American Gods
by Neil Gaiman
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Dopo tre anni di prigione Shadow sta per tornare in libertà quando viene a sapere della morte misteriosa della moglie e del suo migliore amico. Sull'aereo che lo riporta a casa l'uomo riceve una proposta di lavoro da un tipo piuttosto enigmatico, Mister Wednesday: Shadow accetta, ma gli servirà ancora qualche tempo per scoprire chi sia in realtà il suo capo, chi siano i suoi compagni d'affari e chi i suoi concorrenti.

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Young DipYoung Dip wrote a review
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Molto bella l'idea di base
Ad alcuni amici il libro è sembrato dilungarsi troppo su storie laterali. A me non è pesato, anzi forse qualche approfondimento in più, specialmente dal lato degli dei nuovi, sarebbe stato bello e avrebbe dato ancora più corpo all'idea base. In questo ha fallito anche la serie tv, che vede la collaborazione dello stesso Gaiman, dove invece ci si è persi davvero in rivoli poco coerenti
Paolo GibelliniPaolo Gibellini wrote a review
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L'autore è sempre in grado di rendere sostenibile una storia anche complessa come questa, ma dopo la prima parte del libro tende un po' a sbrodolare. Mi è piaciuto di più il seguito.
GresiGresi wrote a review
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Se non fossimo isole andremmo alla deriva, caleremmo a picco nella altrui tragedie. Siamo isolati, non bisogna dimenticare che “isolare” viene da isola, dare drammi delle vite altrui grazie alla nostra natura insulare e alla ripetività.
Leggere il mondo ritratto da Neil Gaiman è stata una bella esperienza, che tuttavia non mi ha soddisfatta completamente ne desiderato di leggere qualcos’altro scritto dall’autore. Perché scrivere questo, di un romanzo conosciutissimo e amatissimo specialmente dai fan più accaniti? Semplice. Ho compreso che io e Neil Gaiman viaggiamo su due linee parallele ma distanti. Gaiman ama la sua patria, l’America, e scrisse questo romanzo come movente per ritrarla in tutto il suo splendore, la sua bruttezza e il suo sudiciume. Aveva sposato l’idea di descriverla in questo modo proiettandola in un romanzo di oltre cinquecento pagine che avrebbe potuto rivelarsi bellissimo, ma che alla fine si è rivelato molto più impegnativo di quel che credevo. Impegnativo non nel vero e proprio senso del termine, quanto in senso lato o stretto poiché più volte ho visto cadere in mano a una prosa solenne ma onirica, scarna e priva di pathos, ricca di eventi ma non di quella giusta introspezione che solitamente animano personaggi tendenzialmente intrappolati fra la Vita e la Morte. Il problema, secondo me, è che American Gods avrebbe potuto rivelarsi bellissimo e indimenticabile se il suo creatore non si fosse affannato a > una realtà nella quale bisogna comprendere il suo linguaggio incomprensibile, interpretare un sistema operativo di una prigione le cui preghiere sono un mantra. Se ci è concessa un po' di libertà, bisogna fare conto anche con le conseguenze. L’America che ho visto in queste pagine mi ha ricordato moltissimo quella ritratta da John Steinbeck nei suoi spettacolari capolavori. L’America di oggi è un impero tenuto assieme e dominato dalla gente di razza, sesso o religione diversa. È un covo di bellezze e scoperte da cui ci si rende conto come quella descritta dal mio amato Steinbeck e quella di Gaiman sono piuttosto affini, e che la sua forza risiede nella cooperazione, nell’unione. Da qui forme di dittature di cui ancora ci si affanna a contrastare, da qui l’uso immediato di forme di sopravvivenza di cui non sempre si riesce a sopravvivere, da qui l’uso immediato, violento, brutale contro ogni dissenso, contro ogni richiesta di maggiore autonomia. Come cittadino americano l’autore credette a principi attraverso cui ci si affanna ad ottenere un certo liberalismo senza limiti, e American Gods da questo punto di vista è un arcipelago di grandi e piccole isole a cui ci si affida con un certo slancio.Dopo una manciata di giorni trascorsi a inseguire gli innumerevoli tentativi di un uomo a comprendere quali furono le cause che tolsero la vita alla sua amata moglie, incominciò a delinearsi un quadro che se in un primo momento mi parse straordinario in un secondo mi annoiò moltissimo. A quanto pare io e il famoso Neil Gaiman non andiamo d’accordo, non c’è bisogno di aggiungere alcunchè: le nostre anime non sono destinate a scintillare nelle avverse stelle. La curiosità è però una delle mie più leali e fidate compagne, e se non fossi stata animata da essa non credo che American Gods avrebbe visto la luce. Ci si avvelena delle malesorti che la vita talvolta ci riserva, di quell’incertezza che talvolta sono le stesse parole o idee a renderci qualcosa o qualcuno. Ci si affanna a credere che con una buona dose di intelligenza e un certo prestigio, l’uomo possa ascendere sopra ogni cosa. C’è un motivo particolare per cui Shadow è quello spettro senza vita che cerca perennemente se stesso, senza però trovarlo, cammina in questa landa deserta e desolata colando a picco nelle altrui tragedie? I drammi delle vite altrui, la natura insulsa e ripetitiva, l’adempimento a forme di conoscenza quasi impossibili, che cosa ha di speciale questa lettura? Disgraziatamente per me, assolutamente niente. Non brilla nemmeno per stile, ma sicuramente di originalità per queste forme divine che sconvolgeranno la vita di Shadow e della sua famiglia. American Gods è un epopea fantastica che in un certo senso scorge quella che è l’America dei nostri giorni. Pregiudicosa, cinica, razziale, attraverso cui possiamo osservare e comprendere il mondo. Ma al di là di questo velo > non vi è alcunchè che ai miei occhi fosse degno di rispetto e onorevoli. Ci sarebbe da dire che questi fantasmagorici Dei sono molto più presenti nel titolo che nella storia in se. Perciò di per se da qui credo sia evidente il motivo per cui non mi ha entusiasmato più di tanto. Quasi si trattasse di uno scherzo del destino che mi è stato riservato. Interessante come approccio ad un autore di cui ho sentito solo grandi cose, ma concetto di scrittura che per la maggior parte della sua durata mi ha indotta a vagare come uno spettro privo di vita, anche quando trapelò il mero dolore dell’abbandono, dell’insoddisfazione, che innegabilmente l’ho trovato piatto, quasi disturbante. Un opera, insomma, che non sconsiglio specie agli appassionati di mitologia greca, ma che non ha abbattuto quell’effetto iniziale di credere alla sua magnificenza. E non credo che sia colpa dello stesso autore, quanto di gusto personale. Forse se John Steinbeck avesse scritto la medesima storia l’avrei amata completamente. Chi può dirlo? Fantasia illusoria che si è dimenata alla luce morente di un crepuscolo – più reale del mio irresistibile desiderio di incontrare faccia a faccia l’autore, come un lontano amico di vecchia data.
CleoCleo wrote a review
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During the reading I could only think "I have no idea what I'm reading". The book is absurd, not my genre, but I have to admit that it is very well written. Also the novel
CleoCleo wrote a review
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Durante la lettura mi veniva solo da pensare "non ho idea di cosa stia leggendo". È un libro assurdo. Non il mio genere, ma devo ammettere che è scritto molto bene. Anche la novella inclusa in questa edizione, _The Monarch of the Glen_, non ha senso come tutto il resto.
Rosaria Luisa D'AngeloRosaria Luisa D'Angelo wrote a review
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Chi non ha mai guardato supercar e gli sarebbe piaciuto essere il passeggero sulla mitica KITT? Chi non ha mai esplorato a fondo il mondo di GTA San Andreas ascoltando Xradio? Chi non ha mai desiderato fare la Route 69 su un'Harley? Ecco questo libro è per voi! Sono tanti gli spunti di interesse di questo magnifico pezzo di letteratura. Da subito si nota la bellezza con cui Gaiman sviluppa i personaggi: tutti molto dettagliati e unici; ognuno dotato di morale propria e incredibilmente singolare. La storia, anche se a volte un pò pomposa e prolissa, si rivela interessantissima fino al colpo di scena finale. Ma la cosa che rende questo libro un masterpiece è il suo viaggio nell'americanità. Gaiman ricrea quell'America che va oltre New York e Los Angeles, la sua è l'America vera: quella dei piccoli paesini che tengono sul cartellone il numero di abitanti e sono ultra orgogliosi dei piccoli successi della locale squadra di pallavolo di 13enni, quella dove i vecchi del paese raccontano solo storie di pesca e di caccia, quella delle macchine a buon mercato e di ristoranti tutti uguali. 
Questa è una visione reale, scritta su una storia fantastica (nel senso di basata su fantasia), di un paese che forse dovremmo conoscere meglio senza l'ausilio delle varie sit-com della FOX.

ll romanzo è a dir poco sorprendente, originale e... ricco. Sì, ricco di dettagli, di fantasia, di descrizioni e dialoghi ai limiti dell'assurdo, tanto da risultare qualche volta grotteschi. In generale, devo proprio dire di aver amato ogni singola maledettissima pagina di questo romanzo. In più: - ho amato Shadow, (tra l'altro immaginarmelo come il cantante dei Nightwish, non ha aiutato a non innamorarmene), la sua intelligenza e arguzia, la sua bontà d'animo e il suo amore sincero per Laura. Mi è piaciuto molto il suo personaggio, pregi, difetti, fortune e sfighe compresi; - ho amato quell'imbroglione, nonché pazzo scatenato, di Wednesday, benché abbia trovato la sua figura piuttosto spregevole. Tuttavia il suo senso dell'umorismo ai limiti del cinismo mi hanno davvero fatto fare grasse risate; - ho adorato tutte le divinità descritte, dalle più conosciute (Horus, Bastet, Thot, Odino) alle sconosciute; naturalmente, tutte dalla parte degli dèi dimenticati. Le divinità nuove, teoricamente inventate (anche se, parlare di invenzione in un simile romanzo...è davvero difficile e le mie parole risultano essere più esilaranti di tutto l'intreccio messo su da Gaiman ;) ) le ho piuttosto detestate.

L’uomo non ha bisogno dell'adorazione dei suoi simili e vive lo stesso anche senza di essa.. E forse questo è il messaggio sublimale del libro. Sappiamo noi vivere bene anche quando non siamo acclamati dai nostri simili? Se la risposta è si, allora siamo più saggi degli Dei.... Di questi dei miserandi descritti in questo libro.
TexTex wrote a review
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Viaggio fantastico attraverso l'America di un uomo assoldato per essere l'acccompagnatore di uno strano individuo, che si rivelerà poi essere la reincarnazione americana di Odino, giunto lì al seguito di emigranti norreni, così come è successo per altri dei europei, africani ed asiatici. Romanzo pieno di suggestioni e di riflessioni interessanti, in particolare la contrapposizione tra i vecchi dei abbamdonati e i nuovi dei che caratterizzano la nuova America: tecnologia, internete, tv, finanza… Si fa leggere bene, ma il finale non mi ha convinto molto.
HellaHella wrote a review
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Troppe aspettative. Forse. In ogni caso non sono riuscita ad apprezzarlo. L'idea sì mi è piaciuta tantissimo,ma il libro in sé quasi per nulla.
PerelunaPereluna wrote a review
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Se ne parla molto bene, ma lo trovo un'occasione sprecata. Sembra un romanzo ancora in bozza: Vecchie divinità spodestate alle prese con il cambio di fede, si aggirano come attori bruciati, re decaduti vestiti di stracci. Pecca enorme a livello di trama è la culturalmente forzatissima idea di deità dei media: si fa collimare la deità "reale" con quella metaforica. I media sono un mezzo fisico, come una palla o una forchetta. Sono strumenti nelle nostre mani, non entità che incarnano le nostre speranze e timori, non atti di fede o fantasia. Non preghiamo internet, lo usiamo a nostro piacimento. Non ho compreso su che basi si possano mettere sullo stesso piano fisico e contrapporli ai fini di una storia epica. Francamente un libro che mi lascia molto perplessa...
LeeLee wrote a review
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Non ci siamo. Dov'è l'azione?
La storia aveva ottime premesse, il finale mi ha delusa. Davvero peccato.