Chiedi alla polvere
by John Fante
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Pubblicato per la prima volta nel 1939 è uno dei primi romanzi dello scrittore italo-americano, riscoperto in Italia e in Francia alla fine degli anni Ottanta dopo un lungo periodo di dimenticanza. La saga dello scrittore Arturo Bandini, alter ego dell'autore, giunge in questo romanzo al suo snodo decisivo. L'ironia sarcastica e irriverente, la comicità di Arturo Bandini si uniscono alla sua natura di sognatore sbandato, che ne fa il prototipo di tutti i sognatori sbandati che hanno popolato la letteratura dopo di lui. Al centro della vicenda è il percorso di Bandini verso la realizzazione delle sue ambizioni artistiche e la sua educazione sentimentale dopo l'incontro con la bella e strana Camilla Lopez...

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Dex, Books & Rock'n'RollDex, Books & Rock'n'Roll wrote a review
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"...John Fante e Arturo Bandini, due in uno, amico degli uomini e degli animali" Così conosco John Fante, che in questo romanzo molto autobiografico parla di Arturo Bandini, un aspirante scrittore squattrinatissimo che sogna il successo, mentre si barcamena in una Los Angeles polverosa e diffidente, tra fame, timori, speranze, donne sbagliate e amori non corrisposti. Si dichiara ateo, ma l'educazione cattolica ricevuta lo perseguita ed è costantemente oppresso dal senso di colpa. Vive per la scrittura e crede che l'unico modo per diventare un grande scrittore sia fare vere esperienze da poter raccontare... Ma la vita reale lo spaventa. Il suo desiderio fa a pugni con la paura delle donne. Riesce ad essere allo stesso tempo uno sbruffone e un insicuro, un arrogante e un uomo sensibile. Povero in canna, ma convinto di essere quasi ricco perché ha venduto un solo racconto dal titolo buffo. Contorto. A volte odioso. In ogni caso, un personaggio che solo un grande scrittore poteva rendere così vivo sulla carta. Il nostro fallisce in tutto, ma non nella scrittura. Il successo innaspettamente lo raggiunge, così come Fante, che spunta in modo più diretto nelle ultime bellissime pagine. Una scrittura semplice e realistica, concreta, che rende in modo vivido sia l'ambientazione che la vita tragicomica e le sensazioni del protagonista.
FriskiFriski wrote a review
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Ho letto ask the dust forse 5 volte. Mi sono sempre sbellicato dalle risate, ho sempre versato almeno una lacrima.
Fizz HerbertFizz Herbert wrote a review
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Non c'è forse un Bandini in ognuno di noi?
Come uno di noi Leggo i libri di Fante e poi.. non riesco a parlarne. Non so spiegare bene sta cosa.. è che leggere ciò che scrive è come sentir raccontare il lato di noi che vorremmo sempre un po' nascondere. Tu lo leggi e dentro di te dici: "cavolo, quell'idea un po' meschina l'ho avuta anch'io ;quella bugia l'ho detta; quella rabbia l'ho provata; quell'umiliazione l'ho sentita bruciarmi l'anima una volta; quella tristezza ha devastato anche me; quella dolcezza un giorno mi ha schiacciato. Magari non a Los Angeles, ma a Torino, Milano, Napoli, Bari...Alla fine è uguale. Che forza Fante...in un solo racconto, tante vite insieme. 
PaolettaPaoletta wrote a review
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Avventure di uno scrittore squattrinato
Avevo già letto anni fa questo ormai celebre libro di Fante, ma ho voluto riprenderlo perché non ne avevo più memoria. La storia, chiaramente autobiografica, ha come protagonista uno scrittore in erba, Arturo Bandini, che decide di trasferirsi nell'assolata Los Angeles per cercare di realizzare il suo sogno. Sconclusionato, spendaccione, inetto e presuntuoso, pensa di essere già arrivato, non ha con sé quell'umilta' che dovrebbe invece possedere uno alle prime armi. I suoi veri problemi inizieranno nel momento in cui conoscerà una cameriera messicana, Camilla, di cui si innamorerà perdutamente, ma che gli porterà solo guai e soprattutto un dispendio esagerato di soldi. Finale aperto che lascia l'amaro in bocca, la storia sarà talvolta tragicomica, ora ironica e sprezzante, ma anche tenera, perché ci impietosiremo della sorte del protagonista, a cui non potremo far altro che affezionarci. 
FrancescaFrancesca wrote a review
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Come si cambia...
È la storia dell'evoluzione di un uomo. Grazie all'amore travagliato per Camilla, un inutile Arturo Bandini subisce una trasformazione fino ad uscirne (involontariamente) migliorato sia come essere umano che come scrittore. L'aspetto più interessante del romanzo resta però quel senso di disperazione e rassegnazione che accompagna il lettore fino alla fine. John Fante riduce infatti il grande sogno americano ad un cumulo di polvere... e ad oggi, sembra abbia avuto da sempre ragione.
OdetteOdette wrote a review
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Sarà anche un grande libro, ma non ha suscitato il mio entusiasmo
BostroBostro wrote a review
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Bello ma non proprio il mio genere
John Fante è un enigma. A leggere il libro, pare si tratti di una biografia ma forse è meglio dire una mitobiografia. Quanto è realmente così? Il Bandini di Fante, quanto è in realtà Fante? Diciamocelo: Bandini fa nervoso. E' egocentrico, egoista, superbo, spietato nella sua egoica eccentricità, un narcisista di primordine. A tratti mi è veramente risultato odioso, lui e il suo fare tant'è che ogni tanto mi veniva voglia di scaraventare il libro contro il muro. Non si preoccupa di pagare l'affitto alla vecchia ma impreca contro il suo vicino che è un impostore perché non gli restituisce 15 cents. Si celebra come vero americano e insulta la povera Camilla più e più volte, quando lui è forse più italiano di quanto lei è messicana tant'è che sogna la pasta al pomodoro. Chiede soldi a sua madre in carrozzella e povera, ma quando ne incassa un bel po' da un racconto li sperpera in vestiti che non indossa, cibo che non mangia, puttane che non scopa. Parla del desiderio di diventare un letterato solo come mezzo per ottenere fama, celebrità, e soldi. Oltre a ciò, la scrittura di John Fante così piatta e diretta, a volte quasi onirica nel suo perdersi in pensieri e sogno in prima persona, riflette la stessa psicologia di Bandini con fare così magistrale che l'odio ti sale ancora più forte andando a comprendere non più solo Bandini, ma Fante stesso. Un libro che ho divorato e che mi ha lasciato veramente tanti amari punti di domanda. Il prologo alla fine ne costituisce un epilogo che ci racconta quanto dalla biografia sia affluito nella finzione narrativa ma mostrandoci un Bandini innamorato e non corrisposto, buono e generoso con le persone, amante della letteratura e desideroso di contribuire alla cultura letteraria americana, con in mente sempre e comunque il pensiero di sua madre; insomma, ci presenta un Bandini completamente diverso.  Fin dall'inizio del libro ho avuto in mente il terribile Fame di Knut Hamsun e alla fine, nel prologo/epilogo Fante mi dà ragione. Ammetto che tra i due, Fame è decisamente su un altro livello: sia per quanto riguarda la storia, sia la profondità dell'analisi psicologica, sia per lo stile, sia per la sincerità. Del resto parliamo di mondi diversi: questi sono gli Stati Uniti dove gli immigrati sognavano, e alcuni ottenevano, la fama e la gloria e la sicurezza economica, che andavano a sostituire la sicurezza la cui mancanza era ciò che li aveva portati ad abbandonare la terra natìa. Da tutto ciò a mio avviso si evince che Bandini rappresenta in primo luogo l'epopea di un apolide nella sua strenua corsa ad essere accettato nel nuovo paese, da cui appunto le derive religiose presenti nel romanzo (il cattolicesimo, così italiano) e l'amore per una messicana (espressione della parte più bassa della società). Per concludere: un bel libro, ma non del tutto il mio genere.
KrukmalKrukmal wrote a review
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Leggetevelo voi, 'ché io sono ignorante
Quando un libro acclamatissimo - e non il best seller di una settimana fa, un "classico" - ti fa storcere il naso, ti viene da chiedere "dove starò sbagliando?". Non so dove sbaglio, sicuramente è colpa mia: ma ho trovato pochissimo di buono nel libro, e niente di buono nel protagonista, genuinamente sgradevole, razzista, inconcludente, ipocrita. Figlio del tempo in cui fu scritto? Echi autobiografici? Non lo so, "non ho studiato". Salvo, per il mio personale gusto, qua e là la prosa, asciutta quanto basta, "facile" anche per un non madrelingua, ma non abbastanza evocativa o sorprendente, per quanto mi riguarda, da salvare il libro.
Dino BalleriniDino Ballerini wrote a review
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Bello, lirico e tremendo nella sua cruda semplicità linguistica, caratteristica quasi essenziale della letteratura americana contemporanea. Questo libro, geniale per la sua struttura narrativa, parla delle alterne vicende di Arturo Bandini, uno scrittore in erba emigrato a Los Angeles in cerca di fortuna, e si svolge lungo tre linee di trama chiare e interdipendenti. La prima, quella di Arturo Bandini uomo, un bastardo razzista e narcisista che subisce un processo di trasformazione radicale durante il romanzo fino a trovare una sorta di redenzione finale. Fante è abilissimo a far crescere nel cuore del lettore un forte sentimento di odio nei confronti del protagonista nella prima metà del romanzo, salvo poi effettuare il processo inverso nella seconda metà, con esiti altrettanto efficaci. La seconda, quella di Arturo Bandini scrittore fallito consapevole della propria inconsistenza ma troppo orgoglioso per ammetterla, convinto che la colpa dei propri insuccessi stia tutta nell'altrui mediocrità e che pretende l'altrui stima solamente per un paio di racconti da lui scritti e pubblicati su una rivista letteraria. La terza, quella di Camilla Lopez, la bellissima cameriera di origini messicane di cui Arturo si innamora follemente senza essere corrisposto. Camilla è divisa dolorosamente fra l'amore di Arturo e i propri sentimenti non corrisposti nei confronti di un altro uomo. Anche in questo caso la trasformazione del personaggio lungo tutto il romanzo sarà molto forte e ne determinerà la naturale conclusione. E tutto questo perennemente immerso nella polvere di Los Angeles, la polvere del deserto del Mojave spinta lì dal vento a coprire col suo pesante drappo le miserie e i sogni infranti di milioni di persone che credevano di aver trovato il paradiso ma che si erano trovati nel proprio inferno personale. Capolavoro assoluto, bello e terribile.
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Ho voluto leggere altro di Fante, dopo aver molto apprezzato "La confraternita dell'uva". Ho scelto questo, poiché dalle recensioni era il suo miglior romanzo. Ah però!! Tutta la storia è un po' strana. Il giovane scrittore, che poi dev'essere Fante stesso, é un poveraccio, un rammollito, senza capo ne coda. Non capisce cosa fare e non fare. Sai scrivere, bene fallo, non lo sai fare, fai altro. Che sia poi diventato uno scrittore vero, questa è un altra storia. Io ne ho letti due, per il momento pari. Dato che ho una bella pila di libri da leggere e ho letto che escono alcuni libri che mi interessano, Fante lo lascio ad altri!