Come stanno le cose by Percy W. Bridgman
Come stanno le cose by Percy W. Bridgman

Come stanno le cose

The Way Things Are
by Percy W. Bridgman

Translated by D. Calgaro, Curated by M. Marcheselli
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Description
Quella che presentiamo è la traduzione italiana dell'ultimo testo licenziato dall'autore prima della sua morte e sembra rappresentare una meditata summa della sua cinquantennale attività. Raramente – forse mai –, un fisico è andato tanto in profondità nel mettere in discussione gli strumenti del proprio mestiere a partire dalle forme narrative del resoconto che l'accademia vorrebbe ben neutralizzate nell'impersonale. Bridgman può dire davvero Come stanno le cose, perché, prima che alle cose, rivolge la sua critica radicale alle categorie e alle parole con cui pratica quotidiana e procedura scientifica vestono e rivestono le cose stesse.

L'operazionismo teorizzato da Bridgman – espresso con entusiasmante chiarezza anche in opere come La logica della fisica moderna, 1952 (1927) e La natura della teoria fisica, 1965 (1936), presentate al pubblico italiano da Vittorio Somenzi – costituisce un potente antidoto contro gli abusi del linguaggio scientifico e contro le speculazioni filosofiche sulle apparentemente paradossali conclusioni della fisica del Novecento, ed è stato un termine di confronto essenziale per studiosi provenienti dai più diversi ambiti disciplinari. Tra questi, in Italia, vanno ricordati Silvio Ceccato e Giuseppe Vaccarino – che, con Somenzi, hanno dato vita alla Scuola Operativa Italiana –, Bruno Cermignani e Umberto Curi.

Percy Williams Bridgman (1882-1961), fisico statunitense premio Nobel 1946 per i suoi studi sulle alte pressioni, ha continuamente accompagnato la propria ricerca sperimentale con un contrappunto sul metodo, con la rigorosa riflessione sulle effettive operazioni dello scienziato e sulle sue responsabilità politiche senza mai negarsi alla discussione serrata con i suoi contemporanei, soprattutto con Einstein. Con il quale, insieme ad altri nove scienziati (tra cui Max Born, Leopold Infeld, Frédéric Joliot-Curie, Linus Pauling e Bertrand Russell), firmò nel 1955 un manifesto contro le armi di distruzione di massa in generale, e contro le armi nucleari in particolare.

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