'ironia sia distanza, sbaglia. E' il contrario del cinismo, incapace di malinconia...". Sottolineo quindi e ribadisco l'intelligente utilizzo dell'ironia contrapposta alla retorica. Blue Tango