Femminili singolari
by Vera Gheno
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Sindaca, architetta, avvocata: c'è chi ritiene intollerabile una declinazione al femminile di alcune professioni. E dietro a queste reazioni c'è un mondo di parole, un mondo fatto di storia e di usi che riflette quel che pensiamo, come ci costruiamo. Attraverso le innumerevoli esperienze avute sui social, personali e dell'Accademia della Crusca, l'autrice smonta, pezzo per pezzo, tutte le convinzioni linguistiche della comunità italiana, rintracciandone l'inclinazione irrimediabilmente maschilista. Questo libro mostra in che modo una rideterminazione del femminile si possa pensare a partire dalle sue parole e da un uso consapevole di esse, vero primo passo per una pratica femminista. Tutto con l'ironia che solo una social-linguista può avere.

Libriamoci - GdL's Review

Libriamoci - GdLLibriamoci - GdL wrote a review
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Spoiler Alert
𝘔𝘪𝘯𝘪𝘴𝘵𝘳𝘢, 𝘴𝘪𝘯𝘥𝘢𝘤𝘢, 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘤𝘢𝘵𝘢, 𝘯𝘰𝘯 𝘷𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘷𝘪𝘯𝘤𝘰𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰?

Dopo le recenti affermazioni della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi al festival di San Remo, il dilemma linguistico che sta facendo più discutere è la declinazione femminile di alcuni nomi di professioni, tradizionalmente usati solo al maschile.

Sindaca, architetta, avvocata: c’è chi li ritiene intollerabili: “non suona bene”, “allora si dovrà dire anche pediatro!” Dietro a queste reazioni c’è un mondo di parole, un mondo fatto di storia e di usi che riflette quel che pensiamo, come ci costruiamo.

Vera Gheno è una sociolinguista specializzata in comunicazione sui social, ha collaborato per oltre vent’anni con l’accademia della Crusca, ha tutte le competenze per spiegarci l’importanza della declinazione dei femminili professionali e del perché questo non sia per nulla né un argomento superficiale né un puntiglio inutile. Attraverso le innumerevoli esperienze avute sui social, l’autrice smonta, pezzo per pezzo, tutte le convinzioni linguistiche della comunità italiana, rintracciandone l’inclinazione irrimediabilmente maschilista. Porta esempi di commenti reali, affronta un tema complesso in maniera chiara e argomentando le posizioni linguistiche con competenza e un pizzico di ironia.

La verità è che i femminili sono comuni nelle professioni dove tipicamente ci si aspettava di trovare una donna, spesso legate alla cura: la maestra, l’infermiera la casalinga, la segretaria e sono meno comuni laddove le donne, fino a tempi recenti, erano l’eccezione. In generale professioni di prestigio e/o potere: l’avvocato, il sindaco, l’assessore ecc..

Ha senso, quindi, oggi nel 2021 mantenere ancora distinzioni tra mestieri al femminile e mestieri al maschile? O è questa una forma di discriminazione? Se chiedere a gran voce di essere definita “direttore d’orchestra” anche se donna, è forse perché la stessa professione declinata al femminile perde di prestigio? “Se faccio un mestiere figo, allora mi definisco al maschile. Ma operaie, sarte, maestre, stagiste vanno tranquillamente bene”

La lingua, infatti, non è un organismo statico, tutt'altro! E’ in continuo movimento, cambia con il mutare della società, con le nuove consapevolezze ed è sempre al passo con i tempi.

Vi invitiamo allora a leggere il saggio di Gheno e a ragionare sull’argomento, meno banale di quanto si possa pensare.
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𝘔𝘪𝘯𝘪𝘴𝘵𝘳𝘢, 𝘴𝘪𝘯𝘥𝘢𝘤𝘢, 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘤𝘢𝘵𝘢, 𝘯𝘰𝘯 𝘷𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘷𝘪𝘯𝘤𝘰𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰?

Dopo le recenti affermazioni della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi al festival di San Remo, il dilemma linguistico che sta facendo più discutere è la declinazione femminile di alcuni nomi di professioni, tradizionalmente usati solo al maschile.

Sindaca, architetta, avvocata: c’è chi li ritiene intollerabili: “non suona bene”, “allora si dovrà dire anche pediatro!” Dietro a queste reazioni c’è un mondo di parole, un mondo fatto di storia e di usi che riflette quel che pensiamo, come ci costruiamo.

Vera Gheno è una sociolinguista specializzata in comunicazione sui social, ha collaborato per oltre vent’anni con l’accademia della Crusca, ha tutte le competenze per spiegarci l’importanza della declinazione dei femminili professionali e del perché questo non sia per nulla né un argomento superficiale né un puntiglio inutile. Attraverso le innumerevoli esperienze avute sui social, l’autrice smonta, pezzo per pezzo, tutte le convinzioni linguistiche della comunità italiana, rintracciandone l’inclinazione irrimediabilmente maschilista. Porta esempi di commenti reali, affronta un tema complesso in maniera chiara e argomentando le posizioni linguistiche con competenza e un pizzico di ironia.

La verità è che i femminili sono comuni nelle professioni dove tipicamente ci si aspettava di trovare una donna, spesso legate alla cura: la maestra, l’infermiera la casalinga, la segretaria e sono meno comuni laddove le donne, fino a tempi recenti, erano l’eccezione. In generale professioni di prestigio e/o potere: l’avvocato, il sindaco, l’assessore ecc..

Ha senso, quindi, oggi nel 2021 mantenere ancora distinzioni tra mestieri al femminile e mestieri al maschile? O è questa una forma di discriminazione? Se chiedere a gran voce di essere definita “direttore d’orchestra” anche se donna, è forse perché la stessa professione declinata al femminile perde di prestigio? “Se faccio un mestiere figo, allora mi definisco al maschile. Ma operaie, sarte, maestre, stagiste vanno tranquillamente bene”

La lingua, infatti, non è un organismo statico, tutt'altro! E’ in continuo movimento, cambia con il mutare della società, con le nuove consapevolezze ed è sempre al passo con i tempi.

Vi invitiamo allora a leggere il saggio di Gheno e a ragionare sull’argomento, meno banale di quanto si possa pensare.