Il condominio
by James Graham Ballard
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Un elegante condominio in una zona residenziale, costruito secondo le più avanzate tecnologie, è in grado di garantire l'isolamento ai suoi residenti ma si dimostrerà incapace di difenderli. Il grattacielo londinese di vetro e cemento, alto quaranta piani e dotato di mille appartamenti, è il teatro della generale ricaduta nella barbarie di un'intera classe sociale emergente. Viene a mancare l'elettricità ed è la fine della civiltà, la metamorfosi da paradiso a inferno, la nascita di clan rivali, il via libera a massacri e violenza. Il condominio, con i piani inferiori destinati alle classi inferiori, e dove via via che si sale in altezza si sale di gerarchia sociale, si trasforma in una prigione per i condomini che, costretti a lottare per sopravvivere, danno libero sfogo a un'incontenibile e primordiale ferocia. "Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell'immenso condominio, nei tre mesi precedenti. Ora che tutto era tornato alla normalità, si rendeva conto con sorpresa che non c'era stato un inizio evidente, un momento al di là del quale le loro vite erano entrate in una dimensione chiaramente più sinistra. Con i suoi quaranta piani e le migliaia di appartamenti, il supermarket e le piscine, la banca e la scuola materna - ora in stato di abbandono, per la verità - il grattacielo poteva offrire occasioni di scontro e violenza in abbondanza."

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Jacobass2006Jacobass2006 wrote a review
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Un condominio...
... come metafora del ritorno della civiltà alla barbarie, ai primordi, all'ancestrale. Un idea geniale, senza dubbio, una " cosa " diversa per essere stata pensata e scritta negli anni settanta del secolo scorso. Lo stile, inappuntabile tecnicamente, scorrevole e ben modulato da risultare sempre interessante, risente però di una stucchevole ripetitività... man mano giri le pagine ma l'idea è sempre quella e non evolve in nulla altro. Queste distopie, spesso confluenti in vere e proprie ucronie, sono delle meravigliose caratteristiche narrative ma hanno bisogno di puntelli, di iniezioni di realtà o almeno di verosimiglianze qui totalmente assenti; quindi tutto il bello del disfacimento di rapporti, le violenze, un certo splatter, mai volgare ma crudo e duro, restano fini a se stessi, quasi bloccati da ineluttabilità. E questa può essere vista anche come presunzione, visto che grazie al cielo , cinquant'anni dopo, i rapporti tra condomini, pur peggiorati sensibilmente sono distanti ancora anni luce da questo esempio allucinato, quasi lisergico. Se si voleva ammantare di preveggenza il racconto direi che siamo andati un pò oltre. Però, mi ripeto, è una roba diversa... Ballard non è uno scontato.
Vittoria ZammittiVittoria Zammitti wrote a review
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Prolisso
pikola86pikola86 wrote a review
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il condominio
Un condominio moderno tecnologico si trasforma in un insieme di cittadini divisi per ceto sociale dove gli ultimi vogliono tentare di scalare per arrivare negli appartamenti del ceto più alto
Ghinelli GiorgioGhinelli Giorgio wrote a review
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"la violenza come frutto genuino delle relazioni fra gli uomini all'interno di un sistema apparentemente ideale e invece fondato proprio sulla disumanita'. Visione (una delle tante che dobbiamo a Ballard) di tempi che sarebbero poi venuti (il romanzo è del 1975), tra gentrificazione e ceto medio-alto. Narrazione magistrale di un escalation senza freni" (Gennaro Fucile, tratto da 'Un'ambigua utopia, n. 10, giugno 2020)
Andy dei FioriAndy dei Fiori wrote a review
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Tra "Cecità" e "Il signore delle mosche", il romanzo di Ballard è ben scritto, ma, una volta sospesa l'incredulità, la trama è già compiuta e nessun evento delle pagine successive aggiunge niente di nuovo.
Rob76Rob76 wrote a review
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Sprofondare nel baratro
Un condominio moderno, nuovo, costruito in una Londra di un tempo indefinito, ospita un abbondante e variegato campionario della borghesia londinese, avvocati, medici, dentisti, professionisti di vario tipo, piloti di aereo, autori televisivi. Uno zoo della società bene, che vive e si nutre delle regole della società borghese. Il progressivo venire meno dei comfort del palazzo, dovuto a malfunzionamenti e faide condominiali, conduce gli abitanti a dividersi, spezzettarsi in clan sempre più piccoli, spiraleggiando in un vortice di violenza e abbandono delle più elementari regole di convivenza e vivere civile, fino a ridursi, con un certo compiacimento, a uno stato primordiale. E' un romanzo breve e originale, straniante: i fatti si succedono come se fossero la conseguenza logica gli uni degli altri, ma non c'è niente di logico in ciò che succede. E' come se una maledizione pilotasse le azioni dei protagonisti, facendoli sprofondare nel baratro dell'abbandono della vita moderna e civile, per riportarsi a uno stato primitivo. E questo abbandono della civiltà è vissuto come un sollievo, come una condizione di rinascita personale. E' un romanzo che può piacere o fare ribrezzo, in entrambi i casi con buoni motivi, ma è certamente un'opera potente e non banale.
Cavallini DCavallini D wrote a review
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Non lo consiglierei
Ho trovato questo romanzo in una lista di "romanzi di fantasienza da leggere assolutamente" insieme a Fahrenheit 451 e La svastica sul sole... Sinceramente non capisco che ci facesse lì nel mezzo. L'idea di base è interessante e basterebbe a fare infinite riflessioni sulla natura umana, invece niente di niente. Il libro è scritto bene però mi aspettavo qualcosaltro.
Giancarlotaldi Giancarlotaldi wrote a review
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disturbante inquietante perturbante angosciante
qualcuno ha definito questo racconto "disturbante" e mi sembra la definizione più adatta. lascia un disagio vago, una sensazione di fastidio, di inquietudine, di timore verso qualcosa di ignoto, forse nascosto in noi, forse che trama all'esterno nelle situazioni e negli eventi della vita normale. non lascia indifferenti insomma e quello che lascia è una sensazione sgradevole. da questo punto di vista, se questo era l'intento, libro riuscitissimo. ma dal mio modestissimo parere il racconto è mal rappresentato, mal raccontato, non definito, non approfondito, vago, inspiegabile, debole nella trama , incomprensibile la psicologia dei personaggi, incomprensibile la follia che li trascina, l'autore cerca di suggerire che l'edificio stesso è la causa di tutto, ma non lo tematizza, non c'è ragione per crederlo e per supporlo se non fosse lui stesso a suggerirlo. non è come l'overlook hotel di shining in cui l'hotel diventa il personaggio protagonista, qui il grattacielo è un semplice grattacielo e gli inquilini impazziscono. bella idea per sviluppare un film, o per sviluppare un libro fatto meglio (come shiinig appunto), ma il condominio in se rimane un brutto racconto con un grande potenziale. e soprattutto disturbante inquietante perturbante angosciante ect ect. da leggere
NemseckNemseck wrote a review
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Ho finito questo libro qualche giorno fa. Sto cercando di allenarmi a ritornare all'elasticità mentale dell'era pre-covid. Quella dimensione temporale così lontana che a volte mi sembra quasi la vita di qualcun altro. Quella in cui leggevo tanto. Quella in cui divoravo libri come mi adesso mi divoro il fegato. C'è questo sottile richiamo all'aquila che divorava il fegato di Prometeo, che poi ogni notte guariva per poi venire divorato il giorno seguente. Un'altra volta. "Il Condominio" di Ballard l'ho trovato per caso leggendo una breve sinossi che lo metteva a fianco a certe opere sci-fi alla Dick, Bradbury e compagnia cantante. Lì il mio cervello si è innescato con un trigger fortissimo stile quello dei centordicimila meme e mi ha detto "procurati subito questo libro". Detto fatto. Non so perché abbia scelto di mettermi in sottofondo i primi tre movimenti della "Moonlight sonata" mentre sto scrivendo, ma ripensando al libro devo dire che ci sta alla perfezione. Oddio la Moonlight sonata sta alla perfezione su qualsiasi cosa in cui possa c'entrare vagamente un contesto apocalittico. O post apocalittico. O post rock. Ma non divaghiamo e torniamo al tema: apocalisse. Perché ne "Il Condominio" è centrale, anzi, rappresenta il fine ultimo a cui sembra tendere non solo tutto l'impianto narrativo, ma anche lo sforzo di tutti i condomini. Quelli che così come decidono di appropriarsi della dimensione fisica degli appartamenti, sembra quasi vogliano rompere la parete di carta che li separa dal lettore per prenderlo e portarlo dentro il puro e semplice caos. "Il Condominio" in realtà è un grattacielo, un'opera architettonica che in una Londra annoiata quasi dal suo stesso progresso, va via via popolandosi nei suoi vari piani del più disparato genere di persone. Quel genere di persone distinte e rispettabili, che sulla base della "naturale" livella sociale del proprio reddito e della propria posizione, vanno via via ad occupare i vari piani di quella che pagina dopo pagina assume sempre più i contorni di una creatura viva, piuttosto che di un monumento alla civiltà. Qualsiasi recensione che troverete, parlerà di questo libro come di una big fat metafora del classismo nel mondo moderno. Di come i gruppi di condomini che ad un certo punto innescano la scintilla dell'anarchia, non siano altro che una chiave di lettura di come noi esseri umani tendiamo ad aggregarci, ghettizzarci per trovare un collante sociale che giustifichi una nostra "guerra" contro un "qualcuno" che deve essere sempre "altro". E ovviamente, per carità, tutto questo nel libro c'è e si può sicuramente intenderla così. Ma. Ecco mettiamo un bel "Ma", che ci sta benissimo. Il libro, per me, non si riduce solo a questo. Ad una grottesca allegoria della lotta di classe. Nein. Diamo a Ballard quel che è di Ballard. Rendiamo onore al fatto che anche lui, come tutti gli scrittori sci-fi coi controcazzi, hanno le due lettere ad anticipare il cognome: Gei Gi Ballard. "Il Condominio" è un'entità che spoglia tutti i suoi figli-condomini di tutte le inibizioni, di tutte le regole socialmente imposte, di tutta la patina di autoindotta moralità, per portarli ad uno stato primordiale di esseri umani senzienti senza regole. È quasi come se le pareti costringessero tutti i duemila inquilini a misurarsi costantemente con la propria versione di sé nuda e cruda, spogliata di tutto, lasciando che ad emergere sia la parte più profonda e oscura di ogni individuo: quella che ci ricorda che alla fine siamo delle bestie con un cromosoma in meno, che è molto meno di ciò che crede di sé. "Il Condominio" di Ballard è quasi un progetto sociologico in cui gli stessi carnefici diventano vittime, pronti a sacrificarsi nel nome della bugia comune che consente al territorio del grattacielo la possibilità di continuare ad alimentare la spirale di violenza e affrancamento morale, per consentire ai condomini di esplorare a fondo le proprie perversioni, il proprio personalissimo e malato concetto di "libertà". Se tutto questo vi suona un po' alla "Signore delle Mosche", beh, high five perché suona tutto dannatamente proprio così. Solo che al posto dei ragazzini ci sono uno stuolo di ineccepibili professionisti, medici, attori, anchorman, artisti, avvocati. Insomma il top dei top di una società che si confina in un luogo per sentirsi socialmente migliore e finisce per rimanere fregata dal luogo stesso, pronto a far calare la maschera di facciata di tutti. Il libro mi è piaciuto quindi pollicione altissimo mentre ormai sarà la terza volta che sento il primo movimento della "Moonlight Sonata" e se chiudo gli occhi mi sembra quasi di vedere, in lontananza, un grattacielo dai cui balconi qualcuno ha acceso un fuoco. Qualcuno urla. Qualcuno ha smesso di reggere la maschera e si è completamente abbandonato all'istinto. rossettimarco.com/2021/03/j-g-ballard-il-condominio
MrsShadowMrsShadow wrote a review
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Era meglio che fossero gli psicopatici a prendere il comando: solo loro capivano quello che succedeva.
Londra, metà anni '70. Un condominio di ultima generazione, quaranta piani, mille appartamenti, duemila abitanti, stratificati per classe sociale e benessere economico. Un paio di piani dedicati a negozi e servizi, in modo che il condominio sia sostanzialmente autonomo. Tutto va alla grande, finché a un certo punto non più. Basta un blackout di pochi minuti a scatenare una concatenazione di eventi di crescente gravità e violenza. Pochi istanti al buio sembrano instillare negli abitanti del condominio il germe della follia, che li porterà pian piano a regredire a uno stato meno che bestiale. Sembrano ottime premesse per un romanzo che indaghi le pulsioni e le zone più buie dell'animo umano, eppure, purtroppo, non ho trovato nulla di tutto ciò. Il problema principale di questo libro, per me, è che non ha spessore e struttura. I dissidi nel condominio esplodono per una motivazione piuttosto debole, e da lì proseguono senza soluzione di continuità e senza logica narrativa. Le azioni dei condomini non sono motivate da nulla e non hanno conseguenze. I dissapori tra condomini specifici non vengono a galla, perché diventa presto un tutti contro tutti senza coerenza. A nessuno importa di chi si trova davanti. E questo avrebbe anche senso nell'ottica della regressione che interessa gli inquilini, però ciò fa sì che la grande metafora degli strati sociali vada a perdersi molto presto; metafora tra l'altro piuttosto palese e grossolana, tanto che viene anche esplicitata nel libro stesso. Non solo: anche a livello di narrazione non c'è introspezione, neanche dei protagonisti. Le cose ci vengono dette e non mostrate, e soprattutto niente viene mai approfondito. La conseguenza è che il romanzo per me è stato poco più di una lista di azioni deplorevoli compiute da esseri umani che non hanno più limiti o freni. Uno sfogo di immagini violente, anche molto forti, che però alla fine mi ha dato l'impressione di essere piuttosto fine a sé stesso. Insomma, speravo in un libro fulminante, invece ciò che ne è risultato è solo noia, dimostrato dal fatto che ci ho messo due settimane a leggere queste 160 pagine. Non è un romanzo che boccio in assoluto, ma lo boccio per me. Non mi ha colpita e mi ha lasciato poco. Ah, consiglio sincero: non leggetelo se amate particolarmente i cani.