Considera l'aragosta
by David Foster Wallace
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Raccontare l'11 settembre, o l'ascesa della tennista Tracy Austin, analizzare l'ironia di Kafka e il suo influsso sulla mentalità degli studenti universitari, riflettere sul tragico destino delle aragoste, recarsi agli Oscar del cinema porno. Dieci anni in ascolto della voce profonda degli USA: da un talk-show reazionario condotto da un presentatore che si veste appositamente per venire bene in radio, fino alla carovana mediatica che insegue un avversario di Bush nelle primarie repubblicane.

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Louise BrookszowycLouise Brookszowyc added a quotation
Il punto è che Dostoevskij scriveva romanzi sulla roba che conta davvero. Scriveva storie sull’identità, il valore morale, la morte, la volontà, l’amore sessuale vs. l’amore spirituale, l’avidità, la libertà, l’ossessione, la ragione, la fede, il suicidio. E lo faceva senza mai ridurre i suoi personaggi a semplici portavoce o i suoi libri a trattatelli. Il suo pensiero costante era cosa significa essere umani – ovvero, come si fa a essere una vera persona, una la cui vita sia permeata da valori e principî, piuttosto che un semplice animale dotato di istinto di conservazione e particolarmente scaltro.
Louise BrookszowycLouise Brookszowyc added a quotation
Il punto è che Dostoevskij scriveva romanzi sulla roba che conta davvero. Scriveva storie sull’identità, il valore morale, la morte, la volontà, l’amore sessuale vs. l’amore spirituale, l’avidità, la libertà, l’ossessione, la ragione, la fede, il suicidio. E lo faceva senza mai ridurre i suoi personaggi a semplici portavoce o i suoi libri a trattatelli. Il suo pensiero costante era cosa significa essere umani – ovvero, come si fa a essere una vera persona, una la cui vita sia permeata da valori e principî, piuttosto che un semplice animale dotato di istinto di conservazione e particolarmente scaltro.
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Dopotutto, essere iperconsapevoli e attenti e rispettosi verso il cibo e il suo contesto generale non è forse quello che contraddistingue un vero bongustaio? Oppure tutta l’attenzione e la sensibilità aggiuntiva di un bongustaio dev’essere solo sensoriale? È davvero soltanto una questione di gusto e presentazione?
Louise BrookszowycLouise Brookszowyc added a quotation
Dopotutto, essere iperconsapevoli e attenti e rispettosi verso il cibo e il suo contesto generale non è forse quello che contraddistingue un vero bongustaio? Oppure tutta l’attenzione e la sensibilità aggiuntiva di un bongustaio dev’essere solo sensoriale? È davvero soltanto una questione di gusto e presentazione?
raskolnikovraskolnikov added a quotation
Ci sono molti epiteti per persone del genere: Nazisti della grammatica, Maniaci dell'uso, Snob della sintassi, il Battaglione della grammatica, la Polizia linguistica. Il termine con cui sono stato cresciuto io è Snob. La parola è forse leggermente autoironica, ma gli altri termini sono disfemismi belli e buoni. Una definizione ampia di Snob potrebbe essere una persona che sa cosa significa disfemismo e cui non dispiace farvelo capire.
raskolnikovraskolnikov added a quotation
Ci sono molti epiteti per persone del genere: Nazisti della grammatica, Maniaci dell'uso, Snob della sintassi, il Battaglione della grammatica, la Polizia linguistica. Il termine con cui sono stato cresciuto io è Snob. La parola è forse leggermente autoironica, ma gli altri termini sono disfemismi belli e buoni. Una definizione ampia di Snob potrebbe essere una persona che sa cosa significa disfemismo e cui non dispiace farvelo capire.
Se siete annoiati e disgustati dalla politica e non vi disturbate a votare, di fatto votate per gli arroccati establishment dei due principali partiti, i quali, potete starne certi, stupidi non sono, ma anzi hanno una consapevolezza profonda di quanto gli convenga mantenervi in una condizione di disgusto e noia e cinismo, fornendovi ogni possibile motivazione psicologica perché il giorno delle primarie ve ne stiate in casa a farvi i cilum guardando Mtv. Sia chiaro: avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile.
Se siete annoiati e disgustati dalla politica e non vi disturbate a votare, di fatto votate per gli arroccati establishment dei due principali partiti, i quali, potete starne certi, stupidi non sono, ma anzi hanno una consapevolezza profonda di quanto gli convenga mantenervi in una condizione di disgusto e noia e cinismo, fornendovi ogni possibile motivazione psicologica perché il giorno delle primarie ve ne stiate in casa a farvi i cilum guardando Mtv. Sia chiaro: avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile.
Buona parte della qualità fredda,morta,meccanica dei film per adulti è attribuibile,in realtà,alle facce degli attori.Sono facce che di solito appaiono annoiate o assenti o competenti,ma in realtà sono semplicemente nascoste,l'anima chiusa a chiave ben oltre gli occhi.Senza dubbio nascondersi è il modo in cui un essere umano che sta dando via le parti in assoluto più private di sé preserva un senso di dignità e autonomia.
Buona parte della qualità fredda,morta,meccanica dei film per adulti è attribuibile,in realtà,alle facce degli attori.Sono facce che di solito appaiono annoiate o assenti o competenti,ma in realtà sono semplicemente nascoste,l'anima chiusa a chiave ben oltre gli occhi.Senza dubbio nascondersi è il modo in cui un essere umano che sta dando via le parti in assoluto più private di sé preserva un senso di dignità e autonomia.
Al cuore della pornografia c’è l’immagine della carne usata come droga, come un modo per anestetizzare il dolore psichico. L’effetto di tale droga, però, dura solo fintanto che l’uomo fissa l’immagine (…) Nella percezione pornografica ogni gesto, ogni parola, ogni immagine, è letta innanzitutto in chiave sessuale. Amore o tenerezza, pietà o compassione, vengono incorporate e asservite a una divinità “superiore” una forza più potente (…). Il pornodipendente desidera essere aceccato, vivere in uno stato di sogno. Chi è schiavo della pornografia cerca di eliminare dalla propria coscienza il mondo esterno ad essa, e questo significa tutto: dalla famiglia e gli amici o la predica della domenica alla situazione politica nel Medioriente. Nel dedicarsi a tale eliminazione lo spettatore si autolimita. Diventa stupido.
Al cuore della pornografia c’è l’immagine della carne usata come droga, come un modo per anestetizzare il dolore psichico. L’effetto di tale droga, però, dura solo fintanto che l’uomo fissa l’immagine (…) Nella percezione pornografica ogni gesto, ogni parola, ogni immagine, è letta innanzitutto in chiave sessuale. Amore o tenerezza, pietà o compassione, vengono incorporate e asservite a una divinità “superiore” una forza più potente (…). Il pornodipendente desidera essere aceccato, vivere in uno stato di sogno. Chi è schiavo della pornografia cerca di eliminare dalla propria coscienza il mondo esterno ad essa, e questo significa tutto: dalla famiglia e gli amici o la predica della domenica alla situazione politica nel Medioriente. Nel dedicarsi a tale eliminazione lo spettatore si autolimita. Diventa stupido.
Evi *Evi * added a quotation
Il genio vero, quello indiscutibile, è così impossibile da definire e la vera techne così raramente visibile (e ancora meno tele-visibile) che forse ci aspettiamo che chi è un genio come atleta sia un genio pure come oratore e scrittore, che sia eloquente, sensibile, sincero, profondo.
Evi *Evi * added a quotation
Il genio vero, quello indiscutibile, è così impossibile da definire e la vera techne così raramente visibile (e ancora meno tele-visibile) che forse ci aspettiamo che chi è un genio come atleta sia un genio pure come oratore e scrittore, che sia eloquente, sensibile, sincero, profondo.
BettaBetta added a quotation
Nel 1961, quando Kennedy diceva: “Non chiedetevi…”la scienza delle vendite e del marketing era ancora nella sua più tenera infanzia. I giovani che si sentivano ispirati da lui non erano stati trattati come prodotti fin dalla nascita. Erano estranei alla manipolazione.Non avevano la totale, tremenda familiarità con i piazzisti che abbiamo noi. Ora vi chiedo di prestare assoluta attenzione a una cosa che lì per lì puo’ sembrare ovvia. Tra un grande leader e un grande piazzista esiste una differenza. Ci sono anche delle somiglianze, certo. Un grande piazzista di solito è carismatico e accattivante, e spesso riesce a farci fare cose (comprare cose, approvare cose) che forse da soli non faremmo, e sentendoci nel giusto.Inoltre, molti piazzisti sono fondamentalmente persone rispettabili e sotto tanti aspetti ammirevoli. Ma un piazzista, anche un grandissimo piazzista, non è un leader. Questo perché per un piazzista il movente ultimo e predominante è l’interesse personale: se compriamo quello che lui vende, il piazzista ci guadagna. Perciò, anche se il piazzista ha una personalità molto potente, carismatica e in grado di suscitare ammirazione, e magari riesce a convincerci addirittura che comprare è nel nostro interesse (cosa che può essere vera), tuttavia una piccola parte di noi sa sempre che in ultima sede ciò che il piazzista vuole è qualcosa per se stesso. E questa consapevolezza è dolorosa…anche se, certo, è un dolore piccolino, più simile a una fitta, spesso inconscia. Ma se si è soggetti ai grandi piazzisti e alle strategie di vendita e alle teorie del marketing per lunghi periodi…è solo questione di tempo prima che in noi si radichi la convinzione profonda che tutto sia questione di vendita e di marketing, e che, ogni volta che qualcuno dà l’impressione di interessarsi a noi o a qualche idea o causa nobile, quella persona sia un piazzista, a cui in fin dei conti di noi o delle cause non frega un accidente, ma che in realtà vuole qualcosa per se stesso.
BettaBetta added a quotation
Nel 1961, quando Kennedy diceva: “Non chiedetevi…”la scienza delle vendite e del marketing era ancora nella sua più tenera infanzia. I giovani che si sentivano ispirati da lui non erano stati trattati come prodotti fin dalla nascita. Erano estranei alla manipolazione.Non avevano la totale, tremenda familiarità con i piazzisti che abbiamo noi. Ora vi chiedo di prestare assoluta attenzione a una cosa che lì per lì puo’ sembrare ovvia. Tra un grande leader e un grande piazzista esiste una differenza. Ci sono anche delle somiglianze, certo. Un grande piazzista di solito è carismatico e accattivante, e spesso riesce a farci fare cose (comprare cose, approvare cose) che forse da soli non faremmo, e sentendoci nel giusto.Inoltre, molti piazzisti sono fondamentalmente persone rispettabili e sotto tanti aspetti ammirevoli. Ma un piazzista, anche un grandissimo piazzista, non è un leader. Questo perché per un piazzista il movente ultimo e predominante è l’interesse personale: se compriamo quello che lui vende, il piazzista ci guadagna. Perciò, anche se il piazzista ha una personalità molto potente, carismatica e in grado di suscitare ammirazione, e magari riesce a convincerci addirittura che comprare è nel nostro interesse (cosa che può essere vera), tuttavia una piccola parte di noi sa sempre che in ultima sede ciò che il piazzista vuole è qualcosa per se stesso. E questa consapevolezza è dolorosa…anche se, certo, è un dolore piccolino, più simile a una fitta, spesso inconscia. Ma se si è soggetti ai grandi piazzisti e alle strategie di vendita e alle teorie del marketing per lunghi periodi…è solo questione di tempo prima che in noi si radichi la convinzione profonda che tutto sia questione di vendita e di marketing, e che, ogni volta che qualcuno dà l’impressione di interessarsi a noi o a qualche idea o causa nobile, quella persona sia un piazzista, a cui in fin dei conti di noi o delle cause non frega un accidente, ma che in realtà vuole qualcosa per se stesso.
millericciolimillericcioli added a quotation
Il punto è che D. scriveva romanzi sulla roba che conta davvero. Scriveva storie sull’identità, il valore morale, la morte, la volontà, l’amore sessuale vs. l’amore spirituale, l’avidità, la libertà, l’ossessione, la ragione, la fede, il suicidio. E lo faceva senza mai ridurre i suoi personaggi a semplici portavoce o i suoi libri a trattatelli. Il suo pensiero costante era cosa significa essere umani – ovvero, come si fa a essere una vera persona, una la cui vita sia permeata da valori e principi, piuttosto che un semplice animale dotato di istinto di conversazione e particolarmente scaltro” “Vi basterà confrontare le conversioni finali dei protagonisti di La morte di Ivan Il’ic di Tolstoj e di Delitto e Castigo per apprezzare le capacità di D. di essere morale senza essere moralista” “E’ ben nota l’ironia del fatto che D., le cui opere sono celebri per compassione e rigore morale, nella vita reale era per molti versi uno stronzo: vanitoso, arrogante, sprezzante, egoista. Ossessionato dal gioco, di solito era al verde e si lagnava in continuazione di quanto era povero, e molestava sempre amici e colleghi perchè gli prestassero urgentemente dei soldi che di rado restituiva, ed era capace di serbare rancori meschini per questioni finanziarie, e faceva cose tipo impegnare il cappotto invernale della moglie cagionevole per poter giocare d'azzardo eccetera.
millericciolimillericcioli added a quotation
Il punto è che D. scriveva romanzi sulla roba che conta davvero. Scriveva storie sull’identità, il valore morale, la morte, la volontà, l’amore sessuale vs. l’amore spirituale, l’avidità, la libertà, l’ossessione, la ragione, la fede, il suicidio. E lo faceva senza mai ridurre i suoi personaggi a semplici portavoce o i suoi libri a trattatelli. Il suo pensiero costante era cosa significa essere umani – ovvero, come si fa a essere una vera persona, una la cui vita sia permeata da valori e principi, piuttosto che un semplice animale dotato di istinto di conversazione e particolarmente scaltro” “Vi basterà confrontare le conversioni finali dei protagonisti di La morte di Ivan Il’ic di Tolstoj e di Delitto e Castigo per apprezzare le capacità di D. di essere morale senza essere moralista” “E’ ben nota l’ironia del fatto che D., le cui opere sono celebri per compassione e rigore morale, nella vita reale era per molti versi uno stronzo: vanitoso, arrogante, sprezzante, egoista. Ossessionato dal gioco, di solito era al verde e si lagnava in continuazione di quanto era povero, e molestava sempre amici e colleghi perchè gli prestassero urgentemente dei soldi che di rado restituiva, ed era capace di serbare rancori meschini per questioni finanziarie, e faceva cose tipo impegnare il cappotto invernale della moglie cagionevole per poter giocare d'azzardo eccetera.
millericciolimillericcioli added a quotation
Confesso di non aver mai capito perché tante persone siano convinte che una vacanza divertente significhi mettersi infradito e occhiali da sole e avanzare come formiche in un traffico infernale fino a stazioni turistiche rumorose, calde e affollate, per assaggiare un sapore locale che è per definizione rovinato dalla presenza di turisti Questo potrebbe (come continuano a sottolineare i miei compagni di festival) essere una questione di personalità e gusti precostituiti: il fatto che non mi piacciano le stazioni turistiche significa che non capirò mai la loro attrattiva e di conseguenza sono forse la persona meno indicata a parlarne (della presunta attrattiva). Per come la vedo io, probabilmente fa davvero bene all'anima essere un turista, anche se solo una volta ogni tanto. Non bene nel senso di rigenerante o ravvivante, però, piuttosto nel senso di truce, sguardo di ghiaccio, guardiamo-in-faccia-la-realtà-e-cerchiamo-il-modo-di-affrontarla. La mia esperienza personale non è stata che viaggiare per il paese ti apra la mente o ti rilassi. Nè che i cambiamenti radicali di posto e contesto abbiano un effetto salutare, bensì che il turismo intranazionale sia radicalmente asfissiante, e umiliante nel modo più duro possibile: ostile alla mia fantasia di essere un individuo vero, di vivere in qualche modo al di fuori e al di sopra di tutto. (E adesso la parte che i miei compagni trovano particolarmente infelice e repellente, un modo certo per rovinare il divertimento dei viaggi di piacere:) Essere turisti di massa, per me, significa diventare puri americani dell'ultimo tipo: alieni, ignoranti, smaniosi di qualcosa che non si potrà mai avere, delusi come non si potrà mai ammettere di essere. Significa contaminare, per mera ontologia, quell'incontaminatezza che si è andati a sperimentare. Significa imporre la propria presenza in luoghi che sarebbero, in tutti i sensi non-economici, migliori e più veri senza di noi. Significa, nelle code e negli ingorghi, transazione dopo transazione, confrontarsi con una dimensione di se stessi che è tanto ineluttabile quanto dolorosa: come turisti diventiamo economicamente rilevanti, ma esistenzialmente deprecabili, insetti su una cosa morta."
millericciolimillericcioli added a quotation
Confesso di non aver mai capito perché tante persone siano convinte che una vacanza divertente significhi mettersi infradito e occhiali da sole e avanzare come formiche in un traffico infernale fino a stazioni turistiche rumorose, calde e affollate, per assaggiare un sapore locale che è per definizione rovinato dalla presenza di turisti Questo potrebbe (come continuano a sottolineare i miei compagni di festival) essere una questione di personalità e gusti precostituiti: il fatto che non mi piacciano le stazioni turistiche significa che non capirò mai la loro attrattiva e di conseguenza sono forse la persona meno indicata a parlarne (della presunta attrattiva). Per come la vedo io, probabilmente fa davvero bene all'anima essere un turista, anche se solo una volta ogni tanto. Non bene nel senso di rigenerante o ravvivante, però, piuttosto nel senso di truce, sguardo di ghiaccio, guardiamo-in-faccia-la-realtà-e-cerchiamo-il-modo-di-affrontarla. La mia esperienza personale non è stata che viaggiare per il paese ti apra la mente o ti rilassi. Nè che i cambiamenti radicali di posto e contesto abbiano un effetto salutare, bensì che il turismo intranazionale sia radicalmente asfissiante, e umiliante nel modo più duro possibile: ostile alla mia fantasia di essere un individuo vero, di vivere in qualche modo al di fuori e al di sopra di tutto. (E adesso la parte che i miei compagni trovano particolarmente infelice e repellente, un modo certo per rovinare il divertimento dei viaggi di piacere:) Essere turisti di massa, per me, significa diventare puri americani dell'ultimo tipo: alieni, ignoranti, smaniosi di qualcosa che non si potrà mai avere, delusi come non si potrà mai ammettere di essere. Significa contaminare, per mera ontologia, quell'incontaminatezza che si è andati a sperimentare. Significa imporre la propria presenza in luoghi che sarebbero, in tutti i sensi non-economici, migliori e più veri senza di noi. Significa, nelle code e negli ingorghi, transazione dopo transazione, confrontarsi con una dimensione di se stessi che è tanto ineluttabile quanto dolorosa: come turisti diventiamo economicamente rilevanti, ma esistenzialmente deprecabili, insetti su una cosa morta."