Angelo Ricci
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Angelo Ricci

Oct 11, 2018

Pavia, Italy

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Scrivo queste note da un estremo luogo di esilio intellettivo in cui mi sono volontariamente rifugiato. Un luogo situato il più lontano possibile da tutto quello che riguarda la letteratura, i libri e la parola scritta di questa contemporaneità. Un luogo che si trova oltre i confini angusti e malati di un presente letterario che probabilmente è già morto senza nemmeno averne avuto coscienza, preda di una spirale quantistica che ha fatto sì che si autoingerisse, si autometabolizzasse e si autoespellesse, originando un desolato orizzonte degli eventi dove non esistono più né un adesso, né un prima, né un dopo. Scariche elettromagnetiche isolate e inintelliggibili; ecco gli unici residui persi nel nulla a testimoniare l'agghiacciante concerto delle voci di scrittori, di agenti letterari, di editori, di librai, di lettori che si sono estinti in una psicotica voracità di sovrapposizione babelica che ha partorito soltanto un assordante silenzio. Il silenzio che nasce dalla totale depauperazione dell'ossigeno vitale. Tra i pochi frammenti degni della parola scritta, e, per fortuna, non ancora inesorabilmente perduti, osservo questo libro di Michele Marziani. E lo osservo curiosamente, lentamente. Me ne avvicino con circospetta volontà di comprensione perché intravedo, dalla galattica distanza in cui mi trovo ora, che non è un romanzo, non è un'autobiografia, non è un saggio, bensì qualcosa di prezioso, di raro. Da qui posso vedere soprattutto i bagliori ancora agonizzanti del presente letterario che si è già estinto, sicuramente un paradosso spaziotemporale, ma mi sia concessa una capriola semanticamente banale: i libri di Michele Marziani sono belli, belli nella misura in cui un libro è bello quando è capace di trasmetterti la sensazione di sentirti vivo mentre lo stai leggendo, è capace di suggerirti la percezione di essere parte di qualcosa di più grande e che va oltre lo spazio angusto della riga stampata e che quel qualcosa, tu che lo stai leggendo, lo stai condividendo nel modo più profondo con chi l'ha scritto. Gabriele Frasca ha sempre sostenuto che la letteratura altro non era se non una delle tante forme di scambio di informazioni tra organismi pluricellulari, allo stesso modo in cui un aminoacido è un mezzo di scambio di informazioni fra cellule. Nel desolato orizzonte degli eventi, oltre il quale si è autocannibalizzato il presente letterario, non vi è nemmeno più traccia di una particella elementare. Tuttavia segnali di uno scambio di informazioni esistono ancora e sono frutto di pochissimi messaggeri fra i quali c'è Michele Marziani. Se nella assenza di ossigeno i suoni non si trasmettono, al contrario, forte e potente come una quasar nata appena dopo il Tempo di Planck, questo suo suono della solitudine si avverte distintamente. È il suono di un messaggero che non si è dato per sconfitto, che ha continuato a inviare segnali nella ricerca di esseri senzienti, e che si è trasfigurato completamente nel messaggio che ha inviato sino alla ostensione più estrema e, al contempo, più sinceramente tersa di se stesso. Michele Marziani non si nasconde dietro facili schemi collaudati, non utilizza trucchi da mestierante della letteratura. Michele Marziani è Michele Marziani. E Il suono della solitudine è un gran bel libro, forse il più bello che, prima di fuggire per salvarmi dal collasso del presente letterario, abbia mai letto. Forse un futuro può ancora esistere. nottedinebbiainpianura.blogspot.com/2019/05/il-suono-della-solitudine-di-michele.html
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Il suono della solitudine
by Michele Marziani
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L'agente del caos
by Giancarlo De Cataldo
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Camminare
by Thomas Bernhard
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Giorni tranquilli a Clichy
by Henry Miller
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La mite
by Fëdor Dostoevskij
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Terrorismi
by Guido Olimpio
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History
by Giuseppe Genna
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Divorare il cielo
by Paolo Giordano
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Un sottile confine divide la serenità dall'angoscia nei personaggi che vivono nei romanzi di Yusuf Atılgan. Una no man's land che invade il vissuto esteriore e quello interiore, generando una configurazione borderline in cui è sempre più difficile e complesso scorgere il perimetro di un'ibridazione che metabolizza il reale e lo trasfigura in un inquietante teatro della mente che sembra possedere le parole, le posture, i pensieri. Per le strade e le piazze di una Istanbul, che spesso diviene opacamente onirica (luogo dai confini quasi irreali tanto sono incuneati nella mente di chi li percorre), cammina, pensa, incede, indifferente a tutto e a tutti, ma anche al contempo estremamente permeabile a ogni influsso sia delle anime che delle pietre, lo sfaccendato, personaggio che Yusuf Atılgan definisce solo con la lettera maiuscola C. Non sappiamo se così ne indica l'iniziale del nome o del cognome, ma in tal modo comunque lo incardina nell'universo dei K. che si muovono nella densa surrealità mitteleuropea che si declina ora nella città simbolo del ponte che unisce, o divide, Europa e Asia. Come già è accaduto prima nella galassia delle narrazioni, altri personaggi sono stati in modo agghiacciante schiavi di un continuo camminare senza sosta tra le vie di una città, fino al raggiungimento del limite della sopravvivenza fisica e psichica (pensiamo ai racconti di E.A.Poe), ma C. cammina attraverso Istambul sostenuto economicamente da una rendita finanziaria misteriosa, di cui non ci viene chiarita la fonte se non attraverso i cadenzati incontri con un avvocato che amministra beni mobili e immobili lasciati a C. da successioni ereditarie altrettanto misteriose. C. si lascia attraversare dagli incontri, dai ricordi, dagli amori, dalle incomprensioni umane, che forse per primo ricerca, per poi rimanere interrogativamente attonito, all'inseguimento di un principio senza fine o di una fine senza principio. Baristi zelanti, tassisti feroci, passanti frettolosi, artisti bohémien, donne e ragazze che seminano, con consapevole e indolente indifferenza, la bellezza erotica che nasce dalle irresistibili curve dei loro corpi, amici abbandonati senza ragione, conoscenti intrappolati in discussioni senza tempo, questo è l'universo umano che C. esplora senza sosta e, tuttavia, con la distaccata serenità che nasce dalla consapevolezza di essere il punto in cui lo scorrere del tempo trova quella inconoscibile e inafferrabile misura quantistica che lo fa giungere alla sua stessa autonegazione. Lo sfaccendato è soprattutto il romanzo dello scorrere del tempo, della relatività delle distanze consce e soprattutto inconsce, distanze che, in primo luogo, definiscono quello spazio tempo in cui l'eterno mascolino si perde completamente nel tentativo di afferrare l'eterno femminino che rappresenta quella parte di cui ha necessità estrema e che, comunque, mai riuscirà a comprendere. nottedinebbiainpianura.blogspot.it/2018/05/lo-sfaccendato-di-yusuf-atilgan-calabuig.html
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Se alla base della sedimentazione mitica della comunicazione non genetica tra esseri umani (come la definisce Gabriele Frasca) si pone la sua traslazione narrativa (prima declamata e tramandata oralmente, successivamente scritta, stampata e letta) avvenuta per mezzo del filtro della strutturazione di un testo, di una trama, di una storia, certamente i poemi omerici si situano nel flusso primigenio di questa strutturazione traslativa. Tempo fa, negli ambienti dei bizantinisti europei, si considerava come una sorta di tradimento il fatto che la maggior parte dei documenti e dei testi originali bizantini fossero ormai tutti conservati a Dumbarton Oaks, negli Stati Uniti, e gestiti dall'università di Harvard. Tradimento operato forse dalla disattenzione europea per una delle basi della sua storia culturale. Leggendo Un'Odissea, il particolare romanzo scritto da Daniel Mendelsohn, si comprende come, in realtà, nel Nuovo mondo i testi del Vecchio Mondo non siano stati semplicemente accumulati, in una sorta di sfoggio di un potere più ampio, bensì abbiano qui ritrovato una nuova linfa vitale trasmessa dall'amore con cui vengono accuditi, analizzati e interpretati da una schiera di studiosi di forte formazione umanistica e da scuole di filologia classica che hanno sì la loro genesi negli studi europei ma che, in questo paesaggio nordamericano che spesso riduciamo semplicisticamente a un immaginario legato a un eterno Novecento e a una sua altrettanto eterna negazione digitale e avveniristica e forse anche un po' arcaica, hanno saputo rinnovarne, in modo ancor più approfondito, l'analisi. La storia personale dell'autore (che, come un Robinson Crusoe intento a compilare l'elenco degli attrezzi e degli oggetti che trova sull'isola del suo naufragio, osserva i testi sui quali si è formato il suo percorso di docente universitario, ne descrive la veste tipografica, il peso, la forma, i caratteri, ne ricorda il momento in cui li ha aperti per la prima volta), i suoi rapporti con la famiglia (con la figura chiusa e autoritaria del padre e con quella estroversa e seducente della madre), con gli studenti, con la propria scelta di compiere studi classici, con i suoi mentori universitari, si intrecciano con la trama omerica nel corso temporalmente delineato di un semestre universitario. Ma questa dimensione temporale lentamente si dilata in un non tempo misteriosamente affascinante, in cui si definiscono le storie personali e collettive, e in cui il gruppo che sta analizzando il testo dell'Odissea si avvicina, in un percorso esteriore e interiore al contempo, a mete che tuttavia tendono ad allontanarsi, così come l'isola di Itaca sembrava allontanarsi sempre di più nella estenuante ricerca intrapresa da Ulisse. L'Odissea si trasfigura così in narrazione senza tempo, che coniuga il passato, il presente e il futuro, non solo dei suoi personaggi e del suo (o dei suoi) enigmatico autore, ma anche degli umani che la stanno analizzando in quel semestre, quasi che il testo omerico gradualmente divenga il palinsesto sul quale i decifratori, sorprendentemente, trovano impressi i segni che li condurranno alla decrittazione delle loro stesse anime. Se esiste, come scrive Mendelsohn, quella simbolica linea che unisce, nei secoli e millenni, tutti gli studiosi di una particolare disciplina, al punto da renderli tutti parti di un processo più grande, che va ben oltre la disciplina medesima, così, per mezzo di questo bellissimo romanzo, il lettore attento e appassionato gradualmente riuscirà a sentirsi parte di un processo ben più maestoso e immenso: il divenire incessante del respiro dell'umanità. nottedinebbiainpianura.blogspot.it/2018/05/unodissea-di-daniel-mendelsohn-einaudi.html
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Mercier e Camier
by Samuel Beckett
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In nessun modo ancora
by Samuel Beckett
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Trilogia dell'Area X
by Jeff VanderMeer
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L'Avversario
by Emmanuel Carrere
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La caduta
by Friedrich Dürrenmatt
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Lo stereoscopio dei solitari
by J. Rodolfo Wilcock
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La troga
by Giampaolo Rugarli
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L'innominabile
by Samuel Beckett
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Un'Odissea
by Daniel Mendelsohn
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Molloy. Ediz. speciale
by Samuel Beckett
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Come si comanda il mondo
by Giorgio Galli, Mario Caligiuri
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Lo sfaccendato
by Yusuf Atilgan
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