A un cerbiatto somiglia il mio amore
by David Grossman
(*)(*)(*)(*)(*)(1,899)
Israele, guerra dei sei giorni. Avram, Orah e Ilan, sedicenni, sono ricoverati nel reparto di isolamento di un piccolo ospedale di Gerusalemme. Il conflitto infuria e nelle lunghe e buie ore del coprifuoco i tre ragazzi si uniscono in un'amicizia che si trasformerà, molto tempo dopo, nell'amore e nel matrimonio tra Orah e Ilan. Dopo trentasei anni da quel primo incontro, Orah è una donna separata, madre di due figli, Adam e Ofer. Quest'ultimo, che sta svolgendo il servizio di leva, accetta di partecipare a un'incursione in Cisgiordania nonostante siano ormai i suoi ultimi giorni di ferma. Orah, che aveva progettato una gita a piedi con il figlio per festeggiare la fine del servizio militare, decide di partire lo stesso. Non riesce infatti a vincere un oscuro presentimento che si agita dentro di lei, e d'altra parte non resiste all'idea di trascorrere altre notti con l'incubo di essere svegliata nel cuore della notte, come da protocollo dell'esercito israeliano, e ricevere la notizia di una disgrazia.

All Quotations

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Ormai da tredici anni non si stancava di dirle che stava sprecando la sua gioventù con lui, il suo futuro, la sua bellezza, che lui non faceva che ostacolarla, intralciarla, nasconderle la vita. Tra loro c’erano diciassette anni di differenza. Ragazza mia, la chiamava a volte con affetto, altre volte con dolore. Quando tu avevi dieci anni, le ricordava con strano compiacimento, io ero già morto da cinque. Resusciteremo i morti, ribatteva lei, ci ribelleremo al tempo.
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Ormai da tredici anni non si stancava di dirle che stava sprecando la sua gioventù con lui, il suo futuro, la sua bellezza, che lui non faceva che ostacolarla, intralciarla, nasconderle la vita. Tra loro c’erano diciassette anni di differenza. Ragazza mia, la chiamava a volte con affetto, altre volte con dolore. Quando tu avevi dieci anni, le ricordava con strano compiacimento, io ero già morto da cinque. Resusciteremo i morti, ribatteva lei, ci ribelleremo al tempo.
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Parlava e parlava e Orah si rammentò di una frase che lei e Ada amavano, tratta da Carovana di mezzanotte, di Izhar: “Non puoi indicare una stella a qualcuno senza che l’altra tua mano gli si posi sulla spalla”. A quanto pareva, tuttavia, era possibile.
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Parlava e parlava e Orah si rammentò di una frase che lei e Ada amavano, tratta da Carovana di mezzanotte, di Izhar: “Non puoi indicare una stella a qualcuno senza che l’altra tua mano gli si posi sulla spalla”. A quanto pareva, tuttavia, era possibile.
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Dove andiamo? Lei ci aveva pensato su un momento. Non lo aveva guardato: dove finisce Israele. Per me è già finito da un pezzo, aveva sibilato lui.
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Dove andiamo? Lei ci aveva pensato su un momento. Non lo aveva guardato: dove finisce Israele. Per me è già finito da un pezzo, aveva sibilato lui.
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Aprì un vecchio album di fotografie strappato e ammuffito ai bordi da cui salì un tanfo di immondizia. Era vuoto. Sulle pagine erano rimasti soltanto alcuni triangolini dove infilare le fotografie e didascalie scritte in una grafia sconosciuta e obliqua: io e papà, Odessa, inverno ’36; la nonna, la mamma e Avigail (nella pancia) 1949; indovinate un po’ chi è la regina Ester quest’anno?
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Aprì un vecchio album di fotografie strappato e ammuffito ai bordi da cui salì un tanfo di immondizia. Era vuoto. Sulle pagine erano rimasti soltanto alcuni triangolini dove infilare le fotografie e didascalie scritte in una grafia sconosciuta e obliqua: io e papà, Odessa, inverno ’36; la nonna, la mamma e Avigail (nella pancia) 1949; indovinate un po’ chi è la regina Ester quest’anno?
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chiuse gli occhi e si abbandonò a una stanchezza abissale, che la risucchiava, ma quel senso di rilassatezza fu interrotto da una pungente fitta di spavento, come se avesse abbassato la guardia. Cos’ho fatto? Ho portato Ofer alla guerra. L’ho portato io stessa. E se dovesse succedergli qualcosa? E se fosse stata l’ultima volta che l’ho toccato? Come mai alla fine, quando ci siamo salutati, gli ho baciato un punto glabro, soffice, della guancia? Sono stata io a portarlo lassù. Non l’ho fermato. Non ho nemmeno tentato di farlo. Ho chiamato un taxi e siamo partiti. Siamo stati in viaggio per due ore e mezzo, e non ho tentato di far niente. L’ho lasciato lì. L’ho lasciato a loro. L’ho consegnato a loro con le mie stesse mani.
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chiuse gli occhi e si abbandonò a una stanchezza abissale, che la risucchiava, ma quel senso di rilassatezza fu interrotto da una pungente fitta di spavento, come se avesse abbassato la guardia. Cos’ho fatto? Ho portato Ofer alla guerra. L’ho portato io stessa. E se dovesse succedergli qualcosa? E se fosse stata l’ultima volta che l’ho toccato? Come mai alla fine, quando ci siamo salutati, gli ho baciato un punto glabro, soffice, della guancia? Sono stata io a portarlo lassù. Non l’ho fermato. Non ho nemmeno tentato di farlo. Ho chiamato un taxi e siamo partiti. Siamo stati in viaggio per due ore e mezzo, e non ho tentato di far niente. L’ho lasciato lì. L’ho lasciato a loro. L’ho consegnato a loro con le mie stesse mani.
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Una mano da militare, eppure espressiva nei movimenti, nella generosità del tocco, nell’intrecciarsi delle dita, nel gesto inconsapevolmente infantile con cui talvolta il pollice scivolava sui polpastrelli, come se li contasse, nella pelle mangiucchiata intorno all’unghia del mignolo. Non hai ragione, mamma, le diceva mentre le parlava, Orah non ricordava di cosa, le era semplicemente venuto in mente un frammento di conversazione in cui Ofer si mordicchiava distrattamente la pelle intorno all’unghia del mignolo aggrottando la fronte: non hai per niente ragione, mamma.
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Una mano da militare, eppure espressiva nei movimenti, nella generosità del tocco, nell’intrecciarsi delle dita, nel gesto inconsapevolmente infantile con cui talvolta il pollice scivolava sui polpastrelli, come se li contasse, nella pelle mangiucchiata intorno all’unghia del mignolo. Non hai ragione, mamma, le diceva mentre le parlava, Orah non ricordava di cosa, le era semplicemente venuto in mente un frammento di conversazione in cui Ofer si mordicchiava distrattamente la pelle intorno all’unghia del mignolo aggrottando la fronte: non hai per niente ragione, mamma.
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Di fronte a loro la sua branda era vuota e sulla parete sopra campeggiava una scritta in carboncino nero: “Non è bene che l’uomo sia”.
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Di fronte a loro la sua branda era vuota e sulla parete sopra campeggiava una scritta in carboncino nero: “Non è bene che l’uomo sia”.
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Quando mai c’era stato un giorno senza che ci fosse almeno un caduto in questo Paese? Senza che si dovesse informare una famiglia?
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Quando mai c’era stato un giorno senza che ci fosse almeno un caduto in questo Paese? Senza che si dovesse informare una famiglia?
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Qui si invecchia presto, le venne stranamente da pensare, anche loro, gli arabi, invecchiano. Persino loro.
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Qui si invecchia presto, le venne stranamente da pensare, anche loro, gli arabi, invecchiano. Persino loro.
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Quando lui era tornato, pallido e sudato, si era rifiutato di raccontare ciò che era successo. Aveva solo detto: non facevano che dire che sono uno sporco arabo. E io ho risposto: forse voi mi gettate fango addosso, ma io non sono sporco.
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Quando lui era tornato, pallido e sudato, si era rifiutato di raccontare ciò che era successo. Aveva solo detto: non facevano che dire che sono uno sporco arabo. E io ho risposto: forse voi mi gettate fango addosso, ma io non sono sporco.