Il dono di Asher Lev
by Chaim Potok
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Asher Lev è un ebreo osservante che, a dispetto delle circostanze più avverse, è diventato un pittore di fama internazionale. Quando muore un amato zio, deve intraprendere il viaggio di ritorno con la moglie e i due bambini da Parigi a New York. Asher Lev sente che "qualcosa di strano sta accadendo a Brooklyn... una vaga sensazione di venire risucchiato" e quasi subito deve fronteggiare lo sdegno e l'animosità che le sue opere suscitano nell'ambiente d'origine e le difficoltà che causano alla propria famiglia. Dolorosamente, si ritrova al centro dei conflitto tra la cultura in cui è nato e la cultura che ha forgiato per se stesso e che vent'anni prima l'aveva spinto all'esilio.

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Lamicianera🐱Lamicianera🐱 wrote a review
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"IL DONO DI ASHER LEV" DOPO "IL MIO NOME E'ASHER LEV" ....MI SONO SENTITA TRADITA!!!
E si!! tradita il mio genio dai capelli rossi ardenti come il suo talento dov'è finito??? Il rosso dei capelli ingrigito (si può perdonare il tempo deve fare il suo mestiere) una vita quasi borghese, lasciata Parigi per la Costa Azzurra clima più consono all'asma della figlioletta, e si!! due figli (splendidi,ma pur sempre fonte di pensieri), una moglie di qualche anno (cinque)più saggia di lui, ma i ricordi terribili e la paura vissuta da bimba durante la guerra l'hanno resa una donna fragile che deve dormire con la luce accesa e sempre insicura,(nonostante tutto, come sempre le donne di Potok, è una figura splendida) Le prime cento pagine sono la lunga descrizione dei riti e doveri dei sette giorni di lutto(la morte dell'amato zio è la causa del suo ritorno a Brooklin) obligatori per gli ebrei ortodossi, pagine indubbiamente interessanti, ma estenuanti. E con una sorta di disagio, malcontento che lascia la Francia i suoi ultimi lavori accolti, come sempre, da una critica benevola e entusiasta, non soddisfano lui, e ci credo mio caro Asher, pantofole e caminetto lasciano il segno (Jacop Kahn l'aveva capito), così ho lasciato il povero Asher seduto su una panchina di Brooklin a pensare alla sua vita e ho riportato il libro in biblioteca, ma da quando l'ho fatto mi rimorde la coscienza, non faccio che pensare a lui così ho deciso torno a prenderli, lui e il libro, anzi il libro me lo compro perchè tutto sommato mi son presa una cotta per Asher?? per Potok?? forse per il Rebbe (dopo vent'anni ancora al suo posto), non lo so lo scoprirò finendo di leggere il libro, vado sulla fiducia ***** Trattandosi di un pittore non poteva mancare qualche immagine (tre) David and Bethsabee Bouquets de Lilas à Saint-Paul" Il figliol prodigo
DennyDenny wrote a review
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Asher è un uomo ora è la sua storia è quella di un adulto che si scontra con la cultura e le tradizioni della sua famiglia. Sebbene ben scritta, nonostante i riferimenti artistici e religiosi non c'è più naturalmente la magia di Asher bambino che si ritrova con un dono, la pittura. Tante descrizioni. Molte ripetizioni. Una lettura lenta, profonda e interessante ma senza magia. Avrei preferito restare con il ricordo di Asher bambino.
Manu YukiManu Yuki wrote a review
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Rilettura
Mi sono trovata a rileggere Il dono di Asher Lev a distanza di 2 anni e la rilettura gli ha fatto onore. Avevo dato 2 stelline e questa volta le raddoppio perchè il libro è bello, come sempre ben scritto e, soprattutto, fa pensare.
VandebeersVandebeers wrote a review
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Contiene la più bella lezione di Storia dell'arte a cui abbia mai assistito.
DevockaDevocka wrote a review
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Non solo un sequel
"Il mio nome è Asher Lev" è uno dei miei romanzi preferiti. L'ho letto e riletto, e talvolta ne ripercorro qualche passaggio, quando voglio trovare una risposta. Ripenso, talvolta, alle pagine meravigliose, in cui il piccolo Asher descrive e disegna la madre, ai suoi primi anni, alla semplicità disarmante delle sue domande. Per tanto tempo ho evitato di leggere questo romanzo, perché avevo il terrore che rovinasse la magia del primo. Poi, vinta dalla curiosità, mi son decisa ad acquistarlo, e a leggerlo senza pregiudizi o altro. Il risultato è stato quello di leggere un romanzo che, apparentemente, sembra un seguito, ma alla fine non lo è. Asher è un uomo adulto, che ora si scontra con altri problemi, con altri giudizi, con altre questioni, in modo particolare sul piano familiare, che rimandano a quelle meschinità che accadono in molte famiglie. Eventi che affronta con presunzione, chiudendosi in una cortina di ferro, apparendo spesso e volentieri presuntuoso, che circonda di dialoghi a volte surreali, oltre a scatenare (almeno nel mio caso) una curiosità enorme nei confronti dello chassidismo. Non va affrontato senza aver prima letto "Il mio nome è Asher Lev", mancherebbe la base, e sarebbe materialmente impossibile seguire attentamente l'evoluzione di questo personaggio, nonché il suo conflitto interiore, ma definirlo un sequel è, a mio parere, abbastanza riduttivo
JachititaJachitita wrote a review
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Un bel libro che mi ha fatta appassionare e approfondire la tradiozne Chassidica
AdiburAdibur wrote a review
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Il romanzo di Potok racconta il devastante conflitto interiore di Asher Lev, pittore, in bilico tra la necessità della sua arte e il bisogno di esprimere il suo io doloroso attraverso la pittura e i dettami rigidi e soffocanti della dottrina ebraica ladover a cui si sente comunque profondamente legato. In un'atmosfera cupa e avvolgente Asher giungerà a trovare un compromesso scegliendo la sua arte, ma rinunciando a qualcosa di ben più prezioso. Cercherà così di unire i pezzi di una vita dilaniata e comunque segnata dallo straniamento e dal non sentirsi mai completamente parte di qualcosa.
Djed MrazDjed Mraz wrote a review
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[...] Dagli angoli degli occhi chiusi, come perle scintillanti, le lacrime scesero lente sulle rughe delle guance, frantumandosi in minuscoli rivoletti sulla pelle grinzosa e svanendo nel folto della barba bianca. [...]
MarozziMarozzi wrote a review
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Chaim Potok o della scrittura potente
silviasilvia wrote a review
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Solo un sequel
E’ per insana curiosità che ho comprato anche questo libro, continuazione di Il mio nome è Asher Lev. Quest’ultimo narra una gran bella storia, ed è un libro fatto e finito, che termina, come alcuni film, in una maniera che solo ad alcuni può sembrare aperta. Evidentemente anche Potok non ha resistito a continuare a scrivere la storia del suo Asher, così come chi, come me, non resiste a leggerla. Si potrebbero leggere come due libri distinti? Non credo che leggere che solo Il dono sia un’idea azzeccata. Il libro è a tratti noioso e non coinvolgente, si perde troppo nelle descrizioni delle tradizioni e dei riti della comunità dei chassid ladover e non ha la tensione narrativa che ha Il nome. Asher stesso ha perso il suo afflato artistico, Asher stesso è risucchiato dalle sue origini, dalla famiglia, è sovrastato da altri personaggi, che vengono non a caso ben descritti: una buona chiosa potrebbe essere questa osservazione che si legge a metà libro "Un matrimonio infelice provoca dei litigi che prosciugano l'energia creativa, e un matrimonio felice ingenera pigrizia e timori di squilibri. Credo che senza squilibrio non ci sia arte genuina". Insomma il libro perde il fascino dell’immersione nel mondo dell'arte, della potenza con cui essa nasce e che scatena, che mi aveva fatto amare Asher e le sue lacerazioni. Uno, e forse unico, di questi guizzi è l’incontro con lo spagnolo (Picasso) in un museo parigino. Impossibile in definitiva non fare il confronto fra i due libri, meglio leggerli uno di seguito all’altro, se proprio volete, ma solo per la curiosità di vedere come procede la storia..