Guerra e pace
by Lev Tolstoj
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Meditata a partire dal 1863, più volte rivista e riscritta fino alla versione del 1886, "Guerra e pace" è l'opera più nota di Tolstòj e una delle più lette e amate della letteratura universale. In queste pagine di altissima scrittura, in cui spiccano le celeberrime figure della contessina Natàsha Rostòva e del principe Andréj Bolkònskij, si narrano le vicende di due famiglie dell'aristocrazia russa, i Bolkònskij e i Rostòv appunto, sullo sfondo della Russia patriarcale e contadina devastata dalle guerre e dall'invasione di Napoleone, ma ancor più sconvolta dall'influsso, borghese e civilissimo, dell'Europa occidentale. Della Grande Russia di inizio Ottocento "Guerra e pace" è infatti insieme il magnifico epos e la struggente elegia. Un capolavoro che esce dagli angusti confini del romanzo, per ampliarsi e trasformarsi al di là di ogni definizione di genere, e diventare di volta in volta romanzo storico, cronaca familiare, trattato storiografico, pamphlet, testo filosofico. Postfazione di Heinrich Böll.

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Roberto Roberto wrote a review
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"Il principe, la contessa, il marchese...Sciù! Alla faccia vostra!" (cit. "Miseria e nobiltà")
Il modo di scrivere di Tolstoj è avvincente: ti fa apparire intriganti anche noiosissime operazioni di guerra o banali gite in slitta sulla neve. Ma...c'è un "ma": tutti i protagonisti di quest'opera sono nobili, principi e principesse; non c'è spazio per il popolo. Il che, per me, è un grave difetto. Infatti, penso che sia "la gente a fare la Storia" ed escluderla totalmente sia un grave handicap. Per questo, ritengo la cosa sufficiente a dare solo tre stelle a uno dei romanzi più famosi della letteratura mondiale.
Lorenzo il RussoLorenzo il Russo wrote a review
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L'amore
Ostinato, paziente, non come una spiegazione, non come una consolazione, ma come un richiamo alla vita, l'amore di Natasa pareva avvolgere la contessa in un continuo abbraccio.
Francesco VenturiFrancesco Venturi wrote a review
Russi contro la guerra
"Guerra e Pace" è un'opera talmente famosa e importante che non pensavo certo di scriverle una recensione; a che pro? Leggetelo e basta. Poi però è iniziato il giustissimo blocco contro l'aggressione russa all'Ucraina. Mossa che condivido ma che ha portato con sé una conseguenza alquanto imbecille che vuole il boicottaggio di tutta la cultura russa. E io, invece, manderei, a reti unificate, le letture di Tolstoj che, in "Guerra e Pace", parla di come i generali convergano sotto di loro la somma delle volontà di tante migliaia di uomini e lo fanno per mandarli al macello; di come la guerra sia atroce e stai lì ore vedendo quelli che ti sparano cannonate addosso e non puoi fare altro che sperare che non ti prendano; che in guerra non c'è gloria ed anche uno dei più corretti si ritrova disgustato dall'espressione del nemico spaventato che sta per colpire o il più nobile dei personaggi viene colpito, a sua volta, invece che per un'azione eroica, perché sta strappando di mano i pezzi d'artiglieria di un nemico.
JoeJoe wrote a review
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Spoiler Alert
Il romanzo della Provvidenza?
Guardai un film in televisione una volta, tre persone giocavano a un gioco da tavola simile a trivial pursuit. Una delle domande a cui bisognava rispondere era: "Qual è il romanzo russo con più di cinquecento personaggi ambientato durante le guerre napoleoniche?". Uno dei giocatori senza esitazione rispondeva: Guerra e pace. Quando ero bambino ricordo che mia sorella teneva una copia di quel libro in camera sua. Lei faceva il liceo classico e la sua insegnante, alla fine dell'anno scolastico, aveva dato come consiglio di vita ai suoi studenti di leggere prima o poi i grandi scrittori della letteratura russa. Mi chiedevo com'era possibile leggere un libro del genere, era un argomento così lontano da me e un romanzo così lungo. Guardando qualche documentario e una serie su Napoleone, ascoltando anche qualche spiegazione dei miei genitori, sono rimasto sempre affascinato da quella vicenda così drammatica e ardita di invadere la Russia e di trovare lì la propria sconfitta. L'idea dei russi di fare terra bruciata intorno agli invasori francesi, arrivando a incendiare addirittura la propria capitale, l'ho sempre trovata geniale. Quando cominciai a leggere qualcosa di serio mi dicevo, guardando quell'edizione di Guerra e pace, prima o poi la leggerò. Dopo molti anni è arrivato il momento. Ero ormai convinto di essere pronto come lettore. Sono contento di avere aspettato. La prosa di Tolstoj è molto raffinata, se la si legge in fretta tante piccole minuzie e sfumature rischiano di sfuggire. La madre del regista russo Andrej Tarkovskij penso che sottolineasse proprio questo aspetto al figlio parlandogli di questo romanzo. Scrivere una recensione esauriente da profano è impossibile. Io al massimo posso parlare dell'idea che mi sono fatto. Le tematiche principali, o meglio, se posso permettermi di dirlo, gli scopi del romanzo, sembrano essere tre: la ricostruzione di un periodo fondamentale della storia russa, l'esposizione dell'idea della storia per l'autore, la sofferenza dell'uomo giusto. 1) La ricostruzione storica: Tolstoj sembra essere un grande appassionato dell'argomento. Nel momento in cui scriveva era distante di una sessantina d'anni dai fatti storici raccontati nel romanzo. E' come se uno scrittore dei primi anni del ventunesimo secolo si fosse dedicato a un grande libro ambientato durante la seconda guerra mondiale. Nel romanzo l'esercito francese e i suoi alleati dell'Europa occidentale penetrano in territorio russo e si scontrano con l'esercito dello zar per ottenere una pace conveniente. Da una parte abbiamo alla guida degli invasori l'imperatore Bonaparte dall'altra, alla guida dei difensori, il comandante supremo Kutuzov. Il primo è convinto di essere il fulcro degli eventi, il secondo comprende quanto più complessa e ineluttabile sia la situazione. L'apice della campagna di Russia è la battaglia di Borodino, che per Tolstoj sembra avere un'importanza fondamentale, più della stessa Waterloo, che, se non sbaglio, nel romanzo non viene mai nominata. Il popolo russo, dimostrando un grande senso di abnegazione dovuto alla superiorità morale di essere invaso e di combattere per la propria terra, causa delle perdite così grandi all'armata francese da determinarne la futura disfatta e la conseguente salvezza dell'Europa dal dominio di Bonaparte e dei suoi sostenitori. La battaglia di Borodino è apparentemente perduta per i russi, cade metà dell'esercito, ma la sconfitta dei francesi è solo una questione di tempo. La presa di Mosca si rivela effimera e trasforma semplicemente quel che rimane dell'armata francese in un gruppo di indisciplinati saccheggiatori. Con la ripresa dell'esercito russo, il rifiuto delle proposte di pace da parte dei difensori, l'intensificarsi dell'ostilità popolare, la crescita delle azioni partigiane, la minaccia alle retrovie di rifornimento degli invasori, questi decidono di lasciare Mosca e, come una belva ferita durante la caccia, si muovono in maniera irrazionale e scappano nella direzione peggiore: la regione già devastata dal loro precedente passaggio. I russi inseguono gli invasori ma la marcia sostenuta in pieno inverno sfianca entrambi gli eserciti. I francesi superstiti scappano dalla Russia e perdono la principale campagna della storia dopo anni di dominio in Europa. Il popolo russo si è trovato al centro di tutto questo. Tolstoj corregge le affermazioni di molti storici cercando di spiegare che l'evento, in generale, non fu guidato da un uomo in particolare ma da un'imprevedibile concatenazione di fattori. Per fare un esempio: Mosca non fu volontariamente data alle fiamme da nessuno. Una città abbandonata, priva di pompieri, in gran parte fatta di legno, occupata da truppe nemiche che accendono fuochi per scaldarsi, cucinare e fumare, non può che prendere fuoco da sé, prima o poi. 2) L'idea della storia per Tolstoj: in una campagna in cui furono impiegati dai francesi seicentomila uomini, costituiti da decine di generali, centinaia di ufficiali, migliaia di sottufficiali e centinaia di migliaia di soldati, è piuttosto strano pensare che tutto dipendesse dalla volontà di Napoleone Bonaparte. La stessa cosa vale per il campo russo, è impossibile pensare che ogni suddito dipendesse dalla volontà dello zar Alessandro I o di sua eccellenza serenissima Kutuzov. Per Tolstoj sono indubbiamente i popoli, la massa del genere umano, a trascinare, come l'impetuosa corrente di un fiume, con i suoi vortici, risucchi e correnti, coloro che pensano di essere alla testa di un esercito o di un impero. Ogni uomo, mosso dalle sue aspirazioni e dai suoi desideri, compie delle scelte che, però, non possono che essere influenzate dal contesto e dalle scelte altrui. Tutte queste scelte incatenate fra loro rendono la presunta libera volontà del singolo insignificante. Questa presunta libertà, indubbiamente, diminuisce più si sale in alto nella scala gerarchica del potere e della società. In questo senso Napoleone è il più vincolato degli uomini e la sua volontà vale nulla. Ecco perché Tolstoj non lo considera un genio militare, ecco perché Kutuzov, prudente e attendista, si è rivelato essere più in sintonia con la portata dell'evento e le leggi della storia. Così si spiega l'altissimo numero di personaggi del romanzo: non è solo una questione di realismo, ma un modo per rendere ancora più chiaramente il groviglio umano di caratteri, identità e scopi che costituiscono la corrente della storia. La storia per Tolstoj è una serie di fatti regolati da leggi, in cui non possono trovare posto né il genio di un singolo né il caso. Per lui è impossibile pensare che l'ascesa, il trionfo e la sconfitta di Napoleone siano un semplice caso, come è impossibile ritenere che siano state sempre le geniali capacità di Bonaparte a guidare per un certo periodo le sue truppe alla vittoria. Perché migliaia di uomini hanno deciso di combattersi e uccidersi a vicenda? Che sia per la semplice volontà geniale di Napoleone? Che sia per un puro caso? Non sono risposte credibili e fondate per Tolstoj. Per lui gli storici che hanno scritto di questi eventi, ed altri eventi passati, non sono stati in grado di individuare le leggi che regolano necessariamente i fatti. Tolstoj, ad un certo punto del romanzo, sembra ritenere i concetti di necessità e predestinazione come sinonimi. Per lo scrittore russo la storia procede necessariamente verso un fine imperscrutabile. Personalmente ritengo che qui la sua posizione si faccia filosoficamente debole. Perché, infatti, caso e necessità dovrebbero contraddirsi? Siamo veramente in grado di dire, con certezza, che dove c'è legge c'è anche un fine o uno scopo? Per esempio: siamo perfettamente in grado di spiegare le leggi del movimento dei pianeti, ma da questo non consegue che i pianeti abbiano uno scopo. Anche se fossimo in grado di comprendere le leggi della storia da questo non conseguirebbe che gli uomini abbiano un fine o uno scopo. 3) La sofferenza dell'uomo giusto: nella storia si manifestano i misteri dell'esistenza. Tolstoj mostra grande fascinazione per la nascita, per ciò che la precede, ossia l'amore e il matrimonio, e, ovviamente, per la morte. Le vicende di Pierre, del principe Andrej, del conte Nikolaj, della contessa Natasha e della principessina Marja ci fanno vivere il loro tempo, ma anche tutti i tempi dell'umanità: essi cercano la felicità, uno scopo e un posto nel mondo. Ma la pace è irraggiungibile e si interrogano: perché si soffre? A quale scopo? Perché anche gli innocenti soffrono? A quale scopo? Perché alcuni sono felici e altri no pur non avendo sulla loro coscienza colpe o peccati? In questo senso i termini “guerra” e “pace” non sembrano riferirsi solo ai periodi in cui la Russia e la Francia si scontrano, ma anche all'esistenza interiore dei personaggi. Perché Andrej non riesce a vivere il suo sogno d'amore? Perché un uomo senza colpe che non farebbe del male a nessuno viene fucilato? Perché un vecchio mercante viene condannato ai lavori forzati se è innocente? In questo senso il romanzo sembra tendere a quell'eterna domanda già formulata nella Bibbia nel libro di Giobbe: perché soffre l'uomo giusto? Ovviamente Tolstoj non può rispondere a questa domanda, se non accennando al fatto che la sofferenza è una manifestazione di Dio. Qui arriviamo al punto più arduo del romanzo, che a mio parere lo rende distante dalla nostra sensibilità. Tolstoj usa parole come Provvidenza, predestinazione e Cristo. Non sono i personaggi a usarle ma è lo stesso narratore. Molti di voi penseranno ora a I promessi sposi, il romanzo della Provvidenza per eccellenza. Non so in quale occasione e quanto tempo fa abbiate letto il libro di Manzoni, ma il narratore, in quel libro, non utilizza mai queste parole. In nessun punto del romanzo Manzoni afferma che la peste è un evento predestinato che ha il suo scopo all'interno della Provvidenza, non lo dice mai. Tutto il concetto di Provvidenza ne I promessi sposi è implicito. In Guerra e pace invece il narratore interviene spesso esplicitamente a proposito della predestinazione, ad un certo punto afferma che l'invasione della Russia e la sconfitta di Napoleone sono volontà della Provvidenza. Ovviamente ne consegue che il movimento di un filo d'erba nel romanzo di Tolstoj sia Provvidenza. Nel libro di Manzoni invece solo i personaggi al massimo parlano di Dio, della fede e della volontà divina. Paradossalmente Dio ne I promessi sposi potrebbe non esistere affatto, esiste solo nella mente dei personaggi. Manzoni non ha mai l'arroganza di fare lezione sui disegni di Dio, mentre Tolstoj sembra avere in proposito idee molto diverse. A mio parere è Guerra e pace il romanzo della Provvidenza per eccellenza tra quelli che ho letto. In questo senso Anna Karenina, l'altro grande romanzo di Tolstoj, è più moderno, perché il narratore non parla di Provvidenza, predestinazione e necessità. Al massimo è il protagonista di Anna Kerenina a scoprire la fede, ma il narratore là si limita a esporre i fatti senza intervenire a fare lezioni su Dio e i suoi disegni.
james_bondjames_bond wrote a review
Vedo che a G&P viene tributato un diluvio di 5 stelle. Cinque stelle di qua, cinque stelle di là, lodi sperticate, insomma, tutti concordi nel ritenerlo una pietra miliare della letteratura, LA pietra miliare, IL romanzo per eccellenza, IL capolavoro, etc. etc. Ora, io non so se la pioggia di 5 stelle sia il giusto tributo al genio di Tolstoj o una medaglia che il lettore si appunta al petto per mostrare agli altri, i lettori di Harry Potter e Dinna Tart, che lui fa parte di quella elite di prescelti (rigorosamente due spanne sopra la media) che hanno avuto l'ardire, l'intelletto, la forza, la spocchia e la pazienza di portare a termine una lettura tanto ostica quanto impegnativa. Dovendo tracciare un bilancio parto dal presupposto che con G&P le categorie del bello e del brutto non valgono, sono conclusioni banali basate su confronti altrettanto banali. Perciò, per quanto mi riguarda, come nel caso di Anna Karenina, scrivo questo. Ho apprezzato G&P senza però rimanerne a bocca aperta. Se penso a "I Miserabili" o a un romanzo meno noto, "La Disfatta", trovo che Hugo o Zola abbiano reso meglio l'epica della guerra e al contempo la disperazione del singolo di fronte a una forza tanto soverchiante. Intendiamoci, Guerra e Pace è un punto cardinale nella rosa della Letteratura, un'opera ambiziosa, eccelsa, un viaggio indimenticabile, però, nessuno me ne voglia, preferisco il Tolstoj pensatore/filosofo (Felicità Domestica, Le Confessioni) al Tolstoj narratore/cantastorie, ovvero il Tolstoj induttivo a quello deduttivo. D'altro canto, entrando nel tecnico, fatico nel considerare G&P un romanzo perché del romanzo non rispetta le regole. È piuttosto l'affresco grandioso di un'epoca che invece d'esser stato dipinto su un muro è stato rappresentato su pagina. Ebbene, ai piedi di un affresco così grandioso può però succedere che il visitatore o, in questo caso, il lettore, pur riconoscendo la maestria, l'abilità, la competenza e la tecnica dell'autore, pur restando colpito da molteplici dettagli, rimanga tiepido a proposito del risultato complessivo. Insomma, incantevole la Madonna, stupenda l'espressione corrucciata del Cristo, sublimi le chiavi di San Pietro, vaporose le ali degli angeli, ma il Paradiso non splende. Per avvincermi basta molto "meno", un divano, per esempio, e un povero Cristo di nome Oblomov che si spegne sopra.
Ctr bibliotecaCtr biblioteca wrote a review
POSIZIONE LIBRERIA NA 338
StreppyStreppy wrote a review
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Epico, immenso, provvido
Epico, immenso, provvido. Incommensurabilmente ricco di archetipi umani, questo capolavoro è un'epopea, ma anche un romanzo storico, un saggio persuasivo di filosofia e una lettura, invero impegnativa, ma di perspicua chiarezza e raffinatezza psicologica. In un titolo: "Guerra e pace", Lev Tolstoj. Non ho alcuna pretesa di recensire quest'opera, e mi limito agli aggettivi testé elencati. Ogni mio sforzo in tal senso apparirebbe riduttivo, ridicolo per me stessa e approssimativo per chi legge. Equivarrebbe ad osservare il cielo la notte e avere la pretesa di contare le stelle: l'infinito non lo si misura, lo si ammira con religioso silenzio. Vi confesso però che, nelle tre settimane di lettura, ho contratto la "Tolstoj mania" e per ora sembra non esistere cura!
Andena~Andena~ wrote a review
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Finalmente ho portato a termine questo colosso della letteratura mondiale, un viaggio bellissimo durato mesi ma di cui ho assaporato ogni singola parte. Ovviamente l'ho sempre temuto, vista la mole e la fama che si porta dietro, ma leggendolo mi sono subito ricreduta, perché l'ho trovato scorrevole e sorprendentemente piacevole, in particolare nelle parti salotto che ho preferito ai tecnicismi della guerra. Ho trovato un po' difficili, invece, le parti critiche sugli storici e il prologo, che ha abbassato un po' le alte aspettative che mi sono costruita man mano. Resta comunque uno dei libri più belli che abbia mai letto e ora finalmente capisco tutta la sua valenza e sacralità. Prendetevi il vostro tempo e leggetelo, perché ne vale veramente la pena.
Jessica Jessica wrote a review
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immancabile
un libro che non può mancare in una libreria...è un capolavoro. Anche se in alcune parti dove veniva narrata la guerra erano piuttosto pesanti.
Simona7880Simona7880 wrote a review
Che cosa muove i popoli? Questa e' la domanda centrale di questo mastodontico romanzo storico. Un capolavoro letterario che rapisce e che va letto. Un libro che definisce Napoleone ''un misto di finezza francese e di ciarlateneria italiana'' e descrive eventi storici con toni canzonatori e drammatici allo stesso tempo. Perallelamente agli eventi storici, il romanzo narra le vicissitudini di personaggi meravigliosamente descritti, le loro inquietudini, le loro crisi esistenziali che non cessano in tempo di guerra. Un libro non soltanto storico, ma anche sociologico, politico, filosofico e spirituale (la ricerca della felicita' e del senso della vita sono temi centrali del libro). Personaggi preferiti: Maria e Pierre