Gio Ryan
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Gio Ryan

Dec 9, 1972

Italy

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La cattedrale del mare
by Ildefonso Falcones
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Una storia ...che ha fatto la storia
Per descrivere "Overlord" si potrebbe dire che è "una storia ...dentro una storia che ha fatto la storia" Infatti nel libro di Carlo Nordio si ritrovano Churchill, Hitler, il SOE, la Gestapo ecc ecc tutti uomini o organizzazioni realmente esistite e che in questo libro ritroviamo protagonisti. Ma attorno a esse girano una serie di personaggi minori che poi, realmente o verosimilmente , nell'ombra e in incognito, hanno cambiato il corso della storia, quella con la S maiuscola e che con le loro gesta hanno determinato l'attuale equilibrio mondiale. I tedeschi avrebbero potuto realmente sventare o prevenire lo sbarco in Normandia? e gli alleati hanno realmente rischiato di vedersi annullare l'effetto sorpresa? La risposta (anche qui vera o verosimile) la da questo romanzo, immergendo il lettore in un racconto di spie e controspie che si danno battaglia senza uso delle armi ma con la sola forza dell'astuzia. Nonostante la trama (e le trame) complicate, fatta di mosse e contromosse, Nordio descrive il tutto con narrazione chiara e fluida che non fa mai perdere al lettore la bussola e che diventa pagina dopo pagina sempre più avvincente. Il libro segue le gesta tra due agenti (una inglese e una tedesca) che si sfidano ad un singolare duello fatto di bugie e inganni giocando sul filo del rasoio, poiché ogni loro mossa o passo falso può modificare le sorti della guerra. Ma il personaggio preferito di Nordio è certamente il colonnello tedesco Von Gruber : aristocratico, colto, intelligente devoto alla sua patria, ma dall'animo triste e nauseato dagli orrori provocato dal fuhler. Non poteva mancare in uno scenario di guerra, buia e fredda, un tocco romantico tra i due protagonisti la partigiana Marie e l'agente inglese Wallace, unica nota forse un pò stonata assieme all'epilogo dove il tutto si risolve abbastanza rapidamente. Ma dopo tante trame oscure e giochi all'incastro, nessun finale avrebbe retto , se non quello irreale dove la spia cattiva riesce nell'intento e ribalta l'esito della guerra. Ma queste è un altra storia
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Overlord
by Carlo Nordio
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Overlord
by Carlo Nordio
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Leonardo come Guglielmo da Baskerville e Sherlock Holmes
Non conoscevo Marco Malvaldi, e confesso di aver acquistato "La misura dell'uomo" dalla copertina accativante e dalla curiosità di leggere un romanzo storico con Leonardo da Vinci come protagonista. Malvaldi l'ho scoperto poi, quasi per caso, in un inserto della Gazzetta dello Sport di settembre, SportWeek per la precisione dove lui commentava il campionanato di calcio, che da li a poco sarebbe iniziato, descrivendo le strategie di ogni singola squadra quasi fosse un piano omicida per ammazzare il campionato. E' stata una folgorazione. Ho quindi iniziato a leggere "La misura dell'uomo" ritrovando gli stessi elementi di iroria competenze trasversali (dal campionato di calcio...al medioevo), commistioni e parallelismi fra la politica di allora (siamo quasi nel 1500) e quella di oggi. Certo, non siamo ai livelli del rigore storico di "Nome della rosa", ma come nel romanzo di Eco anche qui Malvaldi fa muovere le gesta di Leonardo come il Guglielmo da Baskerville (in fondo anche Leonardo ha il suo allievo Adso ovvero il Salai): viene ingaggiato dal governatore Milano Ludovico il Moro per indagare su un caso di omicidio (o suicidio? o morte naturale?) irrisolto dal medico di corte, nonchè stregone e astrologo. Ovviamente Leonardo mette al servizio del suo signore il suo leggendario genio (c'è un sottile gioco con il lettore che sa che non ci sono paragoni: Da Vinci farebbe impallidire qualsiasi Sherlock Holmes) e ovviamente risolve il caso con la forza della Logica e dello spirito di osservazione. Quel che emerge da questo ritratto di Leonardo non è soltanto l'intelligenza e la cultura storicamente nota, ma anche la sua "diversità" non solo per le allusioni alla sua presunta omosessualità e/o per essere vegetariano, ma anche nell'essere uomo sensibile, dotto, affamato di conoscenza, completamente avulso dal desiderio di denaro solo per arricchirsi e costantemente...con la testa per aria!!! Insomma di vedere "oltre" dove altri non vedono che la punta del loro naso. Ho divorato il libro di Malvaldi, con l'unico rammarico che...è finito troppo presto.
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La misura dell'uomo
by Marco Malvaldi
(*)(*)(*)(*)( )(416)

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All'inferno e ritorno
by Giampaolo Manca
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All'inferno e ritorno
by Giampaolo Manca
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All'inferno e ritorno
by Giampaolo Manca
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All'inferno e ritorno
by Giampaolo Manca
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All'inferno e ritorno
by Giampaolo Manca
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Passione e suspance..
Trovai "il cinema secondo Hitchock" in una bancarella durante il festival del Libro a Pordenone nel 2016 e per qualche anno l'ho riposto in libreria a "decantare" come fosse un ottimo vino, ma non ancora pronto per essere bevuto. Appassionato di cinema (in special modo quello di Hitch) e In crisi di "lettura" da diverso tempo ho deciso quest'anno di intraprendere questa lettura rimanendo piacevolmente stupito e ... sconvolto. Non sapevo di certi accadimenti della vita e della carriera di sir Alfred, i suoi inizi difficili con pochi spiccioli in tasca dove anche una bobina in più o in meno o un viaggio in treno potevano a contribuire a sforare il budget di un film. O il finale di carriera così difficile, imprigionato in un clichè di "autore di film pulizieschi o di suspance" che le major gli avevano etichettato, che di fatto, gli hanno impedito di fare film nell'ultimo quinquennio di vita. Ma nel mezzo ci sta tutta la carriera di Hitchcok: assieme ad un acuto intervistatore / osservatore come Truffaut ripercorriamo tutta la carriera di questo cineasta unico e ancora amatissimo, con i suoi capolavori (da "Notorius" a "finestra sul cortile" da "L'uomo che sapeva troppo" a "intrigo internazionale" senza dimenticare "Vertigo" e i suoi trucchi scenici. Purtroppo alcuni film che ho amato molto come "Io ti salverò" a "Il caso paradine" trovano poco spazio nelle pagine dell'intervista forse perché ne a Hitch ne a Truffaut piacevano molto e questo mi ha deluso un po'. Ne si trova molto sui suoi rapporti con i suoi attori feticcio come Cary Grant e James Stewart, mentre il rapporto morboso con alcune attrici come Grace Kelly o Tippi Hedren è lasciato (forse giustamente) un po' in superficie.... Trova molto spazio invece la tecnica di ripresa e di montaggio (in fondo si stanno confrontando due giganti della settima arte) e soprattutto i film degli esordi (tra gli anni 20 e gli anni 30) che conoscevo molto meno. Ovviamente trovano grande spazio due capolavori che oggi identificheremo come "horror" come "Psyco" e "Gli uccelli" che ancora oggi fanno scuola, mentre stranamente (ma a pensarci non più di tanto) l'intervistatore si sofferma e sollecita "l'intervistato" sui suoi film "maledetti" ("Marnie") o quelli sbagliati ("il peccato di lady Considine") forse perché i figli sgraziati è in fondo sono quelli che si amano di più. Di certo quel che mi porto a casa dopo questa lettura è una gran voglia di vedere e rivedere i suoi film.... Hitchock è per sempre ....
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Il cinema secondo Hitchcock
by François Truffaut
(*)(*)(*)(*)(*)(1,648)

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...che Dio perdona a tutti
by Pif
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Nessuno come noi
by Luca Bianchini
(*)(*)(*)(*)( )(329)

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Non è nemmeno una recensione ...parte 2....un lungo viaggio
Leggere un libro di Umberto Eco , qualunque esso sia, è come intraprendere un viaggio che sai quando inizia ma non sai mai esattamente quando finisce. Nel mio caso, "il Cimitero di Praga" è stato un viaggio lunghissimo iniziato ancora un anno fa, interrotto e ripreso più e più volte, spesso tornando indietro sui miei passi riprendendo nuovamente la strada che avevo già fatto, con la tentazione spesso di abbandonare e arrendermi alla evidenza che durante questo viaggio mi ero perso. Invece no, qualcosa mi ha sempre spinto a rialzarmi dalla caduta e di proseguire anche se quello che stavo percorrendo era avvolto dalla nebbia a volte diradata a volte proprio fitta fitta. Fuor di metafora è stata una lettura che mi ha accompagnato per mesi e mesi, spesso caustica e divertente, a volte appassionante, ma molto spesso a me incomprensibile piena di aneddoti e di personaggi storici a me ignoti , quindi con il rimpianto ogni volta di non avere quella preparazione e competenza storica adeguata alla lettura di questa storia. Che poi storia non è, piuttosto una serie di accadimenti, riportati in forma epistolare non lineari nel tempo (come dice Eco nell'epilogo "come dicono gli americani Flashback") il che rende il tutto ancora più complicato. Il nostro personaggio, beffardo e bastardo come pochi, percorre la storia europea del 1800 (quella con la "S" maiuscola) come un novello Forrest Gump tra Freud, Garibaldi, Ippolito Nievo e Dreyfus, ma a differenza del film di Zemeckis (Forrest rimane impermeabile agli accadimenti che gli avvengono intorno) qui Simoncini senza saperlo la modifica ,la deforma fino a cambiarla (in peggio) definitivamente : è lui di fatto che ( ignaro della nefandezza che sta combinando...ma non troppo) da vita,qualche decennio dopo, al più nefasto degli orrori della storia dell'umanità!! (e questo si che si capisce bene, molto prima della fine del libro) Ecco, tra mille racconti e sottoracconti che divergono , distraggono, deviano e mille personaggi che scompaiono e riappaiono durante la narrazione (a detta di Eco tutti veri e reali a parte il protagonista) e proprio questo che mi ha spinto a continuare: verificare che, un falso dopo l'altro, effettivamente era li che Eco voleva portare il lettore: ovvero alla fine dell'umanità !!!
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Quello che non uccide
by David Lagercrantz
(*)(*)(*)(*)( )(1,270)

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Congo
by Michael Crichton
(*)(*)(*)(*)( )(2,559)

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Il cimitero di Praga
by Umberto Eco
(*)(*)(*)(*)( )(5,246)

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non è nemmeno una recensione...
Circa un anno fai iniziai a leggere questo libro di quasi 800 pagine che in realtà avevo acquistato diversi anni prima attratto più che dalla bella copertina (un pedone bianco e uno nero "upside down") e da genere (giallo tribunalizio alla Grisham o alla Turow) che da altro. Ad onor del vero è stata una delle letture più tribolate della mia esperienza di lettore vuoi per l'attuale periodo della mia vita con troppi impegni /scadenze e poco tempo per la lettura vuoi per le continue estenuanti aperture di parentesi su parentesi su parentesi che lo scrittore ama fare in quasi tutto il tragitto che porta il personaggio all'epilogo, mettendo a dura prova anche il lettore più attento e appassionato (figurarsi io..) In ogni caso, nonostante una miriade di nomi e personaggi che appaiono /scompiaono non si sa bene perchè, un dettaglio minuzioso di ogni cosa e accadimento, che a volte sembra inutile, devo dire che non si riesce ad abbandonarlo. Perchè è ben scritto, mai banale, i personaggi non sono eroi ne delinquienti ma più veri del vero e perchè a modo suo riesce ad essere avvincente. Certo, i sottotesti razziali sono abbastanza evidenti e troppo insistiti ( "un membro della nazione più scura.." ) certo si fa uso del cosiddetto McGuffin (in questo caso le "disposizioni"), pretesto narrativo per creare suspance, ma forse proprio per questi elementi alla fine ci si affeziona e arrivati all'ultima pagina ce ne dispiace un po' ....