Della guerra
by Karl von Clausewitz
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Generale prussiano formatosi nelle guerre contro Napoleone, Karl von Clausewitz (1780-1831) è diventato esponente di una scienza che ha gli stessi anni della civiltà: la polemologia. Della guerra è un libro ottocentesco che sembra scritto per l'epoca in cui viviamo, quella dei conflitti mondiali, degli scontri ideologici e morali. Opera aperta che si sottrae alle codificazioni sistematiche e nega che la guerra sia un "fatto puramente militare", è il testo sul quale si sono formati i grandi generali e da cui hanno attinto i politici e i rivoluzionari che hanno cambiato il mondo negli ultimi cento anni. Un libro troppo importante, quindi, per essere letto solo dai militari. Lo stesso Lenin ha scritto che "Clausewitz è uno dei più notevoli filosofi e storici della guerra, uno scrittore le cui idee sono incontestabili". André Glucksmann, da parte sua, afferma che "alla luce della teoria di Clausewitz scoppiano i mille soli delle esplosioni nucleari…".

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BostroBostro wrote a review
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Non per tutti
Visti i tempi che corrono, la lettura di questo libro è particolarmente adeguata. Arruolatosi a soli 12 anni nel temuto esercito prussiano, Clausewitz divenne ufficiale solo due anni dopo e il resto della sua vita la passò, bene o male, sempre nell'esercito. Il trattato è, appunto, un trattato sull'intero tema della guerra, scritto in maniera meticolosa fondendo la grande esperienza acquisita alla indubbia cultura. Scendere nei meandri di questo libro è scendere nella mentalità bellica razionale: dissertazioni su cos'è la guerra, su quando e perché può cominciare, su cos'è la sua conclusione, sulle attitudini per affrontarla, sui vari campi in cui si fonda e attua, tutto visto con uno sguardo incredibilmente lucido e razionale. E' un trattato su come fare la guerra, che non è solo la battaglia, e questo implica conoscerla, stimarla, temerla e anche amarla. Non c'è dubbio che Clausewitz amasse la guerra di per sé, per il suo essere - come la definisce lui - non un'arte né una scienza - e un intero capitolo è dedicato a questa distinzione -, ma un evento sociale inteso come un evento che si fonda nella società, e che è paragonabile a ogni atto della società: è un evento sociale, un momento del commercio degli uomini (da intendersi come "la normale attività sociale degli uomini"). Siamo lontani una civiltà dall'Arte della Guerra di Sun-Tzu: Clausewitz non cerca la filosofia, non cerca l'arte, non cerca la bellezza o la perfezione della guerra, ma ne cerca la comprensione e la razionalizzazione. L'originale è monumentale e questa riduzione lascia intendere che sia anche piuttosto complesso poiché si scende in discorsi sulle strutture sociali, sulle psicologie, sulle definizioni gerarchiche, ma ci permette di addentrarci nel mondo della guerra di Clausewitz che è lo stesso della guerra odierna poiché ormai pratica, atto, riconosciuto nella sua estrema realtà e sistematicità. Classificarla solo come barbarie è inutile tanto quanto continuare a pensare che la Luna abbia un volto o che il Sole ruoti attorno alla Terra o che le comete abbiano la coda perché vanno veloci: sono pensieri belli, a volte utili nella semplificazione della vita, ma sono pur sempre falsi ché ignorano la realtà. Leggere oggi, mentre in Ucraina tutto esplode, che "La guerra non è mai un atto isolato, non scoppia mai in modo del tutto improvviso, la sua propagazione non è l'opera di un istante" e che "È dal grembo della politica che la guerra trae origine, è nella politica che i caratteri principali della guerra sono già contenuti allo stadio rudimentale, come le proprietà degli esseri viventi lo sono nei rispettivi embrioni" mentre i giornalisti dicono che tutto è esploso in un attimo ci fa capire che dovrebbero leggerlo anche loro. O, meglio ancora, direttamente tacere.  Per il resto, lettura non per tutti: particolare l'argomento, difficile la prosa, mancanza di linearità essendo una riduzione. 
CymonCymon wrote a review
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Non cercate in Clausewitz la figura del filosofo con la spada in mano che è stato sul campo di battaglia e ha scoperto la verità sulla vita. Clausewitz è uno scienziato, un Newton. Per lui lo scontro di eserciti è l'urto di gravi lanciati a velocità costante, il flusso di piombo e morte un problema di meccanica dei fluidi. Eppure questa lucidità priva di etica e moralità è affascinante e estremamente interessante. La razionalità che Clausewitz mette nella sua esposizione permette di afferrare le meccaniche della guerra in un modo che difficilmente è possibile fare altrimenti. La storia riporta molti avvenimenti, vero, ma se volete una spiegazione del perché abbia vinto tizio piuttosto che caio e come mai si sia riusciti a decretare un vincitore anche senza che uno dei due eserciti sia finito anniententato allora è in Clausewitz che dovete cercarla. E vi assicuro che molte delle sue conclusioni sono illuminanti e vanno oltre a quello che potreste afferrare col semplice buonsenso. Perché, dopo tutto questo discorso, tre stelle? Perché comunque è un libro lungo e pesante. La prima parte è indubbiamente la più interessante perché l'autore, descrivendo gli elementi della sua materia e parlando del metodo, riesce ancora a trattare di massimi sistemi. Inevitabilmente, però, procedendo si rotola nella pedanteria e nella manualistica propriamente detta. Di certo è difficile farsi piacere la descrizione di come difendersi in presenza di una palude. La prosa è l'unico sostegno nel lungo viaggio di questo libro, perché è una prosa asciutta e moderna, che scorre bene, impreziosita dalle crudeli battute che Clausewitz riserva ai suoi colleghi studiosi della guerra, spesso esaltata nei raconti dei fatti storici attraverso gli occhi dll'esperto di arte militare.
SendoSendo wrote a review
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Libro noioso e pretenzioso, nel senso che vuole sistematizzare e rendere scientifica la guerra che, in quanto attività umana e principalmente politica, è assolutamente non scientifica (un po' come l'economia, ma questa è un'altra storia). L'unico punto a mio parere di merito e la continua sottolineatura di come la guerra sia la prosecuzione della politica con altri mezzi, affermazione che ancora oggi è da tenere presente quando quelli là ci parlano di guerre democratiche e missioni di pace.
Teo LeanderTeo Leander wrote a review
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buono
Un po troppo tecnico, per i veri appassionati della scuola militare dei tempi che furono, ma comunque leggibile e per certi tratti appassionante
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Si vis pacem para bellum... beh, non proprio!
Klausewitz non è un rivoluzionario, è un prussiano ligio alla causa fino in fondo: non vuole cambiare la realtà, la società, l'accetta così com'è ─ però nulla gl'impedisce di analizzarla. E lo fa con rigore di scienziato, senza illusioni e senza lasciar parlare le sue proprie opinioni: non è perfetto, perché è appunto un apologeta del prussianesimo a suo modo, ma non è per questo di meno scientifico nel descrivere la natura e la forma della guerra. Così la guerra non solo è vista nei suoi aspetti strategico-tattici, ma anche come fatto politico, come mezzo ed evento della politica... Fondamentale per liberarsi di ogni visione semplicistica da pacifismo cieco di maniera: per non attribuire la guerra alla semplice barbarie, alla pazzia di qualche singolo o alla rapacità di qualche gruppo ─ ovvero per rimetterle al loro giusto posto...
Account deletedAnonymous wrote a review
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Opera imprescindibile per capire l'evoluzione e i perchè della guerra in epoca moderna. Come manuale di strategia, con l'avvento delle guerre tecnologiche, ha perso gran parte del suo peso, ma rimane comunque un ottimo trattato visto che non si parla solo di strategie e tattiche militari, ma dei meccanismi politici che innescano e motivano le guerre stesse (la guerra come prosecuzione della politica con altri mezzi). Consigliata questa edizione con lunga ed esaustiva prefazione del Gen. Carlo Jean che fa una serie di correlazioni tra sistemi politici che hanno "usato" Clausewitz come fonte di ispirazione.
mantamanta wrote a review
celebre manuale sulla guerra moderna. autore della nota frase "la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi". da neofita stupisce un solo accenno riguardo ai mezzi economici, forse sottintesi?
musicamusamusicamusa wrote a review
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« è insensato trascurare il possibile per correre dietro all'impossibile. »
MalkarissMalkariss wrote a review
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Se vi è piaciuto il "Sun Tzu" NON comprate questo libro
Un mattone. Non ci sono molte altre parole per descriverlo. Sinceramente mi aspettavo un trattato un po' più alla Sun Tzu, non un libro di questo genere. Troppo specialistico, troppo incentrato sulla guerra difensiva, molti esempi senza approfondimenti per il neofita, tralasciata l'organizzazione dell'esercito... Insomma, un libro ESCLUSIVAMENTE per gli appassionati (oserei dire "fissati") delle Guerre Napoleoniche E della polemologia "dura e pura". Aggiungo anche che la traduzione è veramente "antica", e il libro non ha parti di approfondimento a parte le introduzioni iniziali. Un libro poco "user-friendly", se mi si passa la metafora.
Roberten73Roberten73 wrote a review
Di questo libro si ricorda sostanzialmente solo il noto aforisma sul rapporto fra politica e guerra;citato indistintamente da tutti,dai cinici ai rassegnati. Personalmente,ammetto,anch'io,di non ricordare altro.