Febbre
by Maurizio De Giovanni
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Racconto tratto da "Giochi criminali"

Giogio53's Review

Giogio53Giogio53 wrote a review
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Raccontini in giallo - 21 feb 21
Da quando ha cambiato proprietà, Repubblica si industria nell’invogliare all’acquisto del giornale attraverso l’omaggio di libri, o per meglio dire, di racconti. Ha quindi messo in cantiere questa mini-collana di autori italiani (almeno così recita il lancio ed il nome “Italia in giallo”, vi rimando all’uscita n.5 per considerazioni diverse), ripescando racconti in gran parte pubblicati in altre raccolte. Dato che, in generale, non sono aduso all’acquisto di quest’ultime, mi fa comunque piacere leggere, in regalo, alcune prove. Tra l’altro, molto in anticipo con i tempi, visto che, nel giro polacco (per chi ne capisce), avendo poco spazio, ho portato i primi quattro esemplari, e li ho letti.
Questa prima uscita proviene dalla raccolta “Giochi criminali”, pubblicata da Einaudi nel 2014, e mi consente di tornare a leggere del mio amato commissario Ricciardi, nello splendore delle sue indagini, prima che l’autore, incartandosi nelle storie, lo portasse alla sua conclusione lo scorso anno.
Quindi, è con piacere e gradimento che si torna a Napoli, con il commissario ed anche con il brigadiere Maione. Non solo, ma entrando anche in una specificità napoletana, il gioco del lotto. Con tutti gli annessi e connessi: smorfia, interpretazione dei sogni e via discorrendo. Il nostro scrittore, ora che è ancora lontano dalla necessità di porre un termine a queste storie di morte e di fantasmi, si lascia andare a descrizioni che, come nei primi romanzi, risultano vivide e coinvolgenti. Che ci portano in una Napoli che si può amare, dove il contesto storico rimane dietro le quinte, e risalta solo il contesto sociale.
Così, vediamo la morte di un “assistito”. Impieghiamo del bello e del buono, noi non napoletani, per capire cosa si intenda. Per farla breve, il morto è una persona che sa interpretare sogni e simili input per giocare al lotto. Praticamente cieco, poiché “indovina” molti numeri, viene assistito dalla carità popolare, che lo sostiene con vitto. Mentre l’alloggio lo fornisce proprio il gestore di un banco del lotto, avendo il tornaconto che chi va a chiedere numeri, poi non fatica a giocarli subito lì.
La solita capacità di de Giovanni lo porta, pur nel breve spazio di meno di cinquanta pagine, a regalarci anche delle piccole storie, di contorno e sostegno a quella principale. La famiglia del proprietario del banco, con il figlio possente ma forse non proprio di vivida intelligenza, e la figlia bruttina assai. Poi ci sono le persone che hanno visitato il morto poco prima che morisse, in particolare un conte che si è giocato soldi, case e onori, per inseguire sogni che non si realizzano. Un ludopata ante-litteram, con una moglie piacente e dignitosa che cerca di tirarlo fuori da quel baratro.
Tutto legato a quelle ultime parole che sappiamo essere il marchio di fabbrica del commissario. E l’assistito ripeteva 21, 9 e 19. Che nella smorfia stanno per “la donna nuda”, “il parto” e “la risata”. Ma che potrebbero essere interpretati come bellezza, distacco e dispiacere. Ovvio che Ricciardi troverà la giusta interpretazione, che, purtroppo (ed è questo il motivo dell’abbassarsi del gradimento) la solita scrittura anticipatoria in corsiva, ce ne fa capire i contorni sin dalle prime righe della prima pagina.
Comunque, è un peccato che lo scrittore faccia evolvere il nostro Ricciardi fino ad un punto dove non riesce più a seguirlo e che lo vedrà costretto ad abbandonarlo. Se fossimo un centinaio d’anni indietro, farei seguire a tutto ciò la sommossa di popolo che costrinse Conan Doyle e far resuscitare Sherlock Holmes.
Ma “or non è più quel tempo e quell’età”. Accontentiamoci di un buon prodotto, e speriamo in altre scritture similmente valide.
Giogio53Giogio53 wrote a review
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Raccontini in giallo - 21 feb 21
Da quando ha cambiato proprietà, Repubblica si industria nell’invogliare all’acquisto del giornale attraverso l’omaggio di libri, o per meglio dire, di racconti. Ha quindi messo in cantiere questa mini-collana di autori italiani (almeno così recita il lancio ed il nome “Italia in giallo”, vi rimando all’uscita n.5 per considerazioni diverse), ripescando racconti in gran parte pubblicati in altre raccolte. Dato che, in generale, non sono aduso all’acquisto di quest’ultime, mi fa comunque piacere leggere, in regalo, alcune prove. Tra l’altro, molto in anticipo con i tempi, visto che, nel giro polacco (per chi ne capisce), avendo poco spazio, ho portato i primi quattro esemplari, e li ho letti.
Questa prima uscita proviene dalla raccolta “Giochi criminali”, pubblicata da Einaudi nel 2014, e mi consente di tornare a leggere del mio amato commissario Ricciardi, nello splendore delle sue indagini, prima che l’autore, incartandosi nelle storie, lo portasse alla sua conclusione lo scorso anno.
Quindi, è con piacere e gradimento che si torna a Napoli, con il commissario ed anche con il brigadiere Maione. Non solo, ma entrando anche in una specificità napoletana, il gioco del lotto. Con tutti gli annessi e connessi: smorfia, interpretazione dei sogni e via discorrendo. Il nostro scrittore, ora che è ancora lontano dalla necessità di porre un termine a queste storie di morte e di fantasmi, si lascia andare a descrizioni che, come nei primi romanzi, risultano vivide e coinvolgenti. Che ci portano in una Napoli che si può amare, dove il contesto storico rimane dietro le quinte, e risalta solo il contesto sociale.
Così, vediamo la morte di un “assistito”. Impieghiamo del bello e del buono, noi non napoletani, per capire cosa si intenda. Per farla breve, il morto è una persona che sa interpretare sogni e simili input per giocare al lotto. Praticamente cieco, poiché “indovina” molti numeri, viene assistito dalla carità popolare, che lo sostiene con vitto. Mentre l’alloggio lo fornisce proprio il gestore di un banco del lotto, avendo il tornaconto che chi va a chiedere numeri, poi non fatica a giocarli subito lì.
La solita capacità di de Giovanni lo porta, pur nel breve spazio di meno di cinquanta pagine, a regalarci anche delle piccole storie, di contorno e sostegno a quella principale. La famiglia del proprietario del banco, con il figlio possente ma forse non proprio di vivida intelligenza, e la figlia bruttina assai. Poi ci sono le persone che hanno visitato il morto poco prima che morisse, in particolare un conte che si è giocato soldi, case e onori, per inseguire sogni che non si realizzano. Un ludopata ante-litteram, con una moglie piacente e dignitosa che cerca di tirarlo fuori da quel baratro.
Tutto legato a quelle ultime parole che sappiamo essere il marchio di fabbrica del commissario. E l’assistito ripeteva 21, 9 e 19. Che nella smorfia stanno per “la donna nuda”, “il parto” e “la risata”. Ma che potrebbero essere interpretati come bellezza, distacco e dispiacere. Ovvio che Ricciardi troverà la giusta interpretazione, che, purtroppo (ed è questo il motivo dell’abbassarsi del gradimento) la solita scrittura anticipatoria in corsiva, ce ne fa capire i contorni sin dalle prime righe della prima pagina.
Comunque, è un peccato che lo scrittore faccia evolvere il nostro Ricciardi fino ad un punto dove non riesce più a seguirlo e che lo vedrà costretto ad abbandonarlo. Se fossimo un centinaio d’anni indietro, farei seguire a tutto ciò la sommossa di popolo che costrinse Conan Doyle e far resuscitare Sherlock Holmes.
Ma “or non è più quel tempo e quell’età”. Accontentiamoci di un buon prodotto, e speriamo in altre scritture similmente valide.