Afghanistan Picture Show ovvero, come ho salvato il mondo
by William T. Vollmann
(*)(*)(*)(*)( )(73)
Nel 1982, all'età di 22 anni, determinato a combattere i russi a fianco dei mujaheddin, l'autore, scrittore americano, è andato in Afghanistan. In questa autobiografia, egli descrive il ritratto di un giovane costretto a fare i conti con la propria ingenuità politica; l'avventura di un volenteroso altruista costretto a sentirsi sempre come uno straniero. Una narrazione che ribalta il "mito dell'uomo bianco" colonizzatore e dominatore e che s'interroga sul rapporti tra verità, vita e destino.

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Luca StringaraLuca Stringara added a quotation
«Ignoravo le evidentissime implicazioni del fatto che ero un cittadino semiprivilegiato di un paese estremamente privilegiato, credevo nella semplice uguaglianza di tutti gli esseri umani, e mi aspettavo che uno dei comandanti mujahiddin mi assegnasse un compito – fare scorta d’acqua, scrivere un rapporto su una battaglia, o combattere – e io avrei fatto del mio meglio per portarlo a termine e basta. Sono rimasto scioccato quando, al contrario, ho scoperto che alla mia persona venivano attribuiti poteri semidivini. Ero un americano; potevo fare qualunque cosa. E dato che invece non potevo fare qualunque cosa, non sapevo nemmeno camminare particolarmente bene in montagna (avevo già perso quasi venti chili a causa della dissenteria amebica), ho deluso tutti, inevitabilmente. Se fossi stato in buona forma fisica, con un milione di dollari in tasca, avrei comunque deluso gli afgani, perché non ero altro che me stesso.»
Luca StringaraLuca Stringara added a quotation
«Ignoravo le evidentissime implicazioni del fatto che ero un cittadino semiprivilegiato di un paese estremamente privilegiato, credevo nella semplice uguaglianza di tutti gli esseri umani, e mi aspettavo che uno dei comandanti mujahiddin mi assegnasse un compito – fare scorta d’acqua, scrivere un rapporto su una battaglia, o combattere – e io avrei fatto del mio meglio per portarlo a termine e basta. Sono rimasto scioccato quando, al contrario, ho scoperto che alla mia persona venivano attribuiti poteri semidivini. Ero un americano; potevo fare qualunque cosa. E dato che invece non potevo fare qualunque cosa, non sapevo nemmeno camminare particolarmente bene in montagna (avevo già perso quasi venti chili a causa della dissenteria amebica), ho deluso tutti, inevitabilmente. Se fossi stato in buona forma fisica, con un milione di dollari in tasca, avrei comunque deluso gli afgani, perché non ero altro che me stesso.»
SuzanneSuzanne added a quotation
Questo libro è dedicato a tutti coloro che cercano di aiutare gli altri, che ci riescano o no.
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Questo libro è dedicato a tutti coloro che cercano di aiutare gli altri, che ci riescano o no.
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Nel sacro Corano dice: ‘Non uccidere i popoli’, ma chi è i popoli? Popoli sono popoli quando seguono i Libri Sacri. Libri Sacri è quattro: Corano, Bibbia, (indecifrabile) e Torah è i libri. Questi è popoli. Chi non piace i Libri, loro NO popolo. I ruus è selvaggi. (…)
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Nel sacro Corano dice: ‘Non uccidere i popoli’, ma chi è i popoli? Popoli sono popoli quando seguono i Libri Sacri. Libri Sacri è quattro: Corano, Bibbia, (indecifrabile) e Torah è i libri. Questi è popoli. Chi non piace i Libri, loro NO popolo. I ruus è selvaggi. (…)
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E il Giovanotto, con un po’ di vertigini per via della febbre, comprese all’improvviso il suo ruolo di americano: assumersi la responsabilità di qualunque cosa.
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E il Giovanotto, con un po’ di vertigini per via della febbre, comprese all’improvviso il suo ruolo di americano: assumersi la responsabilità di qualunque cosa.
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Colui che si adatta in modo insufficiente a una società estranea è una sorta di fallimento evolutivo, condannato alla sterilità, all’isolamento, all’estinzione; colui che si adatta troppo deturpa l’io che ha avuto alla nascita. Il Giovanotto, essendo giovane, avrebbe dovuto adattarsi in maniera sostanziale; aveva una minore quantità di io precedente da negare.
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Colui che si adatta in modo insufficiente a una società estranea è una sorta di fallimento evolutivo, condannato alla sterilità, all’isolamento, all’estinzione; colui che si adatta troppo deturpa l’io che ha avuto alla nascita. Il Giovanotto, essendo giovane, avrebbe dovuto adattarsi in maniera sostanziale; aveva una minore quantità di io precedente da negare.