Il cimitero di Praga
by Umberto Eco
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Simone Simonini è un falsario. Si sposta nell'Europa ottocentesca offrendo i propri servigi a governanti, poliziotti e servizi segreti. Messe nere e attentati dinamitardi, gesuiti, massoni, camicie rosse e carbonari, il suo genio bilioso plasma in silenzio la storia, seminando dietro di sé una scia di rovine e dolore. Dal naufragio in cui muore Ippolito Nievo, all'affaire Dreyfus, alla spettacolare invenzione dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion.

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ClaritaClarita wrote a review
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Eco non è mai una passeggiata, mai. Rispetto ad altro l’ho trovato anche più faticoso. Non è una passeggiata, ma un viaggio che a volte lo capisci solo quando sei tornato a casa. Non è finzione, storia, tutto reale. A volte ti perdi in personaggi che entrano ed escono e tu rimani al palo. Ippolito Nievo, Dreyfus, Picard, messe nere e massoni. E questo sentimento antisemita così radicato…’ucci ucci sento odor di cristianucci’ Bellissime le citazioni di Dumas e del Conte, anche l’abate Faria fa capolino. Di suo devo recuperare ‘Giuseppe Balsamo’. Di Dumas si perde la piacevolezza del feulleton, ma temo quel periodo sia passato.
Account deletedAnonymous wrote a review
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Come per tutti i suoi scritti, trovo davvero divino il modo di scrivere di Eco ma, per quanto riguarda questo libro, onestamente, ho trovato troppe rivoluzioni e congiure sintetizzate in troppo poco spazio… anche perché la prima parte è abbastanza lentina con le vicende del protagonista (che io non vorrei per amico) narrate prevalentemente nella seconda. Comunque, io ve lo consiglio. Buona lettura.
Gauss74Gauss74 wrote a review
Allora, allora. Calma e gesso. Questo è uno di quei libri che mentre vai faticosamente avanti ti viene da considerarlo banale, ma al momento di scrivere le impressioni di lettura ti spaventano, tanto è vero che ho fatto passare qualche giorno prima di mettermi davanti al PC e buttar giù due righe. Per certi versi è giusto che sia così, perchè un libro è un po' come un calice di vino, se dopo la degustazione non lascia niente da dire allora ha fallito la sua missione. "Il cimitero di Praga" si incanala sul tema del "Pendolo di Foucault", ricorrente in Eco, ovvero come nascono le dicerie e più in generale il rapporto tra realtà e narrazione. Trattandosi del fondatore della semiotica è lecito aspettarselo peraltro. Pagina dopo pagina inseguiamo le gesta lungo tutto il diciannovesimo secolo del capitano Simonini, falsario, spia ed assassino, e quindi mistificatore di professione, in un interessantissimo mescolamento tra storia reale e storia romanzata: la prima considerazione da fare è che il geniale autore riesce ad ottenere un offuscamento della realtà anche a livello di metaromanzo. L'Ottocento: un secolo diviso in due, la prima metà brutalmente carnale tra i massacri e le schioppettate dell' Europa napoleonica e la seconda quella della finta pace della bell'epoque, in cui lo scontro tra le nazioni si configura come guerra di spie, di menzogne, di assassinii e di destabilizzazioni. E' in questi decenni, in cui un personaggio come Simonini viene incastonato alla perfezione, che viene concepito il mostro che verrà alla luce nel secolo successivo con le guerre mondiali e l'olocausto. Sotto la cenere del positivismo e dell'ottimismo tecnologico covano l'odio ideologico ed il delirio razzista, alimentati da una politica troppo spregiudicata che sacrifica ogni forma di dignità morale alla convenienza immediata. Caso tipico, raccontato anche qui, "l'affare Dreyfus". Il punto di partenza del are di tutti gli odii inventati, l'antisemitismo. Il romanzo gira bene la pagina e resta di alto livello finchè racconta la prima parte, quella sostenuta dalla storia con la S maiuscola: le guerre napoleoniche, il risorgimento. Quando si oltrepassa la comune di Parigi e si scende nell'epoca degli intrighi sotterranei, tutto diventa confuso, pesante, ripetitivo. Visto l'argomento il rischio era reale, ma Umberto Eco non è stato in grado di evitare la trappola. Un bel ritratto di un'epoca, unito ad un bel ritratto di un tipo di umanità tenebroso e terribile, al quale dobbiamo tanti dei mali che sono venuti dopo. Però la fatica è talmente tanta che quasi non ne vale la pena. Buona la lettura di Tommaso Ragno nella versione audio.
MorenoMoreno wrote a review
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Mi sono fermato a pagina 208: non ho capito se è un romanzo, come pensavo all'inizio, o una cronaca ingarbugliata di fatti storici. Per dirla in breve, noioso.
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Non è che un libro debba piacere solo perché è di Umberto Eco!
MagnifiqueMagnifique wrote a review
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Il suicidio della sinistra
All'inizio di questo lungo romanzo il noto uomo di sinistra Umberto Eco ci spiega che quando elaboriamo teoremi cospirativi, in base ai quali le nostre vite sarebbero condizionate negativamente da gruppi di potere più o meno segreti, stiamo solo cercando una valvola di sfogo immaginaria per la nostra inadeguatezza sociale e la nostra incapacità di affrontare il fallimento personale di cui siamo i soli responsabili; vale a dire in sostanza ci stiamo comportando da invidiosi rosiconi. Questo è pur sempre un teorema, come quelli cospirativi, ma soprattutto è un esempio eccellente del mantra suicida che la sinistra ha salmodiato negli ultimi anni perdendo ogni contatto con le classi subalterne che in passato voleva ingiustamente sfruttate proprio da quelli stessi soggetti che invece oggi ritiene essere semplicemete favoriti dai meccanismi meritocratici e per ciò stesso vittime dell'invidia sociale che li trasformerebbe in immaginari cospiratori. Inutile dire che una simile teoria poteva scriverla una Ayn Rand qualunque.
ArtemideArtemide wrote a review
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Avvincente ma complesso
Affascinante la vicenda alla base dell'impianto narrativo che investe lo sdoppiamento del protagonista creato coscientemente per lavoro e convenienza e poi diventato uno sdoppiamento mentale a tutti gli effetti. la vicenda di questo multi-personaggio si snoda a partire dalla spedizione dei Mille fino al concludersi del caso Dreyfus seguendo sempre il filo d'Arianna dell'antisemitismo ebraico e filo massone a sostegno della bontà del quale vengono operate vere e proprie distorsioni della storia. Come tutte le produzioni di questo autore si tratta di un testo colto e anche ironico che necessità di una bella attenzione. A tratti molto complesso e faticoso da seguire perchè pieno di note gastronomiche e di altro genere, che sebbene caratterizzino meglio i personaggi, appesantiscono molto la lettura... che mi ha trovata in alcune pagine piuttosto svogliata (pagine poi saltate a piedi pari).
AngebetAngebet wrote a review
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Ingredienti: una spia-falsario tra Italia e Francia nell’ottocento, un suo alter-ego abate che si alterna nella narrazione, un falso storico in mezzo a tanti fatti reali e personaggi celebri, un vortice di raggiri, doppio-giochi e complotti tra ebrei, massoni e gesuiti. Consigliato: ai costruttori di ogni macchina del fango, a chi vive di complotti e deformazioni della realtà alle proprie idee.
Anna S.Anna S. wrote a review
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Esercizio di erudizione ma alla portata della cultura di qualsiasi lettore. Lo stile di Eco ha lo straordinario potere di scorrere, insieme alle vicende narrate, con l'eleganza e la semplicità di un filo di perle. Argomento peraltro estremamente attuale, unisce la gradevolezza della letteratura d'evasione a numerosi spunti di riflessione.
Gio RyanGio Ryan wrote a review
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Non è nemmeno una recensione ...parte 2....un lungo viaggio
Leggere un libro di Umberto Eco , qualunque esso sia, è come intraprendere un viaggio che sai quando inizia ma non sai mai esattamente quando finisce. Nel mio caso, "il Cimitero di Praga" è stato un viaggio lunghissimo iniziato ancora un anno fa, interrotto e ripreso più e più volte, spesso tornando indietro sui miei passi riprendendo nuovamente la strada che avevo già fatto, con la tentazione spesso di abbandonare e arrendermi alla evidenza che durante questo viaggio mi ero perso. Invece no, qualcosa mi ha sempre spinto a rialzarmi dalla caduta e di proseguire anche se quello che stavo percorrendo era avvolto dalla nebbia a volte diradata a volte proprio fitta fitta. Fuor di metafora è stata una lettura che mi ha accompagnato per mesi e mesi, spesso caustica e divertente, a volte appassionante, ma molto spesso a me incomprensibile piena di aneddoti e di personaggi storici a me ignoti , quindi con il rimpianto ogni volta di non avere quella preparazione e competenza storica adeguata alla lettura di questa storia. Che poi storia non è, piuttosto una serie di accadimenti, riportati in forma epistolare non lineari nel tempo (come dice Eco nell'epilogo "come dicono gli americani Flashback") il che rende il tutto ancora più complicato. Il nostro personaggio, beffardo e bastardo come pochi, percorre la storia europea del 1800 (quella con la "S" maiuscola) come un novello Forrest Gump tra Freud, Garibaldi, Ippolito Nievo e Dreyfus, ma a differenza del film di Zemeckis (Forrest rimane impermeabile agli accadimenti che gli avvengono intorno) qui Simoncini senza saperlo la modifica ,la deforma fino a cambiarla (in peggio) definitivamente : è lui di fatto che ( ignaro della nefandezza che sta combinando...ma non troppo) da vita,qualche decennio dopo, al più nefasto degli orrori della storia dell'umanità!! (e questo si che si capisce bene, molto prima della fine del libro) Ecco, tra mille racconti e sottoracconti che divergono , distraggono, deviano e mille personaggi che scompaiono e riappaiono durante la narrazione (a detta di Eco tutti veri e reali a parte il protagonista) e proprio questo che mi ha spinto a continuare: verificare che, un falso dopo l'altro, effettivamente era li che Eco voleva portare il lettore: ovvero alla fine dell'umanità !!!