Gennaio senza nome
by Max Aub
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“Gennaio senza nome” è la prima antologia italiana di racconti di Max Aub, una delle voci più prolifiche e originali della diaspora repubblicana spagnola. Nel limbo del suo esilio messicano, Aub dedicò buona parte dei propri sforzi di narratore alla costruzione di una memoria collettiva prima annichilita o dispersa dal pugno di ferro di Francisco Franco, poi silenziata dalla pavidità o dall'indifferenza delle democrazie occidentali: quella degli antifascisti spagnoli e degli indésirables europei rinchiusi negli inumani campi di concentramento francesi. Nelle otto storie raccolte in questo volume, Aub narra il dramma degli esuli repubblicani, vittime della lotta tra totalitarismi di destra e di sinistra, isolati e definitivamente dimenticati dalla loro terra d'origine, e rievoca l'infernale universo concentrazionario che lui stesso visse in prima persona tra il 1940 e il 1942, a Vernet, in Francia, e poi a Djelfa, in Algeria. La cruda registrazione degli eventi storici si alterna ad amare epifanie surreali, come la cronaca dell'esodo dei profughi verso il confine francese nel gennaio del 1939, affidata alla prospettiva straniante di un albero, o il racconto immaginario in cui il Cordobés, il matador mito delle folle negli anni Sessanta, spodesta Franco e viene repentinamente eletto a capopopolo dei repubblicani.

Anina e "gambette di pollo"'s Review

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Una stella per Malaga.
Autore: spagnolo ( 1903-1972). Racconti.

Padre tedesco e madre francese, si ritrova in Spagna a 11 anni. E la Spagna sarà il suo destino. Alla fine della guerra civile l’esilio in Francia e nel 42 quello in Messico dove restò fino alla morte.

Quando ho visto questo libro l’ho preso al volo. Non è stato pubblicato molto di lui e avevo in mente solo un Sellerio, Delitti esemplari.
Evidentemente l’ho letto su prestito o l’ho prestato io dopo averlo letto, spinta dal piacere di condividere. Nel primo caso il libro non posso averlo (faccio parte di una specie rara anche se non protetta: quella che restituisce i libri), nel secondo caso faccio parte di una schiera di infelici molto diffusa e anch’essa non protetta.

I racconti sono racconti, ma sono anche opere della memoria.

Il primo è l’accorata narrazione della fuga di profughi da Barcellona verso la Francia sotto i bombardamenti aerei prima che Franco, il generalissimo di Dio, entri in città nel gennaio 1939.
E chi racconta non può essere una persona e allora è un albero. Un testimone che vede, ma non può muoversi, né piangere, né gridare, né raccattare i morti, che può solo contribuire con la perdita dei propri rami.

Cronache dai campi di concentramento francesi in Francia e in Algeria, dove questi migranti non graditi (anarchici, socialisti e comunisti) vengono parcheggiati in attesa di essere ammazzati o morire di tifo, fame o altri fortunati accidenti. I più politicizzati finiscono in Algeria.
I guardiani sono militari delle colonie, un modello prodotto in serie in qualche bolgia infernale. Uguali ovunque.
Bellissimo il ricordo di Malaga, lustrascarpe un po’ debole di mente, che il destino porta in Algeria.
Malaga che non accetta il fatto che i santi siano senza scarpe e che ha la certezza che il Padreterno le abbia e lui le farà risplendere.
Incontri tra ex giovani, ormai dispersi, che discutono di politica come se tutto non fosse ormai trascorso.
Incontro sul confine tra un padre esule in Messico ed un figlio che non può ricordare nulla, un po’ per l’età e un po’ perché tutto è stato rimosso. Il fallimento non solo è una guerra perduta, ma anche il tempo sospeso in cui le anime restano insieme a quelli che sono morti allora.

Ancora oggi le fosse comuni non sono state riaperte e la ricerca della sepoltura di Garcia Lorca andrebbe affidata a Indiana Jones. Ma esiste, nella Valle de los Caidos, monumentale, marmoreo, diabolico, vergognoso un memoriale dove sono sepolti de Rivera e Franco stesso. Vicino c’è un convento che può ospitare i visitatori.

Forse quando Dio creò tutto, vide che era cosa buona e se ne dimenticò.

17.07.2017
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Una stella per Malaga.
Autore: spagnolo ( 1903-1972). Racconti.

Padre tedesco e madre francese, si ritrova in Spagna a 11 anni. E la Spagna sarà il suo destino. Alla fine della guerra civile l’esilio in Francia e nel 42 quello in Messico dove restò fino alla morte.

Quando ho visto questo libro l’ho preso al volo. Non è stato pubblicato molto di lui e avevo in mente solo un Sellerio, Delitti esemplari.
Evidentemente l’ho letto su prestito o l’ho prestato io dopo averlo letto, spinta dal piacere di condividere. Nel primo caso il libro non posso averlo (faccio parte di una specie rara anche se non protetta: quella che restituisce i libri), nel secondo caso faccio parte di una schiera di infelici molto diffusa e anch’essa non protetta.

I racconti sono racconti, ma sono anche opere della memoria.

Il primo è l’accorata narrazione della fuga di profughi da Barcellona verso la Francia sotto i bombardamenti aerei prima che Franco, il generalissimo di Dio, entri in città nel gennaio 1939.
E chi racconta non può essere una persona e allora è un albero. Un testimone che vede, ma non può muoversi, né piangere, né gridare, né raccattare i morti, che può solo contribuire con la perdita dei propri rami.

Cronache dai campi di concentramento francesi in Francia e in Algeria, dove questi migranti non graditi (anarchici, socialisti e comunisti) vengono parcheggiati in attesa di essere ammazzati o morire di tifo, fame o altri fortunati accidenti. I più politicizzati finiscono in Algeria.
I guardiani sono militari delle colonie, un modello prodotto in serie in qualche bolgia infernale. Uguali ovunque.
Bellissimo il ricordo di Malaga, lustrascarpe un po’ debole di mente, che il destino porta in Algeria.
Malaga che non accetta il fatto che i santi siano senza scarpe e che ha la certezza che il Padreterno le abbia e lui le farà risplendere.
Incontri tra ex giovani, ormai dispersi, che discutono di politica come se tutto non fosse ormai trascorso.
Incontro sul confine tra un padre esule in Messico ed un figlio che non può ricordare nulla, un po’ per l’età e un po’ perché tutto è stato rimosso. Il fallimento non solo è una guerra perduta, ma anche il tempo sospeso in cui le anime restano insieme a quelli che sono morti allora.

Ancora oggi le fosse comuni non sono state riaperte e la ricerca della sepoltura di Garcia Lorca andrebbe affidata a Indiana Jones. Ma esiste, nella Valle de los Caidos, monumentale, marmoreo, diabolico, vergognoso un memoriale dove sono sepolti de Rivera e Franco stesso. Vicino c’è un convento che può ospitare i visitatori.

Forse quando Dio creò tutto, vide che era cosa buona e se ne dimenticò.

17.07.2017

Comments

Delitti esemplari mi era piaciuto molto. Me lo segno questo.
Delitti esemplari mi era piaciuto molto. Me lo segno questo.
Che bel commento. Così si fanno.
Che bel commento. Così si fanno.
Account deletedAnonymous
come @giò, ricordo grazie a te i delitti esemplari. che non erano niente niente male. (bel titolo sia quello che questo, tra l'altro).
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come @giò, ricordo grazie a te i delitti esemplari. che non erano niente niente male. (bel titolo sia quello che questo, tra l'altro).
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Molto divertente e liberatorio "Delitti esemplari"... ma è una torera quella in copertina?
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Molto divertente e liberatorio "Delitti esemplari"... ma è una torera quella in copertina?
terribile soprattutto per i non credenti!
terribile soprattutto per i non credenti!
L'ultimo racconto sogna una storia breve breve in cui un disilluso commenta che della guerra civile tutti si sono dimenticati. In Spagna si discute seriamente solo di calcio e del Cordobes. Ciò produce la Terza Repubblica: Franco fugge, il governo viene formato per metà da giocatori del Real, del Barcellona e dell'Atletico Bilbao e l'altra metà da toreri. Presidente il Cordobes (sicuramente un bel vedere rispetto al generalissimo).
L'ultimo racconto sogna una storia breve breve in cui un disilluso commenta che della guerra civile tutti si sono dimenticati. In Spagna si discute seriamente solo di calcio e del Cordobes. Ciò produce la Terza Repubblica: Franco fugge, il governo viene formato per metà da giocatori del Real, del Barcellona e dell'Atletico Bilbao e l'altra metà da toreri. Presidente il Cordobes (sicuramente un bel vedere rispetto al generalissimo).
il prestito dovrebbe prevedere un ostaggio: tipo di ridò il cagnetto quando mi ridai il libro. Uffa, adesso vorrei ridarci un'occhiata a quel Delitti!!!!
il prestito dovrebbe prevedere un ostaggio: tipo di ridò il cagnetto quando mi ridai il libro. Uffa, adesso vorrei ridarci un'occhiata a quel Delitti!!!!