Alan Turing
by Andrew Hodges
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La vita di Alan Turing è stata fino a oggi avvolta dal mistero. Autore, nel 1936, del manifesto del nuovo ordine tecnologico, il matematico inglese spiegò la natura e i limiti teorici delle macchine logiche prima che fosse costruito un solo computer. Ma fu anche uno di coloro che durante la Seconda guerra mondiale avevano decifrato i codici della macchina crittografica tedesca ed era a conoscenza d'importanti informazioni riguardanti la sicurezza nazionale. Quando fu trovato morto, avvelenato dal cianuro, nessuno fece indagini, trattandosi di un caso evidente di suicidio. Otre all'itinerario scientifico dell'inventore del computer, questa biografia è anche una spy story che fa emergere particolari sconosciuti sulla vicenda.

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Dunque, la richiesta, apparentemente innocua, di dimostrare in qualche modo che la matematica era un tutto completo e coerente, aveva fatto nascere un mare di problemi, era stata un vero vaso di Pandora. In un certo senso le proposizioni matematiche apparivano ancora assolutamente e indiscutibilmente vere, ma in un altro apparivano non essere altro che tanti segni sulla carta, e quando si cercava di chiarire il loro significato questi segni portavano ai più imprevedibili e bizzarri paradossi. Come era accaduto ad Alice quando era entrata nel giardino al di là dello specchio, chiunque cercasse di accostarsi al cuore della matematica correva il rischio di trovarsi preso in una giungla inestricabile di tecnicismi.
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Dunque, la richiesta, apparentemente innocua, di dimostrare in qualche modo che la matematica era un tutto completo e coerente, aveva fatto nascere un mare di problemi, era stata un vero vaso di Pandora. In un certo senso le proposizioni matematiche apparivano ancora assolutamente e indiscutibilmente vere, ma in un altro apparivano non essere altro che tanti segni sulla carta, e quando si cercava di chiarire il loro significato questi segni portavano ai più imprevedibili e bizzarri paradossi. Come era accaduto ad Alice quando era entrata nel giardino al di là dello specchio, chiunque cercasse di accostarsi al cuore della matematica correva il rischio di trovarsi preso in una giungla inestricabile di tecnicismi.
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La matematica intesa come gioco dev'essere totalmente coerente se non vuole ridursi a un nulla di nulla.
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La matematica intesa come gioco dev'essere totalmente coerente se non vuole ridursi a un nulla di nulla.
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Il significato di questa tendenza all'astrazione è che essa libera l'algebra (anzi libera tutta la matematica) dai confini della sua sfera tradizionale, quella del contare e del misurare. Nella matematica moderna, infatti, i simboli possono essere usati secondo non importa quali regole, e possono essere interpretati - sempre ammesso che sopportino un'interpretazione - in modi molto più generali che non in termini di quantità numeriche.
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Il significato di questa tendenza all'astrazione è che essa libera l'algebra (anzi libera tutta la matematica) dai confini della sua sfera tradizionale, quella del contare e del misurare. Nella matematica moderna, infatti, i simboli possono essere usati secondo non importa quali regole, e possono essere interpretati - sempre ammesso che sopportino un'interpretazione - in modi molto più generali che non in termini di quantità numeriche.
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Si stava manifestando in questa occasione una fondamentale caratteristica di Alan. Com'era accaduto coi calcoli sugli iodati e sui solfiti, ciò che più lo attraeva in una formula matematica era il fatto che potesse avere un effetto sul mondo fisico. Le dimostrazioni pratiche gli erano sempre piaciute anche se poi non gli riuscivano molto bene; e per quanto gli altri potessero metterlo in un canto come <<genio della matematica>>, egli era ben lontano dal commettere l'errore di ritenere che una manifestazione concreta del pensiero potesse immiserire o svilire il pensiero stesso.
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Si stava manifestando in questa occasione una fondamentale caratteristica di Alan. Com'era accaduto coi calcoli sugli iodati e sui solfiti, ciò che più lo attraeva in una formula matematica era il fatto che potesse avere un effetto sul mondo fisico. Le dimostrazioni pratiche gli erano sempre piaciute anche se poi non gli riuscivano molto bene; e per quanto gli altri potessero metterlo in un canto come <<genio della matematica>>, egli era ben lontano dal commettere l'errore di ritenere che una manifestazione concreta del pensiero potesse immiserire o svilire il pensiero stesso.
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Di Galileo e della sua ritrattazione Hilbert aveva scritto: "Egli non era un idiota. Solo un idiota potrebbe credere che la verità scientifica esige il martirio: questo può essere necessario in religione, ma i risultati scientifici col tempo si dimostrano da soli".
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Di Galileo e della sua ritrattazione Hilbert aveva scritto: "Egli non era un idiota. Solo un idiota potrebbe credere che la verità scientifica esige il martirio: questo può essere necessario in religione, ma i risultati scientifici col tempo si dimostrano da soli".
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Qualunque cosa tu pensi, quella cosa esiste
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Qualunque cosa tu pensi, quella cosa esiste