Bestia di gioia
by Mariangela Gualtieri
(*)(*)(*)(*)(*)(195)
Per la prima volta Mariangela Gualtieri ha scritto una raccolta poetica fortemente strutturata, con un ritmo meno magmatico delle precedenti, scandito da sezioni che articolano il libro alternando temi e toni diversi, in particolare il canto gioioso, quasi francescano, della natura e la riflessione sulle cose umane, sullo strappo del tempo, sul momento finale, più misterioso che triste, che trasforma il niente in "un niente più grande". In realtà le cinque sezioni del libro, se danno una sensazione di maggiore classicità (come i cinque atti del teatro antico), sono legatissime fra loro, in parte concatenate, in parte attraversate da fili addirittura lessicali, e proseguono fedelmente il discorso poetico dell'autrice, sempre fortemente ispirato. Non mancano dunque scissioni interiori, proliferare di voci profonde e laceranti, come nelle raccolte passate, ma la prospettiva trascendente è perlopiù proiettata all'esterno, su un albero, sull'aria che sta fra i corpi, sul silenzio che lega le cose. E questa prospettiva, in misura ancora maggiore che in "Senza polvere senza peso", traccia un percorso di felicità istintivo e infuocato, ma nello stesso tempo pacificante. Anche a livello metrico il libro mostra un rapporto più pacato con la tradizione, con una forte disseminazione di endecasillabi e altri versi regolari, senza perdere il senso più profondo dell'originaria aggressività.

All Reviews

37 + 3 in other languages
AntonioAntonio wrote a review
(*)(*)(*)(*)(*)
"Bestia di gioia", Mariangela Gualtieri, 2010. La poesia della Gualtieri è canto delle piccole cose, della semplicità, del "grano e del pane", del coraggio dell'animale nella tana "quando gli esce il nato tra le zampe; e di una foglia che mentre cade "scuote un poco la stella" e sbilancia negli assi "una gemetria d'universo." La poesia della Gualtieri è anche un pullulare di voci "profonde e laceranti", interne, come bambini mai nati che piangono. Richiamo ad un "popolo disperso", nel cui seno cresce la paura, bestia spaventosa. La poesia della Gualtieri, infine, è invito ad amare e ringraziare. Amare noi stessi, innanzitutto. Ringraziare più spesso, per questo tempo che ci è stato regalato. "Sii dolce con me. Sii gentile. È breve il tempo che resta. Poi saremo scie luminosissime. E quanta nostalgia avremo dell'umano. Come ora ne abbiamo dell'infinità. Ma non avremo le mani. Non potremo fare carezze con le mani. E nemmeno guance da sfiorare leggere."
ClaudiaClaudia wrote a review
(*)(*)(*)(*)( )
Bisogna accostarsi piano alla poesia, in particolar modo a quella della Gualtieri, sia per l'intensità dei suoi versi sia per la lettura non semplice a volte. Bestia di gioia appare come un frutto maturo nel percorso della poetessa, lo stesso frutto che lei decanta con il fremito delle piccole scoperte. Il linguaggio è sempre più curato, ricercato, oscillante tra lo stupore e il sogno, con pieni e vuoti, così come la vita stessa. Talvolta i versi sono ostici, trasognati, intellegibili, come uno sfoggio eccessivo e manieristico di stile, meno fluenti dell'emozionante "Senza polvere senza peso". Eppure la Gualtieri la sento vicina, nel suo solitario sentire, nella tristezza frammista alla contentezza del vivere, nelle sue odi alle sfaccettature dell'esistenza. "Penetra il maleficio della domenica. In lei un bastimento rovesciato, con i suoi relitti. C'è buio in lei. Un'ombra parallela al cuore, al suo bordone basso. Stanchezza di secoli. Uno sgommare inutilmente nel nero. Un darsi da fare che spolpa. Tutto reclama un ozio un'attesa. Ma l'incalzante luce, quel dinamismo di faccende addita mete nuove e la solita corsa. Lei è triste triste triste. Manda la sonda fin dentro l'altare, analizza l'amaro. Manda la sonda fino alla radice del fiato. Si dice che è di noi questa stretta, il vuoto al centro si dice che poi passa questa rapina. Tutto il corpo chiama il suo lato distante. Tutto manca, oggi nel bel panorama. Una parte reclama e non armonico e distante lo spazio intorno fugge s'allontana. Il mondo degli uomini è un pantano. Non c'è. Lei pensa - sarei sola ovunque."
Cento_bookCento_book wrote a review
(*)(*)(*)(*)( )
Conoscevo Mariangela Gualtieri solo per fama, è una poetessa e scrittrice, ho iniziato a conoscerla con Bestia di Gioia (Einaudi, 2010), e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso. La parola che si fa carne e diventa viva agli occhi del lettore. Sono curioso di proseguire il mio viaggio alla scoperta della poetessa con Le giovani parole (Einaudi, 2015) e Quando non morivo (Einaudi, 2019). Qui due poesie che mi hanno colpito di più: Ciò che non muta io canto Ciò che non muta io canto la nuvola la cima il gambo l’offerta il dono la rovina apparente d’acqua che tracima di tempesta e di onde. Io canto il semplice del grano e del pane la stessa festa che si tiene fra le rose a maggio, la corsa della rondine e il coraggio dell’animale nella tana quando gli esce il nato fra le zampe. E il silenzio fra rami immobili il mistero della pioggia nel bosco e altre cose che sempre si cantarono. lo le canto a voi vivi con me ora sull’orlo mentre sferragliano veleno fra idoli potenti e gracili nella cospirazione del bene battagliati fra le catene d’una dittatura che impera. Noi non adoreremo le sue merci. Non piegheremo la schiena alla sua greppia. La nuvola piuttosto adoreremo che è maestra di scorrerie per il cielo e di alta impermanenza, e di esistenza senza peso. Piuttosto la foglia che sa mollare la presa o il sasso concentrato in un’intesa di ere, o le preghiere della legna col suo ardore di fuoco. O il fuoco. Adoreremo ciò che in tutto non muta e si offre quieto al grande gioco delle sostanze. La forza dirigente del respiro. La spinta acuta che lo diffonde. Misteriosa forza che lo sospende quando è ora. Ci sono donne gonfie d’amore sono spade e forcelle e assi nella manica. Vitalità vi sporge dai capezzoli per un latte piccolo all’infante. Le condiziona la struttura celeste quel tessere l’enigma fino al velo scostato per pochissimo fino alle sonde acute di concentrazione. Non sono donne in verità ma passeri sporgenti su nidiate inermi. L’estate entra nei vestiti e s’infila in un sudore d’ossa delicate. Sono qui. Portano parte del peso una polvere di stelle primarie. Soccorrono ridendo le sponde d’un cielo imperfetto che a volte cade. Piangono. Ogni tanto. Quel guastarsi del pane il grave precipizio del tempo. Sono che non c’è al mondo bocca che rida meglio di quella loro fiamma. O leggerezza in sponda d’infante. Niente c’è che perfori come l’incendio a festa di quel riso. Sono capanne dove lo stanco pellegrino piange un poco in sere cupe di gravità terrestre. Dicono “Si nasce in avanti. Verso la fonte di tutta una luce. Al qui. Al tempo. Al niente. Calmati ora”. Sono qui per questo. Portare le parole. Ridere. Stare senza pensiero. Dare da mangiare. Essere geniale svolta. Sono opera intera d’un amore trapunto di stelle.
SchitinaSchitina wrote a review
(*)(*)(*)(*)( )
“Se la parola non dice solo ciò che prima è pensato, se non va solo a rimorchio del pensiero, ma dice ciò che l’Essere è e dicendolo lo manifesta, allora poniamo le basi realmente al regno della libertà” (R.Panikkar)
Sono le sole poesie che ho letto, dopo quelle di Pavese ed Eliot (La Terra Desolata). E insieme a queste, quelle del libro "Le giovani parole". Non sono in grado di darne un giudizio tecnico, sulla metrica, sul verso, sul ritmo: posso solo essere grata per avere un tramite col quale rendere visibile quella gioia sconosciuta che sonnecchia in fondo all'anima e che grazie alla grandiosità di queste poesie riesce a raggiungere la mia coscienza rendendomi consapevole spettatore della bellezza e dell'importanza dell'unione fra spirito e natura.
IrisIris wrote a review
(*)(*)(*)(*)(*)
"Ma solo pensare a te. Non è una figura che viene una nitida traccia. E' come cadere in un posto con un po' di dolore. Tu sei il mio tu più esteso deposto sul fondo mio. Tu. Non c'è un'altra forma del mondo che si appoggi al mio cuore con quel tocco, con quell'orma. Tu. Tu sei del mondo la più cara forma, figura, tu sei il mio essere a casa sei casa, letto dove questo mio corpo inquieto riposa. E senza di te io sono lontana non so dire da cosa ma lontana, scomoda un poco perduta, come malata, un po' sporco il mondo lontano da te, più nemico, che punge, che graffia, sta fuori misura. Mio vero tu, mio altro corpo mio corpo fra tutti mio più vicino corpo, mio corpo destino ch'eri fatto per l'incastro con questo mio essere qui in forma di femmina umana. Mio tu. Antico suono riverberante, antico sentirti destino intrecciato sentire che sei sempre stato, promesso da ere lontane da distanze così spaventose così avventurose distanze da lontane sacranze. Tu sei sacro al mio cuore. Il mio fuoco brucia da sempre col tuo il mio fiato"
RosettaRosetta wrote a review
(*)(*)(*)(*)( )
C'ERANO NUVOLE DI PRIMA QUALITA'
C’erano nuvole di prima qualità e mi buttai a scrutare il cielo. Portavano parole sì gentili e si sgolava l’estate sui campi sulle cime dopo un balletto di pantano. Ah nuvole! particelle spezzate di pensiero, cancellotti, bastioni, giaculatorie del mattino, se non fosse bianco il vostro reame e così spoglio d’arredi io non vi bacerei come ora che guardo e non temo il congedo che quiete c’insegnate.
LotoLoto wrote a review
(*)(*)(*)(*)( )
Un buon testo, ma se paragonato a "Fuoco centrale", lascia un po' insoddisfatti chi già conosce questa poetessa, sempre presente e infuocata tra i suoi versi - così incisivi e carnali - che ci si dimentica persino di contarne le sillabe e gli accenti. Questi sono troppo pacati, in una ricercata armonia col cosmo che riesco ad associare con molta difficlotà alla Gualtieri. Non mancano però poesie indimenticabili, che poi in fondo valgono tutta l'opera come "Alcesti": meravigliosa, sublime... (e che metterò tra le note, insieme a poche altre).
SidnerSidner wrote a review
(*)(*)(*)(*)( )
Bestiaccia
"C'è nella tristezza un contagio amore mio, e da questo si vede che abbiamo fatto comune cuore e siamo uno che pare due. Allora io insemino la gioia in questa cosa che non consiste però esiste e tiene entrambi appesi. La gioia ce la metto io."
ilsegretodelboscoilsegretodelbosco wrote a review
(*)(*)(*)(*)(*)
I poeti vanno coccolati, sostenuti, amati, a maggior ragione quelli viventi. La Gualtieri è una voce che si può “vedere”, “abbracciare”…Poche cose emozionano quanto i versi recitati da chi li ha scritti, perché lì, dentro la ragione delle parole, ci sono ancora sogni, fuoco, voglia di vivere. Questa raccolta rappresenta un percorso che parte dalla gioia, lo stupore per ciò che ci circonda e vive con noi, fino a giungere alla parte più intima, intensa e vissuta del nostro mondo interiore, degli affetti e dell’amore. Queste pagine hanno proprio il fuoco al centro! Si dice che la forma non serva a chi sa andare oltre eppure, ogni volta che riusciamo a spingerci più in là, abbiamo bisogno dei corpi. Sarà per via di tutto il loro carico di baci. Quando mi smarrisco a pensare al come sarebbe, a volte avverto una sorta di vertigine e mi perdo nei giorni, un vuoto al centro che però, subito si colma al tuo pensiero, riempiendosi di fuoco. E verrebbe voglia di uscire un giorno, tirarsi dietro la porta di casa, sperando che la strada per il ritorno bruci! In un mondo che ci avvicina tutti, le lontananze crescono, perché ciò che è lontano manca, è carne viva da sognare, è desiderio di abbracci colmi di bene. Sì, il vento questa notte sogna cose grandiose! Hai visto? La stella si è accorta della foglia che cade nel buio e la sta accompagnando con la sua luce: quante foglie accompagniamo nel solitario volo della notte? Qualcuno ha pensato bene di mettere le stelle così lontane rispetto a noi, affinché potessero farci luce anche dopo la loro fine. Così, guardare le stelle, è un po’ come ricordare qualcuno, ripensare alla sua vita, alle storie che gli sono appartenute. Magari un giorno accadrà la stessa cosa con il racconto di me e di te. Tutti dovranno sapere che tu sei riuscita a colorare il vento! Perché sei quella parte che sommata al mio io, diventa il mondo, qualcosa che altrimenti sarebbe un’assenza, il luogo lontano dai baci, ma non un vuoto, non tu, che tutto riempi. Verrebbe da credere che esista davvero un destino, quello che scova le anime e le spinge poi all’incontro, se non fosse che il mio destino sei tu stessa, sono le tue labbra, da baciare ad ogni respiro. Da quale profondità sei arrivata? Quanta luce hai attraversato per giungere a questo appuntamento insperato? Cosa resterà dopo, di noi?... Certo, non sarà più possibile carezzarci, abbracciarci, non con queste mani, e ci mancheranno le torri piene di vento e le pensiline fatte di nuvole. Ma forse torneremmo lì, proprio dove tu sei nata e questa volta insieme, dentro il sole caldo che sono i tuoi baci.
(*)(*)(*)(*)( )