Hai mai fatto parte della nostra gioventù?
by Massimiliano Santarossa
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Una lunghissima via di palazzoni ultrapopolari. Un lago di cemento verticale. La storia inizia il venerdì e termina la domenica. In mezzo a queste settantadue ore corre l'esistenza del branco. Quattro ragazzi persi, arrabbiati e violenti, diversi in tutto, ma fratelli di strada. Protagonista assoluto il Vez, falegname poco più che ventenne devoto a ogni forma di eccesso e guidato da un unico sentimento: la propria inesauribile rabbia. Attorno a lui gira la vita di un disoccupato tossicodipendente, anima dolce e sconfitta, di un rivenditore di auto aggressivo e cinico e di un giovane dipendente comunale, fantasma umano spinto da una sola volontà: sopravvivere. Un romanzo velocissimo, incalzante, dove il lavoro, lo sballo, i raveparty, la notte labirintica, l'amore tradito e l'amicizia contraffatta ma fraterna fanno da sfondo all'esistenza sciagurata di quattro figli del nostro tempo. Ne esce il quadro potentissimo dei sogni di una generazione senza sogni, della vita nelle periferie cementificate e post-moderne, del Nordest d'Italia sempre più ricco di denaro e povero di valori.

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sarasxsarasx wrote a review
Tosto
E' un libro tosto, duro, prende in considerazione quegli anni un po' bui della nostra storia recente e ce li risbatte in faccia. certo, ero bimba dentro a quegli anni 80/90 lì, ma ritornano tutti, senza sconti, tra le pagine di Santarossa. Accantonati dalla storia come un periodo inutile, si son portati via una generazione e mezza. Ma guai a farci i conti. Vetrina su un quartiere che deve fare i conti su piani voluti da altri, parole sputate fuori verso personaggi che potremmo nominare con nome e cognome: e storie di vite pressapoco normali. Uno di quei pugni allo stomaco che talvolta occorre, per non perdere la memoria...
Raffaello FerranteRaffaello Ferrante wrote a review
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recensito per Mangialibri
La sua gioventù bruciata è dolorosa ed è come un urlo disumano che squarcia ma non muta il vuoto cosmico dell'esistenza. Un grido di rara bellezza e forza evocativa. Non c'è speranza, non c'è redenzione, non c'è via d'uscita alcuna... mangialibri.com/node/7368
KafmanKafman wrote a review
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Può benissimo darsi che la storia sia reale, come si dice alla fine del libro, ma il libro sembra un catalogo di personaggi: l'ubriacone, il drogato, la puttana... uno vicino all'altro nella stessa scena, come in un espositore. "Gioventù bruciata" ha raccontato, una vita fa, la stessa storia (qui di più bruciato ci sono i cervelli dei partecipanti al rave). Molto scontato.
Enzo BEnzo B wrote a review
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Gente di mezzo
E’ il libro che si potrebbe mettere in libreria accanto a “Emmaus” di Baricco. Simile il periodo della vicenda, diverso lo stile. Qui nelle parole di Santarossa lo stile si trova abbondante, là invece è un latitante scafatissimo. Diverso il paesaggio. Il Nordest. “…là fuori è tutto un mare di asfalto, cemento, ruggine. Il Nordest è una Los Angeles che parte dalle montagne sopra Trento, scende giù verso il piccolo Friuli, abbraccia Udine e Pordenone e si allarga verso il Veneto, ingloba Treviso e corre verso Venezia e Padova e Vicenza e Rovigo. Non finirà mai di allargarsi”. I protagonisti sono Nic, Mike e Vez, l’io narrante, operaio in una falegnameria; breve, ma incisiva la giornata di lavoro che il libro descrive. “Il lavoro è un ponte che conduce l’adolescenza dritta alla vecchiaia”: il romanzo copre un arco di tre giorni con ampi brandelli di passato. I personaggi non sono la gioventù cattolica di Baricco, e non riesco a trovare nella pura descrizione di un meccanismo autodistruttivo alcuna traccia di manierismo, di gioventù dannata. “Noi siamo la cerniera tra l’inferno e il mondo. Andiamo con sbandati, drogati, puttane, spacciatori. E stiamo anche con voi. Solo che non sappiamo cosa è peggio e cosa è meglio”. Santarossa non racconta una storia autobiografica, sebbene le vicende siano vere (e verosimili). Saranno anime che potrò aver incrociato di striscio nella mia gioventù. Anche per più di una notte. Senza fare parte di nulla, e ancora inconsapevole dei risultati. Una partita giocata in campi diversi, ma non troppo lontani. Ed è un’eco questa che popola “Hai mai fatto parte della nostra gioventù?”, il ripetersi di un rito: lavoro, fine della settimana, distruzione di neuroni e ricordi, cocaina, ecstasy, lsd. Per un amico, Giò, le cose sono diverse: perso lungo la strada tra il Sert e la dose di eroina. Non sono personaggi finti, lo si sente dalla scrittura, dalle preghiere disperate, lontanissime dall’algida scrittura di un Baricco. Sopra il Nordest, il cielo. “Gli alberi allineati nei campi ballano, puntando le dita dei rami come per forare il nulla. In lontananza un nuvolone rotola su se stesso, si avvicina […]. Tra poco questa coperta di piombo si spaccherà e lascerà cadere la sua pioggia rabbiosa”. Una nota a margine: le analisi di un osservatorio sulle dipendenze prevedono un incremento del 40% del consumo di eroina entro il 2011 (fonte Prevo.Lab). Nuove anime ancora faranno parte di un’altra gioventù simile, e più cupa.
Angelo RicciAngelo Ricci wrote a review
C'è un punto di svolta in Apocalypse Now. Ed è quando il capitano Willard arriva di notte nell'avamposto più estremo delle linee americane, al confine con la Cambogia. Un ponte militare in perenne costruzione, soldati strafatti, caos totale, voci di vietcong che arrivano da tutte le parti come lamenti di spettri, ufficiali scomparsi, il buio della notte interrotto continuamente dai lanci dei bengala. Un inferno dantesco, onirico, una similitudine di quell'inferno che alberga nei meandri più nascosti delle nostre vite. Massimiliano Santarossa, in Hai mai fatto parte della nostra gioventù?, descrive un simile avamposto. Una sorta di Vietnam personale. Un avamposto di frontiera, presidiato da demoni e spettri. Un viaggio quasi onirico nella maledizione della vita. Ognuno di noi influenza i propri luoghi, nel bene e nel male. E, altrettanto nel bene come nel male, i luoghi influenzano fin nel profondo le nostre vite. Settantadue ore di inferno, di incubo, di maledizione. Ma un inferno, un incubo, una maledizione che nascono dalla banalità, che nascono dalla quotidianità, che nascono dal trascorrere, apparentemente normale, del tempo. Come in quell'avamposto ai confini con la Cambogia, anche in questo Nordest, lentamente ma inesorabilmente, tutto è saltato. I legami familiari, la conservazione del territorio, il ricordo del passato, il rispetto di se stessi. Tutto è saltato e, come la notte di quell'avamposto è illuminata in modo inquietante dalle luci dei bengala, così la notte di questa distesa di asfalto e palazzi senz'anima, è illuminata dalle luci intermittenti dell'infinita teoria dei capannoni. Il Nordest è una Los Angeles che parte dalle montagne sopra Trento, scende giù verso il piccolo Friuli, abbraccia Udine e Pordenone e si allarga verso il Veneto, ingloba Treviso e corre verso Venezia e Padova e Vicenza e Rovigo. Non finirà mai di allargarsi. Quel territorio è vivo. Ma è vivo perché si ciba senza sosta delle vite e dei destini dei suoi abitanti. nottedinebbiainpianura.blogspot.com/2010/10/hai-mai-fatto-parte-della-nostra.html
Luka RichterLuka Richter wrote a review
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Mi aspettavo qualche cosa in più: gli spunti di riflessione non mancano, la prima parte intensa e con un buon ritmo ti coinvolge nelle vicende di Vic e dei suoi compagni, ma il finale mi è parso frettoloso compromettendone il giudizio complessivo. Cmq un libro da leggere.
MisterZinMisterZin wrote a review
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Produci,consumati e crepa
Una rasoiata secca ai polsi dell'opulento nord-est questo primo romanzo di Massimiliano Santarossa. Il Nord-est degli anni '90,la locomotiva d'italia, si è lanciato talmente a forte velocità verso il dio denaro che ha perso per strada i veri valori e i suoi figli. nel migliore dei casi ha dato loro tutto e tolto ogni ideale, nel peggiori lì ha spenti giorno dopo giorno. Così assistiamo a generazioni i cui ideali sono stati uccisi dalla logica del guadagno. padri e madri che ignorano i figli o che li riempiono di denaro, ma che non danno loro l'unica cosa che un figlio chiede: amore. Col risultato che i figli sprofondano in un mare d'asfalto che li inghiotte piano piano e in silenzio. Un weekend a ritmo serrato di quattro allegri ragazzi morti, personalmente mi ricorda Noi ragazzi dello zoo di berlino e non per la droga. Che sia utile ad aprire gli occhi: che il ricco nord-est non è ricco, che la fortuna di pochi è costruita dalla fame di molti. Ovviamente pochi genitori riconosceranno tra i loro figli i protagonisti del romanzo. E non c'e' da sorprendersi. perchè brucia ammettere cosa c'e' dietro la ricchezza di plastica.