Come funziona la mente
by Steven Pinker
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Perché ci innamoriamo? Come si spiegano le nostre diverse reazioni di fronte all’arte, alla filosofia e alla religione? Perché i ricordi svaniscono? E dove nascono gli stereotipi etnici oppure la credenza nei fantasmi? Le innumerevoli domande sull’origine, la natura e il funzionamento della nostra mente finiscono spesso per perdersi nella vaghezza del mistero. Sfidando pregiudizi consolidati e demolendo teoremi un tempo indiscutibili, Pinker ci guida alla scoperta dei più recenti progressi delle scienze cognitive e ricostruisce il programma straordinariamente complesso che rende possibili gli eventi della vita mentale che siamo abituati a dare per scontati: le meccaniche del pianto e del riso, dell’empatia e della percezione visiva. L’approccio di Pinker, uno dei più autorevoli studiosi di scienze cognitive, è rigoroso e multidisciplinare, spazia dalle neuroscienze alla biologia evolutiva compiendo efficaci e frequenti incursioni nelle discipline più disparate, come l’economia, la psicologia sociale e la letteratura.

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Andrea de FilippisAndrea de Filippis wrote a review
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Troppo tecnico
Si legge solo con un notevole impegno. L'ho trovato troppo focalizzato sulla parte funzionale del cervello e della mente .
Μαʀιαƞƞα
Μαʀιαƞƞα wrote a review
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IL CERVELLO, IL NOSTRO GRANDE PRIVILEGIO Un libro interessantissimo, un saggio illuminante di scienze cognitive, ben fatto in quanto sin dalle prime pagine si ha sentore di preparazione, competenza insaporite di ironia da parte dell’autore. Parliamo di Steven Pinker, professore all’Università di Harvard, in Massachusetts, uno degli intellettuali più amati (anche contestati) al mondo. Incuriosita dall’argomento e catturata dallo stile colloquiale e rigoroso ho impiegato un mese per leggerlo, ma solo perché volevo prolungarne la compagnia. Eh sì, sembra strano che un’opera scientifica faccia compagnia quanto un bel romanzo, ma con questo libro è stato così. Ho avuto modo di imparare cose nuove e riflettere su argomenti che già conoscevo in maniera sbagliata, così ho potuto arricchirmi ogni volta che lo volevo. Attraverso un linguaggio accessibile, condito talvolta da aneddoti umoristici Pinker ci mostra come funziona la nostra mente, come ci fa vedere, pensare, muoverci, provare emozioni (ira, disgusto, amore, piacere) , come funziona quando ci leghiamo a qualcuno in amore e in amicizia. Che cos’è l’intelligenza ? Il fare del male ed essere aggressivo è connaturato ad essa? In cosa consiste il libero arbitrio? Sono domande interessanti a cui Pinker dà e a volte tenta di dare una spiegazione, ammettendo la complessità della mente umana, frutto del nostro cervello che a sua volta è prodotto di una accuratissima e costosissima selezione naturale. Ho trovato interessante la parte dedicata alla critica che Pinker muove alla Dichiarazione di Siviglia sulla violenza (1986) che sostiene categoricamente che l’uomo non è nato per aggredire. Il nostro insigne scienziato risponde: “Gli esseri umani, è ovvio, non hanno un «istinto della guerra» né un «cervello violento», come ci assicura la Dichiarazione di Siviglia, ma non hanno neanche, propriamente parlando, un istinto della pace o un cervello non violento. Non possiamo attribuire tutto, nella Storia umana e nell’etnografia, alle pistole giocattolo e ai supereroi dei fumetti” (...) Per quel che vale, la teoria di una mente a moduli rende conto di spinte innate che portano ad azioni malvagie e di spinte innate che possono portare a evitarle.” Teoria di mente a moduli. Sì questo è il fulcro di tutto il lavoro: la mente è una serie di moduli la cui organizzazione ha origine nel nostro programma genetico. La mente è frutto del nostro cervello e il cervello è prodotto dell’evoluzione e della selezione naturale. Questi concetti vengono puntualizzati spesso, soprattutto nei primi capitoli, poiché Pinker sostiene che il funzionamento della mente è simile all’ingegneria inversa (quella che si occupa di migliorare e replicare i software, i meccanismi, i dispositivi che mostrano di funzionare) e che il nostro cervello, abbracciando le teorie darwiane, è frutto della selezione naturale. L’homo sapiens differisce dagli altri ominidi che lo hanno preceduto, non solo per le palesi differenze di carattere fisico, ma soprattutto per il cervello più grande e pesante, che gli è costato tantissimo: gli è costato un indebolimento dei denti, delle unghie, una trasformazione fisica volta a permettergli di camminare in posizione eretta con una testa pesante non ciondolante e che non gli facesse perder l’equilibrio. Ma la natura è avara. Ciò che non serve, porta via. Se abbiamo una testa così grande è perché abbiamo un cervello speciale, siamo l’unica specie che si è evoluta al punto di raggiungere i risultati che vediamo adesso avendo a disposizione lo stesso tempo che hanno avuto tutte le altre specie viventi, che non hanno raggiunto però i nostri risultati. Dai “buoni a nulla” della savana, siamo diventati dei veri e propri dominatori ( dèi, direbbe Y.N. Harari) grazie alla nostra mente prodigiosa, questo organo di computazione migliore per certi versi anche del computer, ottenuto comunque a costi altissimi: c’è da dire che se questi costi avessero superato i benefici ottenuti, la natura non ci avrebbe consentito un simile dispendio di energie. Dal punto di visto zoologico, l’uomo è unico. Grazie al progresso in ogni campo l’uomo moderno dovrebbe essere felice, ma ... Troverete interessanti e anche ironiche spiegazioni al perché per l’uomo la felicità è davvero un mito. Non vi tolgo il piacere di gustarvi da soli questo meraviglioso saggio. Concludo col messaggio di speranza di Pinker : nonostante le guerre mondiali, le stragi e le distruzioni perpetrate dall’uomo ai danni dei suoi simili e del mondo che lo circonda, “ la natura umana è tale che quando siamo di fronte a una situazione tremendamente critica, la nostra mente sa risvegliarsi e trovare un’alternativa. Questa è una facoltà dell’uomo» , aggiungo che, ovviamente, occorrono moltissimi anni, centinaia forse non bastano. Il progresso scientifico non corrisponde a quello umano.
PiscycatPiscycat wrote a review
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semplicemente illeggibile
non è certo un testo per tutti, di sicuro non per me, non ora: troppi tecnicismi pochi esempi concreti. Mollo qui, magari la prossima volta che ci riprovo andrà meglio
YarnspinnerYarnspinner wrote a review
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Non lo sapremo mai
Ho trovato questo libro a tratti difficile da seguire e a tratti noioso. Come sempre l’Autore ha una tesi da portare avanti e da difendere contro posizioni discordanti. La tesi è che la mente umana è il frutto della collaborazione di moduli computazionali nata a seguito dell’evoluzione darwiniana. La parte che descrive il modello computazionale della mente è stata quella per me più difficile, anche perché l’Autore sembra dare per scontato che il lettore la conosca già e quindi si dilunga a smontare le posizioni antagoniste. Avrei preferito che spiegasse invece meglio il suo modello, cosa che sicuramente avrà fatto in altri (citati) lavori. Inoltre ho spesso avuto l’impressione che la traduzione in italiano non abbia sempre reso quello che l’Autore voleva spiegare. Pur non essendo di madrelingua inglese, a volte mi sono trovato di fronte a periodo che non capivo e, allora, provavo a pensarli in inglese, riuscendo a capirne il concetto. Ad esempio viene usato spesso il termine “demone” nella stessa accezione del famoso “diavoletto” di Maxwell. In Italiano “demone” e “diavoletto” danno un’immagine diversa, la prima negativa, la seconda positiva di “genio”. Anche tradurre “tin for tan” in pan per focaccia nel dilemma del prigioniero ripetuto è fuorviante, perché pan per focaccia ha in italiano un significato negativo. La parte di psicologia evoluzionistica è la più corposa e anche la più noiosa. Il succo è che ogni aspetto della vita sociale umana, dai rapporti parentali a quelli coniugali, famigliari, di amicizia financo all’arte, alla musica viene spiegato in termini evoluzionistici in senso di accrescere il fitness genico per garantire la massima diffusione dei propri geni. Si può essere d’accordo o meno (e io sostanzialmente lo sono) ma spendere pagine e pagine per rimarcare lo stesso concetto alla fine diventa stucchevole. L’impressione che ne ho tratto, sostanzialmente avallata dall’Autore nelle pagine conclusive, è che non riusciremmo mai a comprendere come funziona la nostra mente, probabilmente perché il processo inferenziale è limitato dal fatto che l’osservatore è allo stesso tempo l’osservato, e non può essere altrimenti.
MiKappaMiKappa wrote a review
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Il nostro gadget biologico...
...è stato plasmato per l'adattamento, non per la verità. Amen.
FerroFerro wrote a review
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Il cervello: un “computer egoista”
L’autore è un noto e riconosciuto esperto di psicologia e neuroscienze cognitive. I ruoli che riveste a livello accademico lo pongono su un piano di assoluta autorevolezza. Inoltre è un eccellente oratore, il web è pieno di sue lectures, conferenze, interviste, tutte molto interessanti. Come molto interessanti sono i suoi libri, in particolare questo saggio dedicato al funzionamento della mente, che è ricco di dati e informazioni, ben documentato e che si poggia su due teorie fondamentali, che Pinker sposa in pieno, anzi di cui, possiamo dire, è un vero e proprio paladino. La prima teoria è quella del “cervello computazionale”, la seconda è quella del “gene egoista”. La prima parte del libro, la più lunga e didascalica (e a volte di pesante lettura, fattore che mi ha spinto a dare solo 4 stelle a quest’opera), è appunto dedicata alla spiegazione e ai meccanismi del cervello computazionale. Secondo Pinker “la mente è un sistema di organi di computazione disegnato per selezione naturale a risolvere i problemi posti ai nostri antenati dalla loro condizione di cacciatori-raccoglitori, in particolare come capire e sfruttare oggetti, animali, piante e altre persone”. La mente è ciò che il cervello fa. In particolare il cervello elabora informazioni e pensare è una sorta di computazione. Questo consente di fare molti paragoni e collegamenti al funzionamento di un computer e aprire degli squarci sull’idea d’intelligenza artificiale. Peraltro Pinker dimostra, in modo assai efficace, come mai un robot assai difficilmente potrà mai avere un cervello che funzioni anche solo lontanamente a quello di un uomo, malgrado le similitudini oggettive nelle modalità di funzionamento. Peraltro, secondo Pinker, “l’intelligenza è il perseguimento di obiettivi al di là di ostacoli. Senza obiettivi, lo stesso concetto d’intelligenza è senza significato”. Questo concetto apre la strada a delle pagine assai interessanti sugli aspetti emotivi e relazionali, quelle basate sulla teoria del “gene egoista” (teoria formulata dal biologo Dawkins, riguardante l’evoluzione analizzata dal punto di vista del gene anziché da quello dell'individuo). E’ questa la parte più ricca e stimolante dell’opera, a mio avviso, e questa merita senza dubbio le 5 stelle. Al di là dell’adesione filosofica alla teoria (che apparentemente, ma solo apparentemente secondo me, conduce ad un ateismo assoluto, di cui Pinker professa la sua aderenza, da darwinista convinto), “i geni egoisti” spiegano benissimo gli aspetti cognitivi e comportamentali dell’essere umano. Da qui l’importanza evoluzionistica delle emozioni, il superamento del concetto astratto del cervello triadico di Mac Lean, ecc. I geni sono “egoisti”, nel senso che sono dotati di una sorta di “istinto naturale” ad autoaffermarsi e riprodursi, e grazie al meccanismo della selezione naturale “cablano” il cervello umano (e degli altri animali) in modo tale da raggiungere i propri obiettivi. La “cablatura” consiste nei pattern neuronali che si creano alla nascita e si rafforzano con le esperienze di vita. Secondo Pinker, “tattiche comportamentali e cognitive come l’assertività e il conservatorismo sono capacità come le altre e, dopo aver investito risorse su risorse per affinarle durante l’infanzia, un giovane diviene sempre più restio a ripercorrere la curva dell’apprendimento per coltivare nuove strategie con cui rapportarsi agli altri”. In termini molto concreti, Pinker riconosce che le personalità umane descritte dagli psicologi, ossia quelle del modello B-5” (espressività (estroversione-introversione); nevroticismo (ansia-stabilità); piacevolezza (amabilità-antagonismo); coscienziosità (affidabilità-superficialità); apertura (immaginazione-chiusura)) sono frutto al 50% della genetica, al 45% della casualità e solo al 5% dell’influenza ambientale e soprattutto genitoriale. Ho sintetizzato in termini brutali un discorso molto più articolato e argomentato. Certamente consiglio caldamente la lettura dell’ultima parte del libro a tutti coloro che si interessano di psicologia e neuroscienze.
Daniele75Daniele75 wrote a review
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Il libro è sicuramente interessante ma è alquanto ostico, quanto a scorrevolezza. Secondo me si legge nel tempo libero solo procedendo in "lettura veloce" nelle parti che proprio sono "circonvolute", per riuscire a proseguire "arrancando". Alcuni spunti sono davvero nuovi per me. Il linguaggio "mentalese", l'interpretazione del comportamento conscio ed inconscio umano sulla base dell'evoluzione genetica. Davvero degli spunti non male! Un difetto che gli trovo, è dovuto ad uno stato mio "d'allarme", che provo quando un autore ha un'idea netta e cita studi e lavori (e qui sono centinaia) che la confermano direttamente, senza dubbi, senza tentennamenti. In realtà, l'esperienza mi ha insegnato che a voler cercare si trovano eminenti studi e lavori che dicono tutto ed il contrario di tutto. Quindi, quando non trovo una certa cautela nell'affermazione di alcune teorie, anche se ragionevoli, specie se riguardano la psiche umana, che penso sia quanto di meno catalogabile esista, mi insospettisco. Da segnalare che c'è qualche errorino di traduzione ed uno grosso relativo al mito Ulisse e delle Sirene, ma ovviamente non è che guasta la lettura.
audioreaderaudioreader wrote a review
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Pinker is a clear thinker. If you've read about the mind before, you will know a lot of this but you will also find plausible explanations for various aspects of human nature that you might have taken for granted before. Sometimes I didn't know where a chapter was going but overall it's a good book.
Caterina :)Caterina :) wrote a review
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La prima parte (specialmente il capitolo "Thinking Machines", che spiega la teoria computazionale della mente) è un po' tecnica, ma una volta affrontate le premesse teoriche il resto è davvero impressionante. Uno dei libri di divulgazione scientifica più stimolanti e ben scritti che abbia mai letto!
ScardaxScardax wrote a review
Non riesco a capire perché in Italia questo libro non sia più ristampato: ad occhio, é la migliore introduzione alla teoria computazionale della mente che si possa desiderare. Prima di tutto, é intrigante fin dalle prime pagine, dove l'autore si domanda a quali problemi tecnici andrebbe incontro un progettista di robot umanoidi: vedere, camminare, decidere... E' scritto in maniera chiarissima, con una leggera verve ironica, tocca tantissimi argomenti, propone altrettante idee innovative, prende spunto da decine di autori... Consigliatissimo (a tutti), e difatti la critica non si é risparmiata in elogi.