Claretta Petacci
by Roberto Festorazzi
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Chi fu veramente Claretta Petacci? La storiografia ce l'ha descritta come una donna fanatica e isterica, possessiva e in fondo anche un po' sciocca nel suo sentimento di amore sconfinato verso Mussolini. Altri l'hanno dipinta come una più smagata dominatrice degli eventi, capace delle più diaboliche astuzie e dei più raffinati intrighi. Ma né l'una né l'altra maschera corrispondono al vero volto di Claretta. La Petacci, per Mussolini, fu tutto: amante, amica, segretaria, confidente, complice, fedele discepola e incitatrice; più tardi, mentre il carisma del dittatore declinava, divenne capace di suscitare in lui lampi di orgoglio, sussulti di dignità, nella speranza di contribuire alla sua resurrezione politica, nel fortilizio di Salò. Ne divenne a quel punto la temeraria (e temuta) consigliera, nonché l'estremo baluardo: in pratica, l'alter ego. Il racconto dell'autore ci conduce alla scoperta di questo personaggio, che ebbe un ruolo politico segreto, sullo scenario degli eventi incalzanti che, nel breve volgere di un decennio, condussero il capo del fascismo dall'apogeo della glorificazione alla sconfitta.

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Mussolini ebbe, come è noto, numerose relazioni sentimentali. Oltre alla moglie Rachele Guidi, dalla quale non divorziò mai e che gli diede cinque figli, ebbe almeno sette amanti "ufficiali", donne diversissime tra di loro: la modista milanese Angela Curti, l'intellettuale ebrea Margherita Sarfatti, Alice de Fonseca Pallottelli, Magda Brard, Cornelia Tanzi, Giulia Carminati Brambilla; oltre naturalmente a numerose avventure occasionali. La figura di "supermacho" era tra l'altro funzionale alla costruzione del personaggio-Mussolini, elemento imprescindibile nella iconografia del regime. Comunque nessuna di queste relazioni ebbe la profondità e il significato dell'ultima, con la giovane e bella altoborghese romana Clara Petacci; i due cominciarono a frequentarsi nel 1936 e continuarono a farlo durante la guerra e il triste periodo della guerra civile, fino all'epilogo davanti ai mitra dei partigiani il pomeriggio del 28 aprile 1945, a Giulino di Mezzegra. Durante questo periodo i due intrattennero un lungo epistolario che venne gelosamente conservato da Claretta; prima di partire per Como e condividere la sorte dell'amante, la donna consegnò ad una fiduciaria tutte le 314 lettere ricevute da Mussolini. Gli importantissimi documenti vennero sigillati in due casse e seppelliti in una cantina dove vennero ritrovati negli anni cinquanta e quindi versati all'Archivio di Stato. Il libro ricostruisce la vicenda dei due amanti attraverso queste lettere, che ci rivelano oltre che la vera e propria adorazione della Petacci per il proprio "Ben", anche l'aspetto umano del dittatore che appare come una persona assai meno volitiva e sicura di sè di quanto voleva apparire in pubblico. E' un resoconto di taglio giornalistico, non privo di spunti interessanti. Immancabile, verso la fine, l'ennesima "nuova" rivelazione sull'esecuzione di Mussolini (se ne sentiva davvero il bisogno): questa volta compare davanti al cancello di villa Belmonte un personaggio nuovo, un oscuro funzionario del PCI di nome Giovanni Nicola che sarebbe stato il vero "leader" della squadraccia comunista giunta da Milano per far fuori il dittatore (e non, come ormai abbastanza accertato, il "colonnello Valerio" Walter Audisio). Piuttosto discutibile anche l'ennesimo tentativo di riesumare la vicenda del mitico carteggio Mussolini-Churchill, di cui Claretta sarebbe stata al corrente.