Diario
by Anne Frank
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Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all'immagine della scuola, dei compagni e di amori più o meno immaginari, si sostituisce la storia della lunga clandestinità: giornate passate a pelare patate, recitare poesie, leggere, scrivere, litigare, aspettare, temere il peggio. "Vedo noi otto nell'alloggio segreto come se fossimo un pezzetto di cielo azzurro circondati da nubi nere di pioggia", ha il coraggio di scrivere Anne. Obbedendo a una sicura vocazione di scrittrice, Anne ha voluto e saputo lasciare testimonianza di sé e dell'esperienza degli altri clandestini. La prima edizione del Diario subì tuttavia non pochi tagli, ritocchi, variazioni. Ora il testo è stato restituito alla sua integrità originale, e ci consegna un'immagine nuova: quella di una ragazza vera e viva, ironica, passionale, irriverente, animata da un'allegra voglia di vivere, già adulta nelle sue riflessioni. Questa edizione, a cura di Frediano Sessi - ora arricchita di una nuova prefazione di Eraldo Affinati - offre anche una ricostruzione degli ultimi mesi della vita di Anne e della sorella Margot, sulla base di testimonianze e documenti raccolti in questi anni.

Noodles's Review

NoodlesNoodles wrote a review
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noodlesjournal.wordpress.com/2009/10/13/diario-anne-frank

La lettura del Diario di Anne crea un classico rapporto di prospettiva. Come per molte opere private o comunque autobiografiche pubblicate postume il lettore si trova in una posizione di superiorità rispetto al narratore. Così, le pagine più felici, quelle più animate dalla speranza per il futuro divengono, loro malgrado, quelle più tristi per il lettore che sa che quel futuro non ci sarà. La Anne che emerge è una scrittrice molto dotata (in assoluto, e non solo in relazione alla sua giovane età) e soprattutto un’osservatrice sopraffina. Nel diario dei campi di concentramento non c’è traccia; c’è una prigionia forzata che dopo un po’ diventa abitudine. L’orrore è solo un’ipotesi, il ricordo di amici scomparsi che diventa insopportabile – per il lettore – quando è costretto ad assistere, impotente, all’incoscienza di una ragazzina che fa progetti per il dopoguerra e ringrazia Dio di averla risparmiata!
Faccio fatica a leggere libri, a vedere documentari o film sul nazismo, come se il cervello si rifiutasse di pensare che l’uomo possa cadere così in basso, attuando un genocidio con l’orrore della metodicità. Primo Levi scriveva che il peccato più grave dei nazisti non stava “tanto” nell’uccidere milioni di ebrei, ma di pretendere – prima ancora – di privarli della loro stessa umanità. E il fatto è che ancora oggi la storia si ripete.
L’edizione Einaudi riporta in appendice documenti storici sul destino dei Frank (oltre che un interessante saggio filologico sui “Diari” e sulla ricostruzione editoriale-autoriale dell’originale, o meglio degli originali), una pagina di storia privata e universale, di un destino purtroppo funesto.
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noodlesjournal.wordpress.com/2009/10/13/diario-anne-frank

La lettura del Diario di Anne crea un classico rapporto di prospettiva. Come per molte opere private o comunque autobiografiche pubblicate postume il lettore si trova in una posizione di superiorità rispetto al narratore. Così, le pagine più felici, quelle più animate dalla speranza per il futuro divengono, loro malgrado, quelle più tristi per il lettore che sa che quel futuro non ci sarà. La Anne che emerge è una scrittrice molto dotata (in assoluto, e non solo in relazione alla sua giovane età) e soprattutto un’osservatrice sopraffina. Nel diario dei campi di concentramento non c’è traccia; c’è una prigionia forzata che dopo un po’ diventa abitudine. L’orrore è solo un’ipotesi, il ricordo di amici scomparsi che diventa insopportabile – per il lettore – quando è costretto ad assistere, impotente, all’incoscienza di una ragazzina che fa progetti per il dopoguerra e ringrazia Dio di averla risparmiata!
Faccio fatica a leggere libri, a vedere documentari o film sul nazismo, come se il cervello si rifiutasse di pensare che l’uomo possa cadere così in basso, attuando un genocidio con l’orrore della metodicità. Primo Levi scriveva che il peccato più grave dei nazisti non stava “tanto” nell’uccidere milioni di ebrei, ma di pretendere – prima ancora – di privarli della loro stessa umanità. E il fatto è che ancora oggi la storia si ripete.
L’edizione Einaudi riporta in appendice documenti storici sul destino dei Frank (oltre che un interessante saggio filologico sui “Diari” e sulla ricostruzione editoriale-autoriale dell’originale, o meglio degli originali), una pagina di storia privata e universale, di un destino purtroppo funesto.