Amore liquido
by Zygmunt Bauman
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"La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale. In una relazione, puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia". I protagonisti di questo libro sono gli uomini e le donne nostri contemporanei, che anelano la sicurezza dell'aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno. Eppure sono gli stessi che hanno paura di restare impigliati in relazioni stabili e temono che un legame stretto comporti oneri che non vogliono né pensano di poter sopportare.

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In ogni amore, ci sono almeno due esseri, ciascuno dei quali è la grande incognita nelle equazioni dell'altro.
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In ogni amore, ci sono almeno due esseri, ciascuno dei quali è la grande incognita nelle equazioni dell'altro.
Robe il PisanoRobe il Pisano added a quotation
Il mondo non è umano solo perché è fatto da esseri umani, e non diventa umano solo perché vi si ode la voce umana, ma solo quando è diventato l'oggetto del discorso [.. .] Umanizziamo ciò che accade nel mondo e in noi stessi solo quando ne parliamo, e nel corso del nostro parlarne impariamo ad essere umani. I greci definivano questa umanità che viene acquisita nel discorso dell'amizia philantropia, "amore dell'uomo", poiché si manifesta in una disponibilità a condividere il mondo con altri uomini. (Hannah Arendt)
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Il mondo non è umano solo perché è fatto da esseri umani, e non diventa umano solo perché vi si ode la voce umana, ma solo quando è diventato l'oggetto del discorso [.. .] Umanizziamo ciò che accade nel mondo e in noi stessi solo quando ne parliamo, e nel corso del nostro parlarne impariamo ad essere umani. I greci definivano questa umanità che viene acquisita nel discorso dell'amizia philantropia, "amore dell'uomo", poiché si manifesta in una disponibilità a condividere il mondo con altri uomini. (Hannah Arendt)
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Nessuna idea è vera in sé. Essa diventa verità, è fatta vera dagli eventi.La sua verità è frutto di un evento, un processo: segnatamente il processo del suo stesso verificarsi..." (William James)
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Nessuna idea è vera in sé. Essa diventa verità, è fatta vera dagli eventi.La sua verità è frutto di un evento, un processo: segnatamente il processo del suo stesso verificarsi..." (William James)
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Gli esercizi di delegittimazione «hanno successo» se l'avversario viene disarmato e privato della benché minima speranza di ripresa - se le strutture di autorità sono smantellate, i legami sociali spezzati, gli abituali mezzi di sussistenza distrutti.
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Gli esercizi di delegittimazione «hanno successo» se l'avversario viene disarmato e privato della benché minima speranza di ripresa - se le strutture di autorità sono smantellate, i legami sociali spezzati, gli abituali mezzi di sussistenza distrutti.
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la storia esiste ancora e la si può ancora fare.
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A tutti i fini pratici, i profughi sono stati gettati nello stadio intermedio del passaggio in tre fasi di Van Gennep e Victor Turner, lo stadio «né carne né pesce» (30), senza tuttavia che tale assegnazione sia stata riconosciuta, senza che sia stato stabilito un tempo di durata, ma soprattutto senza la consapevolezza che il ritorno alla condizione precedente è impossibile e non vi è la benché minima idea della natura dell'ambiente che ci si potrà trovare davanti.
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A tutti i fini pratici, i profughi sono stati gettati nello stadio intermedio del passaggio in tre fasi di Van Gennep e Victor Turner, lo stadio «né carne né pesce» (30), senza tuttavia che tale assegnazione sia stata riconosciuta, senza che sia stato stabilito un tempo di durata, ma soprattutto senza la consapevolezza che il ritorno alla condizione precedente è impossibile e non vi è la benché minima idea della natura dell'ambiente che ci si potrà trovare davanti.
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L'incontro nativi-rifugiati è presumibilmente l'esempio più spettacolare di «dialettica dell'insediato e dell'outsider» (dialettica che oggigiorno sembra avere conquistato il ruolo imperante un tempo goduto dalla dialettica del padrone e dello schiavo), illustrata per la prima volta da Elias e Scotson (27) Gli «insediati», usando il loro potere di definire la situazione e imporre la definizione di tutti quanti ne sono coinvolti, tendono a rinchiudere i nuovi arrivati nella gabbia di ferro dello stereotipo, «una rappresentazione fortemente semplificata delle realtà sociali» La stereotipizzazione crea «un quadro in bianco e nero» che «non lascia spazio alla diversità» Gli estranei sono colpevoli fino a prova contraria, ma poiché è l'insediato che compendia in sé i ruoli di pubblico ministero, magistrato esaminante e giudice, e che è quindi contemporaneamente chiamato a pronunciare il capo d'imputazione, a esprimersi sulla sua fondatezza e a sedere in giudizio, le possibilità di assoluzione sono quanto mai remote, se non praticamente nulle. Come Elias e Scotson hanno scoperto, quanto più la popolazione insediata si sente minacciata, tanto più è probabile che le sue convinzioni tendano «verso gli estremi dell'illusione e della rigidità ideologica».
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L'incontro nativi-rifugiati è presumibilmente l'esempio più spettacolare di «dialettica dell'insediato e dell'outsider» (dialettica che oggigiorno sembra avere conquistato il ruolo imperante un tempo goduto dalla dialettica del padrone e dello schiavo), illustrata per la prima volta da Elias e Scotson (27) Gli «insediati», usando il loro potere di definire la situazione e imporre la definizione di tutti quanti ne sono coinvolti, tendono a rinchiudere i nuovi arrivati nella gabbia di ferro dello stereotipo, «una rappresentazione fortemente semplificata delle realtà sociali» La stereotipizzazione crea «un quadro in bianco e nero» che «non lascia spazio alla diversità» Gli estranei sono colpevoli fino a prova contraria, ma poiché è l'insediato che compendia in sé i ruoli di pubblico ministero, magistrato esaminante e giudice, e che è quindi contemporaneamente chiamato a pronunciare il capo d'imputazione, a esprimersi sulla sua fondatezza e a sedere in giudizio, le possibilità di assoluzione sono quanto mai remote, se non praticamente nulle. Come Elias e Scotson hanno scoperto, quanto più la popolazione insediata si sente minacciata, tanto più è probabile che le sue convinzioni tendano «verso gli estremi dell'illusione e della rigidità ideologica».
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Il proliferare di campi profughi è un prodotto/manifestazione della globalizzazione, tanto integrale quanto il denso arcipelago di non-luoghi di passaggio in cui si muove la nuova élite di giramondo
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Il proliferare di campi profughi è un prodotto/manifestazione della globalizzazione, tanto integrale quanto il denso arcipelago di non-luoghi di passaggio in cui si muove la nuova élite di giramondo
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Vengono cacciati a forza o indotti col terrore a lasciare il paese natio, ma viene loro rifiutato l'ingresso in qualsiasi altra nazione. E dunque il loro non è un semplice "cambio" di luogo: di fatto essi "perdono" un posto sulla terra e vengono catapultati in un niente, nel «non-lieu» di Augé o nelle «nowhereville» di Garreau, nella «Narrenschiffe» di Michel Foucault, in un «luogo senza un luogo, che esiste di per sé, che è racchiuso in sé e che al contempo è abbandonato all'infinità del mare» (22) - o (come Michel Agier suggerisce in un articolo su «Ethnography») in un deserto, quella terra per definizione "disabitata", una terra che rifiuta l'uomo e in cui l'uomo s'avventura di rado.
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Vengono cacciati a forza o indotti col terrore a lasciare il paese natio, ma viene loro rifiutato l'ingresso in qualsiasi altra nazione. E dunque il loro non è un semplice "cambio" di luogo: di fatto essi "perdono" un posto sulla terra e vengono catapultati in un niente, nel «non-lieu» di Augé o nelle «nowhereville» di Garreau, nella «Narrenschiffe» di Michel Foucault, in un «luogo senza un luogo, che esiste di per sé, che è racchiuso in sé e che al contempo è abbandonato all'infinità del mare» (22) - o (come Michel Agier suggerisce in un articolo su «Ethnography») in un deserto, quella terra per definizione "disabitata", una terra che rifiuta l'uomo e in cui l'uomo s'avventura di rado.
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Le due possibili soluzioni al problema degli stranieri erano quella antropofagica e quella antropoemica. La prima consisteva nel «divorare gli stranieri»: o mangiandone letteralmente la carne - il cannibalismo invalso presso certe antiche tribù - oppure in senso più sublimato e metaforico, come nell'opera (assistita dal potere) di assimilazione portata avanti pressoché universalmente dagli stati nazionali, di modo che gli stranieri venissero fagocitati nel corpo nazionale e cessassero di esistere in quanto stranieri. La seconda consisteva invece nel «rigettare gli stranieri» anziché divorarli: vale a dire rastrellarli ed espellerli (proprio come Oriana Fallaci -la formidabile giornalista e opinionista italiana - ha affermato noi europei dovremmo fare con tutti coloro che adorano altre divinità ed esibiscono sconcertanti abitudini igienico-sanitarie) o dai confini del potere statale o dal mondo degli esseri viventi.
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Le due possibili soluzioni al problema degli stranieri erano quella antropofagica e quella antropoemica. La prima consisteva nel «divorare gli stranieri»: o mangiandone letteralmente la carne - il cannibalismo invalso presso certe antiche tribù - oppure in senso più sublimato e metaforico, come nell'opera (assistita dal potere) di assimilazione portata avanti pressoché universalmente dagli stati nazionali, di modo che gli stranieri venissero fagocitati nel corpo nazionale e cessassero di esistere in quanto stranieri. La seconda consisteva invece nel «rigettare gli stranieri» anziché divorarli: vale a dire rastrellarli ed espellerli (proprio come Oriana Fallaci -la formidabile giornalista e opinionista italiana - ha affermato noi europei dovremmo fare con tutti coloro che adorano altre divinità ed esibiscono sconcertanti abitudini igienico-sanitarie) o dai confini del potere statale o dal mondo degli esseri viventi.