El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha
by Miguel de Cervantes Saavedra
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Austral conmemora el IV Centenario de la publicación de El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha con una edición especial a cargo de Alberto Beclua y Andrés Pozo e ilustrada con cincuenta estampas escogidas de las más célebres ediciones de diferentes épocas y países. La publicación de Don Quijote en 1605 tuvo un éxito tan inmediato que a los tres meses se hizo una segunda edición y se tradujo enseguida a varias lenguas. Cada época a leído Don Quijote de forma distinta: en su tiempo fue un libro esencialmente cómico, pero el Romanticismo lo convirtió en la noveala por excelencia, que plantea el enfrentamiento entre lo ideal y lo real: la libertad del ser humano frente a las trabas sociales, el mundo del espíritu frente a la materia, la utopía frente al orden establecido. Sea cual sea su lectura es por su armonia y por la belleza de estilo, por las descripciones y la acertada pintura de caracteres por la amenidad y su juego narrativo, una obra maestra de la literatura universal.

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En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo de los de lanza en astillero, adarga antigua, rocín flaco y galgo corredor. (incipit)
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En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo de los de lanza en astillero, adarga antigua, rocín flaco y galgo corredor. (incipit)
Se mai quei signori volessero sapere chi è stato il valoroso che li ha conciati in quel modo, la signoria vostra può dir loro che fu il famoso don Chisciotte della Mancia, che con altro nome è chiamato il Cavaliere dalla Trista Figura.
Se mai quei signori volessero sapere chi è stato il valoroso che li ha conciati in quel modo, la signoria vostra può dir loro che fu il famoso don Chisciotte della Mancia, che con altro nome è chiamato il Cavaliere dalla Trista Figura.
E lì, posto Sancio nel mezzo della coperta, cominciarono a lanciarlo in alto e a trastullarsi con lui, come si fa coi cani di carnevale. Gli urli che mandava il tapino saltando sulla coperta furono tali che giunsero agli orecchi del suo padrone […] Don Chisciotte voltando le briglie con un ansioso galoppo raggiunse la locanda, e trovatala chiusa, fece il giro, per vedere se trovava per dove entrare; ma gli bastò arrivare fino al muro di cinta del cortile, che non era molto alto, per vedere che brutto scherzo facevano al suo scudiero. Lo vide scendere e salire nell’aria con tanta grazia e agilità, che se gli avesse dato tregua la collera, son certo che ne avrebbe riso.
E lì, posto Sancio nel mezzo della coperta, cominciarono a lanciarlo in alto e a trastullarsi con lui, come si fa coi cani di carnevale. Gli urli che mandava il tapino saltando sulla coperta furono tali che giunsero agli orecchi del suo padrone […] Don Chisciotte voltando le briglie con un ansioso galoppo raggiunse la locanda, e trovatala chiusa, fece il giro, per vedere se trovava per dove entrare; ma gli bastò arrivare fino al muro di cinta del cortile, che non era molto alto, per vedere che brutto scherzo facevano al suo scudiero. Lo vide scendere e salire nell’aria con tanta grazia e agilità, che se gli avesse dato tregua la collera, son certo che ne avrebbe riso.
“Io non posso affermare se piaccia o no alla mia dolce nemica che tutto il mondo sappia che io la servo; so solo dire che il nome suo è Dulcinea; la sua patria, il Toboso; il suo grado, sarà almeno principessa, poiché è mia regina e signora; e la bellezza sua, sovrumana […] i suoi capelli son oro, i suoi occhi un sole, e rose le sue guance, coralli i suoi labbri, perle i denti, alabastro il collo, marmo il suo petto, avorio le sue mani, neve la sua bianchezza, e le altre parti che il pudore nasconde alla vista umana son tali, com’io reputo e penso, che la profonda riflessione può solo magnificarle, non già trovare un termine di confronto.”
“Io non posso affermare se piaccia o no alla mia dolce nemica che tutto il mondo sappia che io la servo; so solo dire che il nome suo è Dulcinea; la sua patria, il Toboso; il suo grado, sarà almeno principessa, poiché è mia regina e signora; e la bellezza sua, sovrumana […] i suoi capelli son oro, i suoi occhi un sole, e rose le sue guance, coralli i suoi labbri, perle i denti, alabastro il collo, marmo il suo petto, avorio le sue mani, neve la sua bianchezza, e le altre parti che il pudore nasconde alla vista umana son tali, com’io reputo e penso, che la profonda riflessione può solo magnificarle, non già trovare un termine di confronto.”
Ronzinante era magnificamente raffigurato, così lungo e stirato, scarno e con un filo di vita, intisichito, con la spina dorsale sporgente, che lasciava vedere chiaramente con quanta accortezza e proprietà gli fosse stato messo il nome di Ronzinante.
Ronzinante era magnificamente raffigurato, così lungo e stirato, scarno e con un filo di vita, intisichito, con la spina dorsale sporgente, che lasciava vedere chiaramente con quanta accortezza e proprietà gli fosse stato messo il nome di Ronzinante.
In questo frattempo don Chisciotte cercò di coinvolgere un contadino del suo paese, uomo dabbene (se questo titolo può esser dato a chi è povero), ma con pochissimo sale in zucca. E in conclusione, tanto gli disse, tanto gli predicò e promise, che il povero villico si decise a partire con lui e a servirgli da scudiero.
In questo frattempo don Chisciotte cercò di coinvolgere un contadino del suo paese, uomo dabbene (se questo titolo può esser dato a chi è povero), ma con pochissimo sale in zucca. E in conclusione, tanto gli disse, tanto gli predicò e promise, che il povero villico si decise a partire con lui e a servirgli da scudiero.
Don Chisciotte mise le armi su una pila che stava accanto al pozzo e, imbracciato lo scudo, impugnò la lancia e con aria nobilissima cominciò a passeggiare vicino alla pila […] Lo videro in pacato atteggiamento, che a volte passeggiava, altre volte, appoggiato alla lancia, posava gli occhi sulle armi, e non li distoglieva da esse per un buon tratto. La notte era alta, ma con tanto chiaro di luna che questa poteva competere con l’astro che le prestava la luce.
Don Chisciotte mise le armi su una pila che stava accanto al pozzo e, imbracciato lo scudo, impugnò la lancia e con aria nobilissima cominciò a passeggiare vicino alla pila […] Lo videro in pacato atteggiamento, che a volte passeggiava, altre volte, appoggiato alla lancia, posava gli occhi sulle armi, e non li distoglieva da esse per un buon tratto. La notte era alta, ma con tanto chiaro di luna che questa poteva competere con l’astro che le prestava la luce.
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Tu devi sapere, caro Sancio, che io sono nato per voler del cielo in questa nostra età di ferro per far risorgere quella dell'oro: io sono colui al quale sono riserbati i perigli, le grandi imprese, le azioni valoroe...
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Tu devi sapere, caro Sancio, che io sono nato per voler del cielo in questa nostra età di ferro per far risorgere quella dell'oro: io sono colui al quale sono riserbati i perigli, le grandi imprese, le azioni valoroe...
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Sancio Panza pendeva dalle sua labbra senza aprir bocca, e di quando in quando volgeva la testa per vedere se scorgeva i cavalieri e i giganti nominati dal suo padrone...
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Sancio Panza pendeva dalle sua labbra senza aprir bocca, e di quando in quando volgeva la testa per vedere se scorgeva i cavalieri e i giganti nominati dal suo padrone...
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La bellezza nella donna onesta è come il fuoco lontano, è come una spada acuta. Quello non brucia e l'altra non ferisce chi non si accosta. L'onore e la virtù sono ornamenti dell'anima, senza i quali il corpo, anche se bello, non deve parerlo.
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La bellezza nella donna onesta è come il fuoco lontano, è come una spada acuta. Quello non brucia e l'altra non ferisce chi non si accosta. L'onore e la virtù sono ornamenti dell'anima, senza i quali il corpo, anche se bello, non deve parerlo.