Alcesti
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Il mito della sposa che sceglie di morire al posto del marito proviene da un antichissimo motivo folclorico, diffuso dall'Europa settentrionale fino all'India. La tragedia di Euripide è la prima versione letteraria a noi nota della favola, e costituisce la pietra di paragone con cui si sono confrontati nei secoli poeti e scrittori fino all'età moderna. Nel passaggio dalla favola al dramma la vicenda subisce una profonda metamorfosi, e inevitabilmente suscita riflessioni sull'amore coniugale, sul rapporto tra genitori e figli, sul valore del sacrificio e infine, in termini più lati, sulla vita e sulla morte. Questi temi saranno ripresi, in modi e stili e con soluzioni diverse, da Wieland, Yourcenar, Rilke, Raboni.

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RosaRosa wrote a review
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Essere vivi o essere morti è la stessa cosa
Otto anni fa comprai alcuni titoli di questa serie Marsilio di Variazioni sul mito: Alcesti, Fedra, Antigone, Medea, Elettra. Mi sembrava un'operazione interessante e, ça va sans dire, c'ho messo otto anni per decidermi a leggerli e per confermare l'impressione. Ho cominciato da Alcesti perché l'unica eroina tragica tra quelle scelte che non ho incontrato negli anni tra liceo e primi studi universitari. Tra le introduzioni della serie questa di Maria Pia Pattoni è decisamente la migliore, sia per l'analisi sincronica delle singole opere che per quella diacronica del mito. Una tragedia con il lieto fine, quasi un ossimoro, non poteva non stuzzicare il contemporaneo. Agli estremi cronologici le due realizzazioni secondo me migliori: Euripide e Raboni. In entrambi lo scontro padre - figlio non è eluso (come in Yourcenar) o negato (come in Wieland), ma gridato e realizzato. Alcesti di Euripide offre il proprio sacrificio con tragica chiarezza: è il fato, è il volere divino, è il coniugio, ma ciò non diminuisce le responsabilità di altre figure familiari che non si offrono, né il risarcimento dovuto da Admeto, la futura castità. Non sarà l'esangue e raziocinante marito a riportarla indietro, ma la forza in persona: Ercole. Ritorna congelata e velata. L'amore che si sacrifica acquista in virtù e perde in passione. Alcesti o la recita dell'esilio è un'opera teatrale di Giovanni Raboni dove il mito viene trasportato in età contemporanea, durante un non precisato regime totalitaristico. Sara riconosce nel teatro in cui si rifugia prima dell'esilio il luogo della sua prima recita da attrice. Un espediente di metateatro le permette di abbracciare il ruolo di Alcesti che le compete e ciò basta alla sua raffigurazione. Il nucleo della tragedia contemporanea diventa lo scontro padre - figlio, le reciproche recriminazioni, i reciprochi egoismi, la perdita di intercettazione della virtù che tornerà, ma nuovamente velata e muta. Propongo un'altra variazione youtube.com/watch?v=BItrqazYW7k
GingerGinger wrote a review
Una delle tragedie più controverse e meno conosciute di Euripide, quella di Alcesti: eppure le domande che suscita sono così spaventosamente attuali che non stupisce certo la naturalezza con cui la Yourcenar e Raboni hanno trasposto gli avvenimenti di una famiglia reale nella vita quotidiana di persone semplici. Si può dire che Admeto sia l'eroe meno eroico dell'intera produzione euripidea - surclassa perfino il sempre perplesso Menelao - e, allo stesso tempo, è sulla sua figura che la tragedia si fonda: è di certo il personaggio che suscita più emozioni, per lo più in negativo. Ben più umano di Alcesti; non ho apprezzato le modifiche apportate da Wieland alla struttura stessa della narrazione: eliminando il morboso attaccamento di Admeto alla vita, facendone una innocente ed ignara "vittima" dell'amore smisurato di sua moglie, viene meno il cuore stesso della narrazione; e ci si trova a chiedersi che senso abbia avuto raccontare una storia in cui tutti i personaggi sono così irreprensibilmente perfetti e il bene trionfa. Interessanti invece le versioni della Yourcenar e di Giovanni Raboni: nella prima, la richiesta di sacrificio di Admeto non è più esplicita, ma sottilmente implicita; e il dramma si gioca su un conflitto più intimo e meno tragico, fatto di non detti e recriminazioni, di un odio-amore che rende infinitamente più comprensibile e vicina la scelta di Alcesti. Ho apprezzato anche il rilievo dato alla figura di Ercole e al suo duello verbale con la morte; che nelle altre versioni è stato lasciato fuori dal palcoscenico. Particolare e surreale, infine, l'Alcesti di Raboni: dell'Alcesti vediamo solo il nocciolo del conflitto, e ne sentiamo parlare tramite raffinati riferimenti metateatrali. In quest'ultima variazione si incontra l'Alcesti più eroica, perfetta nella sua imperfezione, che preferisce rinunciare alla vita piuttosto che scendere a compromessi con essa.
BicemBicem wrote a review
Domande capace di attraversare i secoli
Il volume, a partire dall’Alcesti di Euripide, raccoglie le reinterpretazioni della tragedia antica così come nel corso dei secoli sono state proposte da Wieland, Rilke, Yourcenar, Raboni. È stato interessante osservare come sensibilità letterarie differenti, in contesti storici e culturali distanti, si siano confrontate con la vicenda della donna che, per amore, offre agli dèi la sua vita in cambio di quella del marito. Ogni testo meriterebbe un discorso a sé stante. Dirò solo che la mia versione preferita è stata quella di Raboni, ambientata in epoca contemporanea, in un non meglio definito contesto di persecuzione politico-razziale. Raboni sa dare corpo alla vicenda disegnando dei personaggi a tutto tondo, esaminandoli lucidamente nella loro problematicità, nella loro fragilità, negli aspetti contraddittori. Interessatissimo e di grande tensione drammatica è il confronto, che costituisce il cuore del testo, fra il figlio e il padre, a cui il figlio chiede il sacrificio della vita per salvarsi, prima che sia la sua donna ad immolarsi spontaneamente per lui. Cosa e quanto deve un padre ad un figlio? Quanto ha diritto di chiedere e di aspettarsi un figlio da un padre? E la vita di un uomo vecchio ha meno diritti, sulla vita stessa, di quella di un giovane? Il sacrificio della donna non sottrarrà al dramma i due uomini, condannati all’orrore di ritrovarsi vivi da usurpatori, da vigliacchi. Questa vita è migliore della morte?