Storie senza morale
by Mihail Kuraev
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I due racconti di Michail Kuraev che qui proponiamo affrontano con gli strumenti che gli sono più congeniali – l’accostamento delle piccole storie comuni alla grande Storia onnipervasiva e un’ironia che accende il ricordo – i nodi dell’educazione di un individuo in tempo sovietico.In “Zolotucha detto ‘Fiato corto’”, la storia-favola del bambino schernito e malaticcio che fantastica di diventare un eroe del Paese addossandosi una colpa che non possiede per salvare i compagni da quella che crede una minaccia, c’è il germe della tragedia della coscienza che abdica all’”io” in nome del sovietico “noi”. E il riflesso speculare di quella, storica, che si abbatté con i sinistri tratti dell’”affare di Leningrado”, alla fine degli anni Quaranta, sulla città che ancora curava le ferite dell’assedio nazista. L’humus in cui si sviluppa la vicenda del piccolo è la stessa che genera l’analogo, adulto, sacrificio dell’ex-dirigente Popkov che, nel tentativo di difendere i compagni di Partito, si autocalunniò. Senza poter con questo preservare la vita né a sé né a quelli. L’abnegazione alla causa, in cui veniva educato un intero Paese, si ripagava con la repressione.La menzogna, dunque, alligna nel tempo. Ed è la stessa che, irrigidita nei sacri canoni della Confessione di Stato, viene impartita negli Istituti universitari della cattedra di marxismo-leninismo. Il secondo racconto, “Fateci provare la nostra maturità!”, dice dell’impatto di un insegnamento ieratico e cristallizzato su una salvifica ironia. Consapevoli della menzogna che veniva loro propinata attraverso il fatidico, reboante “Che cosa ci insegna il partito?” – con lo stesso fervore con cui si sarebbe detto “Che cosa ci insegna il Vangelo?” –, gli studenti reagiscono a scuola recitando catechisticamente risposte preconfezionate e nella vita in base ai suggerimenti di una coscienza personale che dentro la griglia della dottrina si è fatta strada da sé. Ciascuno percorse questa strada “in misura della propria corruzione” conclude Kuraev.La risposta alle domande va forse cercata dentro all’individuo. Che la letteratura sa scandagliare con l’intuizione balenante e sicura propria dell’arte.

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