Eetoor
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Eetoor

Feb 3, 2021

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Io sono Malala
by Christina Lamb, Malala Yousafzai
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Qualcosa di vero
by Barbara Fiorio
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Qualcosa di vero
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“Il mondo deve sapere” non è un romanzo per due ragioni: nasce come blog e tratta di un’esperienza vissuta in prima persona dall’autrice. Ciò va sottolineato fin da subito in quanto entrambi gli elementi portano il libro a svilupparsi in una determinata maniera e risulterebbe pertanto scorretto giudicare quest’ultimo senza tenere conto del contesto. Ma di cosa parla “Il mondo deve sapere”? Michela Murgia, dietro lo pseudonimo di Camilla, racconta la propria esperienza di un mese come telefonista presso un call-center. L’uso spropositato di ironia e sarcasmo, in un primo momento divertente, nasconde però la rabbia contro l’impostazione drammatica del lavoro: i contratti sono a progetto, ovvero incentrati sul raggiungimento di un traguardo che, se conseguito, nell’azienda di Camilla porta alla vincita di futili premi o, in caso contrario, alla pubblica umiliazione se non al licenziamento; non c’è spazio per le relazioni ma solo per la competizione, i sogni dei dipendenti vengono usati come strumento di ricatto. «Vali se produci. Altrimenti sei deludente, non sei una persona di successo. In questo ufficio prendere pochi appuntamenti per due giorni consecutivi è un dramma emotivo per molte di loro. E capisco anche perché, visto che la naturale sana competizione professionale viene spinta fino al distorto agonismo che ho visto oggi su quel palchetto. Se vinci non è solo perché sei il migliore, ma perché gli altri sono peggiori. Così c’è il doppio messaggio: gratificandone uno, azzeri mentalmente tutti gli altri.» Quando emerge la chiara denuncia al mobbing e al precariato i buffi siparietti descritti non fanno più ridere e si rivelano in tutto il loro orrore le tecniche di manipolazione usate dai dirigenti come, inconsciamente, dalle stesse telefoniste. Camilla però è diversa e comprende subito il quadro della situazione, anche se non lo rivela, collocandosi in qualche modo al di sopra delle colleghe più ingenue e malleabili. A livello letterario Michela Murgia sfoggia un ampio registro lessicale, seppur mescolato alla forma colloquiale originaria del blog. Tale forma comporta inoltre l’assenza di una trama e di un finale netto. Una lettura appassionante e coinvolgente. Da questo libro il film di Paolo Virzi “Tutta la vita davanti”.
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Il mondo deve sapere
by Michela Murgia
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Sulle sponde del Silver Lake
by Laura Ingalls Wilder
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Le ossa della principessa
by Alessia Gazzola
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Con uno stile fresco, genuino e incalzante, Nicole Orlando si fa leggere velocemente e conquista il lettore. È il 12 febbraio 2016 quando a Sanremo arriva una ragazza dicendo che alla mamma non piace Gabriel Garko. Un' uscita spontanea come il carattere di Nicole, a soli 24 anni divenuta campionessa mondiale impersonando il motto "vietato dire non ce la faccio". Giacché la Orlando corre controvento, ma quando scende in pista si rivela tutt'altro che disabile. «Sono diversa perché faccio atletica e anche perché ho un cromosoma in più». Dal momento della nascita fino ai Trisome Games, affianco ad Alessia Cruciani ci racconta come la sindrome di Down non le abbia impedito di seguire la propria strada. Fin dai tre anni immersa nello sport, ha infatti praticato nuoto, ginnastica, danza, basket, tennis, ping pong e tiro con l'arco. Ma la vita di Nicole si sviluppa come quella di ogni altro adolescente, tra litigi in famiglia, scuola, amici e anche ragazzi: perché essere Down non è così terribile come tutti credono, non è essere "al di sotto". Su questo la protagonista rompe ogni stereotipo e fa della malattia una marcia in più, con la quale calca i podi di numerose competizioni guadagnandosi persino la stima del presidente Mattarella e di Papa Francesco, fino ad approdare a "Ballando con le stelle". Oltre che un'autobiografia, "Vietato dire non ce la faccio" incarna allora un invito alla perseveranza e la testimonianza di un successo sudato. Consigliassimo!
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Leggere Montalbano partendo da zero è un' esperienza non del tutto semplice o leggera, ma che vale assolutamente la pena di tentare. L'ostacolo principale rimane l'uso quasi esclusivo del dialetto siciliano nella narrazione, a primo impatto discutibile. A fine lettura diventa però chiaro come la Sicilia di Camilleri incarni una Sicilia.-personaggio,, altrettanto manifesta nelle descrizioni di cibi, paesaggi e nella rappresentazione di siparietti comici. Proprio questa Sicilia rende il commissario "il commissario Montalbano", nelle cui avventure è quindi il lettore che deve modellare la propria forma di pensiero e adattarla a quella del romanzo. Altro elemento suscitante iniziale scetticismo è la presenza di diverse trame: si potrebbe infatti pensare a un' accozzaglia di elementi usati per riempire il romanzo, mentre invece col procedere della storia si rivelano perfettamente intersecate reciprocamente. E dal momento in cui emerge tale incastro "Il campo del vasaio" spicca il volo da un primo stato di torpore e diventa una lettura coinvolgente e ricca di suspence, facendo emergere il talento di Camilleri come giallista. Salvo Montalbano ha infine il privilegio di essere un personaggio imperfetto e umano. In particolare, ne "Il campo del vasaio"deve fare i conti con se stesso singolo e in rapporto agli altri, scendendo a patti con la propria coscienza. Ma Montalbano è anche una voce ironica e un talento dell'investigazione, un uomo imprevedibile e una fonte di appassionati colpi di scena.
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L'umorismo pungente e l'ironia velata rendono "Il giornalino di Gian Burrasca" un classico della letteratura per ragazzi, ma il sarcasmo politico, i riferimenti storici e un'analisi delle dinamiche sociali conferiscono al libro uno spessore più maturo, pur ponendolo agli antipodi del "Cuore" di De Amicis. Giannino Stoppani vive infatti in una società d'altri tempi in cui i grandi fanno da padroni: a casa il babbo con le frustate e le sorelle a dargli del disgraziato, a scuola il professore di latino mentre urla "Tutti fermi! Tutti zitti!" e al collegio i perfidi Stanislao e Geltrude somministrano una brodaglia preparata con gli scarti della settimana. Però Giannino non si sottomette e osa comportarsi come ciò che realmente è:, un bambino. Nelle sue azioni non troviamo cattiveria e diventa Gian Burrasca non non riuscendo a prevederne le conseguenze, quando tenta al contrario di fare del bene e ne ricava solo punizioni. Così si sfoga nel fedele giornalino a cui racconta gioie e dolori, "che sono tanti, anche se ho solo nove anni", si annovera tra i martiri della libertà e propone la propria interpretazione degli eventi, fa ridere in modo semplice senza smorzature e raconta di personaggi variopinti, smascherando l'ipocrisia degli adulti filtrandola attraversa l'innocenza di un bimbo, Meritano infine anche lo stile scorrevole e incalzante, composto da termini semplici quanto da termini aulici, e per la presenza di comiche illustrazioni disegnate a mano.
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Il campo del vasaio
by Andrea Camilleri
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Il giornalino di Gian Burrasca
by Vamba
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Da "Misdirection" mi aspettavo molto, eppure riconosco di essere caduta nella trappola della "direzione sbagliata" con cui è traducibile il titolo. Cosa significa? A primo impatto la trama promette tensione e azione: una tredicenne che cerca di rintracciare l'amica, scomparsa dopo una notte in discoteca e della quale ritrova il cellulare. Invece la narrazione rimane piatta, monotona e senza particolari colpi di scena fino al finale. La chiave di lettura corretta sta infatti nella critica ai social network e nella psicologia dei personaggi, che però già da subito non mi sono piaciuti molto. Prima tra tutti Noemi, "l'amica grande". Incarna il prototipo di figlia del proprio tempo schiava della rete, una ragazza travestita da donna, frivola, superficiale e incosciente. Federica vi si fa trascinare in un mondo che non le appartiene e di cui non ha ancora capito tutto, lei che a differenza di Noemi possiede mille insicurezze e viene considerata una bambina. Non mi ha però suscitato nessun'empatia e nel corso della lettura mi è anzi ripetutamente parsa fin troppo ingenua. Si salva forse solo Giorgio, nonostante non l'abbia compreso appieno. La già accennata critica ai social nasce quando Federica scopre la minaccia per Noemi di pubblicarne foto a sfondo sessuale, e si esprime nelle possibili conseguenze della loro diffusione. Un argomento importante e che porterà Federica a riconsiderare l'atteggiamento dell'altra, tuttavia non ho apprezzato la scelta di risolverlo in un finale aperto. Ma "Misdirection" non è un romanzo, bensì una graphic novel. Un "racconto illustrato", composto esclusivamente da tavole verdi e viola. L'utilizzo dei colori freddi contribuisce a circondare l'impostazione da un clima generale di inquietudine, mentre nel tratto dell'autrice si esprimono bene le emozioni dei personaggi, probabilmente meglio che con le parole (non sempre infatti ho ben inteso il senso dei dialoghi). In generale la definirei quindi una lettura un po' insipida, ma mi sento di consigliarla ugualmente per le tematiche trattate.
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Misdirection
by Lucia Biagi
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