Di corsa, di nascosto
by Francesco Botti
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Una serie di racconti che hanno come protagonisti maschi omosessuali "normali", senza lustrini e al di là dello stereotipo. Vicende di uomini che si amano, si aiutano, si vendicano, sognano e lottano come tutti gli altri, ma spesso di corsa e di nascosto. Come il giovanissimo Ettore, tutto preso a capire se stesso e il mondo fingendo d'essere eterosessuale, tra scrupoli religiosi e ormoni da domare. Uomini che piacciono alle donne perché sanno piangere, ma non per questo sono simili a loro. Storie di resistenza e di dignità oppure di giochi esclusivi tra maschi che s'incontrano tra i profumi dei giardini botanici o nelle tenebre degli annunci via internet. Segreti mantenuti per anni e poi rivelati in un attimo, nella nitida luce delle campagne toscane o tra gli ingorghi esistenziali di una Milano frettolosa. Racconti notturni. Notti dalle quali scappare in punta di piedi per le scale, perché sarebbe sempre e comunque difficile spiegare. Notti vissute tra amici, eroi oppure vigliacchi, uniti e solidali nel risolvere situazioni improvvise o complici di scoperte scabrose. Militanti senza slogan o parate, tutti presi a salvare se stessi, ma anche la memoria dell'amore e dei legami che proprio nell'urgenza si rinsaldano.

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AsclepiadeAsclepiade wrote a review
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Et magis effecta est iniquitas populi mei peccato Sodomorum.
Come mi succede spesso per tante novità letterarie, le compero allorché sono pubblicate, ma poi finisco per leggerle quand'ormai tanto nuove non sono più. Ciò è avvenuto anche con questi racconti di Francesco Botti, che sono usciti tre di anni fa; ma fra leggerli prima e leggerli adesso non credo che vi sarebbe stata qualche differenza: sono davvero deboli e mi hanno deluso. Tutti i racconti parlano di gay e hanno protagonisti gay, e la tematica risulta piuttosto variegata: vi si parla di scoperta dell'omosessualità e di coming out negli anni Ottanta o Novanta, di crescita come gay negli ambienti cattolici, di malattia mentale, di traumi per violenza pedofile, di vitelloni stanchi che trascinano vite fatue sulle colline bolognesi, d'un cerimonioso master BDSM; fra essi, peraltro, l'attenzione del Nostro sembra concentrarsi soprattutto su ambientazioni della montagna toscana, cattoliche o scoutistiche, probabilmente per suggestione autobiografica. L'unico racconto grazioso, secondo me, tuttavia è Il maestro delle corde, per merito della conclusione a sorpresa dall'aroma libertino; e peraltro anche qui del mondo della dominazione di stile giapponese, per com'è descritto, il Nostro pare avere una mera conoscenza de relato, o, per meglio dire, libresca: se lo conosce direttamente, vuol dire che lo raffigura in modo assai maldestro. Le chiuse a sorpresa, in realtà, sono un suo marchio di fabbrica: le adora, e di fatto contraddistinguono buona parte di questi racconti. Non è detto che nell'arte le sorprese dispiacciano sempre: le finte cadenze conclusive che Haydn amava inserire a volte nei finali delle sue Sinfonie, per esempio, sono deliziose; ma in narrativa bisogna dosarle con cautela, perché possono apparire con facilità un espediente per chiudere col botto una vicenda altrimenti fiacca e scipita: senza dire che, se quella che si legge verso la fine di Birbante, col rovesciamento dei ruoli di buono e cattivo, è una sorpresa vera, quella dell'ultimo racconto è, come direbbe l'Artusi, una sorpresa de' miei stivali: che a sconvolgere tanto il ragazzino scout sia la visione di due maschi dediti a trombare nella casa abbandonata, e non, tanto per dire, una messa nera o un sicinno di baccanti, risulta qualcosa che, dopo una serqua di novelle in tema, si aspetterebbe anche il più distratto dei lettori. Si riceve sempre, insomma, la sensazione della trovata meccanica piazzata lì per provocare l'effettaccio. Crea uno stridente contrasto, a questo punto, la singolare freddezza della narrazione. La scrittura si presenta educata, distaccata, insapore; sembra che Botti abbia molte cose da dire, ma possegga per esprimerle soltanto i mezzi letterarî d'un liceale. Il racconto in prima persona è usato pochissimo, ed evitato persino dove sarebbe l'unico modo per donare un po' di colore alla pagina: in Se Dio vuole, per esempio, il ricorso alla terza persona soffonde d'un tono inutilmente didascalico e impacciato la storia del ragazzo cattolico che vive il contrasto fra le sue pulsioni gay e i dogmi religiosi che le considerano addirittura contronatura. Il guaio è, tuttavia, che tutte le vicende appaiono lontane dall'esperienza dello scrittore anche quando, magari, sono invece autobiografiche: Botti pare uno che mette in iscena non italiani (anzi, quasi sempre toscani: e Botti è di Arezzo) della propria generazione, bensì vietnamiti del Settecento, norvegesi del Medioevo e antichi sumeri; a lume di naso, direi che i ricchissimi bisessuali venuti a studiare a Bologna e rimasti lì a lasciarsi vivere, ed anche il maestro di cerimonie sado-nipponiche, non facciano proprio parte del quotidiano paesaggio gayo di Botti, ma l'impressione è, disgraziatamente, che non vi appartengano neppure scout e parrocchie, neppure la campagna toscana, e neppure nient'altro di ciò che compare in queste pagine. E poi, va bene che ogni scrittore ha tutto il diritto di occuparsi dei casi umani che più gli garbano; va bene che il lettore dovrebbe applicare in modo generoso la sospensione dell'incredulità; ma insomma, fin che si parla di scout, chierichetti e montanari capisco che le esperienze gaye rimangano per forza frammentarie e limitate: però se si parla di studenti universitarî e gente che vive in città, possibile che non vadano mai a ballare, in palestra, a prendere il sole, a mangiare al ristorante, a fare shopping, magari anche a farsi un giretto, una volta ogni tanto, in un locale gay? Nato nel 1971 e dedicatosi a scrivere di uomini del suo tempo, Botti pare descrivere italiani degli anni Cinquanta; e soprattutto scrive soltanto cose che in mille hanno scritto prima di lui, e spesso anche molto meglio di lui. P.S.: a tanto il Nostro non arriva nemmeno da solo: alla fine del libro, trova modo di riempire un'intera pagina di nomi di gente da ringraziare, famosa e ignota; eppure, dopo cotanto coadiuvato sforzo, vien da dire con Orazio, parturietur mons, nascetur ridiculus mus.
JemFinchJemFinch wrote a review
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Come se le cose da dire fossero poche, fossero dette male e accozzate un po' come viene, tra colpi di scena che tolgono quel minimo di fascino che ogni tanto affiora e gran banalità.
Account deletedAnonymous wrote a review
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Vivere di corsa e di nascosto
Con Di corsa, di nascosto edito da Guanda nel 2011 Francesco Botti offre al lettore otto racconti con finali a sorpresa, ovvero capaci di dare alla storia narrata una luce diversa sotto cui leggerla. Recensito su Parole GLBT: paroleglbt.info/2013/09/vivere-di-corsa-e-di-nascosto.html
BeardedAliveBeardedAlive wrote a review
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e ½.
Oh, non saranno dei capolavori, però a me 'sti racconti sono piaciuti parecchio. Rannicchiato sotto le coperte, con una lucina accesa sul comodino che ci vedevo e non ci vedevo, li ho letti tutti d'un fiato, con le dita incollate alle pagine, una mezza lacrimuccia indecisa se cadere o no. In un paio ho avuto pure i temporali dentro. A me, tanto mi basta.
Account deletedAnonymous wrote a review
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Storielle con protagonisti i temi e i cliché dell'omosessualità (e tantissime storie di fantasmi) che si fanno leggere tutte d'un fiato perché meramente cronache, private di introspezione o descrizione umana. E quando la descrizione tenta di esserci, toppa. Il primo racconto è tremendo, il secondo riserva qualche spunto interessante non approfondito, uno degli ultimi è imbarazzante. Pare scritto da un sedicenne infoiato più che da un giornalista navigato (punti esclamativi, espressioni gergali, mail). Si legge si legge perché la storia corre corre e alla fine, ogni volta, siamo delusi dal colpo di scena finale.
Laura OcchiniLaura Occhini wrote a review
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RECENSIONE con intervista all'Autore (Laura Occhini)
Pixel78Pixel78 wrote a review
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I tanti volti dell'omosessualità
Racconti diversi che hanno in comune il tema dell'omosessualità. Chi vorrebbe cancellare le sue pulsioni ritenute malsane, chi scopre la sua vera sessualità, chi insegue l'amore a ogni costo. Un bel libro che si legge veloce. Una panoramica sull'amore visto da un'angolazione differente.
Elisa TozzettiElisa Tozzetti wrote a review
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Una raccolta di racconti che merita di essere letta. L'omosessualità affrontata in maniera semplice e profonda insieme, senza stereotipi.
MatteogrottiMatteogrotti wrote a review
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Leggetelo! E' piacevole scoprire intimamente un mondo ancora troppo lontano dalla quotidianità e considerato innaturale. Vi aprirà la mente, se saprete leggerlo... P.S. Questo libro ha vinto venerdì il premio "Minerva"!
Danela ADanela A wrote a review
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Francesco è un mio amico! Ho seguito la nascita di questo suo primo libro, le sue fatiche, il suo entusiasmo, le sue ricerche interiori. Ne è nato un libro scritto bene, incalzante nel ritmo, interessante nei contenuti. L'ho letto in una sera, e finché non l'ho finito non mi sono addormentata.