Peppe953
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Peppe953

Mar 5, 1953

Italy

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Peppe953
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Richard Powers - Il sussurro del mondo "Nessuno vede gli alberi. Vediamo la frutta, vediamo le noci, vediamo il legno, vediamo l’ombra. Vediamo gli addobbi o il bel fogliame caduto. Ostacoli che bloccano la strada o che rovinano la pista da sci. Luoghi scuri e minacciosi che devono essere sgombrati. Vediamo rami che stanno per sfondare il nostro tetto. Vediamo un prodotto agricolo destinato alla vendita. Ma gli alberi – gli alberi sono invisibili." "Non è il nostro mondo in cui ci sono degli alberi. È un mondo di alberi, dove gli esseri umani sono appena arrivati." Bellissimo!! Certo forse esagero un po', dal momento che oltre ad essere scritto meravigliosamente questo romanzo è dedicato alla biofilia, all'amore e alla conoscenza della natura che ci circonda, e al sua importanza. Agli alberi che tanto danno che restano inascoltati nelle loro richieste. "In realtà, è sempre più convinzione di Douggie che il più grande difetto della specie sia l’irresistibile tendenza a confondere il consenso con la verità." Una "morte del cigno" dedicato alle foreste che migliaia di anni hanno osservato la nostra evoluzione e che in pochi decenni sono state distrutte! Un romanzo dedicato all'assurdo biocidio della flora arborea e quindi del pianeta stesso. Si, forse queste tematiche a cui sono particolarmente sensibile, hanno un po' inciso sul mio giudizio, ma poco. "Il caso, quel commediante dal tempismo perfetto." Il romanzo e comunque davvero stupendo, avvincente, coinvolgente,. Un romanzo corale con nove protagonisti, ma solo perché siamo antropocentrici, perché il vero protagonista non dichiarato è l'albero. I nostri protagonisti umani ci vengono presentati ad uno ad uno nel loro mondo e nella loro interazione con gli alberi nella loro esistenza, apprendiamo così tante storie individuali ma ognuna affascinate, interessante, strana! “La gentilezza può aspettarsi qualcosa in cambio, ma questo non la rende meno gentile.” “Non so. Non so cosa credere. È stupido credere qualsiasi cosa. Abbiamo sempre, sempre torto.” Ci ritroveremo i vari personaggi nel corso del racconto, non tutti confluiranno in un unico evento, ma alcuni si incontrano dando origini ad altre storie, altri parteciperanno alla unica grande storia che ci racconta della relazione tra l'uomo e gli alberi, in un caleidoscopio che oscilla tra realtà e finzione. E mentre tutto ciò va in scena ci racconta di tanti alberi, della loro esistenza e di fatti straordinari, spesso ignorati dai più, tesi a farci vedere gli alberi come essere vivi, senzienti, notevolmente superiori agli animali, uomo compreso, cose che l'attuale scienza moderna va man mano confermando. "Le parole fuoriescono da lei, sgualcite e metalliche. “Papà. Papi! Cosa fai?” E poi l’ululato del silenzio." La prosa, poco concede alla lettura facile, e a volte e come una cascata che ti sommerge e ti toglie il fiato, ma sempre avvincente, anche quando sembra si dilunghi o si ripeta. Un romanzo di oltre seicento pagine diviso in soli 4 capitoli “Radici”, “Tronco”, “Chioma” e“Semi”. "Mi hai dato qualcosa che non avrei mai potuto immaginare, prima che ti conoscessi. È come se avessi la parola “libro” e tu me ne avessi messo uno in mano. È come se avessi la parola “gioco” e tu mi avessi insegnato a giocare. È come se avessi la parola “vita”, e tu fossi venuta da me a dirmi, “Oh! Intendi questa qui.”" Le storie spesso drammatiche, non cercano il consenso della commedia ma mettono in scena la realtà dura, crudele, probabilmente ingiusta, drammatica, quella che l'antropocentrismo , il sociale , il potere e l'economia impongono come unica realtà. "“Non mi ero mai resa conto di quanto le altre persone potessero agire come delle droghe pesanti.” “Le più pesanti. O almeno quelle di cui si fa un uso più smodato.” “Quanto ci vuole per... disintossicarsi?” Lui ci riflette. “Nessuno si ripulisce mai del tutto.”" Quindi un romanzo che ci dovrebbe allargare le coscienze, che ci permette di dare uno sguardo su un mondo magico che è qui accanto a noi, ma che difficilmente osserviamo, che quasi nessuno vede e quelli ce lo vedono vengono scambiati per visionari, ma che forse oggi che il clima sta impazzendo cominceremo ad osservare. “Dalla pazienza hanno origine tutte le cose belle.” Mi piacerebbe dire che è un romanzo per tutti e che a tutti consiglio, ma forse sbaglierei, quindi ripeto, un romanzo immenso, un moderno capolavoro, forse non facile, ma che premierà quanti si impegneranno nella sua lettura! "Ognuna delle settecentocinquanta specie di Ficus presenti al mondo ha la sua unica vespa personalizzata per fertilizzarlo." Per chi ama la natura e gli alberi, è quasi un manuale!! “Non si può tornare a qualcosa che non c’è più.” "Il genere umano è un farabutto. La legge è uno sgherro."
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Il sussurro del mondo
by Richard Powers
(*)(*)(*)(*)( )(206)

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Peppe953
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“«La religione è una stampella per i deboli. Una via di fuga. Un’illusione. Un mezzo per farsi manipolare. Non fatevi fregare dalla propaganda!»” Innanzitutto facciamo delle considerazioni preliminari, chissà perché la Giunti Editore ha deciso di dare questo titolo a questo romanzo? Probabilmente un intento commerciale, futile e ingannevole, mi piacerebbe sapere se a conti fatti ne sono stati contenti. Già, perché il titolo non c’entra niente con il romanzo, tende a suscitare l’idea che sarà un libro ironico/comico sulla ricerca di marito da parte di un medio orientale in terra americana. “Capì che chiunque avesse accesso alla diffusione delle informazioni disegnava e colorava il mondo come voleva.” Tema forse altre volte sfruttato ma che in questo caso risulta essere assolutamente diverso dal reale contenuto. Ma se non parla della ricerca di un marito, evento che pure compare all’inizio del romanzo, ma che in realtà si limita ad un solo episodio, anche se ci dice che non è il primo, ma l’ennesimo di una lunga serie, ribadendo un concetto ormai appurato, gli appartenenti a certe culture orientali anche trasferendosi all’estero restano legati alle loro tradizioni, cercano di sposarsi tra connazionali, e spesso sono i genitori a scegliere lo sposo/sposa, il romanzo parla di tutt’altro. Di tutt’altro e forse di troppo, e quando c’è troppa carne a cuocere c’è il rischio di bruciare tutto. “Con l’aiuto di Darya aveva capito come usare il giusto grado di insistenza e di rifiuto, di autocontrollo e di adulazione, mettendo in atto l’arte del tarof la volta successiva.” Si, forse, almeno a mio avviso il principale difetto di questo romanzo e che non si sa esattamente di cosa parli, perché prova a parlare di tante cose e per ognuna delle cose di cui tratta, non sembra avere una posizione, sembra retare sempre sulla ambivalenza, ti stranisce e alla fine non ti avvince, anzi a ma a tratti mi ha addirittura annoiato. Ma cerchiamo di procedere con ordine. “Parviz era contento di essere in America, non sentiva la mancanza dell’Iran. Coglieva sempre l’attimo, maledizione.” Il romanzo ci parla della famiglia Rezayi, Iraniani, che dopo la rivoluzione islamica del 1978, lascia la Persia per emigrare in America. E, le due figure che più seguiremo, sono quelle Darya, la madre e di Mina, la figlia. Il romanzo è diviso in tre parti, nella prima vediamo la famiglia a New York, i figli vivono ormai da soli, la madre cerca di trovare marito alla figlia, e ci racconta del ménage dei coniugi Rezayi, che dopo un inizio difficile in America si sono più o meno ambientati, o meglio il marito, Parviz, si è perfettamente ambientato, a fatto dell’America la sua nuova nazione e si è fin troppo adeguato al nuovo stile di vita. Non lo stesso si può dire di Darya, che benché sia riuscita ad avere un posto in banca e abbia riscoperto la sua passione per la matematica dedicandovi un pomeriggio alla settimana con due amiche, non è soddisfatta, continua, dopo quindici ani a pensare alla Persia, a sua madre morta sotto le bombe, ai suoi parenti, le manca qualcosa, è insoddisfatta, vive nel passato. “«I miei figli si stanno allontanando da me» affermò. «Dicono che sbaglio, che sono antiquata e troppo occidentalizzata. Ogni tanto ho la sensazione che non siano nemmeno più miei. È come se fossero loro. I figli della loro propaganda.»” Questa è forse la tematica più diffusa nel testo, il conflitto tra passato e presente, e chiaramente il passato ha sempre un fascino ineguagliabile, perché tendiamo a dimenticare le cose che non andavano bene e a ricordare ed esaltare ciò che apprezzavamo. Parviz, non riconoscendo, non afferrando l’origine del disagio della moglie la iscrive ad un corso sull’uso dei fogli excell, sperando che possa servire, aiutarla a superare il momento critico, il disagio manifestato, ma a Darya, in realtà, di fare questo corso non interessa proprio. Però il primo giorno in aula incontra Sam, un americano che la corteggia, e si lascia andare al piacere dell’essere corteggiata, perché ciò ti riporta indietro, ti fa sentire di nuovo giovane e desiderata, anche se si fa fatica a confessarselo a se stessi, a riconoscere quando ci sta succedendo e ad ammettere che ci piace. “Mina dovette imparare di nuovo i «fatti», rendendosi conto che le definizioni di concetti come «storia», «bene» e «male» mutavano a seconda di chi era al potere.” E qui la seconda problematica, Darya ama suo marito, ma deve lottare per non lasciarsi andare a … a cosa? A una passione? A un piacere illecito. Sogna della gentilezza di Sam, quando ha un marito gentilissimo! Al temine della prima parte Mina, insofferente quanto e più della madre, con una passione per l’arte soffocata e con un corso di economia che segue a fatica, con un ricordo vago della patria natia da cui è fuggita a dieci anni e che acquista nei ricordi un valore e un’immagine sempre più desiderata, decide di tornare per una vacanza in Persia, e la madre che prova simili passioni, l’accompagnerà! La seconda parte ci riporta indietro nel tempo, quando la famiglia era ancora in Iran, a cavallo del prima e del poi, del prima della rivoluzione islamica e del dopo la rivoluzione islamica, che tutto modifica che tutto cambia, stravolgendo la vita dei nostri protagonisti e di tanti altri, fino a che i Rezayi decideranno di fuggire! “Bisogna vivere nel presente, non si può tornare al passato…»” La terza parte si svolge di nuovo ai giorni nostri e ci presenta prima la vita di Mina e della madre in Iran, dove le cose non sono esattamente come si sarebbero immaginate, il passato è passato e non può restare fisso ad aspettarci, tutto cambia, nel bene e nel male, ma qui in questo paese che non è più ciò che immaginavano, Mina riflette sulla liberta, sulla tradizione, sul valore della famiglia, sulle strane usanze e trova l’amore, o almeno crede, incontra un iraniano emigrato come lei in America e lì per caso. Poi di nuovo in America, dove ritroveremo i dubbi sull’amore, sul futuro, sul cosa fare sulle passioni che non dovrebbero esistere e che invece vivono dentro di noi! Tanta roba! Forse troppa, e per ogni cosa si esaltano sempre entrambi gli aspetti, non si capisce mai esattamente cosa vuole dirci la nostra giovane autrice! “Qualcosa aveva provocato un dolore insopportabile. Si rese conto che quel qualcosa era la guerra. Giurò che quando fosse diventata grande avrebbe posto fine a ogni conflitto, per assicurarsi che l’Iran non restasse nuovamente coinvolto. Aveva sempre saputo che la guerra seminava sofferenza e distruzione, ma non aveva immaginato fino a che punto.” Da leggere? Non saprei, alla fine ero stanco, e annoiato, ma forse a tanti piacerebbe! In fondo la vita è più grigia che bianca o nera! E troppo spesso non sappiamo esattamente cosa vogliamo o forse vogliamo cose diametralmente opposte, come sembra dirci la Kamali!! “È impossibile dire addio a una madre. Le 11.17. La bancarella dell’ortolano. Le melagrane. Una bomba. Sospirò e si concentrò su Mina, sul suo volto sereno. Le madri non muoiono.”
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Un marito all'ora del tè
by Marjan Kamali
(*)(*)(*)(*)( )(38)

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Peppe953
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“Apparteniamo all’ultima delle tre generazioni che la Storia tende capricciosamente a ripetere, di tanto in tanto. La prima ha bisogno di un Dio, e lo inventa. La seconda gli innalza templi e cerca di imitarlo. E la terza utilizza il marmo di questi templi per costruire postriboli in cui adorare la propria cupidigia, la propria lussuria e la propria bassezza. È così che agli dèi e agli eroi succedono sempre, inevitabilmente, i mediocri, gli imbecilli e i codardi. “ Più leggo questo autore più mi convinco che sia un grande non sufficientemente apprezzato. Bello anche questo romanzo ambientato nella Madrid del 1868, alla vigilia della Rivoluzione spagnola che portò alla detronizzazione della regina Isabella II . Come al solito Perez-Reverte riesce a portarti dentro l’azione dei propri romanzi, da subito, e a farti familiarizzare immediatamente con i suoi personaggi, anche la dove ci si dovrebbe sentire spaesati per i tempo, per i luoghi per le attività che li contraddistinguono. “«Forse è questo l’errore. Chi non ha bisogno di niente da nessuno, è libero. Come Diogene nella sua botte.»” In questo caso il nostro protagonista, Jaime Astarloa, come è facile immaginare è un maestro di scherma, e quindi è la scherma a dettare i tempi e i modi del nostro romanzo. Ogni capitolo ha come titolo una mossa del fioretto che di cui viene spiegato il senso, (sono un profano e ne sono stato avvinto, immagino chi sa tirar di scherma quanto ne sarebbe intrigato!) “2 Attacco di seconda intenzione - "Gli attacchi di seconda intenzione si utilizzano per ingannare l'avversario. Iniziano da un attacco semplice."” Già, infatti l’unico nota stonata forse è la scherma, o per essere più precisi la difficolta nel figurarsi i vari colpi che vengono nominati, vien voglia di capire di più o meglio cosa sia una battuta di quarta, o una parata di terza o una fianconata. “«È schiavo solo chi si aspetta qualcosa dagli altri»” Il romanzo verte molto sui colpi e sulle parate, ma anche ignorandoli completamente, si procede con facilità nella lettura che resta avvincente e intrigante, anche se non decisamente veloce, tranne che nel finale, dove forse invece ci si affretta un po’ troppo. “«Non do importanza all’età» disse lei. «Ho sempre considerato una sciocchezza nasconderla, o cercare di dimostrare meno anni di quelli che ho. Rinnegare l’età significa rinnegare la vita stessa.»” I nostri personaggi da subito si “intuiscono”, nel loro profondo, oltra a conoscerli e ad averli subito ben presenti, l’autore riesce a far si che già immaginiamo qualcosa di non detto su di essi, la fantasia suscitata da descrizioni e fatti, fa si che quasi ci aspettiamo come vadano a finire le vicende che ci vengono narrate e che comunque riescono a sorprenderci. “«Non si è mai abbastanza ingiuste con gli uomini, don Jaime.»” Quindi mentre il clima sociale va surriscaldandosi e la rivoluzione sembra incombere sempre più, osserviamo il nostro protagonista distaccato e assente da questi giochi di potere, ma preso in quello dell’amore e dell’onore, così profondamente da risultare avulso dalla realtà, immerso in una sua realtà che mal si incontra con quanto lo circonda. “«L’amore, don Jaime. L’amore» proseguì al termine di una triste riflessione. «È l’unica cosa che può renderci felici e, paradossalmente, ciò che ci condanna alle peggiori sofferenze. Amare significa schiavitù.»” Uno degli aspetti che ci colpisce è proprio data dall’diatriba interiore che si viene a creare nell’evolversi del racconto, con Don Jaime si troverà dibattuto, schiacciato dalla diatriba interiore tra l’essere una persona d’onore con un codice rigido a cui far riferimento e un amore che non vuol confessare neanche a se stesso, ma che lo porta a trasgredire i suoi principi. “Non esiste cosa che vi piaccia tanto da dispiacervi per averla persa.»” Una lotta che spesso lo lascia attonito, immobile, non reattivo, e non sempre in guardia come un maestro di scherma dovrebbe essere, ma è proprio questa sua abitudine alla guardia che lo salverà. “«E vi sbagliate quando dite che non sembro il tipo d’uomo che fugge; tutti fuggiamo, prima o poi. Anch’io.»” Un romanzo passionale e appassionato, tanto lento nella scrittura quanto veloce nell’evolversi delle vicende che, anche se parzialmente immaginate chiedono conferme e chiarimenti. “«C’è sempre una storia da raccontare.» “ Sicuramente da leggere!! “«E che mi dite della chiesa cattolica? È contraria alla violenza, ed è sopravvissuta venti secoli senza la necessità di esercitarla.» «Ma non fatemi ridere, don Marcelino. Il cristianesimo fu sostenuto dalle legioni di Costantino e dalle spade dei crociati. E per quanto riguarda la chiesa cattolica, pensate ai roghi dell’Inquisizione, alle carceri di Lepanto e ai reggimenti degli Asburgo… Chi vi aspettate che possa sostenere la vostra tesi?»”
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Il maestro di scherma
by Arturo Perez-Reverte
(*)(*)(*)(*)( )(949)

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Peppe953
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“Mai avrei pensato, nel giudicare una donna o una bambina, che altre qualità in lei potessero essere importanti, oltre alla forma del suo mento e alla larghezza della sua fronte. D’altra parte, nessuno aveva mai dato mostra di trovarne altre in me a parte quelle che concernevano il mio aspetto fisico.” Libro di esordio davvero interessante. Elena, mitica bellezza, si racconta e ci racconta cosa vuol dire essere donna e cosa vuol dire essere belle, la donna più bella del mondo. E mentre ci racconta della sua esistenza ci fa porre domande che molti forse non vorrebbero porsi. È davvero una fortuna nascere belle? Tanto belle da credere di essere in parte divini? Elena prova a darci una risposta. E così ci troviamo d’avanti ad un testo dove i dialoghi sono davvero rari, e per la maggior parte leggiamo ciò che lei pensa, ci racconta della sua vita e delle sue ambizioni, ci fa partecipi delle riflessioni che affollano la sua mente e del dolore straziante che l’accompagna alla ricerca di una realizzazione del se, di un se diverso da ciò che gli altri vedono; ci narra dei suoi rapporti voluti o meno, ci mostra una donna moderna, inaspettatamente moderna, femminista, intelligente e che vorrebbe decidere della propria esistenza, in un mondo in cui le donne non hanno voce in capitolo. “Quando ripenso a quella notte e all’ira di Ecuba che si riversò su di me, mi piace credere di avere dato il mio piccolo contributo perché una donna, un giorno, possa prendere strambe decisioni riguardo al suo corpo e portarle a compimento senza che nessuno si possa intromettere.” Elena viene cresciuta nel mito della bellezza, suo malgrado, l’unico orizzonte cui può guardare è quello essere la più bella. Non può scegliere, è un dato di fatto, è una scelta fatta sulle sue spalle, e sin da bambina le costerà. Pagherà per questa sua bellezza. Invidierà la sorella, Clitennestra, libera da questa schiavitù e da queste catene. “Trattenni in gola un’altra risata amara. In fondo, era giusto che la donna più bella del mondo, nell’immaginario dei maschi, fosse lasciva. A cosa mai poteva servire la mia bellezza se non ero pronta a farla godere a tutti coloro che me lo avessero chiesto?” Suscitare il desiderio in ogni uomo che ci guarda può essere una condanna, e la si sconta, tanto che ancora ragazza Elena viene violentata da Teseo, evento che le darà una visione di ciò che potrà essere la sua vita. “Con gli uomini che seguirono ritrovai la stessa violenza. Il dolore è passato, ma il disgusto è rimasto lo stesso di quella prima volta. Lacerazione, paura, sudore, gola arsa, lenzuola appiccicose, fetore, alito caldo, confusione. Non ho mai, invece, provato vergogna. Mai. Perché avrei dovuto? A vergognarsi dovevano essere loro, tutti i Teseo i cui volti, oggi, si affastellano nella mia memoria.” È anche vero che a saperla usare, la bellezza può essere un’arma, e anche potente, ma le armi sono tutte pericolose. Inoltre usare un’arma implica una conoscenza, un uso non solo della mano ma di un’intelligenza da sviluppare all’uopo e che non sempre, poi, viene riconosciuta in chi è bella. “Però riflettevo il più possibile, sperando che così facendo avrei imparato a essere intelligente proprio come stavo imparando a essere bella.” Ma Elena si trova così costretta a sviluppare questo pensiero, che le permetta di essere qualcosa di diversa da una semplice bambola, ruolo per il quale non si sente portata, e così impara a osservare e a riflettere, e a vivere, ma il pensare e spesso fonte di dolore, ci fa notare la nostra condizione, ci fa avvertire le catene che ci legano e ci impediscono di realizzarci. Così la voglia di vivere di vedere, di sentirsi una persona libera di scegliere, di essere vista nella propria pienezza, la porta a una scelta difficile, lasciare Menelao su cui ormai riesce ad esercitare un sottile potere, ma di cui vivrà sempre nell’ombra e seguire Paride, che non le piace, ma che le parla di un paese dove le donne sono libere, e dove spera quindi di poter mostrare se stessa! “Ma come posso essere contenta se non ho ancora trovato la pace?” Elena e sfortunata, perché comunque non avrà credito, perché comunque non sarà ben accettata nella terra che doveva permetterle di sentirsi libera e di esercitare le sue capacità. E invece torna ad essere vista e considerata solo per la sua bellezza, e questa volta con sdegno in quanto portatrice di guerra. Anche se già tutti volevano questa guerra e ben altri erano i motivi per cui scatenarla! Elena sente di continuare a non esistere come persona, di continuare ad essere solo un oggetto del desiderio. “Mi insegnò a riconoscere le persone intelligenti. «Sono perlopiù quelle che stanno zitte», mi disse.” E anche quando ritorna in patria, le cose non cambiano, anche se ricca di esperienza come pochi ai suoi tempi, non è nessuno. Non esiste, semplicemente perché nessuno la ascolta, e senza raccontarsi non si è. Siamo solo se riusciamo a raccontarci. “«Racconta, allora», mi disse. E io incominciai.”
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Elena di Sparta
by Loreta Minutilli
(*)(*)(*)(*)( )(38)

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Peppe953
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Amalia for president
“Il passato non passa mai.” Questo è un libro che sarebbe davvero facile da recensire, potrebbe bastare una parola, anzi tre, Più che pessimo! Forse una delle cose peggiori se non al peggiore in assoluto in cui mi sia imbattuto quest’anno. Lo so, non si fa così, specialmente quando non parliamo bene di un libro bisognerebbe anche dare qualche motivazione, quindi cerchiamo di dare una spiegazione a questa mia affermazione. Innanzitutto dobbiamo dire che alla fin fine la storia, per grandi linee c’è, ma sicuramente è mal raccontata, e a volte il senso dell’inverosimile e troppo forte. È un poliziesco, ma la vera protagonista del romanzo è una giornalista, Amalia Pinter, (come l’autrice, forse per questo i dialoghi sembrano tutti falsi, forzati, innaturali) che non si capisce quali meriti particolari possa avere, anzi, l’idea che ci si fa di Amalia e tutt’altro che positivo, ma questo potrebbe non essere importante e sicuramente è soggettivo. In ogni caso lei diventa il centro e l’artefice dell’indagine, tanto che viene ingaggiata (non si sa a che titolo, con quale autorizzazione, e sotto la responsabilità di chi, come agente spia infiltrata! Wow!! E successivamente invitata ad una riunione operativa, e anche in questo caso non si sa ne il perché ne il per come “«Grazie di aver preso parte al nostro piccolo briefing. “ Come non viene esplicitato chi altro partecipi a questo evento tanto importante, che riguarda attività di scala mondiale, ma non vede rappresentanti ne dell’Interpol ne di altre forse di polizia italiane o estere che siano, anzi alla fin fine si ha l’impressione che più che un incontro ad alto livello si tratti di un caffè tra amici, il capo dell’operazione, un poliziotto che lavora al caso ed è amico di Amalia, e la stessa giornalista, che brilla, mentre gli altri due dopo pochi minuti hanno già gettato la spugna!! Assolutamente incredibile. E come se non bastasse ci regala delle riflessioni davvero gustose “Caffè?» Non aspettò risposta e le riempì il bicchierino di carta senza aggiungere zucchero né latte. Alfredo scrollò le spalle, poi le porse una zolletta e una confezione monodose di panna da bar prese da chissà dove. Il poliziotto buono e quello cattivo, pensò Amalia,” Anche se ci viene il dubbio che si confonda gentilezza e cafonaggine con bontà e cattiveria! Ci sono altri momenti simili, che fanno calare la tensione, ammesso che si sia mai creata e fanno ridere o innervosire. Ma andiamo avanti, perché non tutto è da buttare, infatti, leggendolo ci rendiamo conto che il vocabolario della lingua italiana è insufficiente le circa duecentomila parole presenti non bastano per cui se si vuol scrivere un romanzo si è costretti a ricorre alle lingue straniere, ed è per questo che la nostra autrice dissemina forestierismo ad ogni piè sospinto, anche se tutto questo ci dà un bel senso di globalizzazione e ci insegna come muoversi e parlare al giorno d’oggi! Un esempio: feuilleton, stuntmen, liaison, flûte, undercover, all news, briefing, Rewind, Human trafficking, embedded, skills, monstre, storytelling, fake, news, packaging, lead, in charge. E la dove non ricorre a prestiti linguistici, usa l’Italiano in modo davvero originale, gli aggettivi rivisitati o usati in sensi talmente particolare da meritare un premio! “Dall’atteggiamento di entrambi trapelava qualcosa di spasmodico.” “Anche i rumori erano diversi, più pessimisti, crepuscolari.” Ma la nostra geniale autrice ci informa anche di cose che nessuno sapeva, come l’effetto del disboscamento, che non solo abbatte gli alberi, ma riduce gli altri a scheletri! “Diede la colpa al vento che gli alberi scheletriti dal disboscamento non frenavano” “papaveri rossi, i fiori preferiti di Amalia. Così fragili da sgretolarsi per un soffio, eppure dai semi di ognuno ne sarebbero nati quattro la stagione successiva:” Le capsule dei papaveri contengono una esagerazione di semi, che vengono sparsi intorno alla pianta dall’azione del vento, quindi da ogni fior potrebbero nascere un numero indefinito di piante, se la concorrenza e le altre avversità lo permettesse, chissà come le è venuto intesta questa numero quattro! Nello stesso modo in cui ci presenta l’ultima “evoluzione” della tecnologia “Fece scivolare il badge sul chip a lettura ottica” Anche se qui si ha più l’impressione che non sappia proprio di cosa stia dicendo, di cosa stia parlando. È la migliore di tutte è la coltivazione del “pachino” “si dispiegava l’Agro Pontino. […] I pomodori erano i re dell’agroalimentare, migranti che si erano fatti largo a spese delle specie autoctone, protetti da serre rudimentali ma efficaci per fornire alle massaie pachino” Peccato che il pachino sia un IGP a (Indicazione geografica protetta ) che si produce solo nelle province di Siracusa e Ragusa. Tra l’altro anche a voler fare i furbi, questo pomodorino tanto famoso e di cui andiamo tanto fieri, ha i semi sterili, perché è un prodotto ottenuto in laboratorio, in Israele, quindi ogni anno i coltivatori delle province interessate devono comprare i semi in Israele,, è davvero difficile che possano essere coltivati nell’Agro Pontino! Ma si vede che la botanica è la sua passione tante che ci informa anche sul tarassaco “il tarassaco detto Pisciacane per il gradimento che riscuoteva presso i quadrupedi.” Ora qui sorge spontanea la domanda, a quale quadrupede? Il cane erbivoro? Anche se nessuno aveva mai notato questa razza di cani andare in giro per campagne a cercare verdure!! In realtà questo brutto nome è dovuto alla vecchia credenza o diceria popolare secondo cui questo fiore nasceva dall’orina dei cani.! Ma andiamo avanti perché la nostra grande autrice è brava anche nel crearsi nuove metafore avvincenti e chiarificatrici, “Dall’unico varco ancora aperto continuavano ad affluire persone come olio in un imbuto.“ “e piante rilucevano come un bosco del Connecticut.” Non avete presenti i boschi del Connecticut? È una vostra lacuna ! “una bionda, in tubino leopardato con tanto di macchie,” Provate a immaginare un tubino “leopardato” senza “tanto di machie”!! E per non farsi mancare niente la nostra giornalista/autrice ha deciso di unirsi alla maggioranza degli italiani e di sacrificare sull’altare dei tempi moderni un bel congiuntivo sostituendolo con il solito indicativo! “Una volta lei gli aveva chiesto dove abitava.” Lo so che vi state divertendo, ed è questo il bello di questo libro che avevo preso come un poliziesco e che invece è un gioco, comico, divertente, e il gioco consiste nel trovare la chicca più grossa …, quindi non ve lo sconsiglio, anzi vi invito a leggerlo, salvo non riusciate a controllare l’afflusso di sangue alla testa, e a partecipare a questo gioco di società. Si sono partito avvantaggiato e molte ve le ho già presentate, ma ce ne per tutti!!! E pensare che l’autrice scrive per alcune delle testate più note d’Italia. “C’era più fila che per gli sconti al Black Friday.” “Qualcosa, da qualche parte, non stava andando come previsto, ma non avrebbe saputo dire da quale direzione soffiasse la tempesta.” “Il colletto della camicia slacciato sul torace abbronzato gli dava l’aria della simpatica canaglia.” “Alla magnetica, enigmatica imprevedibilità di quell’uomo di cui era impossibile fidarsi.” “Il segreto erano davvero relazioni pericolose?”
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Il meticcio
by Federica Fantozzi
(*)(*)(*)( )( )(4)

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“attento a quello che vuoi, perché potresti ottenerlo.” Ecco un altro libro che si potrebbe definire “estivo”, “da ombrellone”. Un romanzo leggero, anche se sembra voler affrontare tematiche difficili e presentarci mondi dolorosi. Buona parte del romanzo è infatti ambientato tra i clochard, i nostri senzatetto, in una Milano il cui l’aspetto alternativo e dato dagli industriali troppo presi dal denaro per vedere qualsiasi altra cosa. Due mondi diametralmente opposti messi in rotta di collisione e connessi dal protagonista, Mario Castelli, detto “Generale” ex industriale di primo piano, tradito e finito a fare il barbone. Chiedeva con la mano, ma non con gli occhi. Negli occhi, se li aveste guardati (ma non lo avete fatto), avreste letto soltanto disillusione e disprezzo. Quindi anche se superficialmente ci vengono presentati questi due ambienti e qualche squarcio di Milano, ma senza mai approfondire realmente, senza sentirsi mai completamente immerso negli odori che dovremmo percepire, e anche questo mondo di confine, che dovrebbe emanare dolore e puzza, ci sembra accogliente, fatto di persone che ci piacerebbe avere come amici. “Un brutto sogno, che non racconterà a nessuno. Perché dei sogni degli altri non interessa nulla a nessuno, appunto. Né dei sogni né, tanto meno, degli incubi.” È una favola, un romanzo romantico dei giorni nostri, con i buoni, buoni e i cattivi, cattivi, senza commistioni, senza dubbi, dove vige la legge della strada, ma che possiamo comprendere e accettare, ma che possiamo anche immaginare lontana mille miglia dalla realtà. “Nessuna battaglia può essere vinta senza dolore,” Naturalmente i sentimenti che muovono i nostri personaggi non possono che essere l’amicizia, vera o falsa che sia, l’amore, la lealtà. il tradimento. In un caleidoscopio in cui nulla veramente ci sorprende, dove i colpi di scena sono quasi sempre scontati, anzi a volte si è portati a immaginarsene qualcuno che non arriva. Sono risalito con le mie forze, senza affidarmi a speranza e paura: due puttane che ti fottono sempre, come diceva Spinoza... Ma il libro sembra la sceneggiatura di un fumetto, e la scrittura veloce prende e conquista, magari, forse a volte si esagera con qualche aggettivo, ma nell’insieme è davvero estremamente piacevole, tanto da non rendersi conto del tempo che passa. “Rita è sempre cosciente della propria ineluttabile bellezza", è un piccolo dolore” Le emozioni che provoca sono quasi sempre piacevoli, anche la dove non dovrebbe essere così, perché si intuisce, si immagina che ci sarà una rivalsa, una resa dei conti che rimetterà le cose in ordine. “Generale! Generale!” Di nuovo quella voce. Non era la fine dell’incubo, quindi, ma l’inizio della realtà. E dalla realtà non ti puoi svegliare. Forse potrebbe sembrare un po’ per ragazzi, più per la scorrevolezza e per la superficialità che per i contenuti o la scrittura, ma preferisco vederlo come una piacevole e avvincente lettura estiva! un gruppo di ragazzi, seduti a un tavolo, che ostentano sorrisi annoiati. Hanno barbe accuratamente trascurate. Portano magliette di cui solo loro capiscono il senso. Giovani, idioti. Alla loro età, Repetti era già in corsa. Ma lui l’ha davvero avuta, la loro età? È mai stato giovane?
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La vita in generale
by Tito Faraci
(*)(*)(*)(*)( )(136)

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Peppe953
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Stava per distruggere, nello spazio di un istante, tutto ciò che nel corso della sua vita aveva costruito in termini di affidabilità e reputazione. Ma aveva forse scelta, in una società disonesta che tratta male gli anziani? Ho letto una recensione di questo romanzo che lo descriveva come divertente, certo non e che si può credere a tutto, e dello stesso genere ormai è stato scritto più di qualche libro, ma vista la sua dimensione (più di 400 pagine) ho pensato che potesse anche non essere assolutamente banale e forse alla fine lo avrei trovato simpatico, infondo gli scandinavi sono degli ottimi giallisti, quindi perché non dargli una chance. Il libro è “carino” personaggi strampalati, simpatici vecchietti alle prese con inverosimili furti, circondati da una realtà forse poco credibile, ma si fa leggere facilmente, forse troppo facilmente. Già il problema è proprio questo, la qualità del testo che a tratti sembra scritto per un pubblico molto giovane. Forse sarà in parte colpa della traduzione, ma a tratti si resta perplessi, perché se fosse destinato ai ragazzi non sarebbe tanto lungo e alcune parti probabilmente non ci sarebbero. Quindi immagino che sia una scelta, che lascia un attimo attoniti, ma che ci può stare, e che trasforma questo poliziesco in un vero libro da spiaggia, senza tensione, molto veloce, a tratti faceto e simpatico, e perché no, forse stappa anche qualche risatine, non tante, ma qualcuna si. Quindi magari non lo raccomanderei, ma se non ci si vuol stancare, potrebbe essere una comoda scelta da ombrellone!! Meglio una casa in disordine e dei figli felici piuttosto che un giardino perfetto e dei bambini tristi.
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“Le mie esperienze a letto mi fanno pensare a un film di cui parlano tutti. Si va al cinema carichi di aspettative, ma poi all'uscita, strizzando gli occhi abbagliati dalla luce improvvisa, ci si scopre stanchi e confusi, increduli che quel film abbia sollevato tanto scalpore.” Questo è il terzo libro di Carroll che leggo, e se non fosse stato per le ultime pagine avrei detto che era una grande delusione. Già, il libro sembra diviso in due parti, quella che ci racconta di Cullen, questa bellissima donna innamoratissima del fantastico marito e del loro dolcissimo e inverosimile rapporto, parte che trabocca miele ad ogni riga, forse un po’ troppo melenso. (ma questa donna bellissima e innamoratissima accetta un giubbotto di pelle di Armani da un suo corteggiatore, ma, mi chiedo dove comincia il tradimento, solo se si va a letto si tradisce?) “Più una donna è affascinante, più un uomo si sente insicuro».” Cullen prima di mettersi con Danny ha avuto un'altra storia, è rimasta incinta e ha abortito, questo fatto, o il pentimento in merito all’aborto, pare determini l’altra parte del romanzo, che è un sogno in cui Cullen è accompagnata dal figlio che non ha mai messo al mondo. Anche questa parte non riesce ad essere avvincente, totalmente onirica, si svolge in un paese dove le regole sono solo quelle del sogno (ammesso che in sogno vi possano essere regole) e abitato da personaggi incredibili, sembra quasi che Carroll metta alla prova la sua sfrenata fantasia. “Essere amati può essere spaventosamente terrificante.” Certo nei sogni a volte si ritrovano aspetti del reale e del quotidiano della nostra protagonista, come ci si aspetterebbe da manuale. “Sigmund Freud si sarebbe annoiato a morte dopo dieci secondi con te.” Forse alla fine si ritrova in minima parte l’autore che tanto mi ha affascinato, ma ben poca cosa, e quindi posso elogiare questo romanzo come ho fatto con gli altri. Spero vada meglio con il prossimo. Chissà se Carroll possiede un Bull terrier, su tre libri è la seconda volta che compare questo cane, e incredibile ma vero, il paese dei sogni … “Il paese delle pazze risate, lo chiamerei io.“ Per quanto riguarda la prosa, è sempre molto fluida, e facile, si fa leggere senza grande impegno, e si potrebbe restare li tranquillamente incollati al libro se non fosse per i contenuti della parte onirica, che alla fine stancano perché il loro senso non è facile da seguire o per essere più precisi, forse il senso e troppo debole e le invenzioni troppo grandi. “I guai sanno sempre come prenderti alla sprovvista.” Nell’insieme un libro mediocre, estivo, leggero più rosa che thriller e sicuramente non magico o quasi. “Non capisco la gente che gongola all'idea che un proprio antenato fosse un duca o un conte. Non significa altro che un tempo qualcuno ha commesso un crimine orribile in cambio del quale un mostruoso re sifilitico gli ha conferito quel titolo come ricompensa.”
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Ossi di luna
by Jonathan Carroll
(*)(*)(*)(*)( )(209)

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L'Arminuta
by Donatella Di Pietrantonio
(*)(*)(*)(*)(*)(3,491)

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Peppe953
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“Sforzarsi di mostrare la bellezza dello spirito a chi non è in grado di vedere nient'altro se non l'apparenza è come chiedere a un monaco rapato di legarsi i capelli, a un pesce di tenere una conferenza, a un tram di uscire dalle rotaie, al mio padrone di cambiare mestiere o a Sanpei di non pensare solo al denaro. Insomma non si può cavare il sangue da una rapa “ Wow!!! Che libro! Uno di quei testi che può suscitare commenti assolutamente diversi e opposti! Difficile da recensire. Certo non è un libro per tutti ne facile da leggere! Spesso troppo verboso, si perde in disquisizioni non sempre facili da seguire! “Io sono un gatto. Un nome ancora non ce l’ho. La voce narrante è quella di un gatto, senza nome perché non gli è mai stato dato un nome e sbeffeggiato per questo da molti suoi simili. La controparte del nostro protagonista è rappresentata da Nero gatto del vetturino, un violento e gradasso. Questo gatto vive a casa del suo padrone, il porf. Kushami, che si atteggia a grande studioso, e coltiva questa sua illusione componendo haiku, scrivendo prosa inglese piena di errori di errori, esercitandosi senza abilità nel tiro con l'arco ammettendo al fine di non aver talento per la pittura! e che a casa passa le giornate recluso nel suo studio, ed è proprio nello studio del professore che si svolge la maggior parte del racconto! “Quando si batte in fondo al cuore delle persone, anche quelle che appaiono più spensierate, si sente da qualche parte il suono della sofferenza.” Nello studio del professore si avvicendano amici in visita, personaggi a lui simili i quali chiacchierano prendendosi gioco di tutto e di tutti, raccontando ogni genere di frottola e spettegolando sulla vita dissoluta di questo e di quello e invidiando “libertini e debosciati”. Si perdono in discorsi di tutti i generi, conversazioni surreali e spesso prive di senso, se non per rimarcare, con ironia e sarcasmo, l’insensatezza dell’epoca e del pensiero umano; monologhi lunghi fino all'inverosimile, un libro filosofico, che spesso scantona in vaneggiamenti! “A volte, alcuni di loro, guardandomi, dicono che sarebbero contenti di fare la bella vita che faccio io, ma se amano tanto la comodità, perché non si rilassano? Nessuno ha chiesto loro di agitarsi tanto. Creano un'infinità d'impegni per poi lamentarsi che non si riesce a far fronte a tutti, che si è stanchi morti, è come accendere il fuoco e poi protestare perché fa troppo caldo” Non tutti gli argomenti trattati sono interessanti e spesso si allungano un po' troppo rendendo faticoso il procedere, ma molte sono davvero affascinati e meriterebbero molta attenzione. L'autore probabilmente voleva dare anche un'intonazione faceta al testo e a tratti, molto brevi, ci riesce! Pieno di informazioni sul Giappone del primo '900 e su come vedeva l'occidente, a tratti è una rivelazione! Nell'insieme mi è piaciuto molto ma non lo consiglierei a cuor leggero! Solo per appassionati! Ciò che non comprendiamo contiene un elemento he sfugge alla nostra valutazione, e sottraendosi al nostro disprezzo acquisisce un'aura di nobiltà.
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Io sono un gatto
by Natsume Soseki
(*)(*)(*)(*)( )(1,715)

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Peppe953
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"In cambio di due bottiglie di acquavite, Pepón sostituì l’albero delle pedivelle con una chiavetta che Alicia poteva sfilare a suo piacimento. Le bastava chinarsi leggermente in avanti senza smettere di pedalare, e con un piccolo strappo quando più le andava a genio, poteva provocare facilmente uno spettacolare sganciamento del pedale" Wow! Che bella sorpresa! Certo nulla di speciale, ma al contempo un libro speciale! Già un libro difficile da definire e incasellare. La prima metà del libro, potrebbe essere definita erotica per il focus, ma la scrittura frivole e briosa non dà questa impressione e ti tiene inchiodato a leggere per vedere dove vuol parare la storia! Alicia è gran bella ragazza cubana con le idee chiare, poco romantiche e molto concrete: sedurre e sposare uno straniero miliardario! Meglio se anche piacente. Per raggiungere il suo obiettivo ha sviluppato una tecnica: girare per L'Avana in bicicletta, vestita in modo molto succinto ma non volgare , deve sembrare una ragazza pulita e non facile, e mettendo in evidenza il proprio fondoschiena, una trappola che scatta quando, fingendo di cadere, viene soccorsa dal pollo di turno! La storia, che sembrava erotica senza mai essere oscena ne volgare, nonostante le descrizioni a volte fin troppo particolareggiate delle performance di Alicia, vira radicalmente a metà libro. Il romanzo prende una svolta inaspettata e sorprendente, e volgendo verso il giallo/thriller e rendendo prezioso questo romanzo! Il ritmo, che già non era lento, accelera, arrivano le sorprese e i colpi di scena, ben congeniati, e che si susseguono fino alla fine, rendendo oltre modo gustosa la lettura. Oltre a tutto ciò la storia ci regala anche scene che oscillano tra il macabro e il comico, e ci strappa più d'un sorriso! Tutto ciò ne fa un libro geniale, forse perché inaspettato forse perché sorprendente, nulla di speciale, ma sicuramente speciale! Ottima lettura estiva. "E per far sì che nessuno la possa scambiare per una prostituta, si mette a tracolla uno zainetto con dentro una riga da disegno e due lunghi rotoli di cartoncino."
Peppe953
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Adios muchachos
by Daniel Chavarria
(*)(*)(*)(*)( )(213)

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