Due granelli nella clessidra
by Salvatore Sblando
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[...] due argomenti universali si trovano qui declinati con estrema precisione e determinatezza: lo spazio e il tempo. Così come il tema del tempo balza agli occhi con icastica urgenza nel titolo della silloge, in quella clessidra semivuota che è poi non a caso anche l'incipit di una poesia, parallelamente le due sezioni in cui si articola la raccolta, "Paesaggi possibili" e "L'altrove", evocano immediatamente una spazia lità che si gioca tra la concretezza e la potenzialità. E, come si è detto, questa geografia dell'anima che percorre i testi è ali mentata da riferimenti precisi e determinati, fra cui senza dubbio emer ge inconfondibile il profilo di Torino, la città dell'autore. Una Torino in dividuata con un'esattezza toponomastica e descrittiva che stempera il coinvolgimento emotivo dell'autore verso i paesaggi e i personaggi che animano le scene di vita urbana quotidiana. [...] Il tempo esatto del passaggio degli autobus che si contrappone e completa un altro tempo, un tempo che sfugge e che spesso non si riesce a definire [...]Le ore, gli attimi che sfuggono ritornano con una ricorsività che si fa qua si angoscia [...](è) una figura di donna ad apparire al termine della raccolta (Esmeralda), una "sconosciuta" che piace pensare sia figura della poesia stessa.

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5
Emilia BarbatoEmilia Barbato wrote a review
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Ho atteso a lungo Due granelli nella clessidra, perciò, la prima cosa che ho fatto ricevendolo è stato guardarlo attentamente, apprezzarne la grammatura della carta, e quindi, dopo averlo letto, restare nella bella scrittura di Salvatore Sblando, nel suo stile pulito e nostalgico. LISBONA, PROBABILMENTE (Omaggio a S.F.) Siamo io e te Lisbona che sia un ballatoio del Bairro Alto o la vista dell'Estrella dall'aereo Siamo qui, soli e non c'è respiro che sappia recitarti. Siano essi quattro giorni o due secondi dopo l'eterno noi camminiamo, chi in bilico sul lastricato di rua Augusta o chi come te protende la storia lì dove il sole incide i sapori con i riflessi delle tue acque. Siamo qui o in qualunque altro posto non c'é solitudine che possa farci ritrovare e nemmeno il fitto sferragliare del tram fra i vicoli pendenti, saprà accompagnarci nel nulla che oggi si fa tempo. Sia chiaro, non amo eccessivamente l'ermetismo e i periodi che affannano, ritengo che la vera poesia risieda nelle bellezze trascurate che il cuore e lo sguardo del poeta sanno svelare nella massima semplicità e qui, tra queste pagine, c'è incanto, la purezza di un uomo che ama la sua donna, il prossimo e la città. QUARANTA MINUTI (alla più bella conducente d'autobus dell'azienda trasporti di Torino) Immagina cosa pensano i sogni quando si nascondono nella piazza più a sud della città e attendono fra le bancarelle del mercato l’arrivo dell’autobus e tu con le mani sul volante, gli occhi fra i riflessi del viaggiatore. In questi spazi d’aliante s’apprestano magre illusioni fra i quaranta minuti della corsa o nel tempo d’una virgola che s’attarda al tuo ritorno. Così riprendo a scrivere la sera di un poeta che ancora deve nascere consegnando a mani troppo piccole per fuggire, le sue poesie. La città è il protagonista imponente, eppure discreto, che respira tra le pagine. La fusione tra paesaggi e persone che la abitano descrive il carattere di Torino che sta a questa raccolta con lo stesso spessore con cui l’autenticità sta a questo poeta. Salvatore restituisce alla città l'onore di tutta la storia che ha contribuito a scrivere e lo stupore che merita, tutto il vissuto di chi si muove nelle sue vie. Costruisce tra le pagine un paesaggio urbano che rapisce, un altrove in cui ogni minuto scandisce uno sguardo, perso o affascinante che sia. D'INVERNO IN PIAZZA STATUTO Quando la brezza mulina e tagliente spolvera il monumento che del Frejus accenna l’indice al confine quando al derivare di portici impronte fradicie inzuppano gli scalini all’ingresso del novantaquattro rimpiatto l’orizzonte taciuto -grigio in cielo- fra finestre e tetti misti al bianco del palazzo Paravia ed induco il decoro sabaudo al ministero. Quando più in là sguardi nostri mescolano il decifrare fra papiri d’Egitto e al metro d’oro arrotoliamo i pensieri quando fra gli scranni di Cavour Mazzini e Garibaldi – ascesi d’infausta par condicio- sfiorano il legno d’emiciclo le dita a ventaglio intagliato Sembra che tra i percorsi dell'autobus Salvatore abbia sublimato le paure e l'unicità dei singoli che troppo spesso si dimenticano tra le trame ordite dai potenti. Nelle pagine di Due granelli nella clessidra, tra il riflesso della polvere sui vetri e le luci della città, si sorprende la fragilità di noi tutti, l'universo dei gesti quotidiani, mantenersi ad una maniglia scrostata, curare i sogni e sonnecchiare fino alla destinazione. Piccoli numeri splendenti che formano la cifra poetica di Salvatore, che riesce a donare luce e spazio a ciò che per altri è anonimo e trascurabile. L'individuo. Il cuore. FRA I PASSEGGERI DI LINEA 45B I passeggeri del quarantacinque barrato sanno sempre dove tu li porterai. Restano quindi seduti a questa sicurezza appoggiati ad un corrimano scrostato al giallo o fissi nella curiosità di chi sale alla prossima fermata. I passeggeri del quarantacinque barrato non sanno del cigolìo delle porte di discesa e di salita; tu invece sì e tieni stretto il tuo volante aprendo gli occhi nel soffio di una nuvola alla luna. Ieri hai cambiato tragitto, i lavori della metro hanno raggiunto Largo Marconi ma il cigolìo delle porte è sempre uguale, lo sbuffo di nuvola non cancella le virgole disegnate nella notte. E rimani lì seduta al posto guida ad inseguire il nuovo percorso; inventano così le curve gli sguardi della strada e brillano come la perlina che t’ingioiella il naso. Oggi hai chiesto del Pascoli a me passeggero fra i passeggeri del quarantacinque barrato dicendomi che sono qui, nel corridoio fra i posti a sedere, come fossero i Canti di Castelvecchio le tue poesie Un poeta impegnato socialmente, è evidente che l’individuo e i suoi diritti, lo spazio vitale, occupano un ruolo centrale nella vita e nelle sue liriche. Due granelli nella clessidra è un respiro di speranza, tra le sue pagine risplende l’anima di un uomo attento ai bisogni ed ai richiami del prossimo. E cosa è davvero la poesia se non il rimedio all'indifferenza? La cura nei giorni, cosa? se non la sublimazione dei piccoli dettagli, la magia da ricercare nel quotidiano. (a tutti i morti sul lavoro) AL DI LA’ DELLO SPAZIO Solo un gruppo di puttane a presidiare i marciapiedi della Pellerina fra le anse della Dora. Un vecchio ponte Bailey scavalca quel ch’è rimasto fra i prati e la follia Qui si muore mille volte e mille volte ancora si nasce per dare le spalle al centro cittadino e percorrere l’asfalto caldo di Corso Regina Margherita verso tutte le direzioni della tangenziale Qui si muore d’incosciente ipocrisia nel silenzio infetto degli scarichi automobilistici nel passaggio assente di un gruppo di ciclisti nelle insegne dismesse di un’acciaieria tedesca
CelesteCeleste wrote a review
Io non sono brava a scrivere recensioni ... faccio fatica a mettere per iscritto le mie impressioni, tanto più se si parla di poesie. Non conosco la metrica, non ho la competenza per dire se una poesia è "bella" oppure no dal punto di vista stilistico. Il mio punto di vista è quello dei sensi, delle emozioni. Per me una poesia è "bella" se mi regala emozioni, se attraverso le parole riesco a vedere immagini, a percepire sentimenti e stati d'animo di chi l'ha scritta, come fossero miei. Posso dire che una poesia mi piace, se le sue parole risuonano dentro di me come una musica, se mi scopro a ripeterle, tra me e me, semplicemente per la bellezza dei versi. Dentro le poesie di Salvatore c'è tutto questo, e molto altro. C'è l'amore per la sua (e anche mia) città, per il suo lavoro, per la Poesia, c'è la tenerezza per un padre dagli occhi un po' spenti, c'è il senso del tempo che passa e la malinconia che ne deriva, l'incertezza del vivere, la tristezza dell'addio. Sì, le poesie di Salvatore per me sono "belle", perchè mi commuovono sempre, e perchè ad ogni lettura le riscopro.
Natàlia CastaldiNatàlia Castaldi wrote a review
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senza metafore -pag. 38
Hai chiesto come stai; ho risposto, felicemente indifeso. E non importa se dovrò attendere il minuto che occorre per respirare questo tuo continuo venirmi incontro. Perché siamo testardi come il verde degli alberi sui rettilinei della mia città e belli come la scoperta di una canzone al primo ascolto Mentre il letto non fa riposo e le lane sulla punta dei nostri nasi scaldano ogni cosa prossima allo sguardo noi rimaniamo fitti senza trovar metafore nel passare su tutto quello che spontaneamente ci appartiene Ed allontaniamo muri che non fanno case giorni che non compiono anni *** ecco che recensione scrivere? parla da sola.
LittleBeeLittleBee wrote a review
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Versi precipitati
La clessidra è l’immagine perfetta per dare figura a questo lavoro di Salvatore Sblando, non solo in quanto figura di quel tempo che conduce tutta la raccolta. Le poesie di Sblando fanno lo stesso gioco della sabbia attraverso il collo della clessidra: i primi versi di ciascun componimento preparano, in crescendo, la precipitazione, l’accumulo di senso sui versi finali, quasi sempre isolati.
TadzioTadzio wrote a review
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Quello di Salvatore è un percorso, un viaggio attraverso alcune città che proiettano il loro fascino su alcune figure femminili che in loro vivono, lavorano, amano. La delicatezza dello sguardo dell'autore diviene acuta nel superare il fragore che avvelena le città/donna su cui si posa raggiungendo, in questo modo, il luogo intimo e quieto da cui nasce il fascino di queste creature.