Febbre a 90'
by Nick Hornby
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Raccontando la sua storia di tifoso, Nick Hornby ci descrive i multiformi aspetti di un'ossessione: le abitudini, i riti, i tic, i sogni, le depressioni di un assiduo frequentatore di stadi. I molti appassionati del calcio possono ritrovare in questo racconto una parte della loro stessa vita. Perché la febbre del calcio, a tutte le latitudini, sembra essere la stessa e sembra rispecchiare le venture e le sventure della vita privata. Con una nuova introduzione dell'autore.

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AK-47AK-47 added a quotation
Una cosa è certa sul tifo: non è un piacere parassita, anche se tutto farebbe pensare al contrario, e chi dice che preferirebbe fare piuttosto che guardare non capisce il concetto fondamentale. Il calcio è un contesto in cui “guardare” diventa “fare”[…]nel momento del trionfo il piacere non si irradia dai giocatori verso l’esterno fino ad arrivare ormai smorzato e fiacco a quelli come noi in cima alle gradinate; il nostro divertimento non è una versione annacquata del divertimento della squadra, anche se sono loro che segnano i gol[…]La gioia che proviamo in queste occasioni non nasce dalla celebrazione delle fortune altrui, ma dalla celebrazione delle nostre; e quando veniamo disastrosamente sconfitti il dolore che ci inabissa, in realtà, è autocommiserazione, e chiunque desideri capire come si consuma il calcio deve rendersi conto prima di tutto di questo. I giocatori sono semplicemente i nostri rappresentanti, e certe volte , se guardi bene, riesci a vedere anche òe barre metalliche su cui sono fissati e le manopole alle estremità delle barre che ti permettono di muoverli. Io sono parte del club, come il club è una parte di me; e dico questo perfettamente consapevole che il club mi sfrutta, non tiene in considerazione le mie opinioni, e talvolta mi tratta male, quindi la mia sensazione di unione organica non si basa su un fraintendimento confuso e romantico di come funziona il calcio professionistico.
AK-47AK-47 added a quotation
Una cosa è certa sul tifo: non è un piacere parassita, anche se tutto farebbe pensare al contrario, e chi dice che preferirebbe fare piuttosto che guardare non capisce il concetto fondamentale. Il calcio è un contesto in cui “guardare” diventa “fare”[…]nel momento del trionfo il piacere non si irradia dai giocatori verso l’esterno fino ad arrivare ormai smorzato e fiacco a quelli come noi in cima alle gradinate; il nostro divertimento non è una versione annacquata del divertimento della squadra, anche se sono loro che segnano i gol[…]La gioia che proviamo in queste occasioni non nasce dalla celebrazione delle fortune altrui, ma dalla celebrazione delle nostre; e quando veniamo disastrosamente sconfitti il dolore che ci inabissa, in realtà, è autocommiserazione, e chiunque desideri capire come si consuma il calcio deve rendersi conto prima di tutto di questo. I giocatori sono semplicemente i nostri rappresentanti, e certe volte , se guardi bene, riesci a vedere anche òe barre metalliche su cui sono fissati e le manopole alle estremità delle barre che ti permettono di muoverli. Io sono parte del club, come il club è una parte di me; e dico questo perfettamente consapevole che il club mi sfrutta, non tiene in considerazione le mie opinioni, e talvolta mi tratta male, quindi la mia sensazione di unione organica non si basa su un fraintendimento confuso e romantico di come funziona il calcio professionistico.
AleSanAleSan added a quotation
Con lo sport non puoi sognare come puoi fare se scrivi, se reciti, se dipingi o se fai carriera come dirigente: l’ho capito a undici anni che non avrei mai giocato per l’Arsenal. Undici anni sono davvero pochi per scoprire una così amara verità.
AleSanAleSan added a quotation
Con lo sport non puoi sognare come puoi fare se scrivi, se reciti, se dipingi o se fai carriera come dirigente: l’ho capito a undici anni che non avrei mai giocato per l’Arsenal. Undici anni sono davvero pochi per scoprire una così amara verità.
Io, salvo complicazioni.Io, salvo complicazioni. added a quotation
La sua stanza mi aiutò a capire che le ragazze sono molto più sveglie dei ragazzi, consapevolezza che mi fulminò. Lei aveva una raccolta di poesie di Evtusenko (chi diavolo era Evtusenko?) e un'indicibile ossessione per Anna Bolena e le sorelle Bronte; le piacevano tutti i cantautori sensibili, e aveva una certa familiarità con le idee di Germaine Greer; sapeva qualcosa di pittura e di musica classica, conoscenze raccolte qua e là al di fuori dei programmi scolastici delle superiori. Com'era successo? Com'è che io dovevo dipendere da un paio di tascabili di Raymond Chandler e dal primo album dei Ramones per trovare un qualche senso di identità? Le camere delle ragazze fornivano innumerevoli indizi sui loro caratteri, sul loro passato e sui loro gusti; i ragazzi, invece, erano intercambiabili e informi quanto dei feti, e le loro stanze, a parte qualche poster occasionale dell'Athena qua e là (io avevo sul muro un manifesto di Rod Stewart, e mi piaceva credere che fosse aggressivamente, autenticamente e volutamente plebeo), erano spoglie come casse da morto. Bisogna dire che la maggior parte di noi si definiva solo in base al numero e alla portata dei suoi interessi. Alcuni ragazzi avevano più dischi di altri, e alcuni ne sapevano di più di calcio; ad alcuni interessavano le macchine, o il rugby. Al posto delle personalità avevamo delle passioni, e per giunta passioni prevedibili e poco interessanti, passioni che non riuscivano a rifletterci e a illuminarci come facevano quelle della mia ragazza... e questa è una delle differenze più inspiegabili tra uomini e donne.
Io, salvo complicazioni.Io, salvo complicazioni. added a quotation
La sua stanza mi aiutò a capire che le ragazze sono molto più sveglie dei ragazzi, consapevolezza che mi fulminò. Lei aveva una raccolta di poesie di Evtusenko (chi diavolo era Evtusenko?) e un'indicibile ossessione per Anna Bolena e le sorelle Bronte; le piacevano tutti i cantautori sensibili, e aveva una certa familiarità con le idee di Germaine Greer; sapeva qualcosa di pittura e di musica classica, conoscenze raccolte qua e là al di fuori dei programmi scolastici delle superiori. Com'era successo? Com'è che io dovevo dipendere da un paio di tascabili di Raymond Chandler e dal primo album dei Ramones per trovare un qualche senso di identità? Le camere delle ragazze fornivano innumerevoli indizi sui loro caratteri, sul loro passato e sui loro gusti; i ragazzi, invece, erano intercambiabili e informi quanto dei feti, e le loro stanze, a parte qualche poster occasionale dell'Athena qua e là (io avevo sul muro un manifesto di Rod Stewart, e mi piaceva credere che fosse aggressivamente, autenticamente e volutamente plebeo), erano spoglie come casse da morto. Bisogna dire che la maggior parte di noi si definiva solo in base al numero e alla portata dei suoi interessi. Alcuni ragazzi avevano più dischi di altri, e alcuni ne sapevano di più di calcio; ad alcuni interessavano le macchine, o il rugby. Al posto delle personalità avevamo delle passioni, e per giunta passioni prevedibili e poco interessanti, passioni che non riuscivano a rifletterci e a illuminarci come facevano quelle della mia ragazza... e questa è una delle differenze più inspiegabili tra uomini e donne.
Io, salvo complicazioni.Io, salvo complicazioni. added a quotation
D'altronde gli ossessionati non hanno scelta; in occasioni come queste devono mentire. Se dicessimo sempre la verità, non riusciremmo a mantenere rapporti con chi vive nel mondo reale. (...) La preoccupante verità è questa: per buona parte di una giornata qualsiasi, io sono un rimbambito.
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D'altronde gli ossessionati non hanno scelta; in occasioni come queste devono mentire. Se dicessimo sempre la verità, non riusciremmo a mantenere rapporti con chi vive nel mondo reale. (...) La preoccupante verità è questa: per buona parte di una giornata qualsiasi, io sono un rimbambito.
shenmuishenmui added a quotation
A me preoccupava la prospettiva di morire così, a metà stagione, ma è chiaro che con tutta probabilità morirò in un qualche momento tra agosto e maggio. Abbiamo la speranza ingenua di andarcene senza lasciare niente di inconcluso: avremo fatto pace con i nostri figli, li lasceremo felici e realizzati, e avremo realizzato più o meno tutto quello che volevamo nella vita. Chiaramente sono tutte sciocchezze, e i tifosi del calcio che meditano sulla mortalità sanno che sono tutte sciocchezze. Ci saranno mille cose inconcluse. Magari moriremo la notte prima che la nostra squadra scenda in campo a Wembley, o il giorno dopo una partita di andata in Coppa dei Campioni, o nel bel mezzo di una lotta per la promozione o di una battaglia per evitare la retrocessione, ed è assai probabile, secondo tante teorie sulla vita nell'aldilà, che non riusciremo neppure a conoscerne l'esito. La questione fondamentale sulla morte, metaforicamente parlando, è che è destinata ad arrivare prima che siano stati assegnati i trofei più importanti.
shenmuishenmui added a quotation
A me preoccupava la prospettiva di morire così, a metà stagione, ma è chiaro che con tutta probabilità morirò in un qualche momento tra agosto e maggio. Abbiamo la speranza ingenua di andarcene senza lasciare niente di inconcluso: avremo fatto pace con i nostri figli, li lasceremo felici e realizzati, e avremo realizzato più o meno tutto quello che volevamo nella vita. Chiaramente sono tutte sciocchezze, e i tifosi del calcio che meditano sulla mortalità sanno che sono tutte sciocchezze. Ci saranno mille cose inconcluse. Magari moriremo la notte prima che la nostra squadra scenda in campo a Wembley, o il giorno dopo una partita di andata in Coppa dei Campioni, o nel bel mezzo di una lotta per la promozione o di una battaglia per evitare la retrocessione, ed è assai probabile, secondo tante teorie sulla vita nell'aldilà, che non riusciremo neppure a conoscerne l'esito. La questione fondamentale sulla morte, metaforicamente parlando, è che è destinata ad arrivare prima che siano stati assegnati i trofei più importanti.
Anto 14Anto 14 added a quotation
Ma durante quei terribili periodi di crisi ripensavo alle ultime volte che mi ero sentito felice, soddisfatto, energico, ottimista; e lei e Brady facevano parte di quei momenti. Non erano solo loro i responsabili, ma in quegli attimi loro erano molto presenti: fu abbastanza per trasformare queste due storie d'amore in due colonne portanti gemelle di un'epoca diversa, incantata.
Anto 14Anto 14 added a quotation
Ma durante quei terribili periodi di crisi ripensavo alle ultime volte che mi ero sentito felice, soddisfatto, energico, ottimista; e lei e Brady facevano parte di quei momenti. Non erano solo loro i responsabili, ma in quegli attimi loro erano molto presenti: fu abbastanza per trasformare queste due storie d'amore in due colonne portanti gemelle di un'epoca diversa, incantata.
Anto 14Anto 14 added a quotation
Ma la pura e semplice verità è che il club significa più per noi che per loro. Dov'erano loro vent'anni fa? Dove saranno fra vent'anni? Dove saranno fra due anni , alcuni di loro? (Sul campo di Villa Park o di Old Trafford a correre palla al piede verso la porta dell'Arsenal, ecco dove.)
Anto 14Anto 14 added a quotation
Ma la pura e semplice verità è che il club significa più per noi che per loro. Dov'erano loro vent'anni fa? Dove saranno fra vent'anni? Dove saranno fra due anni , alcuni di loro? (Sul campo di Villa Park o di Old Trafford a correre palla al piede verso la porta dell'Arsenal, ecco dove.)
LorenzoLorenzo added a quotation
Ma ero appena diventato un apostolo della Chiesa dei Credenti al Campionato dell'Ultima Ora, quando l'Arsenal subì una catastrofica battuta d'arresto. Perse contro il Derby in una squallida partita in casa; e nell'ultimo incontro a Highbury, con il Wimbledon, sprecò due volte la vittoria per pareggiare 2-2 contro una squadra che nella giornata di apertura della stagione aveva sbaragliato con un secco 5-1. Fu dopo la partita contro il Derby che mi scatenai in una furibonda discussione con la mia compagna per una tazza di tè, ma dopo quella contro il Wimbledon non mi rimaneva neanche la rabbia, solo cocente delusione. Per la prima volta capii le donne delle soap opera che, annientate da una precedente storia d'amore, non possono permettersi di innamorarsi di nuovo: non avevo mai visto tutto questo come una questione di scelte, ma ora anch'io mi ero spogliato e messo a nudo quando avrei potuto rimanere duro e cinico. Non avrei permesso che mi risuccedesse, mai, mai e poi mai, ed ero sato uno stupido, adesso lo sapevo, come sapevo che mi ci sarebbero voluti degli anni per riprendermi dalla terribile delusione di esserci arrivato così vicino per poi fallire.
LorenzoLorenzo added a quotation
Ma ero appena diventato un apostolo della Chiesa dei Credenti al Campionato dell'Ultima Ora, quando l'Arsenal subì una catastrofica battuta d'arresto. Perse contro il Derby in una squallida partita in casa; e nell'ultimo incontro a Highbury, con il Wimbledon, sprecò due volte la vittoria per pareggiare 2-2 contro una squadra che nella giornata di apertura della stagione aveva sbaragliato con un secco 5-1. Fu dopo la partita contro il Derby che mi scatenai in una furibonda discussione con la mia compagna per una tazza di tè, ma dopo quella contro il Wimbledon non mi rimaneva neanche la rabbia, solo cocente delusione. Per la prima volta capii le donne delle soap opera che, annientate da una precedente storia d'amore, non possono permettersi di innamorarsi di nuovo: non avevo mai visto tutto questo come una questione di scelte, ma ora anch'io mi ero spogliato e messo a nudo quando avrei potuto rimanere duro e cinico. Non avrei permesso che mi risuccedesse, mai, mai e poi mai, ed ero sato uno stupido, adesso lo sapevo, come sapevo che mi ci sarebbero voluti degli anni per riprendermi dalla terribile delusione di esserci arrivato così vicino per poi fallire.
LorenzoLorenzo added a quotation
Quello che fai, in realtà, acquistando un abbonamento per i posti a sedere, è accrescere di una tacca il tuo senso di appartenenza. Avevo il mio posto sulle gradinate, ma non avevo alcun diritto di proprietà su di esso, e se qualche maledetto tifoso casuale delle grandi partite si metteva lì, tutto quello che potevo fare era inarcare le sopracciglia. Adesso ho veramente la mia casa allo stadio, corredata di compagni di appartamento, di vicini coi quali sono in buoni rapporti e coi quali discorro su argomenti di interesse comune, e cioè la necessità di un nuovo centrocampista/attaccante/tipo di gioco. Rappresento quindi lo stereotipo del tifoso di calcio che invecchia, ma non mi dispiace. A un certo punto ti passa la voglia di tirare a campare, di vivere alla giornata, alla partita, e inizi ad aver voglia di poter contare su delle certezze per il resto dei tuoi giorni.
LorenzoLorenzo added a quotation
Quello che fai, in realtà, acquistando un abbonamento per i posti a sedere, è accrescere di una tacca il tuo senso di appartenenza. Avevo il mio posto sulle gradinate, ma non avevo alcun diritto di proprietà su di esso, e se qualche maledetto tifoso casuale delle grandi partite si metteva lì, tutto quello che potevo fare era inarcare le sopracciglia. Adesso ho veramente la mia casa allo stadio, corredata di compagni di appartamento, di vicini coi quali sono in buoni rapporti e coi quali discorro su argomenti di interesse comune, e cioè la necessità di un nuovo centrocampista/attaccante/tipo di gioco. Rappresento quindi lo stereotipo del tifoso di calcio che invecchia, ma non mi dispiace. A un certo punto ti passa la voglia di tirare a campare, di vivere alla giornata, alla partita, e inizi ad aver voglia di poter contare su delle certezze per il resto dei tuoi giorni.
LorenzoLorenzo added a quotation
Una cosa è certa sul tifo: non è un piacere parassita, anche se tutto farebbe pensare al contrario, e chi dice che preferirebbe fare piuttosto che guardare non capisce il concetto fondamentale. Il calcio è un contesto in cui guardare diventa fare - non in senso aerobico, perchè guardare una partita con il fumo che ti esce anche dalle orecchie, e poi bere e mangiare patatine per tutta la strada del ritorno è assai improbabile che ti faccia un gran bene, nel senso in cui te ne fa la ginnastica di Jane Fonda o lo sbuffare su e giù per il campo. Ma nel momento del trionfo il piacere non si irradia dai giocatori verso l'esterno fino ad arrivare ormai smorzato e fiacco a quelli come noi in cima alle gradinate; il nostro divertimento non è una versione annacquata del divertimento della squadra, anche se sono loro che segnano i gol e che salgono i gradini di Wembley per incontrare la principessa Diana. La gioia che proviamo in queste occasioni non nasce dalla celebrazione delle fortune altrui, ma dalla celebrazione delle nostre; e quando veniamo disastrosamente sconfitti il dolore che ci inabissa, in realtà, è autocommiserazione, e chiunque desideri capire come si consuma il calcio deve rendersi conto prima di tutto di questo. I giocatori sono semplicemente i nostri rappresentanti, e certe volte, se guardi bene, riesci a vedere anche le barre metalliche su cui sono fissati, e le manopole alle estremità delle barre che ti permettono di muoverli. Io sono parte del club, come il club è una parte di me; e dico questo perfettamente consapevole del fatto che il club mi sfrutta, non tiene in considerazione le mie opinioni, e talvolta mi tratta male, quindi la mia sensazione di unione organica non si basa su un fraintendimento confuso e romantico di come funziona il calcio professionistico. Quella vittoria a Wembley fu tanto mia quanto di Charlie Nicholas o di George Graham (e Nicholas, che fu accantonato da George Graham proprio all'inizio della stagione successiva e poi venduto, ricorderà quel pomeriggio con altrettanto trasporto?), e io faticai tanto quanto loro. L'unica differenza tra loro e me è che io ci ho dedicato più ore, più anni, più decenni di loro, e quindi capii meglio quel pomeriggio, e apprezzo di più la ragione per cui il sole brilla ancora quando lo ricordo.
LorenzoLorenzo added a quotation
Una cosa è certa sul tifo: non è un piacere parassita, anche se tutto farebbe pensare al contrario, e chi dice che preferirebbe fare piuttosto che guardare non capisce il concetto fondamentale. Il calcio è un contesto in cui guardare diventa fare - non in senso aerobico, perchè guardare una partita con il fumo che ti esce anche dalle orecchie, e poi bere e mangiare patatine per tutta la strada del ritorno è assai improbabile che ti faccia un gran bene, nel senso in cui te ne fa la ginnastica di Jane Fonda o lo sbuffare su e giù per il campo. Ma nel momento del trionfo il piacere non si irradia dai giocatori verso l'esterno fino ad arrivare ormai smorzato e fiacco a quelli come noi in cima alle gradinate; il nostro divertimento non è una versione annacquata del divertimento della squadra, anche se sono loro che segnano i gol e che salgono i gradini di Wembley per incontrare la principessa Diana. La gioia che proviamo in queste occasioni non nasce dalla celebrazione delle fortune altrui, ma dalla celebrazione delle nostre; e quando veniamo disastrosamente sconfitti il dolore che ci inabissa, in realtà, è autocommiserazione, e chiunque desideri capire come si consuma il calcio deve rendersi conto prima di tutto di questo. I giocatori sono semplicemente i nostri rappresentanti, e certe volte, se guardi bene, riesci a vedere anche le barre metalliche su cui sono fissati, e le manopole alle estremità delle barre che ti permettono di muoverli. Io sono parte del club, come il club è una parte di me; e dico questo perfettamente consapevole del fatto che il club mi sfrutta, non tiene in considerazione le mie opinioni, e talvolta mi tratta male, quindi la mia sensazione di unione organica non si basa su un fraintendimento confuso e romantico di come funziona il calcio professionistico. Quella vittoria a Wembley fu tanto mia quanto di Charlie Nicholas o di George Graham (e Nicholas, che fu accantonato da George Graham proprio all'inizio della stagione successiva e poi venduto, ricorderà quel pomeriggio con altrettanto trasporto?), e io faticai tanto quanto loro. L'unica differenza tra loro e me è che io ci ho dedicato più ore, più anni, più decenni di loro, e quindi capii meglio quel pomeriggio, e apprezzo di più la ragione per cui il sole brilla ancora quando lo ricordo.