Antonia Fadalti's Reviews6

Antonia FadaltiAntonia Fadalti wrote a review
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Il mio primo approccio con la Oates, che da tempo mi riproponevo di leggere ma che non riusciva mai a scalare la mia lista dei desideri. Finalmente ce l’ha fatta e l’entusiasmo è stato tanto che non passerà molto prima che io affronti qualche altra sua opera. Ho scelto la Figlia dello Straniero quasi per caso. L’ho letto in lingua originale e credo di aver fatto bene perché la forza di questo libro sta proprio nella scrittura, nel linguaggio estremamente semplice ma completo, fluido, avvolgente. Anche la storia è avvincente: la storia di una famiglia di profughi ebrei tedeschi scappati dalle persecuzioni della seconda guerra mondiale e la difficoltà ad integrarsi in una società così diversa da quella di origine. La Oates descrive con estremo realismo le dinamiche psicologiche che portano a scelte tragiche fino al compimento del percorso integrativo ad opera dell’unica figlia nata in territorio americano che, nascondendo origini e passato, riesce finalmente a conquistarsi una posizione all’interno della società borghese americana. Davvero una piacevole lettura.
The Gravedigger's Daughter
by Joyce Carol Oates
(*)(*)(*)(*)( )(426)
Antonia FadaltiAntonia Fadalti wrote a review
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Spoiler Alert
Un Rodja Raskolnikov in chiave moderna: portato dal caso, più che dalla premeditazione, a rendersi complice di un delitto, Sherman McCoy si ritrova ad affrontare la parabola discendente che lo porterà dai fasti di Wall Street ai Tribunali del Bronx, annientando la sua convinzione di esser un superuomo e portandolo ad una profonda desolazione emotiva. Credo che Tom Wolfe abbia tratto più di un’ispirazione da Dostoevskij. Il tema del “superuomo”, la scoperta della propria vulnerabilità emotiva, il forte realismo con cui viene descritto il processo psicologico che porta, in McCoy, al sentirsi una “cavità aperta”. Tom Wolfe è bravissimo ad evocare persone e situazioni. Presenta i suoi personaggi con tutte le loro ossessioni, debolezze, paure, vanità, e poi li incrocia in un continuo cambio di prospettiva narrativa che permette al lettore di vederli “da dentro” e “da fuori”. Anche l’ambiente circostante viene descritto in maniera puntigliosa, con notevole dispendio di pagine che talvolta finisce per appesantire la lettura ma, che dire, la genialità di Wolfe sta proprio nel realismo descrittivo che ti fa divorare anche quelle pagine che poco aggiungono alla trama. Il finale, come verrà ribadito in Charlotte Simmons, celebra il trionfo del materialismo ed edonismo della società contemporanea premiando coloro che hanno saputo approfittare con freddezza delle opportunità del caso. Amo molto Wolfe e ne consiglio la lettura.
Il falò delle vanità
by Tom Wolfe
(*)(*)(*)(*)(*)(1,172)
Antonia FadaltiAntonia Fadalti wrote a review
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Nonostante il tema promettente e l’autore interessante il risultato mi è parso deludente. Un insieme di dialoghi dai toni didascalici, monotoni, poco centrati. Avrebbe forse giovato un po’ di genuina narrazione che andasse al di là della solitudine esistenziale dell’intellettuale moderno, motivo ricorrente e ormai abusato in tutti i romanzi di Houellebecq. Assegno un giudizio intermedio più che altro per la flebile eco del “ Le particelle elementari” udibile in qualche passaggio. Mi ha poi portata a riprendere in mano Huysmans, altro punto a favore.
Sottomissione
by Michel Houellebecq
(*)(*)(*)(*)( )(1,819)
Antonia FadaltiAntonia Fadalti wrote a review
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Pur non essendo io una grande estimatrice del genere poesia sono sempre stata affascinata dalla Plath. Ho letto i suoi Diari una decina di anni fa e da quel momento è entrata a pieno titolo tra i miei amori letterari. “The bell jar” è un libro non meno intimo dei suoi stessi diari. Narra di una fittizia Esther Greenwood che altri non è che la stessa Sylvia, incapace di trovare il proprio ruolo in una società che sta cambiando troppo velocemente (siamo nei primi anni ‘60). Esther, studentessa estremamente dotata, oscilla confusamente tra pensieri progressisti quali l’importanza di affermarsi indipendentemente da matrimonio e maternità a giudizi quasi bigotti quali la “doppiezza” di Buddy perché non si è mantenuto vergine per il matrimonio.. L’incapacità di destreggiarsi in un mondo confuso la porta da un lato a pensieri ossessivi come perdere la verginità con chiunque capiti per una sorta di “pareggio dei conti”, dall’altro a tendenze auto-distruttive. Più che la storia in sé ho amato l’intelligenza e l’ironia con cui questo intimo conflitto è raccontato.
The Bell Jar
by Sylvia Plath
(*)(*)(*)(*)(*)(2,035)
Antonia FadaltiAntonia Fadalti wrote a review
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Rarissimo caso di libro sotto diversi aspetti imperfetto, a volte perfino fastidioso, che riesce comunque a guadagnarsi il massimo della considerazione. L’imperfezione della perfezione. Tom Wolfe usa un linguaggio esagerato, fastidiosamente volgare e ci prende talmente gusto a farlo che ci regala 2-300 pagine di turpiloquio, descrizioni surreali di adolescenti preda di alcol e delirio sessuale e personaggi stereotipati. Eppure colpisce il segno e consegna il messaggio di una società vacua e superficiale in cui l’unico scopo è l’affermazione sociale. Esilaranti i dialoghi tra Jojo e Coach Roth sulla conversione culturale di Jojo. (In generale mi sono divertita moltissimo a leggere della condizione degli studenti atleti non proprio geniali nelle più prestigiose università americane….). Perché il massimo punteggio? Perché terminato il libro ho continuato a pensarci per giorni. E questo rimane per me in assoluto il fine di una buona lettura.
Io sono Charlotte Simmons
by Tom Wolfe
(*)(*)(*)(*)( )(836)
Antonia FadaltiAntonia Fadalti wrote a review
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Spoiler Alert
Life after life è un libro molto originale sulla casualità della vita. La protagonista rivive più volte la stessa vita modificandone ogni volta inconsapevolmente il corso. E il più delle volte sono scelte apparentemente poco significative che portano ad uno stravolgimento totale del destino. A un certo punto l’autrice sembra suggerire una sorta di ineluttabilità del destino facendo rivivere alla protagonista lo stesso evento drammatico per tre o quattro volte senza che, scelte diverse anche importanti, riescano ad evitarle di arrivare allo stesso epilogo. Ma è solo un attimo, al quarto tentativo Ursula sfugge al destino e la vita ripiomba nel caso. Per quanto abbia apprezzato l’originalità dell’idea non riesco a dare più di un punteggio mediocre. Il libro è molto lungo e non sono riuscita ad affezionarmi ad Ursula mentre arrancavo faticosamente dietro le sue molteplici esistenze. Tutte peraltro molto tristi. Un commento letto su qualche giornale prima di acquistare il libro diceva che “Ursula vita dopo vita impara a vivere”. La sensazione che rimane dopo la lettura è invece che Ursula non riesca mai ad ingranare la strada giusta. Molto belle invece le pagine sui raid di londra: crude e commoventi.
Life After Life
by Kate Atkinson
(*)(*)(*)(*)( )(593)