Atlante delle sirene
by Agnese Grieco
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«Atlante delle sirene» è un libro da sfogliare, da gustare attraverso tutti i sensi. Stampe, dipinti, antichi vasi e codici miniati, e ancora poemi, racconti fantastici, resoconti di viaggi agli estremi confini della Terra tessono l'arazzo che rappresenta il mondo delle sirene, da cui lasciarsi rapire e trasportare in epoche e mari remoti eppure vicinissimi. Le sirene sono un mito senza tempo. Le abbiamo avvistate nei versi di Omero e in quelli di Rilke, ne abbiamo ascoltato il canto nelle pagine di Joyce e nella musica di Wagner, le abbiamo ritrovate nei flutti del Mediterraneo e nelle acque perigliose di oceani lontani. Occorre una mappa per non smarrirsi in una simile geografia, che rassomiglia a volte a un labirinto, e in questo Atlante Agnese Grieco ci guida con mano esperta di nocchiere alla scoperta di queste creature leggendarie, delle loro origini, delle infinite metamorfosi del loro canto. Dalle sirene che tentarono Ulisse sulla via del ritorno a Itaca a quelle che ammaliarono Henry Hudson e la sua ciurma durante il viaggio nelle gelide acque del Mar Glaciale Artico, dalle sirene che danzano fra i pentagrammi di Debussy a quelle che compaiono nel bel mezzo di Manhattan nel film «Splash», non c'è fine alle cronache, alle opere d'arte, agli aneddoti che Agnese Grieco esplora in queste pagine, di ciascuno mostrando i lati più reconditi. Come nella biblioteca di Borges, ogni storia sembra rimandare a un'altra, e poi a un'altra, e a un'altra ancora: perché, più di tutto, le sirene sono il simbolo imperituro della nostra tensione, umana troppo umana, all'infinito.

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1
LuccioLuccio wrote a review
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Più che un atlante, il libro è un'antologia personale (derivata da una serie di conversazioni radiofoniche, come si apprende dai ringraziamenti finali) sulla figura delle sirene (ed esseri correlati: ondine, rusalke ecc.) quasi esclusivamente in letteratura. Le illustrazioni non mancano, ma una seria analisi di questo aspetto non è presente, e molto brevemente si discorre dell'aspetto musicale. In definitiva, l'origine radiofonica alla fine ha dato forma al libro, e il pubblico tedesco a cui erano destinate le conversazioni comporta uno sbilanciamento a favore della cultura germanica. Il che non è un peccato grave, ma bastava renderlo chiaro nella presentazione del testo, mentre il titolo risulta alla fin fine ingannevole. Io, per lo meno, non ci ho trovato quello che mi aspettavo, anche se varie osservazioni e notizie non banali gli garantiscono una discreta validità. Per i miei gusti, comunque, l'autrice è un po' troppo sensibile a elucubrazioni intellettualistiche.