Il lettore comune by Virginia Woolf
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Una raccolta fondamentale in cui ci si interroga sul compito del lettore, dello scrittore, del recensore e del critico. “Il lettore comune” – uscito nel 1925 e nel 1932 in due volumi, qui riuniti – raccoglie articoli firmati dalla grande autrice e apparsi su giornali come «The Times Literary Supplement», «The Nation», «The New Statesman» insieme a materiali inediti. Con tutta la sua potenza immaginativa e la vivacità della scrittura – marchi di fabbrica del suo genio – Woolf riuscì a condensare la propria vasta cultura e a rivolgersi al “lettore comune” muovendosi nel tempo e nello spazio tra i grandi della letteratura: dall’Inghilterra medievale alla Russia degli zar, da Jane Austen a Joseph Conrad, da Michel de Montaigne a George Eliot. Un contributo prezioso per chi non vuole smettere di conoscere, approfondire e, soprattutto, condividere un principio valido ieri come oggi: il lettore comune «legge per piacere personale, non per impartire delle lezioni o per correggere le opinioni altrui».

Note by Gralli

Gralli
Gralli added a note
Questo è il saggio che chiude il volume, io però l’ho letto immediatamente dopo il primo perché ne costituisce il logico completamento.
COME SI LEGGE UN LIBRO?
In primo luogo, voglio porre l'accento sul punto interrogativo alla fine del titolo. Perché anche se fossi in grado di rispondere a questa domanda per me, la risposta sarebbe adeguata soltanto a me e non a voi. Infatti, l'unico consiglio che una persona può dare a un'altra riguardo la lettura è quella di non accettare consigli, seguire i propri istinti, utilizzare i propri ragionamenti, arrivare alle proprie conclusioni. Se siamo d'accordo su questo, allora mi sento libera di formulare qualche idea e suggerimento perché non permetterete loro di inibire quell'indipendenza che è la qualità più importante che un lettore possa possedere. Dopotutto, quali leggi possono essere emanate per i libri? La battaglia di Waterloo fu di certo combattuta un dato giorno; ma l'Amleto è migliore di Re Lear? Nessuno può dirlo. Ciascuno deve decidere per sé. Riconoscere delle autorità nelle nostre biblioteche, per quanto agghindate con toghe ed ermellini, e permettere loro di dirci come leggere, che cosa leggere, quale valore dare alle nostre letture significa distruggere lo spirito di libertà che è la quintessenza di quei santuari. Siamo legati a leggi e convenzioni ovunque, ma qui non ne abbiamo. [...]
Poesie e romanzi, racconti e diari, dizionari e registri; libri scritti in ogni lingua da uomini e donne di ogni indole, razza, epoca sgomitano sugli scaffali. [...] Da dove cominciamo? Come faremo a mettere ordine in questo caos multiforme per riuscire a ricavare il piacere più profondo e assoluto da quello che leggiamo? [...]
Di solito ci avviciniamo ai libri con la mente confusa e indecisa, chiedendo ai romanzi di darci la verità, alla poesia di essere falsa, alla biografia di essere lusinghiera, alla storia di rafforzare i nostri pregiudizi. Se quando leggiamo potessimo eliminare tutti questi preconcetti, sarebbe già un bell'inizio. Non date ordini al vostro autore; cercate di immedesimarvi. Siate il suo aiutante e complice. Se vi trattenete, indugiando e criticando fin dall'inizio, vi state precludendo la possibilità di ricavare il massimo da quello che leggete. Ma se aprite le vostre menti allo stremo delle vostre capacità, fin dal dipanarsi delle prime frasi, allora segni e indizi di una finezza impercettibile vi porteranno alla presenza di un essere umano diverso da tutti gli altri. Immergetevi nelle parole, mettetevi a vostro agio e scoprirete presto che il vostro autore vi sta donando, o sta cercando di donarvi, qualcosa di ben più definito [...]
Verissimo, ma la Woolf sta parlando di grandi scrittori: Hardy, Defoe, Austen. Ma i libri non sono tutti uguali. Ci sono lettori che attuano questa modalità di lettura con i libri rosa, con effimeri e vacui libri commerciali. Eccoci da capo, non se ne esce.