I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia
by Thomas Mann
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Scritto nel 1901, all'alba non solo di un nuovo secolo, ma di un totale stravolgimento della coscienza europea, "I Buddenbrook" è uno straordinario affresco narrativo di quella società tedesca che nell'Ottocento assisteva impotente al progressivo esautorarsi di quegli stessi valori borghesi che aveva ormai irreversibilmente esasperato e al crollo di una rassicurante impalcatura ideologica e culturale a lungo tenacemente difesa. La storia della famiglia dei Buddenbrook è l'emblema di questa lenta, inesorabile decadenza, dettata dal sorgere di una nuova sensibilità e al tempo stesso caratterizzata da un persistente, nostalgico attaccamento a uno stile di vita faticosamente conquistato e a una concezione della storia individuale e collettiva senza futuro. Primo grande romanzo di Thomas Mann, "I Buddenbrook" rimane il suo capolavoro e uno dei pilastri della letteratura del Novecento: il culmine estremo del realismo ottocentesco e la nascita di quella caratterizzazione psicologica dei personaggi squisitamente novecentesca.

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james_bondjames_bond wrote a review
Pura meraviglia che, come commento a un romanzo, un romanzo per di più di Mann, è davvero banale, come dire che il sole brilla, ma non trovo altro da esprimere. Meraviglia che diventa incanto mano a mano che Mann si addentra nella filosofia. È un libro così profondo che non si commenta, si legge e al termine si riflette, come Thomas, ma a differenza di Thomas il libro, dopo, non lo si ripone in un cassetto.
Marzia RussoMarzia Russo wrote a review
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La nascita e la conclusione di una famiglia di alta borghesia,con tutte le gioie e le problematiche che affronta.Buona lettura.
CcrissCcriss wrote a review
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Un bel librone
Un romanzo di concezione classicissima: la storia di una famiglia, o per meglio dire soprattutto l'epilogo della storia di una famiglia di grandi commercianti, incidentalmente e con tutta probabilità la famiglia di T. Mann. Sorprendente che l'autore di questa dolentissima parabola abbia solo venticinque anni, Storia triste quindi, molto malinconica eppure bellissima e molto coinvolgente, nonostante i personaggi non siano empatici: la psicologia dei protagonisti non è calcata nella narrazione, anzi quasi assente nelle descrizioni, e viene invece fuori dalla storia o anche dai particolari fisici (come ad esempio la forma famosissima delle labbra di Toni). Qualunque cosa io possa dire su quelle molte pagine sarà solo un pallido riflesso della loro magnificenza. Non amo particolarmente Mann, forse lo detesto anche un po' come persona e come padre, ma che splendido narratore è: non c'è dubbio! Bravo fin da giovane, sorprendente che sarà persino capace di migliorare ;).
nonsistabenechealtrovenonsistabenechealtrove wrote a review
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Spoiler Alert
So di essere in contro tendenza nel dare un giudizio a questa pietra miliare della letteratura europea. Perché si tratta sicuramente di un buon romanzo, ben scritto, mai noioso, con momenti di profondità, abbozzi di caratteri indovinatissimi, un’ironia gustosa che fa capolino qui e là, considerazioni filosofiche a sprazzi. Ma, nonostante tutto questo, non mi è apparso quel capolavoro che molti, tra cui alcuni amici buoni lettori, mi avevano indotto ad aspettarmi. E pensare che adoro le saghe familiari, quelle lunghe storie che si dipanano nel corso degli anni e in cui si può seguire l’arco delle vicende dei personaggi attraverso le generazioni. Ma sotto questo profilo non regge il confronto con altri romanzi più o meno noti (mi vengono alla mente, tanto per fare qualche esempio, la trilogia familiare del “Labirinto del mondo” della Yourcenar, o, più di recente, “Middlesex” di Jeffrey Eughenides, ma anche, andando indietro nel tempo, “Cime tempestose” di Emily Bronte, o “I Malavoglia” del nostro Giovanni Verga). Qui tutto è prevedibile, tutto sembra rimanere sempre un po’ in superficie. E ciò appare tanto più strano sapendo che la saga della famiglia Buddenbrook è in realtà la saga della famiglia Mann. La lenta decadenza di questa famiglia della operosa e ricca borghesia commerciale nordeuropea non appare affatto (contrariamente a quanto si legge spesso nei commenti e recensioni) così inarrestabile, dal momento che, come è realistico che accada, procede a singhiozzo, con qualche affare non ben condotto che provoca perdite economiche, con riduzioni anche consistenti di capitale in occasione di esborsi dotali per i matrimoni delle figlie, con saltuari momenti di congiuntura, intervallati da periodi floridi, in cui tutto sembra procedere a gonfie vele ed i segni esteriori del prestigio stanno lì a testimoniare della fortuna e della considerazione sociale di cui la famiglia è investita. E nemmeno appare così inesorabile, se non nella parte finale del romanzo, quando è ormai chiaro che sull’ultimo erede non si potrà contare per la prosecuzione dell’attività di commercio, mentre nel frattempo l’ultimo caposaldo della famiglia comincia a perdere non tanto le forze, quanto la fiducia nelle stesse, insieme alla fiducia nel futuro. E benché si tratti di un processo di cui l’Autore è stato testimone direttamente coinvolto - lui che si ritrovò a soli 17 anni orfano di quel padre che era stato il fulcro dell’attività di famiglia, liquidata di conseguenza in fretta per mancanza di eredi in grado di continuare l’impresa - il racconto non appare pervaso da quel pathos che sarebbe lecito attendersi in una simile circostanza. Certamente l’Autore, con il pretesto delle vicende della propria famiglia, vuole comunicare anche altro. C’è il ritratto splendidamente delineato di una città, la Lubecca ottocentesca, la città anseatica ormai anch’essa sulla china di un’inarrestabile decadenza, appena lambita dagli eventi della grande storia (la rivoluzione del 1848, l’unificazione tedesca) in una sorta di immobilità, di atmosfera sospesa, tutta presa dalle piccolezze morali di una borghesia sfiatata e richiusa su sé stessa. E ci sono i singoli personaggi, il cui carattere è delineato per accumulo, per ripetizione di piccoli comportamenti o gesti (tipico quello di Tony che, con il gettare indietro la testa cercando nel contempo di tenere il mento premuto sul petto, cerca di darsi quel contegno esteriore nel quale è concentrato tutto il suo carattere), più che scandagliato in profondità. Del resto, la nascita della psicanalisi, e dell’introspezione psicologica nel romanzo, è vicina, ma ancora di là da venire. Ne risulta una sorta di esperimento che rimane a metà tra il romanzone ottocentesco, tutto incentrato sulla trama come pretesto per una profusione di descrizioni di ambienti, personaggi, paesaggi, ed il romanzo novecentesco più introspettivo, individuale, psicologico, profondo, in cui la trama si assottiglia fino a perdere talvolta completamente di rilievo. E tuttavia la qualità dell’Autore e di questa sua prima prova sono indubitabili, e quelle seguenti sono lì a testimoniarlo.
MìcheleMìchele wrote a review
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Le undici parti in cui è diviso I Buddenbrook sono undici gradini di una scala discendente. Undici tappe di una famiglia che si sbriciola in diverse generazioni. Sublime.
Moderndance78Moderndance78 wrote a review
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STRAORDINARIO
Uscito nel 1901, "I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia" rappresenta probabilmente la saga familiare definitiva del romanzo del '900 (e non solo). Mann aveva 26 anni quando il libro fu pubblicato e a molti apparve subito chiaro che la sua era una scrittura assolutamente superlativa, capace di mediare tra il grande affresco storico-sociale della scuola naturalista francese, il taglio psicologico di certo realismo russo, ma anche quello lirico della scuola nordica. Tra il 1835 e il 1877, si consuma la parabola di questa famiglia di facoltosi commercianti di Lubecca (la città natìa dello stesso Mann) che attraversa la Storia con piglio sempre più incerto, lasciandosi lentamente erodere dal suo (della Storia) inarrestabile processo fatto di scossoni e riassestamenti. Traendo spunto dall'ambiente sociale in cui era cresciuto (era figlio di un ricco commerciante e senatore), Mann costruisce un congegno narrativo perfetto diviso in undici parti, arrivando a delineare, con somma maestria, figure di uomini e donne indimenticabili, tra cui Antonie (che, dopo aver assaporato l'ebbrezza dell'amore giovanile, si rassegna a un matrimonio di convenienza, entrando in una spirale di delusioni e sofferenze che non le lascerà più scampo), Thomas (il borghese tutto d'un pezzo, che riuscirà a diventare anche senatore, prima di comprendere che tutto sta andando in disfacimento), Christian (la mela marcia della famiglia, infiacchito da misteriose malattie del corpo e da una lacerante inquietudine spirituale) e, per finire, Hanno, lo spirito artistico, il figlio che Thomas aveva tanto desiderato affinché l'avventura dei Buddenbrook potesse continuare. Ma Hanno è l'elemento di dissoluzione: solo nella musica riesce, infatti, a sentirsi veramente a casa. La musica di Richard Wagner, per la precisione (nel 1933, nel discorso "Dolore e grandezza di Richard Wagner", Mann definirà il musicista tedesco "il simbolo più autentico della musica"). Ma in questo romanzo straordinario, forte è anche la presenza del mare, simbolo dell'incessante creazione della Natura e di un Grembo Madre in cui bisogna ogni volta tornare per trovare pace e serenità. Con "quel frastuono folle, eterno, che stordisce, rende muti e annulla il tempo", il mare (così come la pioggia che, in tante pagine, sembra accarezzare, smorzata dal vento, le case in cui uomini e donne consumano la propria vita) continua a risuonare sullo sfondo mentre i Buddenbrook vanno incontro al loro destino di decadenza. Una decadenza che riecheggiava quella di un Occidente già pronto ad ingoiare tutte le contraddizioni, i drammi ma anche le grandi conquiste artistiche del '900.
MechinoMechino wrote a review
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Bellissimo
Vita di tedeschi nei primi del 900
NoxRuitNoxRuit wrote a review
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Godibile come una soap opera ma allo stesso tempo profondo e pieno di suggestioni, vasto e attinente alla vita di ognuno, con il suo cosmo di personaggi indimenticabili, pieni di tic, difetti, solitudini strazianti, incastonati nel più gretto scenario borghese, non si può che riporlo a malincuore nello scaffale della libreria, considerandolo una pietra miliare nella propria esperienza di lettore.
TommasoTommaso wrote a review
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Romanzo che si inserisce a buon diritto tra “quelli che vanno letti”. La descrizione di come la famiglia Buddenbrook scivoli quasi inevitabilmente verso il suo dissolversi attrae ogni sforzo dell’autore e del lettore; tutto il resto è sullo sfondo, appena presente e percettibile. Non c’è la profondità di indagine interiore che si trova nei grandi scrittori russi, ma i personaggi escono comunque dalle pagine ciascuno con il proprio carattere, con le proprie crepe dell’animo che pian piano affiorano inevitabilmente; d’altronde è impossible fuggire a se stessi. Un crescendo di rovesci familiari, che culmina con il povero Hanno quasi vittima sacrificale predestinata, l’ultima, a conclusione non tanto e non solo di una saga familiare quanto piuttosto di un’epoca destinata a non tornare più.
Nadia LusoliNadia Lusoli wrote a review
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Spoiler Alert
Che rabbia!
In questo libro c’era tutto il potenziale per diventare il mio libro preferito e invece ha prevalso la noia. I personaggi mi hanno molto affascinata,in particolare Hanno e Tony che ho trovato tristemente meravigliosi. Però alla fine mi sono ritrovata a leggere 700 pagine in cui si è perso, a mio parere, molto tempo a parlare di cose inutili e invece sono mancati molti approfondimenti che avrebbero reso il libro e il racconto perfetto. Pagine e pagine per parlare della giornata di scuola di Hanno con descrizioni minuziose di tutto e tutti, e poi una morte appena accennata. Inoltre, non so se sia colpa della traduzione,ma molto spesso la prosa mi è risultata pesante e ripetitiva ( quante volte i personaggi buttano la testa all’indietro???)Sono arrabbiata perché i protagonisti mi sono rimasti nel cuore ma il libro mi è risultato pesantissimo